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Quella giornata del Ricordo oramai dimenticata

Un silenzio assordante, inspiegabile. Nemmeno un rigo sulle pagine culturali dei principali quotidiani nazionali (e a dire il vero c’è ben poco anche sulle altre). Eppure, ieri, era «Il giorno del Ricordo». Ossia, se volessimo usare il burocratese, la «solennità nazionale» istituita con la legge n. 92 del 30 marzo 2004 «al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra…».

di Matteo Sacchi dal Giornale del 11 febbraio 2013 il Giornale, ultime notizie

Insomma la giornata dedicata a migliaia di vittime della violenza di Tito, alle decine di migliaia di sfollati, su cui l’Italia per decenni ha taciuto. Una tragedia così immane e così rimossa che il presidente Napolitano, di cui tutti conoscono la storia politica, si spinse nel 2007 a descrivere i fatti in questi termini (nonostante la prudenza imposta dal suo ruolo istituzionale): «Un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una “pulizia etnica”». Eppure a nemmeno 9 anni dall’istituzione della «festa comandata» l’attenzione dei media sembra essere calata di botto. I politici, per carità, hanno fatto la loro parte, le dichiarazioni di prammatica ieri erano presenti in agenzia. Però nessuna riflessione, nessun ragionamento pesante sulle pagine dei giornali, invece (e giustamente) attente ad altre giornate, come quella della Memoria. Eppure non è che le vicende dell’Istria e della Dalmazia siano state sviscerate, anzi.

Si trattasse anche semplicemente di fare un bilancio esatto delle vittime non saremmo in grado, gli storici litigano pesantemente sulle cifre. Ancora oggi si fa una gran confusione riducendo tutto alle foibe, dimenticando i campi di concentramento, le esecuzioni singole, gli espropri. E la questione degli esuli e dei loro diritti? Nemmeno quella è risolta. Nemmeno sono del tutto chiariti i dettagli storico-politici. Anzi, persino chi pensa che le responsabilità dei comunisti titini vadano ridimensionate potrebbe aver qualcosa da dire. Invece niente. L’orrore della foiba è l’oblio. Insieme alle vittime nelle cavità carsiche spesso veniva gettato, superstiziosamente, un cane nero, che impedisse alle loro anime di uscire da lì. Una maledizione di cui è facile essere complici: basta tacere.
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Inserito su www.storiainrete.com il 11 febbraio 2013

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