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Pompei Italia: all’estero faville, da noi assemblee sindacali

Britain Pompeii exhibitAl mattino c’era una di quelle piogge che a Pompei di solito fanno tremare le rovine, nel senso letterale del termine. Martedì scorso, però, hanno tremato anche le vene e, soprattutto, la pazienza dei turisti in fila alle biglietterie degli scavi. Inutilmente in fila, fino alle undici del mattino. Impossibile entrare, gli scavi erano chiusi. Un’assemblea sindacale. Non è la prima volta.

Alessandra Arachi da “Il Corriere della Sera” del 4 aprile 2013 Corriere della Sera

Ogni tanto succede, a Pompei. I sindacati indicono assemblee di protesta e le rovine che tutto il mondo ci invidia chiudono i battenti ai turisti, poco importa se arrivati da Oltreoceano o d’Oltralpe. «Ma fare questo durante le feste di Pasqua è una follia. È evidente: è un sistema che è andato in tilt. Questi eccessi sono solamente distruttivi. Meglio: autodistruttivi». Stefano Caldoro, governatore della Campania, è sinceramente dispiaciuto.

Scuote la testa, adesso: «Ma è possibile? Non dico la mostra del British Museum a Londra, una roba in grande tutta su Pompei che sta riscuotendo successi da tutto il mondo. Penso piuttosto alla mostra nel minuscolo museo Maillol di Parigi: ci sono file che girano i palazzi per vederla. E quella mostra altro non è se non alcuni pezzi di Pompei antica presi dal museo di Napoli e altri in giacenza nel sito archeologico. E pensare che il biglietto costa quanto quello per visitare tutti gli scavi del sito archeologico. Ripeto: ma è possibile?».

Quando si parla di Pompei tutto ha il sapore dell’impossibile. E quando si cerca di mettere a fuoco il problema della gestione del sito archeologico patrimonio dell’umanità, la sensazione è quella di un cane che si morde la coda. I sindacati Cisl e Uil martedì scorso hanno protestato per lamentare la mancanza di personale e in questo caso intendevano i custodi, ma la verità è che a Pompei non ci sono le persone addette alla manutenzione ordinaria di queste rovine dal valore inestimabile. «Le difficoltà di gestione a Pompei sono immense, calcolando che in media ci sono almeno due milioni e mezzo di visitatori l’anno», dice ancora il presidente della Regione Campania, cercando di illustrare la grande occasione che il sito di Pompei si trova adesso davanti, quella del progetto Grande Pompei, ovvero 105 milioni di fondi per i restauri che arrivano dall’Unione Europea.

Quei fondi e quel progetto al quale si sta interessando anche Fabrizio Barca, ministro per la Coesione territoriale, che proprio martedì ha deciso di andare in visita privata agli scavi di Pompei, insieme con la famiglia. «Io però sono arrivato di pomeriggio, nessuno sciopero e ho trovato Pompei decisamente migliorata dall’ultima volta che ci ero stato come privato cittadino», ha detto il ministro precisando di non avere nulla a che ridire su quella protesta sindacale che ha lasciato fuori dai cancelli i turisti. Spiega infatti il ministro Barca: «Lo sciopero è un diritto costituzionale e per quanto mi risulta è stato fatto anche in un orario assolutamente compatibile. Non credo abbia creato danni ai turisti».

Effettivamente il ministro al mattino non c’era. La fila di turisti alle biglietterie è stata immortalata dai reporter. L’assemblea sindacale di martedì scorso è durata due ore e mezza, dall’orario di apertura solito degli scavi fino alle undici del mattino. I sindacati hanno protestato per denunciare che nei giorni di Pasqua e Pasquetta gli scavi sono rimasti aperti «illegalmente visto che su 11 mila 627 visitatori c’erano soltanto 22 unità di vigilanza in servizio».

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Inserito su www.storiainrete.com il 4 aprile 2013

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