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	<title>Storia In Rete &#187; celebrazioni</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Storia In Rete</description>
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		<title>Giovanardi, Parma e Modena unite per rimediare all&#8217;esclusione</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Jan 2011 10:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Carlo Giovanardi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://files.splinder.com/f36d1777977ca620e99168ada6610f76.jpeg" alt="" width="90" height="90" />&#8220;Sostenere che Modena e Parma, con la loro plurisecolare storia, e con il ruolo che hanno avuto nel Risorgimento, oltre alle capacità culturali, artistiche e architettoniche che hanno portato, non siano degne di essere menzionate, è un vulnus assolutamente inaccettabile&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://files.splinder.com/f36d1777977ca620e99168ada6610f76.jpeg" alt="" width="90" height="90" />&#8220;Sostenere che Modena e Parma, con la loro plurisecolare storia, e con il ruolo che hanno avuto nel Risorgimento, oltre alle capacità culturali, artistiche e architettoniche che hanno portato, non siano degne di essere menzionate, è un vulnus assolutamente inaccettabile a queste città E un errore storico&#8221;. Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il modenese Carlo Giovanardi, ha lamentato in una conferenza stampa alla Prefettura di Modena la mancanza delle due città ducali dalla mostra &#8216;Bell&#8217;Italia che a marzo aprirà i battenti a Venaria di Torino per celebrare i 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia.</p>
<p>.</p>
<p>dalla Gazzetta di Modena del 4 gennaio 2011 <img src="http://www.stefanolerose.it/images/Gazzetta_Modena.gif" alt="" width="154" height="36" /></p>
<p>.<br />
&#8220;Non si capisce il motivo &#8211; ha spiegato &#8211; per cui la rassegna escluda due ex capitali di ducato tra le sette degli stati pre-unitari&#8221;. Giovanardi ha ricordato di avere scritto in merito una lettera al presidente Giorgio Napolitano, al governatore del Piemonte e presidente del Comitato Italia 150, Roberto Cota, al garante delle celebrazioni Giuliano Amato, e anche al ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi. Senza ottenere però alcuna risposta. E per questo sta cercando di coinvolgere le istituzioni e i circuiti culturali con l&#8217;obiettivo di reinserire Modena e Parma tra le città celebrate<br />
a Venaria.<br />
Con l&#8217;appoggio del sindaco di Modena Giorgio Pighi e dopo avere contattato l&#8217;amministrazione comunale di Parma, Giovanardi ha deciso di scrivere una lettera al curatore della mostra, Antonio Paolucci, per rivedere l&#8217;elenco delle ex capitali protagoniste della rassegna. &#8220;La Galleria degli Estensi di Modena &#8211; ha ricordato Pighi &#8211; è tuttora una delle migliori in Europa, con materiali artistici di assoluta eccellenza che in una mostra delle antiche capitali non solo non sfigurerebbero, ma sicuramente sarebbero al primo posto&#8221;.<br />
Tutti i presenti all&#8217;incontro  promosso da Giovanardi &#8211; ha reso noto un comunicato &#8211; hanno condiviso la proposta di sollecitare la necessità di ricomprendere Modena e Parma nella mostra in programma nella Reggia di Venaria Reale a Torino. L&#8217;appello è stato sottoscritto da quanti hanno partecipato all&#8217;incontro: amministrazione comunale di Modena, amministrazione comunale di Parma, Provveditorato agli studi di Modena, Archivio di Stato di Modena, Archivio capitolare di Modena, Archivio Notarile di Modena, Sovrintendenza beni artistici di Modena e Reggio Emilia, Società Dante Alighieri di Modena, Comitato per il Risorgimento italiano di Modena, Accademia di scienze lettere ed arti di Modena, Centro culturale Amici dei musei di Modena, Associazione culturale San Domenico di Modena, Circolo culturale F. Minghelli di Modena, Centro studi nonantolani Accademia Lo Scoltenn, Associazione culturale Francesco V, Centro studi Lodovico Antonio Muratore, Unione Cattolica artisti italiani, Associazione culturale terra ed identità di Modena, Fondazione San Carlo, Centro filatelico Tassoni, Centro Culturale la collina della poesia.</p>
<p>_____________________</p>
<p>Inserito su www.storiairete.com l&#8217;8 gennaio 2011</p>
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		<title>140 anni di Roma Capitale: al via le celebrazioni</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 08:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://xoomer.virgilio.it/giornalismo/pics/Francesco%20Pagliari/Pagliari-quadro.jpg" alt="" width="90" height="90" />Il 20 settembre 1870 &#8211; 140 anni fa &#8211; i bersaglieri conquistavano Roma allo Stato Pontificio e la consegnavano alla nuova Italia unita.  Fu una breccia di trenta metri, aperta il 20 settembre 1870 nelle mura della Città in prossimità&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://xoomer.virgilio.it/giornalismo/pics/Francesco%20Pagliari/Pagliari-quadro.jpg" alt="" width="90" height="90" />Il 20 settembre 1870 &#8211; 140 anni fa &#8211; i bersaglieri conquistavano Roma allo Stato Pontificio e la consegnavano alla nuova Italia unita.  Fu una breccia di trenta metri, aperta il 20 settembre 1870 nelle mura della Città in prossimità di Porta Pia, a consentire l’accesso delle truppe del generale Raffaele Cadorna nella Roma Pontificia. Pochi giorni dopo, un plebiscito popolare sancì l’annessione di Roma allo Stato italiano, il primo passo verso la sua proclamazione a Capitale d’Italia nel febbraio del 1871.</p>
<p>Dal 18 al 20 settembre 2010 per ricordare questa tappa storica fondamentale si terrà una festa per le strade simbolo della Città Eterna. Tre giorni di concerti, spettacoli, proiezioni, animazioni per bambini e aperture straordinarie per rivivere una tappa fondamentale nella storia dello Stato italiano.</p>
<p>Le celebrazioni verranno aperte con una conferenza lunedì 13 settembre 2010 ore 12.00 nella Sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini, al Campidoglio, Roma dove saranno presenti il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, il Sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Maria Giro, il Vice Sindaco di Roma, Mauro Cutrufo, l’Assessore alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma Umberto Croppi, il Sovrintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma Umberto Broccoli, il Presidente del Comitato di Indirizzo Marcello Veneziani, Monsignor Pasquale Iacobone del Pontificio Consiglio della Cultura e il Presidente di Zètema Progetto Cultura Francesco Marcolini.</p>
<p><img src="http://2.citynews-romatoday.stgy.it/pictures/20100903/140-anni-roma-capitale_2.jpeg" alt="140-anni-roma-capitale_2" /></p>
<p><strong>Programma</strong></p>
<p><strong>Sabato 18 settembre<br />
</strong>Giornata dedicata agli studi presso la <strong>Sala della Protomoteca in Campidoglio</strong>.<br />
La giornata condotta da Marcello Veneziani, coinvolgerà i più stimati storici italiani. Il tema “Roma diventa Capitale” sarà declinato in più incontri che si focalizzeranno sulla figura di Pio IX tra potere temporale e unità d’Italia e sul rapporto tra Roma, il Risorgimento e l’identità nazionale.</p>
<p><strong>Domenica 19 settembre<br />
</strong>Giornata che propone al pubblico eventi lungo l’asse che va da Porta Pia a Largo S. Susanna.<br />
Giornata dei festeggiamenti aperti alla città, con tanti appuntamenti in programma, dalle mostre alle animazioni di strada, dalle visite guidate agli spettacoli.<br />
Una <strong>mostra</strong> sui pittori del Risorgimento si inaugura al <strong>Museo di Roma Palazzo Braschi</strong> dove, con l’occasione, saranno presentate al pubblico le novità del museo: l’ingresso da Piazza Navona, le sale riallestite al piano terra, la caffetteria e la nuova libreria.<br />
Un’altra <strong>mostra</strong> sulla figura di Giovanni Barracco, patriota e collezionista, è ospitata al <strong>Museo di Scultura Antica &#8211; Giovanni Barracco</strong>, proprio di fronte al Museo di Roma.<br />
In via XX Settembre, dal pomeriggio e fino a notte inoltrata, concerti, spettacoli e animazioni accompagneranno il pubblico da piazza di Porta Pia a largo di Santa Susanna. Non mancheranno le Fanfare dei Bersaglieri, i concerti di musica risorgimentale nelle chiese limitrofe, il teatro di strada per i ragazzi e le famiglie, l’omaggio dei più famosi comici romani alla città, proiezioni con giochi di luce sulle facciate degli edifici lungo il percorso, visite guidate e aperture straordinarie delle chiese, dei palazzi, dei ministeri e dei monumenti lungo l’asse di via XX Settembre.</p>
<p><strong>Lunedì 20 settembre<br />
</strong>Giornata dedicata alla visita di Stato del Presidente della Repubblica alla città di Roma. Il Presidente Giorgio Napolitano e il Sindaco di Roma Giovanni Alemanno inaugureranno i restauri di Porta Pia, dell’Aula Giulio Cesare in Campidoglio e la mostra sulla città di Roma nella storia al Complesso Museale del Vittoriano.</p>
<p><strong>Mercoledì 22 settembre</strong><br />
Inaugurazione della mostra Il Risorgimento dei Romani al <strong>Museo di Roma in Trastevere</strong>.</p>
<p>_____________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 13 settembre 2010</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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		<title>Buon compleanno Cavour! Ma l&#8217;Italia continua a dimenticarlo&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 12:18:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.unonotizie.it/immagini/cavour.jpg" alt="" width="90" height="90" /><span style="font-weight: normal;">1</span></strong>0  agosto 1810 &#8211; 10 agosto 2010. Duecento anni fa nasceva l&#8217;uomo  dell&#8217;Italia Unita, Camillo Benso Conte di Cavour. Uno dei Padri della Patria, e  l&#8217;artefice politico che più d&#8217;ogni altro si impegnò nel Risorgimento nazionale.  Oggi &#8211; nel silenzio quasi&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.unonotizie.it/immagini/cavour.jpg" alt="" width="90" height="90" /><span style="font-weight: normal;">1</span></strong>0  agosto 1810 &#8211; 10 agosto 2010. Duecento anni fa nasceva l&#8217;uomo  dell&#8217;Italia Unita, Camillo Benso Conte di Cavour. Uno dei Padri della Patria, e  l&#8217;artefice politico che più d&#8217;ogni altro si impegnò nel Risorgimento nazionale.  Oggi &#8211; nel silenzio quasi generale &#8211; ne cade il duecentesimo anniversario della  nascita.</p>
<p>Il  Conte di Cavour non solo è stato dimenticato dalle istituzioni e dal comitato  che avrebbe dovuto celebrarne il bicentenario della nascita, ma anche il Comune  di Torino non ha trovato nemmeno il tempo e il denaro per restaurare la lapide  che ricorda la sua nascita a palazzo Cavour &#8211; oggi occupato da un condominio &#8211; e  che versa in condizioni di degrado. Così come documenta il servizio fotografico che potete vedere più oltre.</p>
<h1><strong>Torino dimentica  Cavour: nessun restauro </strong><strong>per la lapide che ne  ricorda la nascita </strong><strong>(ma ci si ricorda di  Mozart&#8230;)</strong></h1>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>di  Andrea Biscàro</em></p>
<p><em>«Torino,  ricordati della lapide e di un piccolo (meglio se grande) segnale a Palazzo  Cavour. Così, almeno per salvare la faccia». &#8220;Storia in Rete&#8221; concludeva così </em><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/05/pdf-16-23-biscaro-cavour.pdf"><strong><em>l’inchiesta  dello scorso maggio</em></strong></a><em> su Palazzo Cavour e gli auspicabili  festeggiamenti in loco per il bicentenario della nascita dello statista  subalpino (10 agosto 1810). Il 29 luglio scorso la procuratrice della Società  proprietaria del Palazzo ci ha scritto che «non è cambiato nulla rispetto alla  situazione scritta nel suo articolo». Una personale ricognizione lo conferma: il  Palazzo – internamente restaurato – è stato ignorato dalle istituzioni  cittadine, e così la malconcia lapide, per non parlare del muro che l’accoglie,  imbrattato dai vandali. A maggio scrivevamo che «Torino non è sempre in grado di  occuparsi a dovere delle proprie glorie locali». Avevamo ragione. La prova? In  pieno centro cittadino, esattamente in via Corte d’Appello 4, presso l’Hotel  Dogana Vecchia (già Nuova), una lapide, in ottime condizioni, recita: «Wolfgang  Amadeus Mozart […] nel 1771 soggiornò a Torino con il padre Leopold alloggiando  nell’albergo Dogana Nuova. Nel 250° Anniversario della nascita il Comune pose il  6-XII-2006». </em><strong><span style="text-decoration: underline;"><em>Quattro anni fa il Comune si è mosso per onorare il  ricordo della permanenza a Torino di Mozart.</em></span></strong><em> A ridosso del  bicentenario della nascita di un «Padre della Patria», la sua casa non reca  traccia istituzionale. La logica di certe scelte ci sfugge e con essa s’invola  sempre più la dignità nazionale, coscienza della propria identità. (A.  Biscàro)</em></p>
<p><strong>CLICCA SULLE FOTO </strong><strong>PER VEDERLE IN ALTA DEFINIZIONE</strong></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7026.jpg"><img title="DSCF7026" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7026-224x300.jpg" alt="" width="134" height="180" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7027.jpg"><img title="DSCF7027" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7027-300x224.jpg" alt="" width="180" height="134" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7028.jpg"><img title="DSCF7028" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7028-300x225.jpg" alt="" width="180" height="135" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7029.jpg"><img title="DSCF7029" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7029-207x300.jpg" alt="" width="124" height="180" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7030.jpg"><img title="DSCF7030" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7030-300x259.jpg" alt="" width="180" height="155" /></a></p>
<p>_____________________________________________________</p>
<h1>SCANDALO CAVOUR</h1>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/archivio-arretrati/storia-in-rete-numero-55-maggio-2010/" target="_blank"><strong>da &#8220;Storia in Rete&#8221; n° 55 &#8211; maggio 2010</strong></a><strong> </strong><img src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/05/I-cover-storia-55-IMPRIMATUR-1-210x300.jpg" alt="" width="46" height="65" /></p>
<p>di Andrea Biscàro</p>
<p><em>Anche nella città che più sta facendo in vista delle celebrazioni dei 150 anni dell’Italia unita non mancano sciatterie e sviste clamorose. Che colpiscono anche i luoghi dove l’Italia s’è fatta davvero, cioè le stanze del palazzo dove Cavour nacque, visse, lavorò, sognò e morì. Un palazzo sostanzialmente abbandonato – in qualunque altra nazione ci avrebbero già realizzato un memoriale – e che ha rischiato di essere il ritrovo degli atleti canadesi alle ultime Olimpiadi. Per trovare un po’ di attenzione per l’uomo che volle l’Italia unita bisogna così uscire dalla città e andare in un vecchio castello dove Cavour sta dormendo, da 200 anni, il suo sonno eterno…</em></p>
<p>***</p>
<p>Questa è una storia di indubbie luci e di qualche inspiegabile ombra, dove il <em>colpevole </em>forse non sa neppure d’esserlo e il pubblico ha perso la sua funzione di giudice appassionato. “<em>Ci si abitua ai difetti degli altri quando non si crede che sia nostro dovere correggerli</em>”, insegna una maestra di vuoto e indifferenza, la giovane Cecilia, protagonista di “<em>Bonjour Tristesse</em>” di Françoise Sagan. Procedendo lungo il viale della connessione con l’<em>altro da noi</em>, ci si può imbattere in una considerazione di Montesquieu: “<em>la tirannia d’un principe non è più rovinosa per uno Stato di quanto sia per una repubblica l’indifferenza per il bene comune</em>”. In una società improntata sul <em>fare</em>, il pensare oltre la mera utilità è una patologia che talvolta accantona il bene della memoria – “bene comune” – senza il quale non sapremmo neppure riconoscerci allo specchio. Lo specchio della storia. Cicerone aveva ragione: “<em>la memoria si indebolisce se non la eserciti</em>”. Di questa patologia “<em>Storia in Rete</em>” si è già occupata nel gennaio scorso, direttamente dal suo sito web, in riferimento a un italiano non qualunque messo in disparte: Cavour, nato a Torino il 10 agosto 1810 nel palazzo paterno e morto nello stesso palazzo il 6 giugno 1861. Nella trasmissione RAI “Il Più Grande (italiano di tutti i tempi)” tra i <em>concorrenti in gara</em> non è stato inserito Cavour. Un’esclusione clamorosa ma non unica: se concorrevano al titolo di “Più Grande italiano” personaggi come Battisti, Mina, Laura Pausini, Fiorello, erano però esclusi Lorenzo il Magnifico, Raffaello, Giotto, Meucci, Giulio Cesare!</p>
<p><strong>Focalizziamo ora</strong> l’attenzione su Cavour e la sua Torino, perché tutto iniziò da lì, pur avendo egli affinato la propria formazione economica e politica attraverso permanenze all’estero e collaborazioni con pubblicazioni italiane, svizzere e francesi. Relativamente al versante subalpino, la valorizzazione delle molteplici risorse naturali e culturali è una questione annosa che il Piemonte ha finalmente deciso di affrontare con la giusta dose di aggressività e autostima. Nel dicembre ‘77 “La Stampa”, il quotidiano della città, scrisse che «a Torino manca un vero tessuto culturale, manca una domanda dal basso, manca la capacità e il gusto di creare, di cambiare, di organizzare». Dalla fine degli anni Novanta a Torino si è fatta <em>violenza</em>, decidendo così di puntare sempre più e sempre meglio su se stessa, trasformandosi in una città in grado d’essere invitante. Ma non sempre in grado di occuparsi a dovere delle proprie glorie locali. Ad esempio, per quanto riguarda Cavour, egli <em>vive</em> grazie ad un’associazione di volontari che si è formata ed è attiva in Provincia, sia pure a ridosso del Capoluogo: a Santena. Si tratta dell’<strong>Associazione Amici della Fondazione Camillo Benso di Cavour</strong>, presente in rete con un ottimo sito (<a href="http://www.camillocavour.com/">www.camillocavour.com</a>) che consente un adeguato approccio alla sua figura. «L’Associazione di Santena (To) – recita il sito – è nata con lo scopo di far conoscere la figura di Camillo Benso di Cavour, massimo fautore dell’Unità e dell’indipendenza italiana, di valorizzare il patrimonio storico, culturale e ambientale dei luoghi cavouriani di Santena e di promuovere l’interesse delle istituzioni, delle categorie sociali, di altre associazioni nonché degli studiosi e dei turisti italiani e stranieri». A Santena riposano le spoglie del Conte e chiunque voglia conoscerlo attraverso le carte può prendere appuntamento con l’Archivio (ricerca e consultazione sono possibili anche dal sito). Il vice-presidente, Marco Fasano, ricorda che «come Associazione commemoriamo la morte di Cavour il 6 giugno – il Presidente Napolitano ha confermato la sua presenza per quest’anno – con la deposizione di una corona d’alloro sulla sua tomba. Abbiamo anche istituito il “<strong><em>Premio Camillo Cavour</em></strong>” (20 settembre) che consiste in una riproduzione in oro dei suoi caratteristici occhiali. Il primo anno è andato a Ciampi, poi a Veronesi e nel 2009 a Piero Angela. L’accoglienza a livello di pubblico e di mass media è andata crescendo. L’anno scorso, in occasione delle manifestazioni, i visitatori hanno superato il migliaio di presenze. Il riscontro di giornali e TV è stato soddisfacente, anche se quando è stato attribuito il “<em>Premio</em>” ad Angela il TG3 non ha fatto un servizio sulla manifestazione di Santena, ma sul premio che Angela ha ricevuto al Circolo del jazz, al quale è iscritto. Perché non realizzare anche un brevissimo servizio sul “<em>Premio Cavour</em>”?».</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>Ma non basta l’entusiasmo di una associazione e l’intervento pubblico. I luoghi della memoria hanno un senso se vengono visitati e ricordati. Ma se, ad esempio, le gite scolastiche vanno regolarmente altrove come si fa a tener viva una struttura del genere? Che paese è quello in cui la tomba di uno dei suoi principali padri fondatori è visitata da un migliaio di persone in un anno quando va bene?</p>
<p><strong>«Mi sento di aggiungere</strong> – afferma Fasano – che lo sforzo, noi e la Regione, lo abbiamo fatto, ma dovrebbero farlo anche le famiglie, perché lo Stato siamo noi. La società civile è costituita da ognuno di noi che, anziché dedicarsi troppo spesso ad interessi a dir poco futili se non dannosi, dovrebbe cominciare ad accostarsi alla storia e alla cultura, a partire dalle famiglie, perché storia e cultura possono offrire visioni e prospettive diverse alle generazioni future». L’<em>indifferenza per il bene comune</em> non nasce soltanto dalle istituzioni, ma anche <em>dal basso</em>. Malgrado gli sforzi, l’Archivio di Santena è poco frequentato «semplicemente perché non è conosciuto dai più», riconosce Fasano. Ma all’estero, grazie al sito, è conosciuto: «a febbraio sono venute due professoresse russe a visionare le carte di Cavour. In passato siamo stati contattati persino dai giapponesi: esiste una traduzione giapponese della “<em>Vita di Cavour</em>” di Rosario Romeo, grazie ad un professore che è stato a Santena». Insomma, come già anche per Garibaldi e altri, le glorie italiane godono di maggior attenzione all’estero…</p>
<p><strong>(&#8230;)</strong></p>
<p><strong>“La Stampa” dell’11 agosto 1910</strong> titolava: “Solenne commemorazione del centenario della nascita di Camillo Cavour alla presenza del Re, dei Principi, del Governo, della Camera e della Rappresentanza comunale”. Fu anche coniata in quell’occasione una medaglia commemorativa. Non è forse il caso di scadere in facili parallelismi con le celebrazioni di allora. Vedremo dunque cosa saprà preparare la società civile torinese del XXI secolo. <strong><em><span style="text-decoration: underline;">Si potrebbe iniziare a restaurare o sostituire al più presto la lapide posta nella centrale via Lagrange angolo via Cavour. La lapide, in pessimo stato, ricorda che “il conte Camillo di Cavour nacque in questa casa addì 10 agosto 1810 e vi morì il 6 giugno 1861 – ricordo posto dal Municipio</span></em></strong>”. Sicuramente ad agosto – che fretta c’è? – la troveremo in perfette condizioni, ornata dell’alloro che Cavour merita, in tempo per soffiare sulle duecento candeline! Il palazzo – Palazzo Cavour – è stato venduto dalla famiglia dello statista, successivamente alla sua morte. In una monografia del 1939 si legge: “È un palazzo della nostra città di grande e duplice importanza: prima perché in esso nacque, visse e morì il sommo statista della nuova Italia risorta; in secondo luogo perché è bellissima invenzione [di] G. G. G. Planteri il cui nome rifulge tra gli architetti piemontesi della prima metà del Settecento.” Questo e quanto seguirà è tratto da una solitaria e poco visibile targa montata su piedistallo, sita nell’elegante androne del palazzo: “fu abitato dalla famiglia di Cavour per 140 anni. Dopo la morte del Conte […] parte del palazzo fu occupata dal Banco di Napoli, quindi nel 1928 venne in possesso della Federazione Fascista del Commercio della Provincia di Torino. Il piano nobile, occupato fino al 1995 dalla Corte dei Conti, è articolato in più sale intorno al cortile centrale e sviluppa una superficie di circa 1.500 mq. Per l’elegante portone di via Cavour si entra nell’androne che rappresenta il più bel pezzo architettonico dell’edificio. […] Al piano nobile si accede attraverso lo scalone a tre rampe con un bel parapetto in marmo bianco […]: la volta […] è decorata con un pregevole dipinto a chiaroscuro che risale all’Ottocento, restaurato in preparazione dell’inaugurazione della nuova sede. La decorazione, a forte effetto di rilievo […] rappresenta al centro la Terra, o Cibele, figura femminile assisa sopra una biga trascinata da leoni.” All’ingresso, al n° 8 di via Cavour, la segnalazione del palazzo si limita alla classica targa turistica in metallo. Uno dei tanti orribili retaggi del cattivo gusto Anni Settanta…</p>
<p><strong>“Quando la famiglia Cavour</strong> – spiega ancora Fasano – vendette i palazzi di Torino (Cavour e Lascaris) trasferì tutti gli arredi a Santena. Per vicende ereditarie una parte cospicua del mobilio è finita in Francia al Castello di Thorens, dove c’è ancora la famiglia della nonna di Cavour. La camera di Cavour invece è a Santena. Tutto è stato salvato”. Questa è una notizia confortante! Essendo il palazzo di proprietà privata, abbiamo contattato il proprietario. “Palazzo Cavour – ci ha scritto la procuratrice della Società – dal 1956 è di proprietà della “<em>Società Palazzo Cavour s.s.</em>”. Quando ha acquistato l’immobile, nel palazzo non esisteva più nessun arredo dello statista”, in quanto già trasferito a Santena. “Dal 1956 – prosegue – l’immobile è sempre stato ed è tuttora abitato da privati, in appartamenti ricavati ai vari piani. Il piano nobile del palazzo per molti anni è stato affittato per uffici dalla Corte dei Conti. Nel 1999 la Regione Piemonte ha affittato il primo piano nobile del palazzo per farne sede espositiva. Nel’ottobre del 2005 ha disdetto il contratto di locazione e ha reso liberi i locali nella primavera del 2007”. La motivazione di tale disdetta? La procuratrice si stringe nelle spalle: non lo sa…</p>
<p>(&#8230;) Visitando il sito  <a href="http://www.palazzocavour.it/">www.palazzocavour.it</a> vi imbatterete in una sorta di desolante <em>residuato bellico</em> con all’interno ancora qualche riferimento alle mostre e alle iniziative della breve vita di Palazzo Cavour restituito ai torinesi. Sempre dalla pagina “<em>Torino musei</em>” scopriamo che “il Palazzo […] è stato recentemente restaurato dalla Regione Piemonte, che ne ha fatto una prestigiosa sede espositiva e di rappresentanza, con la funzione di ospitare le grandi iniziative promosse dalla Regione Piemonte.” Quale la motivazione di un simile abbandono, a fronte di un così importante – e immaginiamo costoso – restauro realizzato pochissimi anni fa?  Sappiamo invece, sempre grazie alla procuratrice, che <strong><span style="text-decoration: underline;">per i “Giochi Olimpici Invernali Torino 2006” la Regione si è rifatta viva per ospitare parenti e amici degli atleti canadesi. Di questa presenza v’è traccia sul sito della Regione Piemonte: “Palazzo Cavour […] ospita la Casa Nazione del Canada”</span></strong><span style="text-decoration: underline;">.</span> […] l’edificio è destinato alla sola accoglienza di parenti e amici degli atleti canadesi che partecipano alle Olimpiadi. Il maestoso scalone del palazzo conduce all’entrata della “Casa” […]. Due grandi televisori al plasma, sintonizzati sulle gare del giorno, e comodi e ampi divani rossi accolgono tifosi e parenti degli atleti che possono esultare e godersi, tra uno stuzzichino e l’altro, le competizioni sportive. Menù italiano con cui distrarre il palato in attesa dei risultati sportivi e pc sempre in rete […]. Non solo un esclusivo ritrovo per i canadesi, ma anche luogo di rappresentanza che accoglie, nelle sue stanze affrescate, ministri e politici canadesi in visita a Torino. La sera però si cambia registro: birra gratis per tutti e musica festeggiano i medagliati canadesi, trasformando Palazzo Cavour in un ambito ritrovo di divertimento notturno”. Chissà che avrebbe pensato lo statista italiano (Palazzo Cavour <em>by night</em> con tanto di <em>birra e rutto libero</em>), ma in fondo quel luogo non è più casa sua da oltre un secolo.</p>
<p><strong>Una domanda sorge spontanea</strong>: passi l’ospitalità ai simpatici canadesi, ma Cavour è proprio figlio della serva? Perché non trasformare  lo scalone e i piani nobili – già restaurati – in un <strong>polo storico-culturale </strong>torinese in onore dello statista nel suo bicentenario della nascita e in previsione del 150°? Se ha ospitato i canadesi perché non potrebbe ospitare Cavour? Oppure, se non si ha intenzione di ricordarne, in <strong><em>casa sua</em></strong>, la presenza, suggeriamo almeno di evidenziare con un certo <em>entusiasmo </em>il sito storico in sé, anche soltanto con qualche pannello espositivo posto in bella vista nell’androne del Palazzo – segnalandone la presenza all’esterno – con la funzione di richiamare, attraverso testi e iconografie, l’uomo ed il luogo che lo accolse. <strong>Ma aprirlo al pubblico e alla cultura sarebbe certamente meglio.</strong> “<strong><span style="text-decoration: underline;">Nessuna istituzione per ora mi ha contattata per il bicentenario della nascita dello statista”, ci ha scritto la procuratrice della “<em>Società Palazzo Cavour s.s.</em>”. Se si intende contattarla è bene farlo subito, così da organizzare e pubblicizzare per tempo una <em>festa di compleanno</em> d’eccezione!</span></strong> Tanto si sta facendo, è doveroso ricordarlo, per salvaguardare il castello di Santena, la tomba, l’Archivio. Ma a Torino? Cos’hanno previsto Comune, Provincia, Regione, il Comitato per le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia e quello per le Celebrazioni Cavouriane? Non lo sappiamo ancora. Non vi è il rischio di <em>fare le corse</em>?</p>
<p>«Relativamente a Santena – sottolinea il dottor Fasano – come Associazione per il 150° abbiamo previsto una serie di manifestazioni che saranno subordinate a quelle che organizzerà il “Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Cavour». È già stato nominato il presidente, ma non si è ancora insediato. Per adesso le nostre manifestazioni le teniamo nel <em>cassetto</em>,<em> </em>perché è evidente che se il presidente del comitato, lo storico Piero Craveri, farà questa grande mostra su Cavour di cui si vocifera, noi faremo la nostra parte qui a Santena per quanto riguarda la formazione, Cavour, la sua famiglia. Il Cavour politico invece si approfondirà a Torino o, addirittura, gira la voce della Palazzina di Stupinigi. Però è ancora tutto in fase embrionale». E già perché fino a marzo 2011 – data ufficiale d’inizio delle celebrazioni – un po’ di tempo c’è ancora. Ma per il bicentenario? L’attesa, sempre meno fiduciosa, è obbligata. Comunque sia: Torino, ricordati della lapide e di un piccolo (meglio se grande) segnale a Palazzo Cavour. Così, almeno per salvare la faccia…</p>
<p>Andrea Biscàro</p>
<p>____________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 10 agosto 2010, 200° anniversario della nascita di Cavour</p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7026.jpg"></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7027.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7028.jpg"></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7029.jpg"></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/08/DSCF7030.jpg"></a></p>
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		<title>Per le celebrazioni del 150° niente fondi dal governo</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 12:49:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ColxTU5ur5g/SpRRHNL_rZI/AAAAAAAAA1Q/Dwm6MM1EZnc/s320/150-anni-unita-italia-300x285.jpg" alt="" width="90" height="90" />La doccia fredda è arrivata martedì nella prestigiosa sede dell’Enciclopedia Treccani a Roma, dove gli assessori Alfieri (Comune) e Perone (Provincia) &#8211; affiancati dal direttore del Comitato Italia 150 Paolo Verri &#8211; si erano recati con la speranza di farsi staccare un assegno da sei milioni: un terzo dei 18 milioni stanziati in Finanziaria, come da impegni del governo Prodi, poi ribaditi da quello Berlusconi, per finanziare la promozione di Italia 150 più le cerimonie di apertura e di chiusura dell’evento a Torino e in Piemonte. Invece nisba. Nell’occasione il terzetto è stato informato da Giuliano Amato, presidente del Comitato dei garanti, e da Paolo Peluffo, il suo braccio destro, che i 18 milioni di cui sopra sono già impegnati. Serviranno per restaurare i monumenti risorgimentali disseminati lungo la penisola &#8211; a Torino quelli di Garibaldi, Cavour, Carlo Alberto &#8211; e per pagare le new-entry (vedi la targa commemorativa della spedizione dei Mille inaugurata a Quarto).</p>
<p>.</p>
<p>Alessandro Mondo da &#8220;La Stampa&#8221; del 25 luglio 2010 <img src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/top/lastampatop2.gif" alt="" width="221" height="34" /></p>
<p>.</p>
<p>Uno sgradevole «equivoco», che a pochi mesi dall’avvio delle celebrazioni affida le residue speranze di veder coperto lo stanziamento promesso da Roma a Torino al fantomatico «Gratta e Vinci» perorato dal senatore Enzo Ghigo, uno dei due rappresentanti del governo nel Comitato. Una specie di chimera se è vero che, come premette lo stesso Ghigo, l’idea di giocare la carta di una Lotteria solo per finanziare il Centocinquantenario, a Torino come nel resto d’Italia, non garba al ministro Tremonti. «Soluzione suggestiva ma rischiosa &#8211; ammette il senatore -. Ora che la manovra è blindata, bisognerà vedere se nelle more di qualche ministero si può recuperare qualcosa». Parole che rendono il clima, mentre sotto la Mole &#8211; dove la delegazione è rientrata a bocca asciutta &#8211; fioccano le reazioni.</p>
<p>La polemica non riguarda la «struttura di missione» coordinata a livello centrale da Peluffo, che per finanziare le iniziative nelle altre città italiane batte cassa nè più nè meno di quanto sta facendo il comitato torinese, ma il governo. «In qualche modo ce la caveremo, come al solito», sbotta Perone. Poi la stoccata: «Vorrà dire che sui manifesti di Italia 150, nella fase promozionale, scriveremo che per questo evento da Roma non ci è arrivato un euro».</p>
<p>Se la diretta tv prevista dalla Rai la notte tra il 16 e il 17 marzo nelle piazze di Roma, Torino e Firenze può configurarsi come un’inaugurazione del Centocinquantenario a livello nazionale, supplendo così alle cerimonie di apertura e chiusura inizialmente progettate a Torino, resta il problema di finanziare le iniziative promozionali considerate strategiche per mettere le ali a un evento che dovrebbe tradursi in un volano economico sul territorio.</p>
<p>Da qui la preoccupazione di Alfieri: «Strano che Tremonti punti i piedi sulla Lotteria, a meno che non ne faccia una questione di principio». La Regione getta acqua sul fuoco. «Parliamo di 6 milioni su un budget di 55, tanto costeranno le celebrazioni a Torino e in Piemonte &#8211; osserva l’assessore Coppola -. Se anche venisse meno il contributo del governo, non sarebbe una tragedia. Sottoscrivo l’idea di Ghigo perchè, con Cota e Tremonti, si faccia un tentativo per trovare fondi straordinari».</p>
<p>____________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 28 luglio 2010</p>
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		<title>Bondi: &#8220;tagli a tutti&#8221;. Ma forse si salva il comitato per Cavour</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 11:57:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.turicampo.it/wp-content/uploads/2008/05/sandro-bondi.jpg" alt="" width="90" height="90" />Finanziamenti tagliati per un anno a tutti i comitati per i 150 anni dell&#8217;Unita&#8217; tranne quello per Cavour, propone Bondi. Il ministro dei Beni Culturali ha illustrato alla Commissione Cultura di Montecitorio le sue convinzioni sui tagli.  Per il 2010,&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.turicampo.it/wp-content/uploads/2008/05/sandro-bondi.jpg" alt="" width="90" height="90" />Finanziamenti tagliati per un anno a tutti i comitati per i 150 anni dell&#8217;Unita&#8217; tranne quello per Cavour, propone Bondi. Il ministro dei Beni Culturali ha illustrato alla Commissione Cultura di Montecitorio le sue convinzioni sui tagli.  Per il 2010, ha spiegato Bondi, erano stati previsti 3,5 milioni di euro da destinare ai Comitati per le celebrazioni.  &#8221;Se rinunciamo per un anno a tutti, salvo quello di Cavour, non sarebbe un danno per la cultura&#8221;.</p>
<p>da ANSA <img src="http://www.ansa.it/web/images/logo_ansa_interna.gif" alt="Prima pagina: Ansa.it" /> del 9 giugno 2010</p>
<p>___________________________</p>
<p><strong>VUOI SAPERNE DI PIU&#8217;?</strong></p>
<h3 id="post-3027"><a title="Permanent Link to Tagli finanziaria: a rischio il Comitato per Cavour" rel="bookmark" href="http://www.storiainrete.com/2010/06/tagli-finanziaria-a-rischio-il-comitato-per-cavour/">Tagli finanziaria: a rischio il Comitato per Cavour</a></h3>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/2010/05/storia-in-rete-numero-55-maggio-2010/"><img title="I cover storia 54" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/05/I-cover-storia-55-IMPRIMATUR-1-210x300.jpg" alt="" width="168" height="240" /></a></p>
<p>______________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 10 giugno 2010</p>
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		<title>Tagli finanziaria: a rischio il Comitato per Cavour</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 19:35:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_DjCENcTRyho/SFwFO0b-JOI/AAAAAAAAGH0/5DxwEhNlP6E/s200/hayez-ritratto+di+camillo+benso+conte+di+cavour.jpg" alt="" width="90" height="90" />Tutto da rifare Cavour, Giorgione, Tobino, Pergolesi (e non solo loro): per gli italiani illustri è tutto da rifare. Sembra il gioco dell’oca la vicenda dei 16 comitati nazionali celebrativi, istituiti in base a una legge del 1997 per commemorare&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_DjCENcTRyho/SFwFO0b-JOI/AAAAAAAAGH0/5DxwEhNlP6E/s200/hayez-ritratto+di+camillo+benso+conte+di+cavour.jpg" alt="" width="90" height="90" />Tutto da rifare Cavour, Giorgione, Tobino, Pergolesi (e non solo loro): per gli italiani illustri è tutto da rifare. Sembra il gioco dell’oca la vicenda dei 16 comitati nazionali celebrativi, istituiti in base a una legge del 1997 per commemorare nel 2010 i centenari della nascita o della morte di insigni connazionali.</p>
<p>.</p>
<p>Antonio Carioti, dal <strong>CORRIERE DEL MEZZOGIORNO</strong> dell&#8217;8 giugno 2010</p>
<p>.</p>
<p>Prima c’è stato un certo ritardo nella definizione dei comitati, dovuto al fatto che per alcuni (tipo Cavour e Pannunzio) c’erano diverse candidature da conciliare. Poi è arrivato un consistente taglio dei fondi, decurtati di oltre il 40 per cento. E ora, quando l’elenco delle proposte di istituzione e dei relativi finanziamenti — incassato il via libera della Camera e con quello del Senato imminente — appariva ormai in dirittura d’arrivo, Sandro Bondi, titolare del ministero dei Beni culturali (Mibac), ha revocato tutto. La Consulta che decide sulla creazione dei comitati, riunita ieri a Roma, non ha potuto far altro che prenderne atto.</p>
<p>Alle origini del drastico intervento c’è l’impegno preso dal Mibac di tagliare del 50 per cento i contributi statali alle istituzioni culturali, in seguito alle modifiche apportate al decreto sulla manovra economica. Soppressa la famigerata lista di 232 organismi cui non sarebbe dovuto andare più un euro, eliminata la norma che affidava alla presidenza del Consiglio, di concerto con il ministero dell’Economia, ogni decisione circa un 30 per cento di fondi residui da assegnare agli enti culturali, la palla è tornata nelle mani di Bondi, il quale ha ribadito ieri di voler operare «con forza e determinazione» per cancellare i «molti sprechi» esistenti nel suo campo di competenza. I primi a farne le spese sono i comitati celebrativi, cui erano rimasti circa tre milioni di euro.</p>
<p>«La situazione economica impone di risparmiare. Ora valuteremo come procedere, ma certo saranno ridotti gli stanziamenti e il numero dei comitati», dichiara al «Corriere» il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro. E del resto lo stesso Bondi ha già manifestato al «Foglio» (2 giugno) l’intenzione di «abolire tutti i comitati esistenti, tranne i tre-quattro assolutamente indispensabili». E dire che nella lista dei 232 enti presi di mira da Giulio Tremonti i comitati del 2010 non figuravano neppure. Chi si salverà dalla falcidie? Probabilmente Cavour (cui erano stati assegnati 228 mila euro), data la coincidenza con i 150 anni dell’Unità d’Italia. Forse Matteo Ricci (180 mila), oppure Giorgione (174 mila). Magari un sacrificio può essere chiesto a Confindustria (120 mila), che festeggia il suo centenario. E poi ci sono due comitati, uno per lo studio del tesoro di san Gennaro (174 mila) l’altro sul tema «Patria/Patrie, Nazione/Nazioni» (90 mila), che non celebrano alcun anniversario particolare (è possibile finanziarli, in «casi di eccezionale rilevanza»). Di certo bisogna agire in fretta, visto che il 2010 se n’è andato ormai per metà e, con l’estate in mezzo, bisognerà ripassare dalle commissioni Cultura delle Camere prima di insediare formalmente i comitati. La Consulta si riunisce di nuovo il 23 giugno: forse allora ne sapremo di più.</p>
<p>Antonio Carioti</p>
<p><strong>________________________</strong></p>
<p><strong>Inserito su www.storiainrete.com l&#8217;8 giugno 2010</strong></p>
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		<title>Rievocazione congiunta della battaglia di Lepanto</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 22:02:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/notizie-dal-mondo-della-storia1.png" alt="" width="90" height="90" /></p>
<p>L’ambasciata d’Italia in Atene partecipa per il terzo anno consecutivo alle celebrazioni organizzate dal comune di Lepanto (Naftaktos in greco) per l’anniversario della battaglia navale del 7 ottobre 1571 in cui la flotta cristiana sconfisse quella turca bloccando l’espansionismo&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/notizie-dal-mondo-della-storia1.png" alt="" width="90" height="90" /></p>
<p>L’ambasciata d’Italia in Atene partecipa per il terzo anno consecutivo alle celebrazioni organizzate dal comune di Lepanto (Naftaktos in greco) per l’anniversario della battaglia navale del 7 ottobre 1571 in cui la flotta cristiana sconfisse quella turca bloccando l’espansionismo islamico nel Mediterraneo. Particolarmente ricca la partecipazione italiana, coordinata dall’ambasciatore d’Italia Gianpaolo Scarante e dal sindaco di Lepanto: quest’anno infatti l’Italia è stata rappresentata da ben quattro delegazioni provenienti da diverse regioni italiane. Il Consorzio europeo rievocazioni storiche, venuto appositamente da Venezia, si è esibito con 20 figuranti in una rappresentazione che rievoca la vita quotidiana nella seconda metà del Cinquecento, al tempo della battaglia navale. Sempre da Venezia con un equipaggio di otto vogatori è arrivato il gondolone, una imbarcazione storica di 14 metri, costruita da maestri d’ascia veneziani. Il sindaco di Arquata del Tronto, Aleandro Petrucci, ha accompagnato una delegazione proveniente da Spelonga (AP), il paese che partecipò alla Battaglia di Lepanto e che conserva tuttora come prezioso cimelio, la bandiera della nave ammiraglia della flotta ottomana, di cui uno spelongano riuscì ad impossessarsi arrampicandosi sull’albero maestro. Presente inoltre una rappresentanza della città di Venezia composta dall’assessore alla Cultura della Provincia di Venezia Raffaele Speranzon, dalla vicepresidente del Consiglio comunale di Venezia Silvia Spignesi e dal consigliere regionale della Regione Veneto, Pietrangelo Pettenò.</p>
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		<title>150° dell&#8217;Unità d&#8217;Italia: Il comitato rivede la bozza Bondi</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 18:11:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://torino.blogosfere.it/images/italia-thumb.jpg" alt="" width="90" height="90" />Sono i Garanti dell&#8217;Italia unita, al loro compito cercano di rimanere fedeli.  Così il nuovo documento proposto da un gruppo di studiosi raccolti intorno al  presidente Carlo Azeglio Ciampi ha proprio il sapore di una correzione rispetto  alle linee-guida presentate&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://torino.blogosfere.it/images/italia-thumb.jpg" alt="" width="90" height="90" />Sono i Garanti dell&#8217;Italia unita, al loro compito cercano di rimanere fedeli.  Così il nuovo documento proposto da un gruppo di studiosi raccolti intorno al  presidente Carlo Azeglio Ciampi ha proprio il sapore di una correzione rispetto  alle linee-guida presentate un mese fa dal ministro Bondi. Cominceranno il 17  marzo del 2011 le celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell&#8217;Unità  d&#8217;Italia.</p>
<p>Simonetta Fiori da www.repubblica.it <img class="alignnone" src="http://www.repubblica.it/sharedfiles/images/la_repubblica_logo2lev_v2.gif" alt="" width="132" height="36" /></p>
<p>La data di avvio è stata proposta dal Comitato dei Garanti, che ieri  ha reso pubblico il suo documento con i &#8220;suggerimenti&#8221; per il ministro Bondi. La  rilevanza politica di questo nuovo atto consiste nel contrapporre alla  &#8220;disunità&#8221; enfatizzata nelle linee guida del ministero, influenzato dai mal di  pancia di Bossi (i localismi, la valorizzazione dei dialetti, le ombre del  processo risorgimentale), una lettura che invece insiste sul carattere unitario  della costruzione nazionale. E questo carattere unitario scaturisce da una  tradizione storica che dal Risorgimento arriva alla Carta Costituzionale  passando attraverso la stagione fondante della Resistenza.</p>
<p>Quella che è  emersa nei giorni scorsi dal Comitato dei Garanti &#8211; presieduto da Carlo Azeglio  Ciampi e composto tra gli altri da Gustavo Zagrebelsky, Walter Barberis, Roberto  Pertici, Simona Colarizi, Elena Aga Rossi, Ernesto Galli della Loggia &#8211; è una  lettura della storia nazionale molto distante dagli umori della Lega o dalle  interpretazioni neoguelfe cui pure è sensibile il presidente del Consiglio. Ora  spetta al ministro Bondi tradurre in mostre, manifestazioni nelle scuole, musei  virtuali e fiction televisive questa lettura dell&#8217;identità nazionale. Ci saranno  i soldi? E, soprattutto, ci sarà la volontà politica di valorizzare  un&#8217;interpretazione della storia italiana così estranea alla visione dei  governanti?<br />
<!--inserto--></p>
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<p><!--/inserto--><br />
Vediamolo in dettaglio questo bilanciamento. Intanto  nel cappello del documento si specifica che queste celebrazioni devono  trasmettere essenzialmente un &#8220;significato unitario&#8221;, ossia il &#8220;patrimonio di  identità e di coesione nazionale che gli italiani hanno maturato nella loro  storia&#8221;. Questo non significa trascurare &#8220;le difficoltà del percorso di  formazione nazionale&#8221; o &#8220;problemi ancora irrisolti come il divario tra Nord e  Sud&#8221; né significa appiattire &#8220;gli elementi di pluralità e diversità&#8221; molto  esaltati dal ministro Bondi, ma tutti questi aspetti devono essere trattati  entro una cornice solidamente unitaria, cementata da un&#8217;identità nazionale &#8220;che  ha le sue radici nella formazione della lingua italiana&#8221;, scrive Ciampi, &#8220;e che  negli ultimi due secoli s&#8217;è sviluppata in una continuità di ideali e valori dal  Risorgimento alla Resistenza alla Costituzione Repubblicana&#8221;.</p>
<p>Un  capitolo centrale del documento investe le &#8220;istituzioni&#8221;, questione ignorata  nelle precedenti celebrazioni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. &#8220;L&#8217;unità di un popolo&#8221;, vi si  legge, &#8220;si misura sulla tenuta delle sue istituzioni, sulla capacità di fare di  tante terre, distinte e anche lontane, un territorio integrato&#8221;. Parlare  dell&#8217;unità d&#8217;Italia equivale dunque a parlare delle sue istituzioni unitarie,  della loro attuale tenuta. Centocinquant&#8217;anni di trasformazioni profonde: &#8220;dalla  monarchia alla repubblica; dall&#8217;oligarchia liberale alla democrazia aperta a  tutte le classi; dallo Stato centralizzato alle autonomie territoriali, al  federalismo; dalla emarginazione delle donne dalla vita pubblica e sociale alla  loro partecipazione; dai diritti di libertà ai diritti sociali, la salute, il  lavoro, l&#8217;istruzione; dallo Stato-guardiano allo Stato del benessere; dalla  separazione società-Stato alla &#8220;nazionalizzazione delle masse&#8221;, allo Stato  pluralista; dallo Stato confessionale alla laicità dello Stato&#8221;. Il &#8220;documento  riassuntivo&#8221; di questo percorso è la Costituzione, che dovrebbe assurgere a  simbolo delle celebrazioni unitarie. Da queste considerazioni discende un&#8217;altra  integrazione suggerita a Bondi dai Garanti: le manifestazioni non dovrebbero  essere circoscritte al solo Risorgimento. La ricorrenza del 2011 investe la  &#8220;vicenda italiana in tutta la sua unitarietà e interezza&#8221;: non solo dunque la  lotta per l&#8217;indipendenza, ma anche il successivo consolidarsi dell&#8217;identità  italiana lungo un secolo e mezzo, con speciale attenzione &#8220;al tratto del  percorso unitario compreso negli ultimi sessant&#8217;anni&#8221;.</p>
<p><!-- do nothing -->In questo quadro di riferimento &#8211; che valorizza anche  la crescita di benessere legato al lavoro, il ruolo delle Forze Armate, la  storia di genere &#8211; si potranno pure affrontare i singoli episodi, personaggi e  luoghi geografici indicati dalla precedente bozza di Bondi (viaggi nella storia  locale italiana, ritratti di statisti e artisti eminenti, luoghi delle memoria,  targhe e monumenti riscoperti e puliti), elementi che tuttavia, sprovvisti della  cornice unitaria, non sono più funzionali allo spirito delle celebrazioni.  Conseguente a questa impostazione è anche la riflessione sui dialetti. &#8220;La  valorizzazione delle lingue particolari&#8221;, si legge nel documento, &#8220;è un fatto  positivo se serve alla pluralità nell&#8217;unità; non ha invece alcuna relazione con  le celebrazioni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, è anzi controproducente, se si riduce alla  pura e semplice coltivazione di culture locali chiuse in sé, a vocazione  folcloristica&#8221;. Bondi aveva proposto il &#8220;censimento dei dizionari dialettali&#8221;.  Una &#8220;priorità dubbia&#8221;, liquida il Comitato. Al momento Bossi è servito. La palla  ora passa al ministero.</p>
<p>_________________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 7 ottobre 2009</p>
<p><!-- do nothing --><!-- fine TESTO --></p>
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		<title>San Martino e Solferino 150 dopo. Celebrazioni e degrado</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 18:24:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc079242.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1922" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="dsc079242" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc079242.jpg" alt="" width="90" height="90" /></a>A centocinquant&#8217;anni dalla gloriosa battaglia di San Martino e Solferino e per la fondazione della Croce Rossa (la cui idea nacque su quei campi insanguinati) <strong><span style="color: #993300;">Storia in Rete</span></strong> propone ai suoi lettori una galleria fotografica delle celebrazioni che si sono tenute&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc079242.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1922" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="dsc079242" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc079242.jpg" alt="" width="90" height="90" /></a>A centocinquant&#8217;anni dalla gloriosa battaglia di San Martino e Solferino e per la fondazione della Croce Rossa (la cui idea nacque su quei campi insanguinati) <strong><span style="color: #993300;">Storia in Rete</span></strong> propone ai suoi lettori una galleria fotografica delle celebrazioni che si sono tenute nel comune lombardo e presso il monumento-ossario ai Caduti, con gli scatti di Claudio Mazzoli presentati alla redazione da Gabriele Testi. Le ultime foto documentano anche il degrado dell&#8217;interno del Sacrario, sul quale l&#8217;inciviltà di alcuni visitatori ha lasciato eloquenti tracce.</p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07829.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1907" title="dsc07829" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07829.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07833.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1908" title="dsc07833" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07833.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07849.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1909" title="dsc07849" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07849.jpg" alt="" width="100" height="150" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07851.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1911" title="dsc07851" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07851.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07860.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1912" title="dsc07860" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07860.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07858.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1913" title="dsc07858" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07858.jpg" alt="" width="100" height="150" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07872.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1914" title="dsc07872" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07872.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07899.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1915" title="dsc07899" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07899.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07900.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1916" title="dsc07900" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07900.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07892.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1917" title="dsc07892" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07892.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07918.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1918" title="dsc07918" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07918.jpg" alt="" width="100" height="150" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07924.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1921" title="dsc07924" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07924.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07926.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1925" title="dsc07926" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07926.jpg" alt="" width="100" height="150" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07929.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1926" title="dsc07929" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07929.jpg" alt="" width="100" height="150" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07942.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1928" title="dsc07942" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07942.jpg" alt="" width="100" height="150" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07988.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1929" title="dsc07988" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07988.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07989.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1930" title="dsc07989" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/08/dsc07989.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a></p>
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		<title>All&#8217;assedio di Torino del 1706 l’Italia s’è desta</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 17:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://images.absoluteastronomy.com/images/topicimages/p/pr/prince_eugene_of_savoy.gif" alt="" width="90" height="90" />É in pieno svolgimento la rievocazione della vittoria del Duca di Savoia e di suo cugino il Principe Eugenio sui francesi del Re Sole. Per tutto settembre si susseguono mostre, convegni, presentazioni di libri. L’evento è legato anche alla leggendaria&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://images.absoluteastronomy.com/images/topicimages/p/pr/prince_eugene_of_savoy.gif" alt="" width="90" height="90" />É in pieno svolgimento la rievocazione della vittoria del Duca di Savoia e di suo cugino il Principe Eugenio sui francesi del Re Sole. Per tutto settembre si susseguono mostre, convegni, presentazioni di libri. L’evento è legato anche alla leggendaria figura del patriota Pietro Micca, che si sacrificò per bloccare un’incursione sotterranea di francesi nella Cittadella di Torino. Ma perché quella giornata campale è così importante per la storia d’Italia?</p>
<p>di Aldo A. Mola, da <a href="http://www.storiainrete.com/2008/09/storia-in-rete-n%c2%b0-11-settembre-2006/" target="_blank"><strong><span style="color: #993300;">Storia in Rete</span> n° 11</strong></a></p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2008/09/cover-11.jpg" alt="" width="144" height="200" /></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/06/assedio-torino.pdf">GUARDA L&#8217;ANTEPRIMA</a></p>
<p>Di rado una battaglia ha avuto tanta importanza nella storia come quella che avvenne a Torino il 7 settembre 1706. Quel giorno si giocarono le sorti del ducato di Savoia e con esse quelle d’Italia. Vediamo sinteticamente perché. Dal 1559, con la pace di Cateau Cambrésis, a fine Seicento la Spagna ebbe l’egemonia sull’Europa e in specie sul Mediterraneo occidentale e sull’Italia. Non si trattò di dominio assoluto. La potenza della Spagna si basava su due capisaldi. In primo luogo, essa disponeva di un immenso impero coloniale, che andava dal Messico alla Terra del Fuoco (incluse Cuba, California e Florida), a molti tratti della costa africana e, in Asia, dalle Filippine alle Marianne e altro. Basta visitare una «torre di guardia» spagnola, da Populonia a Cabo de Gata, per capire che cos’è e come funzione un impero. Del resto lo avevano già fatto Romani e Arabi. In secondo luogo, gli Asburgo che regnavano a Madrid erano un ramo della stessa Casa che a Vienna aveva la corona del Sacro Romano Impero e costituiva la fonte di tutti i poteri legittimi riconosciuti dalla Chiesa cattolica apostolica romana. Ma il Papato contava? Era fondamentale. Dal punto di vista politico la Chiesa di Roma era stata indebolita dalla Riforma (luterani, calvinisti, anglicani…) ma risultò rafforzata dall’avanzata dei Turchi-ottomani che soggiogarono terre prevalentemente cristiane-ortodosse a cominciare da Costantinopoli. La Terza Roma, cioè Mosca, sede di un patriarcato ortodosso, dal punto di vista politico-militare contava poco, dal punto di vista religioso in Occidente era meno di zero.</p>
<p>Come detto, la Spagna esercitava il dominio diretto o indiretto sull’Italia: ducato di Milano, Regni di Napoli e Sicilia, Sardegna, Stato dei Presidi in Toscana (inventati per tenere sotto controllo Granducato di Toscana e Stato Pontificio), basi in Liguria (per esempio il marchesato di Finale Ligure, che consentiva la comunicazione diretta con Milano, passando per Cairo Montenotte-Alessandria-Tortona). Un altro passaggio chiave era il «cammino degli spagnoli» che permise a circa centomila fanti e cavalieri di andare dal Milanese alla Franca Contea e alle Fiandre spagnole attraverso il ducato di Savoia, cioè una lingua di terra che il duca Carlo Emanuele I tenne per sé con il trattato di Lione del 1601 con il quale cedette a Enrico IV di Francia l’attuale dipartimento dell’Ain in cambio del marchesato di Saluzzo. La Spagna «decadeva» (a chi non accade?) ma non cadeva, benché Francia, Inghilterra e Olanda (Paesi Bassi, di confessione prevalentemente calvinista) cercassero di scalzarla. In un’Europa nella quale paci (provvisorie) e trattati d’alleanza erano suggellati da matrimoni tra dinastie antagoniste accadde il colpo di scena. Il re di Spagna Carlo II d’Asburgo non ebbe eredi diretti. La Corona passò a un nipote indiretto, il diciassettenne Filippo di Borbone, duca d’Angiò (Versailles, 1683-Madrid, 1746). Questo Filippo era nipote diretto di Luigi XIV e Maria Teresa d’Asburgo-Spagna. Così funzionavano e funzionano le leggi dinastiche nelle Case regnanti. Gli Asburgo d’Austria, però, non furono affatto d’accordo. Perché così funzionano gli interessi degli stati: vanno d’accordo col diritto se conviene, se no, no. L’imperatore del Sacro Romano Impero non fu l’unico a dichiararsi contrario alla successione dinastica. Si associò un lungo elenco di stati medi e piccoli dell’Europa continentale (il neonato regno di Prussia, i Paesi Bassi, le repubbliche di Venezia e di Genova) e l’Inghilterra: tutti essi avevano molto da temere e da perdere dalla potenziale fusione o quanto meno da un’alleanza oggettiva tra la Spagna e la Francia, che a sua volta si stava procurando un impero coloniale dal Canada ai Caraibi, a tratti di costa africana e basi in India. A differenza dell’Austria e del Sacro Romano Impero, esclusivamente continentali, Spagna e Francia, con un versante mediterraneo e uno atlantico, erano condannate ad avere un destino marittimo. E questo disturbava molto sia i Paesi Bassi sia, e soprattutto, l’Inghilterra che stava emergendo quale potenza coloniale (New York, Città del Capo, prime basi in India&#8230;). Di lì, inevitabilmente, la guerra per la successione sul trono di Spagna o Guerra di Successione Spagnola. Gli schieramenti erano dettati da storia e geopolitica. Quella per il trono di Spagna, come osservò il grande storico Kaegi, fu la prima guerra mondiale. La posta in gioco non fu solo una regione d’Europa, ma lo spazio extraeuropeo. L’Italia venne posta al centro della disputa. Nel suo ambito giocò un ruolo decisivo il duca di Savoia, Vittorio Amedeo II. Lo Stato sabaudo non era il più popoloso né il più ricco d’Italia, però era l’unico dotato di una organizzazione militare di peso e prestigio. I duchi l’avevano costruita in un secolo e mezzo di guerre. Dopo la pace di Cateau Cambrésis (1559) Emanuele Filiberto ottenne la restituzione dello Stato, che andava dalla Savoia a Nizza passando a mezzaluna attraverso il Piemonte centro-occidentale (Valle d’Aosta, Torinese, Vercelli, Cuneese e Astigiano&#8230;) ma se lo dovette riconquistare: era occupato dai francesi, che si erano impadroniti di Torino dal 1536 e nel 1548 soggiogarono il marchesato di Saluzzo. A Torino rimasero sino al trattato di Blois (dicembre 1562), a Saluzzo sino al 1588. Venticinque-trent’anni di dominio militare volevano dire imposizione di lingua, costumi, prodotti e trasformazioni profonde, anche con «gravidanze d’occupazione». All’epoca Torino aveva 5-6 mila abitanti. Un borgo. Entratovi, Emanuele Filiberto ne fece una capitale: vi insediò l’Università, edificò e adottò l’italiano quale lingua dello Stato. Suo figlio, Carlo Emanuele I, sposata Caterina d’Asburgo-Spagna, intrigò e combatté per tutti i cinquant’anni in cui fu duca (1580-1630). Malgrado leggende compiacenti, non pensò mai a «l’Italia». A mettere le mani sul Milanese e sulla Liguria però si. Ci riprovò suo nipote diretto, Vittorio Amedeo II, che vantava titoli al trono di Spagna per via del matrimonio del nonno. Con o senza quelle ambizioni, il ducato rischiava di finire nella tenaglia tra la Francia di Luigi XIV di Borbone e il dominio borbonico-spagnolo sul Milanese, che aveva il controllo della repubblica di Genova sin dall’alleanza fra Carlo V e Andrea D’Oria (poi Doria) in odio contro la Francia di Francesco I, che perciò si alleò persino con il Gran Sultano di Costantinopoli, la cui flotta espugnò Nizza e la saccheggiò. Vittorio Amedeo II non poteva avere dubbi. Costretti a rinunciare al ducato di Savoia, con la pace di Cherasco (1631) i francesi avevano ottenuto il dominio su Pinerolo, posizione strategica, ben fortificata, a poche ore di cavallo da Torino: una spina nel fianco che fece sanguinare i duchi sabaudi sino al Trattato di Torino del 29 agosto 1696, che concluse la guerra segnata dalla sconfitta di Vittorio Amedeo II nella battaglia di Staffarda (18 agosto 1690). Alla firma del Trattato di Torino gli ambasciatori del duca ebbero per la prima volta trattamento regio. Vittorio Amedeo II ottenne Pinerolo (a patto di non fortificarla e di interdirla ai valdesi, tollerati solo nelle valli Pellice e Chisone ) e dette in moglie la figlia, Maria Adelaide, al Delfino di Francia (successore al trono: che però premorì al padre). Conclusione: Vittorio Amedeo II passò a fianco della Francia. Ma, come detto, l’ascesa di Filippo di Borbone, duca d’Angiò alla corona di Spagna cambiò tutto. Scoppiata la guerra tra Impero e Francia, inizialmente Vittorio Amedeo accettò di schierarsi con Luigi XIV di Francia (6 aprile 1701): un’alleanza che gli stava stretta. L’8 novembre 1703 il conte di Priero e il marchese di San Tommaso per conto del duca e il conte di Auesperg per l’imperatore siglarono un altro Trattato di Torino. Dall’arciduca Carlo d’Austria, già nominato re di Spagna e futuro imperatore Carlo I d’Austria, il duca ottenne il comando di tutte le truppe imperiali in Italia, il riconoscimento di futuri ingrandimenti (Alessandria, Lomellina, Valenza, Monferrato, feudi imperiali nelle Langhe) ed eventuale successione al trono di Spagna in quanto discendente di Carlo Emanuele I.</p>
<p>Il trattato comprendeva una parte segreta e una parte ostensibile, da rendere pubblica. Il 4 agosto 1704 l’Inghilterra s’impegnò a finanziare Vittorio Amedeo II contro la Francia e gli promise segretamente non solo il dominio su tutto il Piemonte a est del crinale alpino ma anche il Delfinato e la Provenza (se fossero state conquistate, riprendendo antiche ambizioni e guerre di Carlo Emanuele I). Luigi XIV rispose come d’uso. Inviò in Piemonte un’armata comandata dal generale de la Feuillade. Questi condusse la guerra come già aveva fatto il maresciallo Catinat dal 1690: terra bruciata. I francesi distruggevano quanto non serviva ai loro piani di combattimento: ponti, porti fluviali (all’epoca di importanza fondamentale), strade, fortificazioni, edifici (inclusi quelli religiosi, che potessero servire da appoggio a manovre militari nemiche). Fu una guerra spietata. Secondo antichi rituali le donne ebbero spesso la peggio. Sia i francesi, sia gl’imperiali e lo stesso duca di Savoia utilizzavano reggimenti (e «colonne») «a noleggio», formate da guerrieri professionali, di lingua tedesca e di altre terre. Il loro passaggio favorì la mescolanza delle genti. Molte tra le donne ingravidate avevano difficoltà a ricordare. I francesi inflissero umiliazioni «vergognose» anche a parecchi uomini, quale monito verso chi tentava di resistere. A quel modo, però, gli occupanti spinsero i piemontesi a far quadrato attorno al duca.</p>
<p>Già nel settembre 1705 i francesi si avvicinarono a Torino. La capitale del ducato contava 45 mila abitanti ed era difesa da 10 mila uomini, per un quarto imperiali. L’anno seguente l’armata francese, forte di 110 cannoni, 59 mortai e mezzi giganteschi, crebbe da 23 a 45 mila uomini. Memore dell’assedio subìto da Torino intorno al 1640-42, quando gli assedianti vennero a loro volta assediati da un esercito accorso per liberare la città, Vittorio Amedeo II affidò al generale imperiale Wierich Daun il comando della difesa e nel giugno 1706 uscì da Torino con 3-4 mila cavalieri, per attrarre su di sé parte degli assedianti. Una fuga? Niente affatto. Fu una mossa strategica intelligente, più volte replicata dai Savoia nel corso della storia. La Feuillade cadde del tranello e alleggerì l’assedio per inseguirlo, Ma la «volpe savoiarda» non si fece mai agganciare. Aveva il sostegno della popolazione. Come subito si disse, gli bastava battere il piede per terra perché da ogni luogo scaturissero soldati. In effetti la popolazione comprese che non si batteva solo «per il duca», ma per se stessa. In aiuto di Vittorio Amedeo II giunse suo cugino Eugenio di Savoia, che da anni era tra i migliori generali dell’Impero e si era guadagnato fama trionfando sui turchi-ottomani. A tappe forzate, Eugenio il 6 agosto arrivò a Carpi. Di lì, evitando il Milanese per non disperdere forze contro i francesi che l’occupavano, il 15 riprese il cammino verso il Piemonte. A fine mese le sue forze si unirono a quelle del duca nei pressi di Carmagnola. L’autunno era alle porte. Gli assedianti francesi, ridotti a 24 mila uomini, sapevano di avere poche settimane davanti, dopo le quali avrebbero fatto i conti con pioggia, neve, fame senza speranze di spremere un territorio e una popolazione già allo stremo. Perciò ripresero l’assalto contro la città. Giunsero a lambire la cittadella, cuore della difesa sabauda ma il 26-27 agosto il loro attacco contro la Mezzaluna del Soccorso, l’ala munitissima della cittadella, fallì. Il 30 agosto svanì un altro tentativo grazie al leggendario sacrificio di Pietro Micca che sventò una incursione tramite un camminamento sotterraneo. Saliti sulla collina di Superga per osservare di persona il campo, il duca e il cugino decisero di attaccare nell’unico tratto in cui i francesi non avevano eseguito opere di controvallazione e circonvallazione: tra Dora e Stura, una lingua di terra considerata difesa dalla natura stessa. Il 7 settembre gli uomini di Eugenio di Savoia mossero all’assalto. Vennero respinti tre volte. Vittorio Amedeo condusse di persona un migliaio dei suoi a sfondare le linee francesi. Le aggirò, le prese alle spalle e consentì agl’imperiali un quarto assalto, vittorioso. A quel punto i difensori uscirono dalla città assediata. Anch’essi investirono alle spalle i francesi, che crollarono e ripiegarono verso Pinerolo. Sconfitti. Dopo 117 giorni d’assedio, una sola giornata capovolse le sorti della guerra.</p>
<p>La vittoria di Torino del 7 settembre 1706 voltò pagina nella storia d’Italia. Al termine della guerra di successione sul trono di Madrid, Filippo d’Angiò ottenne la Corona di Spagna (completa di colonie extraeuropee), ma dovette rinunciare alle Fiandre che passarono al Sacro Romano Impero. Vienna ottenne inoltre il Milanese, la Sardegna e il regno di Napoli e così l’egemonia diretta o indiretta sull’Italia. Vittorio Amedeo II ebbe Alessandria e altre terre in Piemonte e, ciò che più contò, la Sicilia col titolo di re. Era e rimase vicario imperiale per l’Italia. Dall’inizio delle guerre per l’egemonia sull’Europa (1494 e seguenti) per la prima volta vi fu un re in Italia. Era presto per dire se sarebbe o meno divenuto anche re d’Italia. Invece non fu presto per capire che Vittorio Amedeo II aveva davvero la stoffa del grande sovrano. Grazie a lui Torino mutò volto. L’Università divenne centro di cultura di rango europeo. Lo Stato venne riorganizzato in tutti i settori. Le forze armate ebbero ulteriore impulso. La nazione piemontese sentì l’orgoglio di aver difeso e rivendicato la libertà di tutta l’Italia con due suoi grandi capitani, il duca ed Eugenio di Savoia. Sei anni dopo Vittorio Amedeo II dovette commutare la ricca, popolosa ma lontana Sicilia (dalla quale trasse statisti, giuristi e artisti geniali: bastino i nomi di Francesco D’Aguirre di Salemi e Filippo Juvarra, o Juvara) con la Sardegna. La direzione di marcia però era chiara. Il regno di Sardegna entrò nel novero degli Stati europei che contavano. Centocinquant’anni dopo furono un Savoia, Vittorio Emanuele II, e il suo regno di Sardegna a unificare l’Italia. Giustamente gli storici retrodatarono l’inizio del Risorgimento alla vittoria sui francesi quel 7 settembre 1706&#8230;</p>
<p>Aldo A. Mola<br />
aldoamola@libero.it</p>
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