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E Bismarck recitò la Marsigliese per Thomas Edison…

È un documento sensazionale la registrazione, effettuata nel 1889, della voce di Otto von Bismarck, trovata 123 anni dopo in New Jersey negli archivi di Thomas Edison, l’inventore del fonografo.
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di Paolo Lepri dal “Corriere della Sera” del 1 febbraio 2012 Logo di Corriere della SeraCorriere.itCorriere TV
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Ma già gli storici si stanno chiedendo perché mai l’allora settantaquattrenne “cancelliere di ferro”, l’uomo che aveva sconfitto la Francia nel 1871, abbia deciso di recitare anche le strofe iniziali della Marsigliese. Uno scherzo, una riparazione, un omaggio postumo al nemico, una simpatia segreta? «Saranno gli studiosi a dircelo», sorride lo scienziato tedesco Stephan Puille, autore con alcuni colleghi americani della scoperta. Intanto, bisogna informare il dirigente socialista francese Arnaud Montebourg che proprio nei giorni scorsi, per enfatizzare la sua opposizione alla linea tedesca nella crisi dell’euro, ha accusato Angela Merkel di fare una politica “bismarckiana” cioè di “fare fortuna sulle rovine degli altri”. Un’altra novità che sta appassionando i tedeschi e che la voce del vecchio artefice della Germania imperiale non era affatto acuta, e in falsetto, come la tradizione aveva sempre ritenuto. Ma andiamo per ordine.

Nel 1889 uno dei collaboratori di Edison, Edward Adelbert Theodor Wangemann, fu spedito a fare un giro “promozionale” in Europa, con il fonografo in valigia, per pubblicizzare l’invenzione e compiere registrazioni della voce di personaggi famosi. A Vienna ci fu un incontro anche con Johannes Brahms. Alcuni, come lo zar russo Alessandro III e l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe I, non rimasero particolarmente impressionati. Più disponibile l’imperatore tedesco Guglielmo II, che si fece spiegare il funzionamento dell’apparecchio ma preferì non parlare vicino al nuovo strumento, temendo possibili conseguenze negative. A nulla valsero le insistenze di Wangemann, che si recò più volte a Potsdam per convincerlo. Diversa fu la reazione di Bismarck. Invece di limitarsi a registrare un messaggio di saluto ai «connazionali sulle due sponde dell’Atlantico», l’anziano statista decise di divertirsi, anche dopo aver ricevuto il parere favorevole della moglie. In primo luogo recitò, con un forte accento tedesco l’inizio della canzone popolare americana In Good Old Colony Times, forse in segno di cortesia nei confronti di Edison. Poi alcuni versi di una ballata del lirico di Tubinga Ludwig Uhland e, in latino, dell’inno goliardico Gaudeamus Igitur. Poi, a sorpresa, perfino la Marsigliese. La voce del “cancelliere di ferro” fu riconosciuta poche settimane dopo anche dal figlio Herbert. Del viaggio in Europa di Wangemann si sapeva, ma si erano perdute le tracce dei cilindri di cera del fonografo. O meglio, qualcosa era stato ritrovato negli archivi di Edison nel 1957, ma le ricerche sistematiche non sono iniziate che nel 2005.

«È stata la scoperta più importante della mia carriera», ha dichiarato Puille, che lavora alla Scuola superiore di tecnica ed economia a Berlino e si occupa della nascita delle registrazioni vocali. Oltre a rappresentare un sicuro successo per il suo lungo lavoro, l’annuncio di Puille ha anche il merito di dare al personaggio di Bismarck e all’inventore del Kulturkampf una dimensione più umana. Era, insomma, un uomo dotato anche di un certo spirito. Come del resto lo stesso Edison, che quando girò per la prima volta la manovella del fonografo disse: «Mary aveva un agnellino».

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Inserito su www.storiainrete.com il 3 febbraio 2012

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