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Mussolini, l’uomo che fu ucciso due volte

Un dvd realizzato da Fabio Andriola, direttore di “Storia in Rete”, e da Alessandra Gigante, “Mussolini, una morte da riscrivere” (Storia in Rete, euro 14,90) riapre il caso sui tempi e modi dell’esecuzione del Duce del fascismo. A riprendere diffusamente l’argomento è oggi sulle pagine di “Avvenire” lo storico Paolo Simoncelli, allievo di Renzo De Felice e autore di una biografia intellettuale dedicata al maestro, oltre che docente di storia moderna alla Sapienza di Roma e curioso di fatti e misfatti del nostro Novecento, comprese l’esecuzione del Duce e la scomparsa del carteggio con Churchill. Alla cui esistenza Simoncelli ha sempre creduto.

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di Dino Messina da La Nostra Storia La nostra storia

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Il punto di partenza dell’inchiesta di Andrioala e Gigante è la contestazione della perizia autoptica realizzata dal professo Cattabeni all’università di Milano il 30 aprile 1945. Una perizia incompleta non tanto per incapacità del luminare quanto per le condizioni in cui venne realizzata tra il via vai dei partigiani. La perizia di Cattabeni trascurerebbe due elementi evidenziati successivamente da due anatomopatologi, Aldo Alessiani, nel 1989, e Giovanni Pierucci, del Policlinico San Matteo di Pavia, che con tecniche sofisticatissime in anni recenti è riuscito a individuare tutti i colpi che vennero sparati sul Duce (undici e non nove come si pensava), la distanza del tiro (variabile tra 20 e quaranta centimetri che fa pensare a un’esecuzione affrettatata e non a una fucilazione, che viene effettuatata solitamente da qualche metro). Infine, altri elementi proverebbero che Mussolini quando fu ucciso indossava soltanto una maglietta e non altri abiti che al momento dell’autopsia non coprivano il corpo anche per il trattamento riservato al cadavere di Mussolini a piazzale Loreto). Il Duce, infine, non aveva ancora mangiato, l’ultimo pasto servitogli dalla signora De Maria intorno alle 12 del 28 aprile 1945.

La copertina del DVD di "Storia in Rete" "Mussolini una morte da riscrivere" di Fabio Andriola e Alessandra Gigante
La copertina del DVD di "Storia in Rete" "Mussolini una morte da riscrivere" di Fabio Andriola e Alessandra Gigante

Insomma, ci sarebbero sufficienti elementi per affermare che l’esecuzione della coppia Mussolini-Petacci non avvenne alle 16,10 davanti al cancello di Villa Belmonte a Giulino di Mezzegra ma prima delle 12 in casa De Maria, qualche chilometro più a Nord, dove i due avevano trascorso la notte.

Un altro elemento a riprova di questa tesi secondo Simoncelli è il tragico appello fatto nel pomeriggio a Dongo dal “colonnello Valerio”, alias Walter Audisio, dei gerarchi presi e della relativa sentenza. Che bisogno c’era di proclamare: “Claretta Petacci, a morte!” se non esistenza una sentenza nemmeno del Comitato insurrezionale composto da Longo, Pertini, Valiani e Sereni?

La morale di questo capitolo del “romanzo sulla fine del Duce”, com’ebbe a dire De Felice, è che Mussolini e la Petacci furono uccisi a bruciapelo in casa De Maria e poi sottoposti a una finta fucilazione davanti al muro di villa Belmonte perché i partigiani non volevano consegnarli agli Alleati: nè agli inglesi (che però avevano interesse a vedere Mussolini morto una volta recuperato il suo carteggio con Churchill) nè a maggior ragione agli americani, che avrebbero messo in piedi un processo. Una clausola dell’armistizio di Cassibile prevedeva la consegna di Mussolini vivo…

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Inserito su www.storiainrete.com il 13 settembre 2011

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