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	<title>Storia In Rete &#187; Cavour</title>
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		<title>150 anni dopo, Cavour resta il politico dei miei sogni</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 16:16:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_joAcoSwZOR4/TJ50P2_nXYI/AAAAAAAAAdc/JnE_GOaAf-c/s1600/Camillo+Benso+conte+di+Cavour.jpg" alt="" width="90" height="90" />A quattordici anni avevo tre poster nella stanza: Pulici, i Genesis e il conte di Cavour. Qualcuno troverà innaturale l’innamoramento di un adolescente per un professionista della politica, per di più di idee liberali. I giovani dovrebbero ergere a proprio&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_joAcoSwZOR4/TJ50P2_nXYI/AAAAAAAAAdc/JnE_GOaAf-c/s1600/Camillo+Benso+conte+di+Cavour.jpg" alt="" width="90" height="90" />A quattordici anni avevo tre poster nella stanza: Pulici, i Genesis e il conte di Cavour. Qualcuno troverà innaturale l’innamoramento di un adolescente per un professionista della politica, per di più di idee liberali. I giovani dovrebbero ergere a proprio modello i rivoluzionari e concordare con Dumas, l’inventore dei <em>Tre moschettieri</em>: «Che posso farci con Cavour, io? Cavour è un grande uomo di Stato, un politico consumato, un uomo di genio. Più in gamba di Garibaldi, ma non porta la camicia rossa, lui! Garibaldi è un pazzo, uno sciocco, ma uno sciocco eroico: ci intenderemo benissimo».</p>
<p>.</p>
<p>di Massimo Gramellini da &#8220;La Stampa&#8221; del 6 giugno 2011 <img src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/top/lastampatop2.gif" alt="" width="133" height="20" /></p>
<p>.</p>
<p>Invece la mia indole garibaldina rimase sedotta da Cavour. Forse per la legge degli opposti. O forse perché Cavour è un personaggio romantico che per esserlo non ha bisogno di lanciare proclami da un cavallo bianco. La mia fascinazione fu in gran parte determinata dalla lettura delle sue «bravate» giovanili.</p>
<p>Il disprezzo con cui accolse la nomina a paggio di Carlo Alberto («Non vedo l’ora di togliermi di dosso questa livrea da gambero») e la descrizione che di lui diede il padre, il marchese Michele, in una lettera alla moglie: «Nostro figlio è un ben curioso tipo. Anzitutto, ha così onorato la mensa: grossa scodella di zuppa, due belle cotolette, un piatto di lesso, un beccaccino, riso, patate, fagiolini, uva e caffè. Non c’è stato modo di fargli mangiar altro! Dopodiché mi ha recitato parecchi canti di Dante e le canzoni di Petrarca, passeggiando a grandi passi in vestaglia con le mani affondate nelle tasche». Mi catturò questa bulimia del vivere, la ricerca spasmodica di emozioni forti che farà di lui uno scommettitore spregiudicato, un viaggiatore infaticabile e un amante smanioso di conquiste ma incapace di amori profondi, perché la quiete in cui crescono i sentimenti autentici si scontrava con il perpetuo bisogno d’azione che in lui fungeva da antidoto alla depressione.</p>
<p>Mi identificai con questa sua tara psicologica e ancora oggi, quando salgo al Monte dei Cappuccini per rimirare il panorama di Torino, il pensiero corre al giovane Cavour che non vede sbocchi per il suo talento in un Piemonte asfittico e reazionario, e al culmine di una giornata di pensieri cupi si affaccia al bastione per gettarsi nel vuoto, trattenuto a stento da un cappuccino, fra Valeriano. Che un frate abbia salvato la vita al futuro mangiapreti mi è sempre sembrata un’ironia della Provvidenza. Non nego che da ragazzo il suo anticlericalismo (abbinato però a un grande rispetto per la spiritualità) abbia contribuito a farmi innamorare di lui. Lessi l’articolo del <em>Risorgimento</em> in cui l’ormai quarantenne Cavour raccontava la scena del ricatto subìto sul letto di morte dal suo amico del cuore, Santorre di Santarosa, al quale il prete negò l’estrema unzione, subordinandola all’abiura delle leggi Siccardi. Erano leggi civili, che abolivano odiosi privilegi ecclesiastici nel campo della giustizia e del fisco. Il 7 marzo 1850, il deputato Camillo Cavour le appoggiò alla Camera con un discorso magistrale: «Gli abusi vanno riformati in tempi pacifici, prima che ci vengano imposti dai partiti estremi. Le riforme compiute a tempo, invece di indebolire l’autorità, la rafforzano, invece di crescere la forza dello spirito rivoluzionario, lo riducono all’impotenza». Era ed è il manifesto del riformismo: l’unica ricetta di progresso sociale possibile, perciò osteggiata dai reazionari che non vogliono cambiare nulla e dai massimalisti che, per la smania di cambiar tutto, finiscono sempre per fare il gioco dei reazionari.</p>
<p>Emozionarsi per il riformismo a vent’anni ha qualcosa di mostruoso, lo ammetto. Ma la colpa o il merito erano di quel formidabile «testimonial». Cavour non era un parolaio né un utopista. Ma quanto coraggio e quanta passione vibravano nella sua politica economica liberale, che abolì i dazi e indebitò lo Stato per costruire infrastrutture all’avanguardia e promuovere consumi e investimenti, proiettando il Piemonte nel futuro. E quanto genio e quanta visione nella sua politica estera. Fu abbastanza sognatore da immaginare l’Italia (almeno quella del Nord) e abbastanza pragmatico per capire che non potevamo costruirla solo con le nostre forze, come avrebbe voluto Mazzini. Così curò il suo alleato, Napoleone III, lo compiacque nelle smanie cospiratrici, nei vizietti d’alcova e finanche nei disegni dinastici, obbligando Vittorio Emanuele II, pover’uomo, a concedere in sposa la renitente figlioletta Clotilde a un parente dell’imperatore. Ecco, se Cavour aveva un difetto, era di essere disposto a sacrificare tutto, compresi gli affetti, agli interessi supremi dello Stato. Ma siamo sicuri che per un politico sia un difetto?</p>
<p>È più semplice innamorarsi di un Garibaldi, di un Braveheart, di un Che Guevara. Ma Cavour è l’Utopia che scende sulla Terra e si fa carne, progetto concreto. È l’eterno bambino che quando gli annunciano che l’Austria ha abboccato al suo bluff e ci ha dichiarato guerra (facendo così scattare la clausola di mutuo soccorso con la Francia) incomincia a saltellare per la stanza, cantando una romanza e steccandola maledettamente. È il despota collerico che, dopo l’armistizio di Villafranca che concede al Piemonte la sola Lombardia, implora Vittorio Emanuele di non firmare e, di fronte alle resistenze del sovrano, gli grida: «Sono io il vero Re!» e se ne va sbattendo la porta.</p>
<p>Non mi fu facile da ragazzo, e non lo è nemmeno oggi, digerire la spregiudicatezza con cui il Conte scalò la presidenza del Consiglio, segando la poltrona su cui stava seduto quel gentiluomo di Massimo D’Azeglio, che pure lo aveva voluto al governo come ministro dell’Agricoltura («Ch’a stago sicur che côl lì, an poch temp, an lo fica an’t el pronio a tuti», «state sicuri che quello lì in poco tempo lo metterà in quel posto a tutti», profetizzò allora il Re, che non lo amò mai, ma seppe intuirne il talento). Anche l’idea del Connubio, l’accordo con la sinistra moderata di Rattazzi, fa storcere la bocca ai puristi, che vi vedono l’archetipo degli «inciuci» parlamentari che da 150 anni sono la nostra croce. Eppure c’è una differenza fondamentale tra Cavour e i suoi pallidi successori. In lui la manovra politica non era mai un fine, ma un mezzo per perseguire obiettivi più grandi, che trascendevano la sua ambizione personale. Il Conte aveva un progetto. E sono i progetti a distinguere gli statisti dai politicanti. «Noi abbiamo fatto l’Italia. E la cosa va», disse sul letto di morte. Una morte prematura, a soli 51 anni. Il triste finale di una storia che rileggo ogni anno nella speranza infantile di un colpo di scena: che Cavour guarisca e, 150 anni dopo aver fatto l’Italia, ci aiuti a fare gli italiani. Lui che di italiano non aveva nulla, se non il genio, se non il cuore.</p>
<p>____________________________________</p>
<p>Vuoi saperne di più su Cavour?</p>
<p>Leggi <strong>STORIA IN RETE n° 55</strong> e lo <strong>SPECIALE di STORIA IN RETE</strong> sul Risorgimento</p>
<p><a href="https://storiainrete.myshopify.com/collections/arretrati/products/storia-in-rete-n-55"><img src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/05/I-cover-storia-55-IMPRIMATUR-1-210x300.jpg" alt="" width="146" height="200" /></a> <a href="https://storiainrete.myshopify.com/collections/speciali/products/speciale-n-1-1861-nascita-di-una-nazione" target="_blank"><img src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/01/cover-speciale-risorgimento-bozza.jpg" alt="" width="146" height="200" /></a></p>
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		<title>Così veleno (e amante) ammazzarono Cavour</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 16:09:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-maobP5Er09U/TV5sNK0NwDI/AAAAAAAAAEo/5cX_i7oa-bU/s1600/cavour1.jpg" alt="" width="90" height="90" />Alcuni decenni dopo la morte di Cavour, uno dei suoi antichi collaboratori, Costantino Nigra rintracciò per caso a Vienna da un antiquario un pacchetto di lettere intime dirette dal grande statista alla sua amante Bianca Ronzani. Le acquistò e chiese&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-maobP5Er09U/TV5sNK0NwDI/AAAAAAAAAEo/5cX_i7oa-bU/s1600/cavour1.jpg" alt="" width="90" height="90" />Alcuni decenni dopo la morte di Cavour, uno dei suoi antichi collaboratori, Costantino Nigra rintracciò per caso a Vienna da un antiquario un pacchetto di lettere intime dirette dal grande statista alla sua amante Bianca Ronzani. Le acquistò e chiese l’autorizzazione al Re, Umberto I, di distruggerle perché, a suo parere, erano «inspirate da una violenta passione, con imprevidente abbandono, piene di particolari del carattere più intimo» e avrebbero fatto «torto alla memoria di Cavour, se conosciute e pubblicate». Naturalmente, Nigra ottenne subito l’autorizzazione richiesta e le lettere furono bruciate alla presenza di testimoni.</p>
<p>.</p>
<p>di Francesco Perfetti da &#8220;Il Giornale&#8221; del 20 maggio 2011 <img src="http://www.ilgiornale.it/img/logo_interne.gif" alt="" width="147" height="20" /></p>
<p>.</p>
<p>La destinataria delle missive di Cavour è anche la protagonista di un curioso e rarissimo libello &#8211; quello che Il Giornale offre da domani ai suoi lettori &#8211; intitolato Cavour avvelenato da Napoleone III. Documenti storici di un Ingrato, pubblicato per la prima volta a Torino presso l’editore Domenico Cena e poi più volte ristampato. Il libricino racconta, con uno stile vivace da romanzo d’appendice, con il pathos e la nervosità di scrittura dei capolavori di Alessandro Dumas, una storia che circolava nei pettegolezzi di palazzo. Questa storia attribuiva a Napoleone III &#8211; il quale vedeva ormai nello statista piemontese, dopo la conclusione della II guerra d’indipendenza, un suo irriducibile nemico &#8211; la responsabilità della morte di Cavour che sarebbe stato avvelenato da una sua emissaria in casa dell’amante. L’autore si sarebbe deciso a mettere per scritto e a divulgare la storia solo nel 1871 &#8211; uscita, come si è detto, sotto forma di volumetto, ma anticipata sulle pagine del giornale Il Ficcanaso diretto dal giornalista nizzardo Giuseppe Beghelli &#8211; proprio perché, nel frattempo, dopo la guerra franco-prussiana che aveva segnato la fine del II impero, Napoleone III era ormai uscito di scena.<br />
Gli storici non hanno mai dato importanza a questo libello.</p>
<p>Rosario Romeo, per esempio, il maggiore studioso di Cavour, ne accenna più volte in nota liquidandone il contenuto come un insieme di «indiscrezioni scandalistiche» disseminate in un contesto che «formicola di assurdità», ma ne ricava pure qualche informazione a riprova, evidentemente, che l’autore non era e non doveva essere persona estranea alla cerchia di amici, o nemici, di Cavour.<br />
Il primo mistero che circonda il volume riguarda l’autore. Su chi fosse nascosto sotto lo pseudonimo si è a lungo discusso. Una delle ipotesi più accreditate è che il vero autore del libello sia stato un popolare ufficiale di polizia, il maggiore Domenico Cappa, figura popolare e benvoluta della Milano umbertina. Assegnato nel 1859 alla persona del presidente del Consiglio, Cappa gli fu vicino, in pratica, fino alla morte, ne conobbe la personalità e i segreti. Sembra, anche, che, naturalmente all’insaputa del «senatore», sia riuscito a condividere i favori di Bianca Ronzani.</p>
<p>In due volumi autobiografici che ebbero grande successo, pubblicati più tardi rispetto al libricino in questione, nel 1892 e nel 1893, Cappa fece cenno alla storia dell’assassinio di Cavour, attribuendolo, però, in prima persona alla Ronzani stessa. Altre ipotesi individuano l’anonimo autore del racconto in Isacco Artom, segretario copista di Cavour, o in un deputato piemontese, Petri, amico dello statista ma fedelissimo di Napoleone III.</p>
<p>Chiunque sia l’autore, comunque, la storia, per quanto inverosimile, merita di essere letta e conosciuta. Intanto per i protagonisti. A parte Cavour e Napoleone III, c&#8217;è la figura di Bianca Ronzani, che fu, davvero, per lo statista piemontese, a quanto risulta, il grande amore degli ultimi anni. Era una ballerina di professione e aveva sposato un impresario di origine triestina, Domenico Ronzani, che si era trovato costretto a lasciare Torino, dove gestiva il Teatro Regio, per problemi finanziari nel 1856. A quell’epoca Bianca aveva ventotto anni, dieci meno di Cavour, e aveva avuto una vita abbastanza movimentata, tanto che si ritiene sia stata anche una meteorica fiamma di Vittorio Emanuele. Quando Cavour la conobbe &#8211; si era rivolta a lui per cercare aiuto presso il Re &#8211; se ne invaghì immediatamente.</p>
<p>Che il racconto dell’Ingrato sia frutto di pura fantasia è opinione consolidata degli storici. Ma è un dato di fatto che esso contiene elementi e particolari che potevano essere noti solo a persona in confidenza o in contatto con Cavour. Comunque sia, buona lettura!</p>
<p>____________________</p>
<p>VUOI SAPERNE DI PIU&#8217; SU CAVOUR? LEGGI STORIA IN RETE!</p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/archivio-arretrati/storia-in-rete-numero-55-maggio-2010/"><img src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/05/I-cover-storia-55-IMPRIMATUR-1-210x300.jpg" alt="" width="146" height="200" /></a></p>
<p>____________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 23 maggio 2011</p>
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		<title>Storia in Rete numero 67, maggio 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 16:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.storiainrete.com/4860/edicola/4860/"><img class="size-full wp-image-4861 alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px; border: 0px initial initial;" title="00 I cover storia 67" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/05/00-I-cover-storia-67.jpg" alt="" width="101" height="144" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Mentre l&#8217;Italia è trascinata in una guerra pseudo-coloniale, <strong><span style="color: #993300;">Storia in Rete </span></strong>di maggio va a ripercorrere uno degli aspetti più controversi delle sue vere imprese coloniali del secolo passato: l&#8217;impiego dei gas durante la conquista dell&#8217;Etiopia nel&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.storiainrete.com/4860/edicola/4860/"><img class="size-full wp-image-4861 alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px; border: 0px initial initial;" title="00 I cover storia 67" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/05/00-I-cover-storia-67.jpg" alt="" width="101" height="144" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Mentre l&#8217;Italia è trascinata in una guerra pseudo-coloniale, <strong><span style="color: #993300;">Storia in Rete </span></strong>di maggio va a ripercorrere uno degli aspetti più controversi delle sue vere imprese coloniali del secolo passato: l&#8217;impiego dei gas durante la conquista dell&#8217;Etiopia nel 1935-1936. Con un&#8217;inchiesta precisa e rigorosamente scientifica, <strong><span style="color: #993300;">Storia in Rete</span></strong> va ad analizzare il vero impatto di queste armi (<a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/05/campagna-dabissinia-1935-e-uso-dei-gas.pdf">scarica qui, <strong>in esclusiva per Storia in Rete</strong>, la cartina hi-res con i bombardamenti chimici</a>) e soprattutto la maniera con cui la polemica è stata costruita nel dopoguerra, fra negazionisti e fustigatori della 25^ ora. L&#8217;uscita di un nuovo saggio sulle ultime ore di Mussolini riporta in auge nuovamente la &#8220;Pista Inglese&#8221;. Ma <span style="color: #993300;"><strong>Storia in Rete</strong></span>, da sempre in prima linea su questo filone di ricerca, si può consentire di mettere alcuni puntini sulle &#8220;i&#8221;&#8230; Con un balzo indietro di quasi duemila anni andiamo nell&#8217;Antica Roma: Nerone, l&#8217;Imperatore più odiato e amato (e di sicuro il più &#8220;mediatico&#8221;) è in mostra a Roma. Quindi due anticipazioni: lo scontro fra Zenobia ed Aureliano e un passaggio dal nuovo romanzo storico di Roberto Genovesi, &#8220;La vendetta di Augusto&#8221;. Dall&#8217;Antica Roma al triste presente, con la polemica sui libri di testo e agli anniversari, con la seconda parte della storia della Guerra di Secessione americana, nel 150° dal suo scoppio. E ancora, grandi donne: Tina Modotti ed Evita Peron, due ritratti da altrettanti nuove biografie della storia al femminile. Infine, Risorgimento, o meglio il suo lato oscuro: perchè nel diario del segretario di Cavour non s&#8217;accenna per nulla all&#8217;ingresso di Garibaldi a Napoli?</p>
<p style="text-align: left;">Tutto questo e molto altro su <strong><span style="color: #993300;">Storia in Rete</span></strong> di maggio!!</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/05/00-I-cover-storia-67.pdf">Guarda la copertina di Storia in Rete n. 67</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/05/00-Sommario-n-67.pdf">Leggi il sommario di Storia in Rete n. 67</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/05/01-gas-emanuele.pdf">I gas in Etiopia 1 \ tutta una questione di senso delle proporzioni. E del ridicolo</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/05/02-gas-etiopia.pdf">I gas in Etiopia 2 \ circostanziare, vedere le fonti, studiare un po&#8217; di chimica&#8230;</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/05/03-corsivo-fabio-dongo.pdf">La &#8220;pista inglese&#8221;: quel pasticciaccio brutto su Dongo</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/05/04-pista-inglese-con-rubrica-bizzarri.pdf">La pista inglese. &#8220;The original&#8221;&#8230;</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/05/05-nerone.pdf">Nerone superstar: una mostra a Roma &#8220;revisiona&#8221; l&#8217;Imperatore di Roma (e dei media)</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/05/06-zenobia.pdf">Lo scontro fra Aureliano e Zenobia nel crepuscolo di Roma</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/05/07-vendetta-di-augusto.pdf">In anteprima un brano dal romanzo &#8220;La Vendetta di Augusto&#8221; di Roberto Genovesi</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/05/08-mola-libri-di-scuola.pdf">La polemica sui libri di scuola: quando la cura è peggiore del male</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/05/09-tina-modotti.pdf">Tina Modotti: una rivoluzionaria fra fotografia e passione</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/05/10-evita.pdf">Il viaggio europeo che consacrò Evita Peron sulla scena internazionale</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/05/11-guerra-secessione-2.pdf">La Guerra Civile americana 150 anni dopo: un monito contro le secessioni</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/05/12-perrone-segretario-cavour.pdf">Quelle pagine strappate dal diario del segretario di Cavour</a></p>
<p style="text-align: left;">
</blockquote>
<p style="text-align: center;"><a href="http://storiainrete.myshopify.com/collections/arretrati/products/storia-in-rete-n-67"><strong>VUOI ACQUISTARE IL NUMERO 67 DI STORIA IN RETE IN PDF? CLICCA QUI!</strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>TI SEI PERSO QUALCHE COSA? VEDI NELL’<a href="http://www.storiainrete.com/arretrati/" target="_blank">ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI</a></strong></p>
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		<title>17 marzo: La7 ricorda Cavour con un documentario di Storia in Rete</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 13:49:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[150° anniversario]]></category>
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		<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.spigolature.net/joomla/images/stories/Televisione/A/At/la7-atlantide.gif" alt="" width="90" height="90" />L&#8217;Italia compie 150 anni, e da Torino Atlantide racconta le tappe della sua nascita e la vita di uno dei padri fondatori, Camillo Benso conte di Cavour con un documentario realizzato da &#8220;<strong>Storia in Rete</strong>&#8220;.</p>
<p>Giovedì 17 marzo 2011 &#8211;&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.spigolature.net/joomla/images/stories/Televisione/A/At/la7-atlantide.gif" alt="" width="90" height="90" />L&#8217;Italia compie 150 anni, e da Torino Atlantide racconta le tappe della sua nascita e la vita di uno dei padri fondatori, Camillo Benso conte di Cavour con un documentario realizzato da &#8220;<strong>Storia in Rete</strong>&#8220;.</p>
<p>Giovedì 17 marzo 2011 &#8211; 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia &#8211; alle ore 16.00 su La7</p>
<p><strong>CLICCA SULL&#8217;IMMAGINE PER VEDERE IL PROMO</strong></p>
<p><a href="http://www.la7.it/atlantide/pvideo-stream?id=393445"><img src="http://xt70sw.blu.livefilestore.com/y1pJrKcwuWXUaLJ_TkMsBbOlsnP3TWen5c3FtltDHwQeGwwHyFaqEcYqYu9ZfaIF31hFz9UJjHPd8jADD7TKFoz_A/22856.jpg" alt="" /></a></p>
<p>_____________________________________________</p>
<p>Inoltre giovedì 17 marzo alle 22.30 su CINQUESTELLE  <strong>Storia in Rete</strong> parla di Risorgimento nella trasmissione CinqueNews, a cura della redazione di Cinquestelle. Conduce Vittoria Gallelli.</p>
<p>Cerca l&#8217;emittente del network Cinquestelle per la tua regione <a href="http://www.cinquestelletv.it/vis_dettaglio.php?primo_livello=menu&amp;id_livello=1892"><strong>in questo elenco</strong></a></p>
<p><strong>________________________</strong></p>
<p><strong>Inserito su www.storiainrete.com il 16 marzo 2011</strong></p>
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		<title>Ecco il catalogo degli autografi: all&#8217;asta Garibaldi e Mussolini</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 09:21:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa italiana 1]]></category>
		<category><![CDATA[aste]]></category>
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		<category><![CDATA[Paolo VI]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.adnkronos.com/IGN/Assets/Imgs/M/mussolini_firma_catalogo--400x300.jpg" alt="" width="90" height="90" />Uscito in questi giorni, nel<em> Catalogo degli autografi italiani </em>sono contenute le valutazioni delle firme di circa 2.500 italiani illustri dal 1800 al 2000. Tra questi anche personaggi della cultura, dell’arte e dello sport che hanno fatto la storia d&#8217;Italia. Con un paradosso: &#8221;Più&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.adnkronos.com/IGN/Assets/Imgs/M/mussolini_firma_catalogo--400x300.jpg" alt="" width="90" height="90" />Uscito in questi giorni, nel<em> Catalogo degli autografi italiani </em>sono contenute le valutazioni delle firme di circa 2.500 italiani illustri dal 1800 al 2000. Tra questi anche personaggi della cultura, dell’arte e dello sport che hanno fatto la storia d&#8217;Italia. Con un paradosso: &#8221;Più il personaggio è istituzionalmente importante, meno si quota una sua firma&#8221;.</p>
<p>.</p>
<p>da IGN del 30 novembre 2010 <img src="http://stliq.com/c/ls/9/9f/2729290_ign-logo.gif" alt="" width="107" height="51" /></p>
<p>.</p>
<p>Paolo VI &#8216;vale&#8217; più di Mussolini e Garibaldi e Mazzini più di Cavour e Vittorio Emanuele II. Almeno secondo le valutazioni di mercato legate al loro autografo. A permettere di stilare queste curiose classifiche fra i personaggi della storia italiana è il &#8216;Catalogo degli autografi italiani&#8217; (edito dalla C.I.F. e uscito in questi giorni) in cui sono contenute le valutazioni delle firme di circa 2.500 italiani illustri non più viventi, dal 1800 al 2000.</p>
<p>Pensando ai protagonisti dell&#8217;unificazione d&#8217;Italia, di cui ci si appresta a celebrare i 150 anni, si possono trovare Garibaldi e Mazzini. L&#8221;Eroe dei due mondi&#8217; ha scritto molto dopo il 1870; le lettere di questo periodo quotano attorno ai 600 euro e la loro stima sale a 2.000 per documenti di rilevanza storica. Ma è tra il 1835 e il 1859 che vi sono le lettere più rare: da 800 a 5.000 euro a seconda del contenuto. Gli autografi datati poi tra il 1859 e il 1870 sono stimati tra i 600 e i 2.000 euro.</p>
<p>Per quanto riguarda Giuseppe Mazzini, le lettere al fratello o agli amici di contenuto personale sono abbastanza presenti sul mercato e il loro prezzo si aggira tra i 900 (quelle tra il 1828 e il 1849) e i 600 euro (tra il 1849 e il 1872). Anche in questo caso, però, se le missive sono di contenuto &#8216;risorgimentale&#8217; il prezzo supera i 3.000 euro e può raggiungere i 5.000.</p>
<p>Gli autografi di Cavour, invece, hanno prezzi più contenuti, anche perché ci sono molti documenti ufficiali con la sua firma. Per attestati o testi stampati (come decreti e promozioni), infatti, la valutazione si aggira sui 300/500 euro; mentre quelli più &#8216;storici&#8217; aumentano di circa 500 euro. Discorso analogo per il Vittorio Emanuele II, primo re dell&#8217;Italia unita: le sue lettere costano attorno ai 300 euro. Sono gli anni della Legge delle Guarentigie, con la quale il neo-Stato italiano stabiliva unilateralmente i diritti e i doveri dell&#8217;autorità papale. E il 21 agosto 1871 il papa Pio IX scrisse al re Vittorio Emanuele II esprimendo le ragioni per cui non poteva accettarla. Una sua lettera autografa di questo periodo, come quelle scritte dal Pontefice tra il 1846 e il 1878, potrebbe aggirarsi sui 700/800 euro. Con un contenuto storicamente interessante si raggiungono anche i 2.000.</p>
<p>Arrivando al secolo scorso, sfogliando pagina dopo pagina, si scopre poi che una firma di Mussolini può valere dai 50 euro di un attestato prestampato (decreto, promozione e trasferimento) ai 600 su un frammento di carta; ma se l&#8221;autografo&#8217; si trova su una foto può valere da 400 a 1000 euro. Va detto che, sempre per quanto riguarda il duce, se le firme del periodo 1922-1933 sono già più comuni, trovare quelle apposte nel periodo 1943-&#8217;45 è impresa rara. Per questo una lettera del periodo può essere quotata da 1.000 a oltre 5.000 euro.</p>
<p>Anche le quotazioni di Paolo VI sono diverse: se per un &#8216;autografo&#8217; tra il 1920 e il 1963 si arriva vicino ai 200 euro, nel periodo papale (1963-1978) la sua firma varrà fino a 400 euro. Inoltre, con una lettera si sfiorano gli 800 mentre un contenuto interessante può far balzare il valore oltre i 1000 euro.</p>
<p>Per citare De Gasperi, la sua firma su un attestato vale dai 50 ai 100 euro, mentre con una foto si raggiungono i 400. Nel caso di una lettera, se il contenuto è storicamente valido, l&#8217;autografo supererà tranquillamente i 500. Ma, da firma a firma, viene fuori un piccolo &#8216;paradosso&#8217;. Infatti, &#8221;più il personaggio è istituzionalmente famoso e importante, più sarà facile trovare carteggi, che siano lettere, attestati o decreti, con la sua firma e questo determinerà una diminuzione del valore&#8221;, racconta a IGN, testata online del gruppo Adnkronos, Sebastiano Cilio, autore del catalogo &#8211; con la collaborazione di Roberto Toniutti &#8211; nonché perito grafologo.</p>
<p>Appassionato di filatelia da oltre 45 anni, &#8221;sono circa 6 anni che mi dedico agli autografi famosi, tra personaggi storici, politici e scrittori &#8211; prosegue l&#8217;esperto &#8211; valutando anche la loro autenticità&#8221;. Tra i pezzi pregiati dell&#8217;autore del catalogo appena uscito, racconta lo stesso Cilio a Ign, &#8221;ci sono una lettera di Einstein, una di Mazzini e di Leopardi&#8221;. &#8221;Il valore? Circa 20.000 euro&#8221;, aggiunge, spiegando anche: &#8221;trovo materiale partecipando alle aste alle quali, immagino, partecipino anche personaggi famosi, spesso in forma anonima facendo offerte telefoniche&#8221;.</p>
<p>E chissà che fra questi &#8216;misteriosi&#8217; appassionati non ci sia anche Nicolas Sarkozy. Filatelista da sempre, nonché collezionista di strumenti per la scrittura (Jean Alesi ha regalato al Capo dell&#8217;Eliseo una penna stilografica Montegrappa nell’edizione limitata “Tributo a Muhammad Ali”), il presidente francese ha una passione anche per i manoscritti firmati dai grandi della storia.</p>
<p>_____________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com l&#8217;8 dicembre 2010</p>
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		<title>Roma: ritrovata durante restauro la pergamena di Cavour</title>
		<link>http://www.storiainrete.com/3623/ultime-notizie/roma-ritrovata-durante-restauro-la-pergamena-di-cavour/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 15:59:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/notizie-dal-mondo-della-storia1.png" alt="notizie-dal-mondo-della-storia1.png (90×90)" width="90" height="90" />L&#8217;acqua si è infiltrata nel tubo ritrovato nella cassetta di travertino alla base del monumento dedicato allo statista. Per ora non è stato possibile recuperare la pergamena all&#8217;interno.Blitz della soprintendenza statale alla cerimonia per l&#8217;apertura del contenitore. Presi in</div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/notizie-dal-mondo-della-storia1.png" alt="notizie-dal-mondo-della-storia1.png (90×90)" width="90" height="90" />L&#8217;acqua si è infiltrata nel tubo ritrovato nella cassetta di travertino alla base del monumento dedicato allo statista. Per ora non è stato possibile recuperare la pergamena all&#8217;interno.Blitz della soprintendenza statale alla cerimonia per l&#8217;apertura del contenitore. Presi in consegna i reperti tra le proteste delle autorità comunali: &#8220;Occorrono cure particolari. Già aprirla così oggi poteva essere un rischio&#8221;.</div>
<div id="_mcePaste">.</div>
<div id="_mcePaste">da Repubblica Roma del 18 ottobre 2010 <img src="http://roma.repubblica.it/images/reproma/logo.gif" alt="Repubblica Roma" width="214" height="25" /></div>
<div id="_mcePaste">.</div>
<div id="_mcePaste">Cavour non rivela i suoi &#8216;segreti&#8217;. Il tempo trascorso gioca un brutto scherzo a quanti attendevano con ansia l&#8217;apertura del cilindro di metallo ritrovato in un blocco di travertino alla base della statua nell&#8217;omonima piazza romana, oggi teatro di un ampio cantiere per la costruzione di un megaparcheggio sotterraneo. E alla tensione per l&#8217;apertura del reperto, si è aggiunta anche quella per la comparsa di due funzionari della Soprintendenza archeologica di Stato scortati da alcuni carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale in borghese per farsi consegnare il contenuto dell&#8217;antica pietra. Il gesto è il sintomo di una situazione di disaccordo tra soprintendenza comunale e statale. Il problema formale che ciascuna rivendica la paternità del ritrovamento.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">L&#8217;apertura del tubo. La cassetta di travertino, intesa come prima pietra del monumento dedicato a Cavour, è  stata aperta alla presenza, tra gli altri, del sindaco Gianni Alemanno, del sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro, dell&#8217;assessore capitolino alla cultura, Umberto Croppi, del sovrintendente ai Beni culturali di Roma, Umberto Broccoli, del delegato del sindaco ai parcheggi, Antonello Aurigemma e del presidente del XVII municipio, Antonella De Giusti. Una breve cerimonia che ha riportato alla luce il cilindro sul quale è leggibile la scritta &#8221;Spqr per Camillo Benso Conte di Cavour&#8221;, una frase sulla quale il Sindaco ha posto l&#8217;accento: &#8221;Una scritta &#8211; ha detto Alemanno &#8211; che testimonia il riconoscimento della città al maggior artefice dell&#8217;unita&#8217; nazionale&#8221;.</div>
<div id="_mcePaste">Ripercorrendo la storia della posa della prima pietra, come spiegato da Umberto Broccoli, &#8221;la pergamena ritrovata, come attestano le cronache dell&#8217;epoca, dovrebbe contenere il testo firmato da re Umberto I e dalla regina Margherita come omaggio al monumento alla presenza del notaio comunale Giuseppe Luni. Con la pergamena dovrebbero esserci diverse monete d&#8217;oro e d&#8217;argento dell&#8217;epoca&#8221;. E infatti il cilindro, al termine della cerimonia, ha &#8221;regalato&#8221; una prima sorpresa, restituendo una moneta che su una facciata reca il volto e la scritta Umberto I Re d&#8217;Italia, sull&#8217;altro lato lo stemma Sabaudo.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">La pergamena. Ma il lungo periodo, più di un secolo, a circa una decina di metri al di sotto del livello stradale, ha finito per danneggiare la &#8216;reliquia&#8217; più importante, custodita nella &#8216;prima pietra&#8217; del monumento, che dal 1895 troneggia al centro della piazza. Il cilindro di metallo non ha retto alle infiltrazioni di umidità e i tecnici del Comune, pur verificando l&#8217;effettiva presenza al suo interno della pergamena, hanno dovuto inviare l&#8217;involucro che le conteneva in laboratorio, per evitare di danneggiarne il contenuto.</div>
<div id="_mcePaste">All&#8217;interno del cilindro, infatti, l&#8217;umidità filtrata nel corso di tanti anni ha reso al momento illeggibile il documento. Come ha assicurato Alemanno, &#8221;sarà la soprintendenza ad occuparsene e a deciderne la collocazione, anche se credo sia logico esporre questa pietra e il suo contenuto all&#8217;interno del parcheggio.La pergamena, appena restaurata, sarà in ogni caso esposta al pubblico&#8221;.</div>
<div id="_mcePaste">Il colpo di scena. Ma le cose potrebbero andare diversamente. Insieme alle tante personalità istituzionali intervenute, in piazza Cavour sono arrivati, infatti, anche due funzionari della Soprintendenza archeologica di Stato scortati da alcuni carabinieri del Nucleo Tutela patrimonio culturale in borghese per farsi consegnare il contenuto dell&#8217;antica pietra. La richiesta da parte dei funzionari della soprintendenza archeologica faceva leva sul fatto che la scoperta del blocco di travertino è avvenuta durante uno scavo preventivo posto sotto la responsabilità della soprintendenza archeologica. Mentre da parte della soprintendenza comunale ai beni culturali si rivendicava che il ritrovamento è avvenuto ad opera di loro funzionari, che comunque l&#8217;esistenza della pietra già si conosceva dagli atti storici e che quindi si sapeva che nel momento in cui si sarebbe iniziato uno scavo in quell&#8217;area sarebbe emerso il blocco di travertino.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Quello che è chiaro è che il gesto è apparso il sintomo di una situazione di disaccordo tra soprintendenza comunale e statale. Il problema formale che ciascuna rivendica è la paternità del ritrovamento. Dopo attimi di confusione, che ha visto anche il soprintendente comunale Umberto Broccoli dibattere con &#8220;gli ospiti&#8221;, il &#8220;tesoro&#8221; è stato consegnato ai funzionari della Soprintendenza archeologica. Ed è proprio dalla Soprintendenza che fanno sapere che &#8220;si è intervenuti per controllare la correttezza delle operazioni. Tutto è stato ricondotto solo all&#8217;azione amministrativa corretta secondo quanto prevede il codice per tutto ciò che emerge dal sottosuolo. Per questo, il materiale è stato giustamente prelevato per essere condotto presso i laboratori di restauro della Soprintendenza presso le Terme di Diocleziano per essere sottoposto ad analisi specialistica, allo studio e al restauro, e dove interverranno esperti specialisti soprattutto per la pergamena, che avrà bisogno di cure particolari. Già aprirla così oggi poteva essere un rischio&#8221;. L&#8217;intervento, insistono dalla soprintendenza, dovrà essere seguito dalla definizione delle competenze e dalla decisione della conservazione più opportuna.</div>
<div>_______________________</div>
<div>Inserito su www.storiainrete.com il 19 ottobre 2010</div>
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		<title>Storia in Rete numero 59, settembre 2010</title>
		<link>http://www.storiainrete.com/3410/archivio-arretrati/n59-settembre-2010/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 18:44:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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<div>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.storiainrete.com/nessuna-categoria/n59-settembre-2010"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="I cover storia 58" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/09/I-cover-storia-591.jpg" alt="" width="61" height="86" /></a></p>
</div>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #993300;"><strong>Storia in Rete</strong></span> di settembre ha deciso di dedicare molte pagine al primo re d&#8217;Italia, Vittorio Emanuele II. Un Padre della Patria dimenticato, forse il meno amato dei quattro Grandi del nostro</p></div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
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<p style="text-align: left;"><a href="http://www.storiainrete.com/nessuna-categoria/n59-settembre-2010"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="I cover storia 58" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/09/I-cover-storia-591.jpg" alt="" width="61" height="86" /></a></p>
</div>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #993300;"><strong>Storia in Rete</strong></span> di settembre ha deciso di dedicare molte pagine al primo re d&#8217;Italia, Vittorio Emanuele II. Un Padre della Patria dimenticato, forse il meno amato dei quattro Grandi del nostro Risorgimento. E a torto: una personalità scoppiettante, un polso ed una determinazione senza precedenti. Un uomo che riuscì a mediare fra Cavour e Garibaldi ed ottenere il meglio fra i due. <strong><span style="color: #993300;">Storia in Rete</span></strong> poi conclude &#8211; purtroppo prematuramente &#8211; la serie dei fratelli e sorelle di Napoleone: è il turno di Carolina, l&#8217;ambiziosa che non esitò a tradire il Bonaparte. E mentre continua l&#8217;avventura dell&#8217;Italia fra le stelle, <span style="color: #993300;"><strong>Storia in Rete </strong></span>si occupa di &#8220;gendarmi della memoria&#8221;: in un&#8217;intervista a Giampaolo Pansa, che ha parole di fuoco per tutti e nella prima parte di una nuova inchiesta su Wikipedia, l&#8217;Enciclopedia Libera. Quindi, un reportage ci porta fra le leggende che circondano il Bandito Giuliano, e si conclude la serie d&#8217;articoli sull&#8217;Operazione Anthropoid, il piano per assassinare Heydrich e far esplodere l&#8217;Europa alle spalle di Hitler. Tutto questo e molto altro su <span style="color: #993300;"><strong>Storia in Rete</strong></span> di settembre!!</p>
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<ul>
<li style="text-align: left;"><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/09/I-cover-storia-59-bozza-mod1.pdf">Guarda la copertina di Storia in Rete n 59</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/09/+++03-Sommario-n-59.pdf">Leggi il Sommario di Storia in Rete n 59</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/09/+++16-29-vittorio-emanuele-mola-con-guerre-improb.pdf">Vittorio Emanuele, il padre della Patria dimenticato</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/09/+++32-37-vittorio-emanuele-a-napoli.pdf">E Vittorio Emanuele arrivò a Napoli</a>&#8230;</li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/09/+++40-45-carolina-bonaparte.pdf">Carolina Bonaparte, l&#8217;ambiziosa sorella che tradì Napoleone</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/09/+++49-52-ASI-18.pdf">Ecco la diciottesima puntata dell&#8217;avventura italiana nello spazio</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/09/+++54-59-intervista-pansa.pdf">Storia in Rete a colloquio con Giampaolo Pansa</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/09/+++60-65-wikipedia-1-i-gendarmi-della-memoria.pdf">Inchiesta Wikipedia: L&#8217;Enciclopedia e i &#8220;gendarmi della memoria&#8221;</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/09/+++66-75-bandito-giuliano.pdf">Le fantastiche storie sul Bandito Giuliano</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/09/+++78-85-anthropoid-2.pdf">Anthropoid: la macchina della morte per assassinare Heydrich</a></li>
</ul>
<p>TI SEI PERSO QUALCHE COSA? VEDI NELL’<a href="http://www.storiainrete.com/arretrati/" target="_blank">ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI</a></p>
</div>
</div>
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		<title>Nostalgia per Cavour e quell&#8217;idea politica che manca all&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 14:35:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa italiana 1]]></category>
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		<category><![CDATA[Ernesto Galli Della Loggia]]></category>
		<category><![CDATA[identità nazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.probertencyclopaedia.com/j/Camillo%20Cavour.jpg" alt="" width="90" height="90" />Sarebbe per primo Cavour—di cui oggi ricorre il duecentesimo anniversario della nascita — a non gradire di essere ricordato con elogi di maniera, con inutili apologie. A suo merito parlano a sufficienza i nudi fatti—naturalmente per chi pensa che</div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.probertencyclopaedia.com/j/Camillo%20Cavour.jpg" alt="" width="90" height="90" />Sarebbe per primo Cavour—di cui oggi ricorre il duecentesimo anniversario della nascita — a non gradire di essere ricordato con elogi di maniera, con inutili apologie. A suo merito parlano a sufficienza i nudi fatti—naturalmente per chi pensa che sia un bene che esista un’Italia unita dalle Alpi alla Sicilia—essendo egli per l’appunto stato, di quest’Italia, l’artefice non unico ma certo massimo. Eppure in Italia Cavour non è per nulla popolare. Se è così (e lo testimonia la generale indifferenza che circonda l’odierno anniversario), ecco allora un modo forse appropriato per ricordare il Gran Conte e la sua opera: chiedersene il perché. Farlo fa probabilmente capire anche molte cose di che Paese siamo.</div>
<div>.</div>
<div>Ernesto Galli della Loggia su &#8220;Il corriere della sera&#8221; del 10 agosto 2010 <img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/5/58/Corriere_Della_Sera_logo.png/200px-Corriere_Della_Sera_logo.png" alt="Logo di Corriere della Sera" /></div>
<div>.</div>
<div id="_mcePaste">La scarsa popolarità di Cavour è innanzitutto l’esito naturale della scarsa conoscenza- popolarità che da noi ha il Risorgimento, cioè quella parte della nostra storia che riguarda la nascita della nazione. Basti pensare che negli ultimi trent’anni, e fino a pochissimo tempo fa, nei manuali scolastici non gli veniva assegnato nessun rilievo particolare, e che sono almeno altrettanti anni che a nessun regista italiano viene in mente di girare un film serio su quel periodo (del resto su Cavour, che io sappia, non ne è mai stato girato nessuno). Tutto ciò è d’altra parte più che naturale se si pensa che in pratica tutte le culture politiche dell’Italia del Novecento (dal fascismo all’azionismo, dal cattolicesimo al socialismo, al comunismo gramsciano, e fino al leghismo) sono nate da una critica più o meno radicale al Risorgimento, e in particolare proprio alla soluzione cavourriana di esso, sprezzantemente definita «moderata». Perpetuando l’equivoca confusione tra liberalismo e moderatismo che continua a pesare come un macigno sulla nostra vita pubblica. Si aggiunga la dissociazione da ogni dovere collettivo e il disprezzo qualunquistico- anarcoide verso lo Stato in quanto tale che nutre tanta parte del Paese, comprese le sue classi elevate. In misura significativa l’impopolarità di Cavour non è altro che l’impopolarità presso tanti italiani dello Stato italiano.</div>
<div id="_mcePaste">Ed è poi l’impopolarità della politica. O meglio: la radicale incomprensione — in Italia diffusissima — di che cosa essa sia, non possa non essere, e che l’azione di Cavour incarnò come poche altre. È incomprensione per l’intreccio di elementi nobili e poco nobili, di idealità alte e strumenti bassi, in cui la politica consiste; per la combinazione di dissimulazione e di coerenza, di ambizione personale e di devozione ad una causa, di opportunismo contingente e lungimiranza, che contraddistingue la politica; incomprensione infine per la drammatica serietà che deve esserci in chi si assume il peso di dominare la complessità, sempre difficile e spesso contraddittoria, di questo intreccio. Proprio ciò Cavour seppe fare in modo incomparabile. Ma proprio per questo egli non piace. Perché la sua azione non rientra nelle due categorie con le quali, invece, la più parte dei suoi connazionali è abituata a pensare alla politica: quella del vuoto moralismo da un lato, ovvero quella della scaltrezza da magliari dall’altro. Unite entrambe da un’invincibile propensione alla faziosità. Non basta.</div>
<div>Nell’impopolarità di Cavour c’è anche il peso ininterrotto delle interne divisioni della Penisola. C’è in generale il pregiudizio antinordista di una parte considerevole d’Italia e, in particolare, c’è l’«antipiemontesismo»: l’incomprensione— mischiata ai ricordi di un’unificazione vissuta da più parti come annessione —per certi tratti costitutivi dell’animo e della cultura del Piemonte percepiti come troppo diversi dal carattere nazionale. Il rifiuto della retorica e della presunzione di sé, l’obbedienza alle regole, un radicato senso del dovere, la tenacia, un certo abito pessimistico: tutti questi tratti della mentalità subalpina finiscono paradossalmente per riverberare una luce negativa sul grande primo ministro (che accanto ad alcuni di quei tratti in realtà ne aveva anche altri, assai diversi, a cominciare da una joie de vivre molto libertino-borghese), ratificando il suo destino di straniero in patria. Di italiano da 150 anni in qua eternamente inattuale.</div>
<div>Ma proprio perciò attualissimo. La consapevolezza della nostra storia, il senso della cosa pubblica, un’idea alta ma vera e realistica della politica, la rimessa in vigore di certe virtù civiche: non è forse di queste cose che nell’accavallarsi disordinato delle lotte dei partiti, dello scontro di tutti con tutti, ha bisogno oggi più che mai il Paese? Non ha forse bisogno l’Italia di ritrovare il senso originario della sua esistenza come Stato libero e moderno? Lo so bene: invocare un ritorno a Cavour suona solo patetico, prima ancora che vano. Almeno sia consentito, però, sentirne fino in fondo una disperata nostalgia e ripeterne con gratitudine il nome per trasmetterlo a chi in futuro si dirà ancora italiano.</div>
<div id="_mcePaste">Ernesto Galli della Loggia</div>
<div>______________________________</div>
<div>Inserito su www.storiainrete.com il 10 agosto 2010 &#8211; 200° anniversario della nascita di Cavour</div>
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		<title>Buon compleanno Cavour! Ma l&#8217;Italia continua a dimenticarlo&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 12:18:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.unonotizie.it/immagini/cavour.jpg" alt="" width="90" height="90" /><span style="font-weight: normal;">1</span></strong>0  agosto 1810 &#8211; 10 agosto 2010. Duecento anni fa nasceva l&#8217;uomo  dell&#8217;Italia Unita, Camillo Benso Conte di Cavour. Uno dei Padri della Patria, e  l&#8217;artefice politico che più d&#8217;ogni altro si impegnò nel Risorgimento nazionale.  Oggi &#8211; nel silenzio quasi&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.unonotizie.it/immagini/cavour.jpg" alt="" width="90" height="90" /><span style="font-weight: normal;">1</span></strong>0  agosto 1810 &#8211; 10 agosto 2010. Duecento anni fa nasceva l&#8217;uomo  dell&#8217;Italia Unita, Camillo Benso Conte di Cavour. Uno dei Padri della Patria, e  l&#8217;artefice politico che più d&#8217;ogni altro si impegnò nel Risorgimento nazionale.  Oggi &#8211; nel silenzio quasi generale &#8211; ne cade il duecentesimo anniversario della  nascita.</p>
<p>Il  Conte di Cavour non solo è stato dimenticato dalle istituzioni e dal comitato  che avrebbe dovuto celebrarne il bicentenario della nascita, ma anche il Comune  di Torino non ha trovato nemmeno il tempo e il denaro per restaurare la lapide  che ricorda la sua nascita a palazzo Cavour &#8211; oggi occupato da un condominio &#8211; e  che versa in condizioni di degrado. Così come documenta il servizio fotografico che potete vedere più oltre.</p>
<h1><strong>Torino dimentica  Cavour: nessun restauro </strong><strong>per la lapide che ne  ricorda la nascita </strong><strong>(ma ci si ricorda di  Mozart&#8230;)</strong></h1>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>di  Andrea Biscàro</em></p>
<p><em>«Torino,  ricordati della lapide e di un piccolo (meglio se grande) segnale a Palazzo  Cavour. Così, almeno per salvare la faccia». &#8220;Storia in Rete&#8221; concludeva così </em><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/05/pdf-16-23-biscaro-cavour.pdf"><strong><em>l’inchiesta  dello scorso maggio</em></strong></a><em> su Palazzo Cavour e gli auspicabili  festeggiamenti in loco per il bicentenario della nascita dello statista  subalpino (10 agosto 1810). Il 29 luglio scorso la procuratrice della Società  proprietaria del Palazzo ci ha scritto che «non è cambiato nulla rispetto alla  situazione scritta nel suo articolo». Una personale ricognizione lo conferma: il  Palazzo – internamente restaurato – è stato ignorato dalle istituzioni  cittadine, e così la malconcia lapide, per non parlare del muro che l’accoglie,  imbrattato dai vandali. A maggio scrivevamo che «Torino non è sempre in grado di  occuparsi a dovere delle proprie glorie locali». Avevamo ragione. La prova? In  pieno centro cittadino, esattamente in via Corte d’Appello 4, presso l’Hotel  Dogana Vecchia (già Nuova), una lapide, in ottime condizioni, recita: «Wolfgang  Amadeus Mozart […] nel 1771 soggiornò a Torino con il padre Leopold alloggiando  nell’albergo Dogana Nuova. Nel 250° Anniversario della nascita il Comune pose il  6-XII-2006». </em><strong><span style="text-decoration: underline;"><em>Quattro anni fa il Comune si è mosso per onorare il  ricordo della permanenza a Torino di Mozart.</em></span></strong><em> A ridosso del  bicentenario della nascita di un «Padre della Patria», la sua casa non reca  traccia istituzionale. La logica di certe scelte ci sfugge e con essa s’invola  sempre più la dignità nazionale, coscienza della propria identità. (A.  Biscàro)</em></p>
<p><strong>CLICCA SULLE FOTO </strong><strong>PER VEDERLE IN ALTA DEFINIZIONE</strong></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7026.jpg"><img title="DSCF7026" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7026-224x300.jpg" alt="" width="134" height="180" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7027.jpg"><img title="DSCF7027" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7027-300x224.jpg" alt="" width="180" height="134" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7028.jpg"><img title="DSCF7028" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7028-300x225.jpg" alt="" width="180" height="135" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7029.jpg"><img title="DSCF7029" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7029-207x300.jpg" alt="" width="124" height="180" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7030.jpg"><img title="DSCF7030" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7030-300x259.jpg" alt="" width="180" height="155" /></a></p>
<p>_____________________________________________________</p>
<h1>SCANDALO CAVOUR</h1>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/archivio-arretrati/storia-in-rete-numero-55-maggio-2010/" target="_blank"><strong>da &#8220;Storia in Rete&#8221; n° 55 &#8211; maggio 2010</strong></a><strong> </strong><img src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/05/I-cover-storia-55-IMPRIMATUR-1-210x300.jpg" alt="" width="46" height="65" /></p>
<p>di Andrea Biscàro</p>
<p><em>Anche nella città che più sta facendo in vista delle celebrazioni dei 150 anni dell’Italia unita non mancano sciatterie e sviste clamorose. Che colpiscono anche i luoghi dove l’Italia s’è fatta davvero, cioè le stanze del palazzo dove Cavour nacque, visse, lavorò, sognò e morì. Un palazzo sostanzialmente abbandonato – in qualunque altra nazione ci avrebbero già realizzato un memoriale – e che ha rischiato di essere il ritrovo degli atleti canadesi alle ultime Olimpiadi. Per trovare un po’ di attenzione per l’uomo che volle l’Italia unita bisogna così uscire dalla città e andare in un vecchio castello dove Cavour sta dormendo, da 200 anni, il suo sonno eterno…</em></p>
<p>***</p>
<p>Questa è una storia di indubbie luci e di qualche inspiegabile ombra, dove il <em>colpevole </em>forse non sa neppure d’esserlo e il pubblico ha perso la sua funzione di giudice appassionato. “<em>Ci si abitua ai difetti degli altri quando non si crede che sia nostro dovere correggerli</em>”, insegna una maestra di vuoto e indifferenza, la giovane Cecilia, protagonista di “<em>Bonjour Tristesse</em>” di Françoise Sagan. Procedendo lungo il viale della connessione con l’<em>altro da noi</em>, ci si può imbattere in una considerazione di Montesquieu: “<em>la tirannia d’un principe non è più rovinosa per uno Stato di quanto sia per una repubblica l’indifferenza per il bene comune</em>”. In una società improntata sul <em>fare</em>, il pensare oltre la mera utilità è una patologia che talvolta accantona il bene della memoria – “bene comune” – senza il quale non sapremmo neppure riconoscerci allo specchio. Lo specchio della storia. Cicerone aveva ragione: “<em>la memoria si indebolisce se non la eserciti</em>”. Di questa patologia “<em>Storia in Rete</em>” si è già occupata nel gennaio scorso, direttamente dal suo sito web, in riferimento a un italiano non qualunque messo in disparte: Cavour, nato a Torino il 10 agosto 1810 nel palazzo paterno e morto nello stesso palazzo il 6 giugno 1861. Nella trasmissione RAI “Il Più Grande (italiano di tutti i tempi)” tra i <em>concorrenti in gara</em> non è stato inserito Cavour. Un’esclusione clamorosa ma non unica: se concorrevano al titolo di “Più Grande italiano” personaggi come Battisti, Mina, Laura Pausini, Fiorello, erano però esclusi Lorenzo il Magnifico, Raffaello, Giotto, Meucci, Giulio Cesare!</p>
<p><strong>Focalizziamo ora</strong> l’attenzione su Cavour e la sua Torino, perché tutto iniziò da lì, pur avendo egli affinato la propria formazione economica e politica attraverso permanenze all’estero e collaborazioni con pubblicazioni italiane, svizzere e francesi. Relativamente al versante subalpino, la valorizzazione delle molteplici risorse naturali e culturali è una questione annosa che il Piemonte ha finalmente deciso di affrontare con la giusta dose di aggressività e autostima. Nel dicembre ‘77 “La Stampa”, il quotidiano della città, scrisse che «a Torino manca un vero tessuto culturale, manca una domanda dal basso, manca la capacità e il gusto di creare, di cambiare, di organizzare». Dalla fine degli anni Novanta a Torino si è fatta <em>violenza</em>, decidendo così di puntare sempre più e sempre meglio su se stessa, trasformandosi in una città in grado d’essere invitante. Ma non sempre in grado di occuparsi a dovere delle proprie glorie locali. Ad esempio, per quanto riguarda Cavour, egli <em>vive</em> grazie ad un’associazione di volontari che si è formata ed è attiva in Provincia, sia pure a ridosso del Capoluogo: a Santena. Si tratta dell’<strong>Associazione Amici della Fondazione Camillo Benso di Cavour</strong>, presente in rete con un ottimo sito (<a href="http://www.camillocavour.com/">www.camillocavour.com</a>) che consente un adeguato approccio alla sua figura. «L’Associazione di Santena (To) – recita il sito – è nata con lo scopo di far conoscere la figura di Camillo Benso di Cavour, massimo fautore dell’Unità e dell’indipendenza italiana, di valorizzare il patrimonio storico, culturale e ambientale dei luoghi cavouriani di Santena e di promuovere l’interesse delle istituzioni, delle categorie sociali, di altre associazioni nonché degli studiosi e dei turisti italiani e stranieri». A Santena riposano le spoglie del Conte e chiunque voglia conoscerlo attraverso le carte può prendere appuntamento con l’Archivio (ricerca e consultazione sono possibili anche dal sito). Il vice-presidente, Marco Fasano, ricorda che «come Associazione commemoriamo la morte di Cavour il 6 giugno – il Presidente Napolitano ha confermato la sua presenza per quest’anno – con la deposizione di una corona d’alloro sulla sua tomba. Abbiamo anche istituito il “<strong><em>Premio Camillo Cavour</em></strong>” (20 settembre) che consiste in una riproduzione in oro dei suoi caratteristici occhiali. Il primo anno è andato a Ciampi, poi a Veronesi e nel 2009 a Piero Angela. L’accoglienza a livello di pubblico e di mass media è andata crescendo. L’anno scorso, in occasione delle manifestazioni, i visitatori hanno superato il migliaio di presenze. Il riscontro di giornali e TV è stato soddisfacente, anche se quando è stato attribuito il “<em>Premio</em>” ad Angela il TG3 non ha fatto un servizio sulla manifestazione di Santena, ma sul premio che Angela ha ricevuto al Circolo del jazz, al quale è iscritto. Perché non realizzare anche un brevissimo servizio sul “<em>Premio Cavour</em>”?».</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>Ma non basta l’entusiasmo di una associazione e l’intervento pubblico. I luoghi della memoria hanno un senso se vengono visitati e ricordati. Ma se, ad esempio, le gite scolastiche vanno regolarmente altrove come si fa a tener viva una struttura del genere? Che paese è quello in cui la tomba di uno dei suoi principali padri fondatori è visitata da un migliaio di persone in un anno quando va bene?</p>
<p><strong>«Mi sento di aggiungere</strong> – afferma Fasano – che lo sforzo, noi e la Regione, lo abbiamo fatto, ma dovrebbero farlo anche le famiglie, perché lo Stato siamo noi. La società civile è costituita da ognuno di noi che, anziché dedicarsi troppo spesso ad interessi a dir poco futili se non dannosi, dovrebbe cominciare ad accostarsi alla storia e alla cultura, a partire dalle famiglie, perché storia e cultura possono offrire visioni e prospettive diverse alle generazioni future». L’<em>indifferenza per il bene comune</em> non nasce soltanto dalle istituzioni, ma anche <em>dal basso</em>. Malgrado gli sforzi, l’Archivio di Santena è poco frequentato «semplicemente perché non è conosciuto dai più», riconosce Fasano. Ma all’estero, grazie al sito, è conosciuto: «a febbraio sono venute due professoresse russe a visionare le carte di Cavour. In passato siamo stati contattati persino dai giapponesi: esiste una traduzione giapponese della “<em>Vita di Cavour</em>” di Rosario Romeo, grazie ad un professore che è stato a Santena». Insomma, come già anche per Garibaldi e altri, le glorie italiane godono di maggior attenzione all’estero…</p>
<p><strong>(&#8230;)</strong></p>
<p><strong>“La Stampa” dell’11 agosto 1910</strong> titolava: “Solenne commemorazione del centenario della nascita di Camillo Cavour alla presenza del Re, dei Principi, del Governo, della Camera e della Rappresentanza comunale”. Fu anche coniata in quell’occasione una medaglia commemorativa. Non è forse il caso di scadere in facili parallelismi con le celebrazioni di allora. Vedremo dunque cosa saprà preparare la società civile torinese del XXI secolo. <strong><em><span style="text-decoration: underline;">Si potrebbe iniziare a restaurare o sostituire al più presto la lapide posta nella centrale via Lagrange angolo via Cavour. La lapide, in pessimo stato, ricorda che “il conte Camillo di Cavour nacque in questa casa addì 10 agosto 1810 e vi morì il 6 giugno 1861 – ricordo posto dal Municipio</span></em></strong>”. Sicuramente ad agosto – che fretta c’è? – la troveremo in perfette condizioni, ornata dell’alloro che Cavour merita, in tempo per soffiare sulle duecento candeline! Il palazzo – Palazzo Cavour – è stato venduto dalla famiglia dello statista, successivamente alla sua morte. In una monografia del 1939 si legge: “È un palazzo della nostra città di grande e duplice importanza: prima perché in esso nacque, visse e morì il sommo statista della nuova Italia risorta; in secondo luogo perché è bellissima invenzione [di] G. G. G. Planteri il cui nome rifulge tra gli architetti piemontesi della prima metà del Settecento.” Questo e quanto seguirà è tratto da una solitaria e poco visibile targa montata su piedistallo, sita nell’elegante androne del palazzo: “fu abitato dalla famiglia di Cavour per 140 anni. Dopo la morte del Conte […] parte del palazzo fu occupata dal Banco di Napoli, quindi nel 1928 venne in possesso della Federazione Fascista del Commercio della Provincia di Torino. Il piano nobile, occupato fino al 1995 dalla Corte dei Conti, è articolato in più sale intorno al cortile centrale e sviluppa una superficie di circa 1.500 mq. Per l’elegante portone di via Cavour si entra nell’androne che rappresenta il più bel pezzo architettonico dell’edificio. […] Al piano nobile si accede attraverso lo scalone a tre rampe con un bel parapetto in marmo bianco […]: la volta […] è decorata con un pregevole dipinto a chiaroscuro che risale all’Ottocento, restaurato in preparazione dell’inaugurazione della nuova sede. La decorazione, a forte effetto di rilievo […] rappresenta al centro la Terra, o Cibele, figura femminile assisa sopra una biga trascinata da leoni.” All’ingresso, al n° 8 di via Cavour, la segnalazione del palazzo si limita alla classica targa turistica in metallo. Uno dei tanti orribili retaggi del cattivo gusto Anni Settanta…</p>
<p><strong>“Quando la famiglia Cavour</strong> – spiega ancora Fasano – vendette i palazzi di Torino (Cavour e Lascaris) trasferì tutti gli arredi a Santena. Per vicende ereditarie una parte cospicua del mobilio è finita in Francia al Castello di Thorens, dove c’è ancora la famiglia della nonna di Cavour. La camera di Cavour invece è a Santena. Tutto è stato salvato”. Questa è una notizia confortante! Essendo il palazzo di proprietà privata, abbiamo contattato il proprietario. “Palazzo Cavour – ci ha scritto la procuratrice della Società – dal 1956 è di proprietà della “<em>Società Palazzo Cavour s.s.</em>”. Quando ha acquistato l’immobile, nel palazzo non esisteva più nessun arredo dello statista”, in quanto già trasferito a Santena. “Dal 1956 – prosegue – l’immobile è sempre stato ed è tuttora abitato da privati, in appartamenti ricavati ai vari piani. Il piano nobile del palazzo per molti anni è stato affittato per uffici dalla Corte dei Conti. Nel 1999 la Regione Piemonte ha affittato il primo piano nobile del palazzo per farne sede espositiva. Nel’ottobre del 2005 ha disdetto il contratto di locazione e ha reso liberi i locali nella primavera del 2007”. La motivazione di tale disdetta? La procuratrice si stringe nelle spalle: non lo sa…</p>
<p>(&#8230;) Visitando il sito  <a href="http://www.palazzocavour.it/">www.palazzocavour.it</a> vi imbatterete in una sorta di desolante <em>residuato bellico</em> con all’interno ancora qualche riferimento alle mostre e alle iniziative della breve vita di Palazzo Cavour restituito ai torinesi. Sempre dalla pagina “<em>Torino musei</em>” scopriamo che “il Palazzo […] è stato recentemente restaurato dalla Regione Piemonte, che ne ha fatto una prestigiosa sede espositiva e di rappresentanza, con la funzione di ospitare le grandi iniziative promosse dalla Regione Piemonte.” Quale la motivazione di un simile abbandono, a fronte di un così importante – e immaginiamo costoso – restauro realizzato pochissimi anni fa?  Sappiamo invece, sempre grazie alla procuratrice, che <strong><span style="text-decoration: underline;">per i “Giochi Olimpici Invernali Torino 2006” la Regione si è rifatta viva per ospitare parenti e amici degli atleti canadesi. Di questa presenza v’è traccia sul sito della Regione Piemonte: “Palazzo Cavour […] ospita la Casa Nazione del Canada”</span></strong><span style="text-decoration: underline;">.</span> […] l’edificio è destinato alla sola accoglienza di parenti e amici degli atleti canadesi che partecipano alle Olimpiadi. Il maestoso scalone del palazzo conduce all’entrata della “Casa” […]. Due grandi televisori al plasma, sintonizzati sulle gare del giorno, e comodi e ampi divani rossi accolgono tifosi e parenti degli atleti che possono esultare e godersi, tra uno stuzzichino e l’altro, le competizioni sportive. Menù italiano con cui distrarre il palato in attesa dei risultati sportivi e pc sempre in rete […]. Non solo un esclusivo ritrovo per i canadesi, ma anche luogo di rappresentanza che accoglie, nelle sue stanze affrescate, ministri e politici canadesi in visita a Torino. La sera però si cambia registro: birra gratis per tutti e musica festeggiano i medagliati canadesi, trasformando Palazzo Cavour in un ambito ritrovo di divertimento notturno”. Chissà che avrebbe pensato lo statista italiano (Palazzo Cavour <em>by night</em> con tanto di <em>birra e rutto libero</em>), ma in fondo quel luogo non è più casa sua da oltre un secolo.</p>
<p><strong>Una domanda sorge spontanea</strong>: passi l’ospitalità ai simpatici canadesi, ma Cavour è proprio figlio della serva? Perché non trasformare  lo scalone e i piani nobili – già restaurati – in un <strong>polo storico-culturale </strong>torinese in onore dello statista nel suo bicentenario della nascita e in previsione del 150°? Se ha ospitato i canadesi perché non potrebbe ospitare Cavour? Oppure, se non si ha intenzione di ricordarne, in <strong><em>casa sua</em></strong>, la presenza, suggeriamo almeno di evidenziare con un certo <em>entusiasmo </em>il sito storico in sé, anche soltanto con qualche pannello espositivo posto in bella vista nell’androne del Palazzo – segnalandone la presenza all’esterno – con la funzione di richiamare, attraverso testi e iconografie, l’uomo ed il luogo che lo accolse. <strong>Ma aprirlo al pubblico e alla cultura sarebbe certamente meglio.</strong> “<strong><span style="text-decoration: underline;">Nessuna istituzione per ora mi ha contattata per il bicentenario della nascita dello statista”, ci ha scritto la procuratrice della “<em>Società Palazzo Cavour s.s.</em>”. Se si intende contattarla è bene farlo subito, così da organizzare e pubblicizzare per tempo una <em>festa di compleanno</em> d’eccezione!</span></strong> Tanto si sta facendo, è doveroso ricordarlo, per salvaguardare il castello di Santena, la tomba, l’Archivio. Ma a Torino? Cos’hanno previsto Comune, Provincia, Regione, il Comitato per le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia e quello per le Celebrazioni Cavouriane? Non lo sappiamo ancora. Non vi è il rischio di <em>fare le corse</em>?</p>
<p>«Relativamente a Santena – sottolinea il dottor Fasano – come Associazione per il 150° abbiamo previsto una serie di manifestazioni che saranno subordinate a quelle che organizzerà il “Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Cavour». È già stato nominato il presidente, ma non si è ancora insediato. Per adesso le nostre manifestazioni le teniamo nel <em>cassetto</em>,<em> </em>perché è evidente che se il presidente del comitato, lo storico Piero Craveri, farà questa grande mostra su Cavour di cui si vocifera, noi faremo la nostra parte qui a Santena per quanto riguarda la formazione, Cavour, la sua famiglia. Il Cavour politico invece si approfondirà a Torino o, addirittura, gira la voce della Palazzina di Stupinigi. Però è ancora tutto in fase embrionale». E già perché fino a marzo 2011 – data ufficiale d’inizio delle celebrazioni – un po’ di tempo c’è ancora. Ma per il bicentenario? L’attesa, sempre meno fiduciosa, è obbligata. Comunque sia: Torino, ricordati della lapide e di un piccolo (meglio se grande) segnale a Palazzo Cavour. Così, almeno per salvare la faccia…</p>
<p>Andrea Biscàro</p>
<p>____________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 10 agosto 2010, 200° anniversario della nascita di Cavour</p>
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<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7028.jpg"></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7029.jpg"></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7030.jpg"></a></p>
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		<title>Dov&#8217;è finito il Re Galantuomo? Ritratto di un anticonformista</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 07:01:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://lewebpedagogique.com/3ebilangue/files/2010/03/200px-Vittorio_Emanuele_II1.jpg" alt="" width="90" height="90" />Dov&#8217;è finito re Vittorio? Chi l&#8217;ha visto? Dei quattro Supereroi del Risorgimento, alla vigilia delle celebrazioni per il 150° dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, si parla solo di Cavour e un po&#8217; di Garibaldi. Lasciamo perdere Mazzini, l&#8217;eterno perdente, il grafomane che porta&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://lewebpedagogique.com/3ebilangue/files/2010/03/200px-Vittorio_Emanuele_II1.jpg" alt="" width="90" height="90" />Dov&#8217;è finito re Vittorio? Chi l&#8217;ha visto? Dei quattro Supereroi del Risorgimento, alla vigilia delle celebrazioni per il 150° dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, si parla solo di Cavour e un po&#8217; di Garibaldi. Lasciamo perdere Mazzini, l&#8217;eterno perdente, il grafomane che porta in giro quella faccia con un altissimo tasso di mortalità. Ma Vittorio Emanuele II, così simpatico, vitalistico, sanguigno, timido e spaccone, allergico all&#8217;etichetta di corte, così simile per tanti versi a noi italiani, perché è ignorato? Ci vergogniamo di lui per via del fatto che si tingeva i capelli? Non è mica l&#8217;unico a farlo, fra i capi di Stato e di governo. Forse perché la sua discendenza è impresentabile? Non è colpa sua. Per le cosiddette ragioni dinastiche, Vittorio deve sposare una cugina prima; suo figlio Umberto idem e di conseguenza si passa nell&#8217;arco di tre generazioni dai due metri e quattro centimetri di altezza di Carlo Alberto a quel ragnetto complessato di Vittorio Emanuele III. A farci prediligere re Vittorio sarebbe sufficiente l&#8217;episodio che precede la sua visita di Stato in Gran Bretagna dopo la vittoriosa guerra di Crimea.</p>
<p>.</p>
<p>Bruno Gambarotta da &#8220;La Stampa&#8221; del 6 luglio 2010 <img src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/top/lastampatop2.gif" alt="" width="221" height="34" /><br />
.<br />
Immaginiamoci la scena: Cavour e Massimo d&#8217;Azeglio nell&#8217;appartamento privato del re, armati di forbici e doppio decimetro, che lo costringono a tagliare almeno dieci centimetri di quei meravigliosi baffi a manubrio che gli arredavano il viso, allo scopo di «non spaventare la regina Vittoria!»</p>
<p>Nei suoi 29 anni di regno (dal 1849 al 1878) il re si trovò ad affrontare cinque guerre e nelle prime quattro combatté personalmente. Al generale Möhring, inviato di Francesco Giuseppe, confidò, dopo la disastrosa campagna del 1866: «La sola cosa che mi dà veramente piacere è di fare la guerra». La più grande virtù di Vittorio Emanuele è stata il coraggio. Fin dal suo esordio come re di Sardegna: suo padre Carlo Alberto, sconfitto a Novara nel 1849, con un colpo di testa abdica e se ne parte per l&#8217;esilio, lasciando la corona a questo ventinovenne che nessuno ha preparato ai suoi compiti. Forse spera che il maresciallo Radetzky, nell&#8217;imporre i termini dell&#8217;armistizio, avrà un occhio di riguardo per Vittorio, dal momento che è stato suo padrino di battesimo e testimone di nozze. Insieme a Massimo d&#8217;Azeglio Presidente del Consiglio, il Re negozia il trattato di pace ma il Parlamento lo respinge; senza indugi, con il Proclama di Moncalieri, scioglie la Camera e indice nuove elezioni e siccome la città di Genova si ribella perché vuole continuare la guerra, ordina che venga bombardata dal mare. Sul capo di Sua Maestà, cattolico praticante, cadono nell&#8217;arco di 20 anni (1850-1870) ben tre scomuniche da parte di Pio IX e lui le lascia scivolare via, convinto che la Storia gli darà ragione. Sono originate dalle leggi Siccardi che nel 1850 soppressero i tribunali ecclesiastici, dalla legge del 1855 che sciolse le corporazioni legate alla Chiesa incamerando i beni nel demanio e dalla presa di Roma nel 1870. Nel giro di poche settimane gli morirono la madre, la moglie, il fratello e il figlio minore. I clericali misero in giro la voce che si trattava della vendetta divina, propiziata forse da una maledizione lanciata da don Bosco, ma il Re tirò avanti per la sua strada.</p>
<p>È stato l&#8217;unico sovrano italiano a non abrogare lo Statuto concesso da suo padre nel 1848, giunto intatto al passaggio del testimone cento anni dopo con la Costituzione dell&#8217;Italia repubblicana. (Ho conosciuto un Presidente del Consiglio che ogni mattina, appena sveglio, per prima cosa pensava a come cambiare la nostra Carta). Per quasi tutta la durata del suo regno ebbe a che fare con dei presidenti del consiglio tosti e affatto malleabili, a cominciare da Cavour che, alla vigilia della guerra del 1849, cumulò i dicasteri degli esteri, degli interni, della marina e della guerra (quello delle infrastrutture non esisteva ancora). Poiché Vittorio, ansioso di combattere, parlava della guerra imminente mentre gli impegni presi con Napoleone III dovevano restare segreti, Cavour tranquillizzò gli austriaci dicendo: «da dieci anni, ogni inverno, il re ripete sempre la stessa cosa, ciò non significa nulla, è una sua idea fissa». (Ho conosciuto un ministro che ogni anno, dal palco di Pontida, minacciava sfracelli e i suoi alleati usavano le stesse parole di Cavour). In un&#8217;altra occasione, il re venne tenuto all&#8217;oscuro delle trattative per la convenzione di Parigi del settembre 1864, siglata da Minghetti per il trasferimento della capitale da Torino a Firenze, che lui non avrebbe mai approvato, perché odiava allontanarsi da Torino. Visitando l&#8217;Italia del Sud, non voleva che i sudditi gli baciassero le mani e quando a Palermo staccarono i cavalli dalla sua carrozza, preferì proseguire a piedi dicendo: «Non sono un cantante o una ballerina».</p>
<p>La sua passione per le donne è un argomento che ha alimentato una messe impressionante di aneddoti veri o inventati. Al termine della visita in Gran Bretagna gli chiesero cosa gli fosse piaciuto di più e lui rispose: «miss Flora Macdonald, damigella della regina». La corte e i suoi ministri avrebbero voluto risposarlo con un gentildonna di sangue reale ma lui tenne duro nel suo amore per Rosa Vercellana, la figlia del tambur maggiore del reggimento, conosciuta quando era una prosperosa ragazza di quindici anni, fino ad arrivare alle nozze morganatiche. Alla notizia della sua morte, avvenuta nel gennaio 1878 quando ancora non aveva compiuto 58 anni, la regina Vittoria scrisse nel suo diario, citato da Denis Mack Smith: «Era uno strano uomo, sregolato, e spesso sfrenato nelle sue passioni (specialmente per le donne), ma un coraggioso, prode soldato, con un cuore generoso, onesto, e con molta energia e grande forza».</p>
<p>__________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 1 agosto 2010</p>
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