Home Stampa italiana 1 Incredibile: i Savoia litigano con Vespa per "colpa" della Petacci

Incredibile: i Savoia litigano con Vespa per “colpa” della Petacci

Le principesse Maria Gabriella e Maria Beatrice di Savoia, figlie dell’ultimo re d’Italia Umberto II e della Regina Mario José, hanno affidato a Famiglia Cristiana una lettera aperta dedicata alle «illazioni e volgarità pesanti sulla figura di nostra madre Maria Josè di Savoia» e di una sua presunta love story con Mussolini, contenute nell’ultimo libro di Bruno Vespa “Perché l’Italia amò Mussolini (e come è sopravvissuta alla dittatura del virus)” (Mondadori, pp. 432, €20,00). Come ha poi spiegato Vespa in realtà la notizia è contenuta nei diari di Claretta Petacci, amante di Mussolini, pubblicate da anni. Ecco la lettera delle due figlie degli ultimi sovrani d’Italia:

«La calunnia uccide, ripete spesso papa Francesco. E fa ancora più male se colpisce persone defunte che non possono neppure difendersi». Inizia così la lettera aperta di «figlie e donne ferite» Maria Gabriella e Maria Beatrice di Savoia affidata al settimanale Famiglia Cristiana, sulle «illazioni e volgarità pesanti sulla figura di nostra madre Maria Josè di Savoia, ultima regina d’Italia, di cui abbiamo ricordato lo scorso 27 gennaio i 20 anni dalla scomparsa», riportate da Bruno Vespa nel suo ultimo libro “Perché l’Italia amò Mussolini”. Senza neppure la giustificazione della “novità” o dello scoop come si suol dire, essendo stato già pubblicato il diario di Claretta Petacci nel 2010», prosegue la lettera, «vengono di nuovo riportate in tutti toni più biechi e volgari le confidenze che il duce avrebbe fatto all’amante descrivendole in modo colorito, per non dire sconcio, le avance che gli avrebbe fatto nostra madre a Castelporziano». Tutta spazzatura abbondantemente smentita dagli storici, dalle testimonianze e dai fatti. Proprio di recente in un’intervista di Paolo Mieli allo storico Francesco Perfetti è stato sottolineato come sia del tutto inverosimile l’ipotesi di una love-story tra nostra madre e Mussolini, considerando la copiosa documentazione che esiste anche presso archivi stranieri, come quello del Foreign Office di Londra, riguardo all’impegno antifascista di mammà. Ma, al di là della “disattenzione”, insita in questo reiterare la vecchia, volgare calunnia, che l’allora Principessa di Piemonte abbia ceduto in modo addirittura scomposto al fascino maschio del dittatore ne va sottolineata la gravità dal punto di vista della tutela delle donne. A pensarci bene che cosa fa un uomo prepotente quando si sente sfidato, messo in discussione nella sua autorità? Ne infanga l’immagine, fa risalire l’ostilità della donna al fatto che lui la abbia respinta, a una sorta di isteria di origine sessuale, nel più orrendo e reiterato cliché maschilista. Per Mussolini descrivere nostra madre come perdutamente attratta da lui significava sminuirne l’autorevolezza, minarla nella dignità, colpirla col pettegolezzo, con la discriminazione».

In realtà sembra curioso che Mussolini “per screditare” l’allora Principessa di Piemonte, abbia scelto il novembre 1937 e abbia preferito una “confidenza” alla sua amante e basta… Un periodo, quello, in cui l’eventuale “fronda” di Maria José non sembrava ancora preso quota (lo farà molto tempo dopo), una fronda che comunque non diede mai il minimo fastidio al Regime. In realtà, anche le divagazioni delle due principesse Savoia sul “maschilismo” sembrano più influenzate dalle attuali “mode culturali” che da un serio approfondimento storico. Comunque i termini del “dibattito” sono questi e, con i soliti toni felpati, Vespa non ha infierito ma ha anzi offerto un ramoscello d’ulivo con una replica molto misurata, sempre pubblicata da Famiglia Cristiana:

«Caro Direttore, una premessa. I miei rapporti con la famiglia Savoia sono stati sempre ottimi, sia per il rispetto che ho sempre manifestato a Umberto e Maria Josè (assai meno a Vittorio Emanuele III), sia soprattutto per la campagna che feci a suo tempo in favore del rimpatrio di Vittorio Emanuele e di Emanuele Filiberto. Circostanza – quest’ultima – di cui Vittorio Emanuele mi ha dato cortesemente atto in una lettera privata in cui esprime le stesse doglianze delle sorelle. Nella sua lettera, Maria Gabriella e Maria Beatrice si dilungano su due punti mai messi in discussione nel mio libro: le simpatie antifasciste della madre, a me ben note, e una supposta relazione di Maria Josè con Mussolini. In “Perché l’Italia amò Mussolini (e come è sopravvissuta alla dittatura del virus)” mi sono limitato a riportare quanto Claretta Petacci ha scritto nel suo diario a proposito di atteggiamenti provocanti che la principessa avrebbe avuto nei confronti di Mussolini nella tenuta reale di Casterporziano. Tutto qui. Mussolini ha inventato tutti gli episodi? In astratto è possibile. Difficilmente Claretta, gelosissima, li ha inventati di suo. In ogni caso, come ho scritto a Vittorio Emanuele, nel mio prossimo libro in uscita in autunno (“Perché Mussolini ha distrutto l’Italia”) darò atto sia dell’antifascismo di Maria Josè sia del rammarico dei figli per quanto riportato nel diario Petacci».

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