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“Lombroso era razzista: chiudete il museo dedicato a lui!”

Che il razzismo non si manifesti solo verso coloro che hanno un colore di pelle diverso dal nostro è cosa risaputa, ma esporre in un Museo studi condotti nell’800 riguardanti l’inferiorità della “razza meridionale” è apparso agli occhi degli abitanti del Sud Italia e non solo, come un gesto forzatamente irrispettoso da condannare e ostacolare.

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di Chiara Laterza su tafter.it –

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È questo il sunto della vicenda che prende le mosse dalla riapertura, a Torino, del Museo Lombroso, museo di antropologia criminale fondato nel 1876 dallo studioso Cesare Lombroso antropologo, criminologo e giurista italiano vissuto a cavallo tra la metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Ad essere contestati, infatti, sono proprio i materiali e i documenti esposti all’interno del Museo, riaperto, dopo oltre un secolo dalla sua chiusura, il 27 novembre del 2009 e che conserva al suo interno gli studi di Lombroso e le sue teorie riguardanti l’inferiorità della “razza meridionale” condotte grazie a degli esperimenti sui crani dei briganti.
Lombroso era infatti convinto che esistesse un collegamento tra la conformazione degli esseri umani e la loro attitudine a delinquere tanto che nel 1872 sottopose il cranio del cadavere di Giuseppe Villella, uomo proveniente da una famiglia di malviventi, ad una autopsia dal quale rilevava una concavità, che definirà successivamente “fossetta occipitale”, responsabile, in quanto segno atavico, della propensione a delinquere, ereditata da generazioni di criminali.
Naturalmente, l’anatomia moderna e la medicina hanno respinto tutte le teorie di Lombroso, ritenute infondate e prive di ogni rigore scientifico, che però vengono esposte e visitate regolarmente nel museo torinese.
Per manifestare la propria contrarietà e il proprio sdegno di fronte a tale iniziativa è nato su Facebook un gruppo di rivolta del Sud contro il Museo Lombrosiano che conta ad oggi oltre 5.800 iscritti che si riuniranno in un corteo di protesta l’8 maggio prossimo chiedendo la chiusura immediata della struttura.
“Vogliamo dare un segnale forte – commenta Michelle Iannelli, organizzatore della manifestazione nonché medico specialista in psicologia clinica e psicoterapeutica – per far comprendere che Lombroso è un simbolo di quello che noi consideriamo un atto di aggressione dal punto di vista storico e scientifico nei confronti delle popolazioni del Sud”.
Oltre alla chiusura del Museo viene inoltra richiesta la restituzione dei resti dei briganti uccisi dai Sabaudi, utilizzati da Lombroso per i suoi studi ed esposti ora al museo e per i quali si reclama oggi una dignitosa sepoltura.
“Nessuno nega o vuole nascondere che Lombroso abbia avuto un atteggiamento razzista in alcuni dei suoi libri – spiega il direttore del Museo, Silvano Montaldo – ma il razzismo non è centrale nella costruzione delle sue teorie. Per questo motivo il Museo non vuole esaltare la figura di Lombroso, ma storicizzarla, evidenziando anche e soprattutto gli errori fatti in quell’epoca.”
Ma la polemica monta inarrestabile con il Movimento Politico Cattolico “Azione e Tradizione” che esprime su tutti i media locali e nazionali il proprio sdegno e la propria indignazione “nell’apprendere che il museo antropologico criminale dedicato al razzista Lombroso sia ancora aperto al pubblico…”, mentre scie di studiosi non ammettono invece la chiusura del museo e la censura del passato, confidando nell’intelligenza e nel buon senso delle persone che riescono a distinguere tra ciò che è storia, con i suoi errori e i suoi orrori, e ciò che invece rappresenta oggi la scienza vera e propria.

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inserito su www.storiainrete.it il 13 gennaio 2010

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