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Italia coloniale

Può un libro di storia citare una fonte e poi riportare il contrario? Si, se a scriverlo è Del Boca – VIDEO

Analizzando i testi del giornalista Angelo Del Boca sorge spontanea la domanda: era autorizzato a riportare nei suoi libri storici elementi palesemente in contrasto con le fonti citate nelle note?
Del Boca è considerato da molti il più autorevole esperto di storia coloniale italiana, anche se negli anni lui stesso ammise la sua parzialità e partigianeria.
Citato, citatissimo. Copiato, copiatissimo. Consigliato, consigliatissimo. Inserire un virgolettato di Del Boca o avere i suoi testi in bibliografia è una patente di legittimità dogmatica.
Però se andiamo a verificare le sue fonti e i documenti citati avremo delle interessanti sorprese.

In questo video analizzo alcune parti de “Gli italiani in Africa Orientale” di Del Boca (Laterza, 1979)

Siamo in Somalia, nei primi anni Venti, durante il governatorato del Quadrumviro Cesare Maria de Vecchi di Val Cismon. Alcuni somali favorevoli agli italiani sono stati assassinati. Con loro il Maresciallo Aldo Fiorina, lo Zaptiè Mohamed Abdalla, il Capo Gogle Nur Mussa, Gogle Asci Alì. Scoppia un tumulto, noto come la rivolta di El Hagi.
Del Boca ne parla a pag. 64 e 65, senza citare i somali uccisi dai somali insieme al Maresciallo. In queste pagine riporta un sentito dire, copiato dal testo “Pionieri donne e belve” (G. Agnelli, 1934) di Ernesto Quadrone. Il pettegolezzo, attribuito al de Vecchi: “Io vi ho dato i canali per irrigare i vostri bananeti […] ora datemi i vostri fucili” (non verificabile), in ogni caso è riportato correttamente dalle pag. 34 e 35 del testo del Quadrone.
Interessante però è leggere alla pag. 64 di Del Boca quando scrive di “lavoro coatto” al quale erano sottoposti, secondo lui, gli indigeni nelle concessioni agricole di Genale.
Quando invece la “sua fonte”, il Quadrone, scrive a pag. 33: “Gli indigeni, con i primi soldi ricevuti dai concessionari, si comprarono delle fute dai colori sgargianti…”.
Dunque se il Quadrone è affidabile per calunniare il de Vecchi quando chiese i “fucili” dei concessionari per sedare la rivolta (sentito dire non verificabile), allora è legittimo che lo sia anche quando scrive, nella pagina precedente, che i lavoratori somali erano pagati e non sottoposti a lavoro coatto. Se i somali erano pagati, come si può sostenere che fossero schiavizzati?
Perchè non riporta le parole del Quadrone ed anzi scrive l’esatto contrario?
Possiamo quindi ora domandarci quale sia il livello di affidabilità del lavoro decennale svolto da Del Boca se, prendendo a caso un passo dal libro “Gli italiani in Africa Orientale” e verificatolo si scopre facilmente che la storia riportata è stata mistificata? I documenti sono stati tagliati e i contenuti sono stati estrapolati in malafede.
Potrebbe trattarsi di una svista? Si certo. Allora il lavoro è da considerarsi superficiale e sciatto, non attendibile.
Potrebbe essere una omissione volontaria? Potrebbe. Allora saremo davanti ad un lavoro mistificatorio costruito in malafede, senza alcuna legittimità e autorevolezza storica.
Tertium non datur!
Quante altre sviste ci saranno? Quante altri documenti saranno stati alterati?

Approfondimento e dettagli nel cap. 18 “Fonti parziali per una narrazione di comodo” del libro “Bugie Coloniali – Leggende, fantasie e fake news sul colonialismo italiano” di Alberto Alpozzi, Eclettica Edizioni

IL LIBRO:
Per le bugie è sufficiente una parola ma per la verità occorrono le prove. Una sola pagina di questo testo, fonti e documenti alla mano, annulla decenni di retorica fabbricata ideologicamente sulla storia coloniale italiana.
Narrazioni fantasiose e menzognere, mai avvalorate da prove, hanno diffuso per anni miti infondati e fake news. Carte e citazioni sono state parzializzate e fatte aderire a strumentalizzazioni di comodo.
Questo libro, frutto di un meticoloso lavoro di ricerca, presentando fonti verificabili e documenti pubblici chiarisce alcuni dei principali dubbi sulla storia degli italiani in Africa.
Le colonie furono conquistate, invase o acquisite legalmente? L’Italia abolì davvero la schiavitù nelle sue colonie? I lavoratori indigeni godevano di contratti oppure erano sottoposti a lavoro coatto? Lo sfruttamento delle risorse delle colonie dissanguò quei territori? Gli indigeni potevano frequentare le scuole? Usi, costumi e religioni locali vennero soppressi?
Questi sono solo alcuni degli interrogativi a cui si forniscono inequivocabili risposte documentate e supportate da un ricco apparato iconografico. L’approfondita indagine storica negli archivi, non su precedenti pubblicazioni, fornisce nuovi elementi di analisi e spunti di riflessione per completare un quadro storico ancora oggi molto controverso.
La storia esposta con i fatti non celata con le opinioni. Crederai ancora solo in ciò che vuoi credere?



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