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La cancel culture all’attacco di Napoleone

Redazione ANSA PARIGI – 12 marzo 2021

“Napoleone schiavista”: mentre la Francia si appresta a celebrare il bicentenario dalla morte dell’imperatore, il 5 maggio 1821 durante l’esilio a Sant’Elena, la Fondation pour la Mémoire de l’Esclavage lo accusa di aver ripristinato nel 1802 la schiavitù abolita dalla Rivoluzione francese, lasciando instaurare un regime coloniale più segregazionista che sotto la monarchia. “Napoleone ha agito come ha fatto per tutto il resto, senza affetto, senza morale”, ha detto all’agenzia France Presse il presidente della Fondazione, l’ex premier Jean-Marc Ayrault, basandosi su una ricerca storica realizzata per l’occasione.

“Questa decisione – prosegue l’ex sindaco di Nantes – non è un ‘incidente di percorso ma si iscrive nella pratica del potere e nella sua ambizione imperiale”.
Intitolata “Napoléon colonial – 1802, le rétablissement de l’esclavage”, la nota storica trasmessa all’agenzia France Presse e redatta da quattro storici – Marcel Dorigny, Bernard Gainot, Malick Ghachem e Frédéric Régent – mostra come il ripristino della schiavitù si iscrivesse nella politica coloniale americana di Napoleone, che sognava di fare del Golfo del Messico “un mare francese”. Per i neri, il provvedimento prevede un ritorno ad un regime addirittura più duro rispetto a quello dell’Ancien Régime. “Napoleone vuole ampliare l’impero coloniale francese: è il suo sogno americano. Per lui, il ripristino della schiavitù è solo un mezzo al servizio di questo sogno coloniale”. In Francia, l’opportunità di celebrare o meno il bicentenario della morte dell’imperatore suscita dibattito. Napoleone è al tempo stesso tra i personaggi preferiti dai francesi e figura controversa per la sua azione durante i quindici anni in cui ha esercitato il potere, tra il 1799 e il 1815. (ANSA).

Macron ha deciso: celebrerà il bicentenario della morte di Napoleone

Redazione ANSA PARIGI – 10 marzo 2021

Commemorare o non commemorare la figura di Napoleone? Il presidente Emmanuel Macron, in ogni caso, ha già deciso, e il 5 maggio prossimo celebrerà il bicentenario della morte, in quanto l’imperatore è “una figura maggiore della nostra storia”, ha annunciato oggi il portaovce del governo, Gabriel Attal, precisando che le modalità di queste celebrazioni saranno annunciate “piu’ tardi dall’Eliseo”. Morto il 5 maggio 1821 mentre si trovava in esilio sull’isola di Sant’Elena, Napoleone è “una figura maggiore della nostra storia”, che bisogna guardare “in faccia”, con “gli occhi spalancati”, “incluso per quei momenti che possono essere stati difficili” e per “scelte che appaiono oggi contestabili”, ha affermato Attal, al termine del consiglio dei ministri a Parigi.

In Francia, l’opportunità di celebrare o meno il bicentenario della morte dell’imperatore suscita dibattito.

Napoleone è al tempo stesso tra i personaggi preferiti dai francesi e figura controversa per la sua azione durante i quindici anni in cui ha esercitato il potere, tra il 1799 e il 1815. Domenica scorsa, ad esempio, la ministra incaricata per le Pari Opportunità, Elisabeth Moreno, ha duramente criticato l’imperatore dicendo, tra l’altro, che è stato “tra i piu’ grandi misogini” e per aver “ripristinato la schiavitu’“, pur riconoscendo che si tratta di un “grande uomo della storia francese”.

Alla Grande Halle de la Villette di Parigi, è prevista una grande mostra consacrata alla figura di Napoleone, tra il 14 aprile e il 19 settembre, Covid permettendo. L’ambizione è “fare un giusto ritratto di un personaggio affascinante che ha modellato la Francia contemporanea”; dichiarano gli organizzatori, tra cui la Réunion des musées nationaux (RMN). Numerose rassegne sono inoltre previste ad Ajaccio, in Corsica, città di nascita di Napoleone, tra cui una ricostituzione con in costume del rimpatrio delle sue ceneri da Sant’Elena a Parigi, nel 1840. 

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