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Il "Vangelo della moglie di Gesù?" È falso, ammette la King

Il “Vangelo della moglie di Gesù è un falso”. Lo ammette Karen L. King, la docente ad Harvard che lo rese pubblico.
Di Antonello Carvigiani per Storia in Rete del 22 giugno 2016

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Il cosiddetto «Vangelo della moglie di Gesù» è «probabilmente un falso». Lo ammette, Karen L. King – docente ad Harvard – che, a fine 2012, aveva annunciato il ritrovamento di un frammento di un papiro copto in cui si raccontava di Cristo e della sua consorte. Che fosse un falso, lo avevamo scritto anche noi, nel numero di Luglio-Agosto 2014 di Storia in Rete («Quella di Gesù non era una famiglia allargata», pp 25-31).
Nel reperto, si legge: «Gesù disse loro: Mia moglie (…) lei sarà capace di divenire mia discepola». Da qui, la notizia, ghiottamente ripresa dai media di mezzo mondo, che una testimonianza scritta antichissima rivelava l’esistenza di una compagna del Salvatore.
Ora, arriva la marcia indietro della King, dopo che un’inchiesta della rivista «Atlantic» ha rivelato la strampalata storia di come il frammento sia arrivato nelle mani della studiosa. Il papiro le sarebbe stato consegnato – è lui stesso a raccontarlo al mensile – da Walter Fritz, un tedesco che vive in Florida ed è il proprietario di un porno business creato attorno alla moglie che, a suo dire, durante i rapporti sessuali parla in Aramaico. Nel passato di Fritz, ci sarebbe la direzione di un museo nell’ex Germania dell’est, un’opaca gestione dei reperti affidatigli, una certa competenza nel maneggiare lingue antiche e una fantasiosa ricostruzione di come sia entrato in possesso del documento. Insomma, una bufala spacciata per scoperta epocale alla quale hanno abboccato una famosa studiosa, giornali e Tv. Tutti, comunque, ben remunerati da fama e pubblicità.
In realtà, come scrivevamo due anni fa nel nostro saggio su Storia in rete, la stessa King, pur difendendo la straordinarietà del frammento, aveva proposto al mondo accademico il frammento con una certa cautela filologica, incastonandolo in un quadro più generale. Al decimo congresso internazionale di studi copti – tenutosi nel settembre del 2012, all’Istituto Patristico Augustinianum, a Roma – la King – come riferiva un articolo dell’Osservatore romano del 28 del mese – sosteneva che quelle espressioni sarebbero delle metafore che simboleggiano il legame spirituale tra Gesù e le sue discepole.
La studiosa – sebbene avesse chiamato il papiro «Il Vangelo della moglie di Gesù» – negava di considerare quelle frasi come la prova dello stato coniugale di Cristo. «Il tema principale del frammento – ricordava la docente – era l’affermazione del fatto che le donne, madri e mogli, possono essere discepole di Gesù».
Ora, l’ammissione che quel testo non solo non racconta che Cristo fosse sposato ma anche che si tratta di un falso. Una bella figuraccia, professoressa King.

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