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Skorzeny, il “soldato totale”

In Italia la figura di Otto Skorzeny è legata soprattutto al suo ruolo – enfatizzato poi dalla propaganda – nella ardita operazione dei reparti speciali tedeschi che portò, nel settembre 1943, alla liberazione di Mussolini dalla sua prigionia sul Gran Sasso. Nella sua lunga carriera – continuata anche dopo la fine della Seconda guerra mondiale – Skorzeny (1908-1975) però di azioni spericolate ne ha compiute molte altre e solo alcune sono raccontate in questo suo libro di memorie “Vivere pericolosamente”, pubblicato per la prima volta in Italia nel 1970 e ora ristampato dalle Edizioni Settimo Sigillo con una prefazione firmata da Luca Leonello Rimbotti. Il libro è indubbiamente avvincente: avventure su avventure, organizzate con metodo teutonico e portate a compimento quasi sempre con successo. Utili anche i frequenti riferimenti alla “vita interna” del Reich come nel caso dell’atteggiamento ondivago tenuto dai vertici nazisti – incluso Hitler nei confronti del governo di Vichy oppure, nelle pagine finale, sull’atteggiamento decisamente poco eroico o dignitoso tenuto da molti dirigenti tedeschi a guerra finita. Ma come sempre, specie quando si parla di autobiografie, la realtà per essere completa ha bisogno di altri argomenti e altre informazioni che in questo libro ovviamente non ci sono. E solo perché alla fine degli anni Sessanta, quando Skorzeny scrive questo libro, decide non a caso di fermarsi al 27 luglio 1948, il giorno in cui, con relativa facilità, fugge dal campo di internamento in cui è recluso per rifugiarsi nella più ospitale Spagna di Franco. Ma dal 1948 al 1975, anno della sua morte, Skorzeny ha vissuto un’altra vita non meno avventurosa della precedente: lontano dalla retorica dell’etica del combattente puro, coraggioso e sfortunato, Skorzeny – come non pochi altri uomini del Nazismo ma anche del Fascismo – si è infilato nei meandri della lunga e sporca Guerra Fredda arrivando a collaborare con il Mossad israeliano e compiendo operazioni finalizzate all’eliminazione di scienziati e imprenditori occidentali troppo vicini al mondo arabo. Cose troppo compromettenti all’epoca per essere messe nero su bianco anche se a Skorzeny un certo coraggio, anche con la penna in mano, non è mancato visto che nel libro non trascura di sottolineare a più riprese le doti e il carisma di Adolf Hitler cui indubbiamente rimase sempre legato senza mai rinnegare nulla di quanto compiuto con la divisa delle Waffen-SS. Ma nelle ultime righe nega di aver aiutato il Fuhrer a fuggire a guerra finita anche se alcune testimonianze lo indicavano proprio nel pilota che aveva portato fuori da Berlino il capo del Nazismo. Chissà se gli possiamo credere… (F. An.)

VIVERE PERICOLOSAMENTE

di Otto Skorzeny

Settimo Sigillo editore

pp. 432 – € 39,00

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