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Selvaggina di lusso. La caccia agli scienziati nazisti

La guerra era ormai finita in Europa,dopo 6 anni di tragedie,ma per gli scienziati tedeschi era solo l’inizio di viaggi verso l’ignoto e della dispersione ai 4 angoli della terra. Americani e Russi, ma anche Inglesi e Francesi erano ben consci dell’enorme patrimonio di conoscenze dei cervelli tedeschi, che avevano lavorato nel centro atomico di Penemunde, su un’isola del Mar Baltico. Del resto, già nel 1944, gli americani avevano programmato l’ “Operazione Alsos”, mirata allo spionaggio inerente il programma nucleare tedesco. Poi proseguirono con l’ “Operazione Paperclips”, per il reclutamento con le buone e no degli scienziati tedeschi; molti,fra i quali, Werner Von Braun, finirono negli Usa a Los Alamos,nel deserto del Nuovo Messico. Altri, fra i quali il Barone Manfred Von Ardenne, chiamato il genio dell’atomo, vennero portati in Urss.

La caccia ai cervelli tedeschi fu condotta da tutti gli alleati con gli espedienti più subdoli ed impensati. Senza dimenticare che alcuni vennero reclutati negli anni Cinquanta da Nasser in Egitto, per lavorare all’ “atomica dei poveri”, fra questi i super nazionalsocialisti Kleinwatcher e Goerke. Gli israeliani sabotarono ripetutamente tali ricerche, tramite l’uso di pacchi bomba. Altri esperti atomici e dello spazio, del radar e della propulsione a reazione finirono invece in alloggi strettamente isolati in Gran Bretagna, nei laboratori dell’esercito a Parigi o in Argentina al servizio di Peron, che aveva accolto una nutrita colonia di fuggitivi dalla Germania. Altri ancora trovarono ospitalità e laboratori in nuovi fiammanti istituti, costruiti sulle verdeggianti colline sudafricane.

Manfred von Ardenne (1907-1997)

Ma prima di tutto questo, negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale, c’era stata la caccia grossa guidata da commandos speciali e servizi segreti di vari paesi che si sfidarono in una lotta senza quartiere per mettere le mani sui documenti custoditi in quelle fortezze del sapere che erano gli istituti di ricerca germanici. L’Ammiraglio Luis de Flores, direttore aggiunto presso i laboratori di ricerca della Marina americana, dichiarò, dopo la guerra : “se fossimo stati abbastanza furbi da impadronirci dei migliori scienziati tedeschi e chiuderli in una sorta di Sant’Elena scientifica, l’Europa sarebbe rimasta disarmata per un’intera generazione”.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, mentre gli scienziati inglesi ed americani, responsabili della bomba Hiroshima, si dibattevano in una crisi di coscienza senza uscita, quelli germanici venivano rapiti, arrestati, imprigionati ,costretti a nascondersi o obbligati a lavorare per i nuovi padroni. Per capire quale fosse la considerazione e la conseguente ossessione in merito alle scoperte tedesche, a Washington, prima dello sbarco in Normandia, erano atterriti all’idea che le truppe alleate avrebbero potuto incontrare barriere radioattive e/o “cascami atomici”. Una paura che veniva da lontano visto che tutto era iniziato a Berlino nel 1932, quando sopra l’antico arsenale di Reinickendorf iniziarono i primi esperimenti di lancio dei razzi. Già da tempo,gli ufficiali superiori della Reichswher (l’esercito della Repubblica di Weimar) avevano rilevato nel Trattato di Versailles la lacuna inerente i razzi ed altre possibili invenzioni di impiego militare.

A capo di quelle ricerche c’era un giovane ufficiale, laureato in ingegneria,in seguito generale della Wermacht, Walter Dornberger, il quale notò un giovane ricercatore biondo, ventiseinne, di bell’aspetto e dalle stupefacenti conoscenze. Così il 1° ottobre 1932 Werner Von Braun entrò alle dipendenze dell’esercito tedesco. Fu proprio la madre di von Braun, la Baronessa Emy Von Braun, a consigliare il luogo adatto per le ricerche degli scienziati. Disse al figlio: “Il luogo perfetto per te ed i tuoi amici è Peenemunde, ci andava tuo nonno a caccia di anitre!”. Ed è lì che si svolsero le ricerche che avrebbero condotto alla V1 ed alla V2 ed è là che i tedeschi scoprirono il colossale segreto dell’atomo.

I tedeschi erano avanti su tutto, tranne che sull’atomica, perchè rifiutarono alcuni studi di Einstein, che fin dal 1938 aveva indirizzato al presidente Usa Roosevelt una lettera, sottolineando la possibilità di fabbricare l’atomica. Tale missiva fu sottoposta a Roosevelt dal banchiere Alexander Sachs. Va ricordato che lo scienziato Phillipp von Lenard, nobel nel 1905, aveva interdetto agli ebrei l’ingresso nel suo laboratorio, per timore di spionaggio, ed in considerazione dei boicottaggi antitedeschi, fomentati da Chaim Weizmann. Lenard, teorico della “fisica ariana” era un convintissimo nazional socialista, avendo aderito al Partito Nazista molto tempo prima dell’avvento di Hitler al potere.

Poi i comandanti dell’ “Operazione Alsos”, il colonnello Boris Pash ed il gaudente fisico di origine olandese ma divenuto statunitense Samuel Abraham Goudsmit, che a Parigi avevano stabilito il proprio quartier generale all’hotel Royal Monceau, si scatenarono nella caccia a Von Weizsacker, Wirtz, Otto Hahn e Max Von Lane, ma soprattutto a Werner Heisenberg, che venne trovato nell’Alta Baviera ad Urfeld, in compagnia dello scrittore americano nazional socialista Colin Ross, che aveva scritto il libro “Unser Amerika”, nel quale enumerava tutto ciò che gli Stati Uniti dovevano ai tedeschi. Con la cattura di Heisenberg – al solo sentir pronunciare il suo nome tutta Washington cadeva in estasi – venne raggiunto, forse, il più importante obbiettivo dell’operazione. Di quel commando di cacciatori di cervelli faceva parte anche Sir Charles Hambro, che rivestiva la chiassosa uniforme di colonnello delle Coldstream Guards,e che apparteneva ad una famosa famiglia di banchieri della City.

A guerra finita gli alleati scoprirono che a Peenemunde i tedeschi non avevano di certo sonnecchiato. C’era in cantiere la versione A9 della bomba volante, che aveva una portata di 3.500 km, ed avrebbe portato la guerra sul continente americano. Poi c’era il Wasserfall, un missile aereo teleguidato. A Kiel il genio di Hellmut Walter aveva concepito il primo missile terra-aria, l’HWK509; Walter aveva ideato anche il missile anticarro Panzerfaust e le catapulte per le V1, antenate delle catapulte per jet, che vennero utilizzate sulle portaerei americane. Fu sempre Walter a decuplicare l’efficacia dei sottomarini tedeschi, munendoli dello Schnorkel, una specie di polmone d’acciaio che permetteva ai sommergibili di rimanere in immersione per una settimana e costruì un sottomarino a propulsione chimica. Ma il pezzo forte delle  nuove armi tedesche era un razzo V2 progettato per essere lanciato da un sottomarino in immersione, l’antenato dei missili polaris americani. Non a caso, Il Time nel 1946 pubblicò un lungo articolo intitolato : “le centomila diavolerie tedesche”.

Comunque tutti – americani, russi, inglesi, francesi – rimasero sbalorditi dal senso di gerarchia e dal formalismo che manifestavano fra loro gli herr doctor e gli herr professor tedeschi! Lo stesso Von Braun sembrava trattare i soldati americani con l’affabile condiscendenza di un parlamentare in visita di ispezione.

Ogni nazione vincitrice riuscì a mettere a segno qualche buon colpo nella caccia agli scienziat di Hitler. Ad esempio, i francesi ebbero un colpo di fortuna quando tutta la squadra dell’Istituto Balistico di Berlino-Gatow cadde nelle loro mani. In più, anche uno dei più importanti esperti di aviazione, l’ex volontario delle SS, Hellmut Von Zborowsky, fu assunto dai francesi. I russi, verso la fine dell’aprile del 1945, presero possesso dell’Istituto Kaiser Wilhem di Berlino e smontarono il grosso ciclotrone e lo trasportarono a Stalingrado. Sempre i russi occuparono l’Istituto di Lichterfelde, dove lavorava il barone Manfred Von Ardenne, conosciuto come “Atomstar”, il divo dell’atomo.

In tutto ciò negli Usa, una parte della stampa si sollevò contro l’utilizzo degli scienziati nazional socialisti ed il rabbino Wise, presidente del Congresso Ebraico Americano, indirizzò una lettera di protesta al Ministro della Guerra, Patterson. Ma, soprattutto, erano gli scienziati americani a sentirsi umiliati per la grande considerazione attribuita ai colleghi tedeschi.

Ma le grandi potenze non riuscirono a mettere le mani su tutti gli esperti nazisti. Coloro che riuscirono a sfuggire a russi, americani, inglesi e francesi e che, in un certo senso, a modo loro, vollero proseguire nel solco tracciato, durante la Seconda Guerra Mondiale, finirono soprattutto in Egitto da Nasser. Ex appartenenti all’Afrika Korps, Gestapo, Wermacht, SS avevano vagato dalla Spagna all’Argentina, per poi trovare un posto sicuro sulle rive assolate del Nilo. Nella birreria Lowenbrau del Cairo, in via 26 luglio, vi erano sempre più avventori che, alzando il boccale, esclamavano: “Prosit!”. Molti di loro si scelsero nomi arabi: c’erano Willi Brenner, il tenente delle SS Ulrich Kraus (alias Mohammed Akbar), Adolf Putsbeck (alias Ben Utrier), Gerd Von Nimzeck (alias Ben Alì) e tanti altri. Tra i protagonisti di questa nuova stagione di collaborazione egiziano-tedesca ci fu sicuramente l’industriale e progettista tedesco Willy Messerschmitt che, in una villa di Monaco, il 23 febbraio del 1959, siglò un accordo col governo egiziano per la realizzazione di un nuovo caccia intercettore. Belle ville ad Heliopolis vennero messe a disposizione degli scienziati tedeschi ed essi erano i maggiori frequentatori dell’Heliopolis Sporting Club. Venne persino organizzato un carnevale renano all’Hotel Hilton, mentre Messerschmitt alloggiava nel famoso Hotel Sheppard’s, prendendo un intero piano.

Alla fine, in piena Guerra fredda, i Mig sovietici ed i caccia Sabre in dotazione anche a canadesi e australiani non furono, alla fine, che due fratelli nemici, nati da padre tedesco, ed erano il simbolo della dispersione degli scienziati tedeschi, che erano finiti al di qua ed al di là della cortina di ferro. Non a caso, quando i russi lanciarono nello spazio lo Sputnik ed il comico americano Bob Hope disse: “Semplice… i loro tedeschi sono migliori dei nostri!”. Quando nel 1958 gli Usa mandarono in orbita il loro primo satellite artificiale, l’Explorer I, prodotto Usa. Un umorista francese disse che se lo Sputnik e l’Explorer si fossero incontrati, avrebbero potuto salutarsi con un cordiale “Guten Tag”…

SAPERE è POTERE” aveva detto Francesco Bacone, qualcuno ha corretto l’aforisma, adattandolo ai tempi moderni: “Sapere è purtroppo Potere!”. La speranza  per il futuro è che di fronte a colossali e pericolose scoperte scientifiche si mantengano scrupoli morali, come, ad esempio fece l’italiano Guglielmo Marconi, che si ritiene distrusse il progetto del “raggio bloccante”, detto poi ” raggio della morte”, dopo un ‘udienza con Pio XI. Tali esperimenti vennero effettuati da Marconi ad Ostia. Vi fu, infatti, il famoso episodio quando si bloccarono i motori delle vetture sulle quali stavano viaggiando Donna Rachele Mussolini e la scorta, che in quel momento stavano percorrendo la strada litoranea, vicino ad Ostia (come da testimonianza del nipote dello scienziato, Principe Guglielmo Giovanelli Marconi).

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