Home Stampa italiana 1 Medicina dei nazisti e atrocità nei lager all’università

Medicina dei nazisti e atrocità nei lager all’università

Il titolo basta per capire la sostanza: «Medicina e Shoah».Lunedì 14 aprile alle 15, nell’Aula A1 del Dipartimento di Scienze odontostomatologiche e maxillo facciali della facoltà di Medicina de «La Sapienza» di Roma in via Caserta 6, comincerà il primo corso universitario al mondo dedicato alla catastrofe dell’Olocausto esaminata attraverso la medicina, in particolare quella inumanamente applicata ad Auschwitz-Birkenau: l’atroce vicenda delle sperimentazioni scientifiche sulle donne e gli uomini ebrei. Le inquietanti figure di Josef Mengele, che usò come cavie umane persino i bambini internati per i suoi esperimenti di eugenetica, e di Carl Clauberg, il ginecologo che proprio ad Auschwitz-Birkenau condusse le sue «ricerche» sulla sterilizzazione costringendo centinaia di donne a sottoporsi a un suo «metodo» che provocava giorni e giorni di indicibili dolori alle ovaie, portando quasi sempre a una terribile morte. Si studierà insomma il rapporto tra scienza medica e ideologia nazista, e le sue ripercussioni nelle persecuzioni razziali.

di Paolo Conti da Corriere della Sera del 2 aprile 2014 

Racconta Marcello Pezzetti, direttore scientifico del Museo della Shoah, professore dell’Università di studi sulla Shoah situata presso il museo Yad Vashem di Gerusalemme, portavoce per l’Italia della Task force internazionale per la didattica della Shoah in Europa: «Sono sinceramente molto soddisfatto. Questo esordio assoluto sta interessando numerose realtà didattiche non solo italiane. Stiamo già chiudendo un accordo con l’Università di Trieste che, interessatissima, ci ha chiesto di organizzare un corso analogo, creando così una triangolazione tra le due università e il Museo della Shoah».

Tutto è nato, racconta Pezzetti, due anni fa con alcuni incontri all’università «La Sapienza» dedicati proprio al tema dei campi di concentramento e soprattutto al ruolo di medici e infermieri tedeschi nel progetto T4, l’operazione eutanasia che coinvolse prima i disabili poi i Rom e infine gli ebrei internati. Pizzetti racconta che l’interesse fu enorme e portò anche a un viaggio ad Auschwitz al quale parteciparono medici e infermieri ebrei e non ebrei sia della facoltà di medicina de «La Sapienza» che dell’Ospedale Israelitico di Roma: «Di lì nacque l’idea di un corso di aggiornamento scientifico per il personale medico, che ebbe 120 iscrizioni. E quel successo ci convinse che sarebbe stato possibile dare vita a un vero e proprio corso universitario, con tanto di lezioni, di esami e di voti finali. Stavolta il consenso è stato persino maggiore: superiamo le 200 adesioni».

La direzione scientifica del corso è stata affidata a Fabio Gaj, docente di Chirurgia generale a «La Sapienza» e presidente dell’Associazione Medici Ebrei, e a Silvia Marinozzi, storica della medicina. Ma le diverse lezioni verranno tenute da vari studiosi. Lunedì 14 aprile, per esempio, il primo incontro su «T4 – l’Operazione eutanasia- dall’uccisione dei disabili allo sterminio degli ebrei, uno sguardo sui persecutori» verrà tenuta da Sara Berger, ricercatrice della Fondazione Museo della Shoah. Il 28 aprile Libera Picchianti, sempre della Fondazione Museo della Shoah, e Fabio Gaj illustreranno la storia delle cavie umane sottoposte alla sperimentazione nazista e quindi si affronterà il nodo delle sterilizzazione di massa. Infine il 5 maggio Antonio Pizzuti, ordinario di Genetica Medica, parlerà su «Eugenetica, le origini del razzismo biologico» e Gilberto Corbellini, studioso di Bioetica ed Epistemologia Medica, partirà dal processo di Norimberga per approdare alla bioetica contemporanea e al consenso informale. L’orario delle lezioni sarà dalle 15 alle 17.30.

Per l’occasione, Marcello Pezzetti e il museo della Shoah hanno ristampato il volume di Désire Haffner «Aspetti patologici del campo di Auschwitz-Birkenau». Si tratta di una tesi di laurea dello stesso Haffner, medico ebreo deportato ad Auschwitz nel 1942 e laureatosi dopo la Liberazione, che la pubblicò clandestinamente in Francia quattro anni dopo. Il volume è stato presentato a più riprese qui a Roma nel 2012. Ma oggi assume una rinnovata, straordinaria valenza come tassello anche storico-scientifico del tragico affresco della Memoria legata alla tragedia della Shoah. Il titolo basta per capire la sostanza: «Medicina e Shoah».Lunedì 14 aprile alle 15, nell’Aula A1 del Dipartimento di Scienze odontostomatologiche e maxillo facciali della facoltà di Medicina de «La Sapienza» di Roma in via Caserta 6, comincerà il primo corso universitario al mondo dedicato alla catastrofe dell’Olocausto esaminata attraverso la medicina, in particolare quella inumanamente applicata ad Auschwitz-Birkenau: l’atroce vicenda delle sperimentazioni scientifiche sulle donne e gli uomini ebrei. Le inquietanti figure di Josef Mengele, che usò come cavie umane persino i bambini internati per i suoi esperimenti di eugenetica, e di Carl Clauberg, il ginecologo che proprio ad Auschwitz-Birkenau condusse le sue «ricerche» sulla sterilizzazione costringendo centinaia di donne a sottoporsi a un suo «metodo» che provocava giorni e giorni di indicibili dolori alle ovaie, portando quasi sempre a una terribile morte. Si studierà insomma il rapporto tra scienza medica e ideologia nazista, e le sue ripercussioni nelle persecuzioni razziali.

Racconta Marcello Pezzetti, direttore scientifico del Museo della Shoah, professore dell’Università di studi sulla Shoah situata presso il museo Yad Vashem di Gerusalemme, portavoce per l’Italia della Task force internazionale per la didattica della Shoah in Europa: «Sono sinceramente molto soddisfatto. Questo esordio assoluto sta interessando numerose realtà didattiche non solo italiane. Stiamo già chiudendo un accordo con l’Università di Trieste che, interessatissima, ci ha chiesto di organizzare un corso analogo, creando così una triangolazione tra le due università e il Museo della Shoah».

Tutto è nato, racconta Pezzetti, due anni fa con alcuni incontri all’università «La Sapienza» dedicati proprio al tema dei campi di concentramento e soprattutto al ruolo di medici e infermieri tedeschi nel progetto T4, l’operazione eutanasia che coinvolse prima i disabili poi i Rom e infine gli ebrei internati. Pizzetti racconta che l’interesse fu enorme e portò anche a un viaggio ad Auschwitz al quale parteciparono medici e infermieri ebrei e non ebrei sia della facoltà di medicina de «La Sapienza» che dell’Ospedale Israelitico di Roma: «Di lì nacque l’idea di un corso di aggiornamento scientifico per il personale medico, che ebbe 120 iscrizioni. E quel successo ci convinse che sarebbe stato possibile dare vita a un vero e proprio corso universitario, con tanto di lezioni, di esami e di voti finali. Stavolta il consenso è stato persino maggiore: superiamo le 200 adesioni».

La direzione scientifica del corso è stata affidata a Fabio Gaj, docente di Chirurgia generale a «La Sapienza» e presidente dell’Associazione Medici Ebrei, e a Silvia Marinozzi, storica della medicina. Ma le diverse lezioni verranno tenute da vari studiosi. Lunedì 14 aprile, per esempio, il primo incontro su «T4 – l’Operazione eutanasia- dall’uccisione dei disabili allo sterminio degli ebrei, uno sguardo sui persecutori» verrà tenuta da Sara Berger, ricercatrice della Fondazione Museo della Shoah. Il 28 aprile Libera Picchianti, sempre della Fondazione Museo della Shoah, e Fabio Gaj illustreranno la storia delle cavie umane sottoposte alla sperimentazione nazista e quindi si affronterà il nodo delle sterilizzazione di massa. Infine il 5 maggio Antonio Pizzuti, ordinario di Genetica Medica, parlerà su «Eugenetica, le origini del razzismo biologico» e Gilberto Corbellini, studioso di Bioetica ed Epistemologia Medica, partirà dal processo di Norimberga per approdare alla bioetica contemporanea e al consenso informale. L’orario delle lezioni sarà dalle 15 alle 17.30.

Per l’occasione, Marcello Pezzetti e il museo della Shoah hanno ristampato il volume di Désire Haffner «Aspetti patologici del campo di Auschwitz-Birkenau». Si tratta di una tesi di laurea dello stesso Haffner, medico ebreo deportato ad Auschwitz nel 1942 e laureatosi dopo la Liberazione, che la pubblicò clandestinamente in Francia quattro anni dopo. Il volume è stato presentato a più riprese qui a Roma nel 2012. Ma oggi assume una rinnovata, straordinaria valenza come tassello anche storico-scientifico del tragico affresco della Memoria legata alla tragedia della Shoah.

 

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