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Italia coloniale

Nella Libia coloniale il medico scolastico per la prevenzione delle epidemie

Dal 1922 con l’avvento del governo fascista la politica coloniale si fece più incisiva per affermare e tutelare la sovranità dello Stato colonizzatore nei diversi territori africani. Dopo la conquista militare della Libia (1912) doveva avvenire la conquista morale delle popolazioni locali. Attraverso l’istruzione si doveva “secondare a passo a passo l’opera di progresso sociale e di organizzazione politica che quotidianamente compie il Governo” perché “non si trasforma l’anima degli uomini per via di decreti e di ordinamenti formali. Massimo compito della scuola coloniale è, dunque, di consolidare i legami di simpatia che uniscono gli indigeni alla causa nostra”.

Nella Libia coloniale l’Italia aveva creato scuole per i musulmani, per gli israeliti e per gli italiani. Scuole per l’infanzia, elementari, medie e superiori, oltre che le scuole di avviamento professionale e istituti femminili superando le difficoltà contro l’istruzione della donna, che nei paesi musulmani avevano e hanno profonde radici.
Nuovo assetto a tutte le istituzione scolastiche della Tripolitania e della Cirenaica arrivò dal Ministro delle Colonie Federzoni, con il R. Decreto Legge 31 gennaio 1924, n. 472.
Grande novità fu l’introduzione in tutte le strutture scolastiche del medico.
La difesa sanitaria delle scuole costituiva una necessità in tutta la Libia, poiché erano molto diffuse le epidemie e le infezioni parassitarie, in particolar modo quelle oculari.
Il Governo dispose quindi un regolare servizio medico nelle scuole, con il duplice scopo di sopprimere all’interno degli istituti scolastici le cause degli eventuali contagi epidemici e di evitare che le scuole stesse divenissero focolai di infezioni.
La vigilanza sanitaria, da saltuaria, divenne permanente per una costante azione la profilassi sanitaria in tutti gli istituti scolastici a vantaggio di tutta la popolazione.
Più medici specializzati in igiene scolastica vennero messi a disposizione delle Sopraintendenze e, assistiti da vigilatrici sanitarie (infermiere specializzate), attendevano esclusivamente alla vigilanza sanitaria delle scuole.
Appena veniva riscontrata una malattia o una infezione di carattere contagioso, avveniva l’isolamento o l’allontanamento dell’alunno ammalato. Gli alunni tracomatosi, nei maggiori centri, come Tripoli e Bengasi, venivano accolti in scuole o in classi speciali e curati direttamente dal medico scolastico, mentre nelle scuole dell’interno venivano invece separati dagli alunni sani e curati dallo stesso maestro, secondo le prescrizioni e i consigli del sanitario. Così anche, gli affetti da infezioni parassitarie al cuoio capelluto venivano isolati, venivano muniti di un apposito copricapo e curati all’interno della scuola.
Perché ricordiamo, oggi più che mai, che la quarantena è la limitazione degli spostamenti delle persone malate e non di quelle sane.
La riammissione degli alunni isolati, a causa di malattie contagiose, veniva disposta dal medico scolastico solo dopo cessato il pericolo del contagio e dopo la disinfezione degli abiti e degli oggetti personali.
Inoltre venne adottata una speciale scheda sanitaria nella quale venivano indicate le note somatiche costanti e quelle variabili dei singoli alunni, in modo da seguirli individualmente in tutto il periodo della loro vita scolastica

Testo estratto del libro  “Bugie Coloniali – Leggende, fantasie e fake news sul colonialismo italiano” di Alberto Alpozzi., Eclettica Edizioni, agosto 2021

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