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	<title>Storia In Rete &#187; Dresda</title>
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		<title>Massimo Fini: &#8220;ho sempre sognato che bombardassero NY&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 14:21:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://politicaesocieta.blogosfere.it/images/attentato-11-set.jpg" alt="" width="90" height="90" />Sulla retorica del &#8220;siamo tutti americani&#8221; che avvolse (e ancora avvolge), l&#8217;intero Occidente dopo gli attentati dell&#8217;11 settembre 2001 il filosofo francese Jean Baudrillard scrisse, con crudezza, con lucidità e con coraggio (e ce ne voleva moltissimo in quel momento)&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://politicaesocieta.blogosfere.it/images/attentato-11-set.jpg" alt="" width="90" height="90" />Sulla retorica del &#8220;siamo tutti americani&#8221; che avvolse (e ancora avvolge), l&#8217;intero Occidente dopo gli attentati dell&#8217;11 settembre 2001 il filosofo francese Jean Baudrillard scrisse, con crudezza, con lucidità e con coraggio (e ce ne voleva moltissimo in quel momento) &#8220;che l&#8217;abbiamo sognato quell&#8217;evento, che tutti senza eccezioni l&#8217;abbiamo sognato &#8211; perché nessuno può non sognare la distruzione di una potenza, una qualsiasi, che sia diventata tanto egemone &#8211; è cosa inaccettabile per la coscienza morale dell&#8217;Occidente, eppure è stato fatto, un fatto che si misura appunto attraverso la violenza patetica di tutti i discorsi che vorrebbero cancellarlo&#8221; (J. Baudrillard, Lo spirito del terrorismo, 2002).</p>
<p>.</p>
<p>di Massimo Fini da Il Fatto Quotidiano del 11 settembre 2011 <img src="http://www.comedonchisciotte.org/images/logo%20il%20fatto%20quotidiano.jpg" alt="" width="124" height="46" /></p>
<p>.</p>
<p>Per tutta la vita ho sognato che bombardassero New York e non posso essere così disonesto con me stesso e con i lettori da negarlo ora che il fatto è avvenuto. Eppure ho provato anch&#8217;io un istintivo orrore per quella carneficina, per quello sventolar di fazzoletti bianchi, per quegli uomini e quelle donne che si buttavano dal centesimo piano. E allora?</p>
<p>L&#8217;America è una Potenza che da più di mezzo secolo colpisce, con tranquillità e spietata coscienza, nei territori altrui, che negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale ha bombardato a tappeto Lipsia, Dresda, Berlino premeditando di uccidere milioni di civili perché, come dissero esplicitamente i comandi politici e militari statunitensi dell&#8217;epoca, bisognava &#8220;fiaccare la resistenza del popolo tedesco&#8221;, che ha sganciato una terrificante, e probabilmente inutile, bomba su Hiroshima e Nagasaki e che nel dopoguerra ha fatto centinaia di migliaia di vittime innocenti in ogni angolo del pianeta (lo scrittore, americano, Gore Vidal ha contato 250 attacchi militari che gli Stati Uniti hanno sferrato senza essere provocati). L&#8217;11 settembre invece gli americani, per la prima volta nella loro storia, venivano colpiti sul proprio territorio.</p>
<p>Pensavo che questa tragedia avrebbe insegnato loro qualcosa: l&#8217;orrore di vedere le proprie case cadere come castelli di carta, seppellendo uomini, donne, vecchi, bambini, famiglie, affetti. Che gli avrebbe insegnato l&#8217;orrore dell&#8217;amore ora che lo avevano vissuto sulla propria pelle. Che gli avrebbe insegnato che anche le vite degli altri hanno un valore, poiché tengono tanto alle proprie. Invece hanno continuato imperterriti. Come prima, peggio di prima. Loro hanno sempre la coscienza tranquilla, le tragedie degli altri non li riguardano, al massimo sono &#8220;effetti collaterali&#8221;.</p>
<p>Hanno cominciato con l&#8217;Afghanistan. Poteva esserci una ragione perché da quelle parti stava Bin Laden, anche se nessuna inchiesta seria è mai stata fatta per dimostrare che dietro gli attentati alle Twin Towers o quelli del 1998 in Kenya e Tanzania ci fosse effettivamente il Califfo saudita (sarà il motivo per cui il Mullah Omar ne rifiuterà l&#8217;estradizione non accettando l&#8217;arrogante risposta Usa: &#8220;Le prove le abbiamo date ai nostri alleati&#8221;). Ma dopo dieci anni di occupazione rimangono sul terreno 60 mila vittime civili la maggior parte delle quali provocate dai bombardamenti a casaccio sui villaggi e persino sui matrimoni.</p>
<p>A stretto giro di posta è venuta l&#8217;aggressione all&#8217;Iraq: 650 mila vittime civili. Giuliano Ferrara sul Foglio (6/9), proprio mentre dichiarava di detestare l&#8217;iperbole, ha definito l&#8217;11 settembre &#8220;l&#8217;attentato più grande e infame della storia&#8221;. È solo una delle tante tragedie della storia recente, forse quella che ci ha colpito di più, ma non certo la più infame. E io mi rifiuto di piangere ogni anno, ritualmente e a comando, lacrime di coccodrillo per tremila vittime. Rituali che tentano di far entrare nel buio sgabuzzino del dimenticatoio tutte le altre. Che sono milioni.</p>
<p>________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 13 settembre 2011</p>
<p>________________________</p>
<p><strong>VUOI SAPERNE DI PIU&#8217; SULL&#8217;11 SETTEMBRE? </strong></p>
<p><strong>LEGGI STORIA IN RETE N. 71 </strong></p>
<p><strong><a href="http://www.storiainrete.com/5408/edicola/storia-in-rete-numero-71-settembre-2011/"><img title="00 I cover storia 67" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/09/I-cover-storia-71.jpg" alt="" width="168" height="240" /></a></strong></p>
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		<title>Dresda: no alle polemiche nel 66° del bombardamento</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 20:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.antiwarsongs.org/img/upl/dresden.jpg" alt="" width="90" height="90" />Quale immagine rimbalzerà da Dresda sui media internazionali il 14 febbraio? La domanda che si è posta la <em>Frankfurter Allgemeine Zeitung</em>, il giorno dopo il 66esimo anniversario del bombardamento che, alla fine della seconda guerra mondiale, annientò la città sassone può&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.antiwarsongs.org/img/upl/dresden.jpg" alt="" width="90" height="90" />Quale immagine rimbalzerà da Dresda sui media internazionali il 14 febbraio? La domanda che si è posta la <em>Frankfurter Allgemeine Zeitung</em>, il giorno dopo il 66esimo anniversario del bombardamento che, alla fine della seconda guerra mondiale, annientò la città sassone può apparire un po’ <em>naif</em>. Il mondo, di questi tempi, è distratto da avvenimenti ben più avvincenti di un anniversario storico. L’Egitto e il mondo arabo alle prese con un’ondata rivoluzionaria che abbatte i regimi, per citare grandi temi globali. O l’Italia coinvolta in una crisi politica che porta nei teatri e nelle piazze manifestanti dai sentimenti opposti, per restare alle cose di casa nostra.</p>
<p>.</p>
<p>di Pierluigi Mennitti da Lettera 43 del 14 febbraio 2011 <em><img src="http://www.lettera43.it/img/lettera43-logo.gif" alt="" width="140" height="32" /></em></p>
<p>.<br />
<strong>STORICI DIVISI</strong> <strong>SU DRESDA</strong></p>
<p>La città trova poco spazio sui siti e sulle pagine dei quotidiani internazionali. Eppure, tra le guglie barocche dei palazzi restaurati di quella che viene chiamata la Firenze sull&#8217;Elba, si è disputata una delicata partita sulla memoria di quel bombardamento che ancora divide il giudizio degli storici.<br />
«Con la posa di una corona in onore delle vittime dell’attacco aereo degli alleati si è aperta la cerimonia ufficiale, alla quale sono accorse centinaia di persone. Con loro i massimi rappresentanti istituzionali del Land della Sassonia e di Dresda, l’ambasciatore britannico in Germania, il responsabile del consiglio centrale ebraico, parlamentari di diversi partiti. In un commosso discorso pubblico, il sindaco Detlef Sittel (Cdu), ha invitato i suoi concittadini a opporsi al tentativo degli estremisti di sfruttare propagandisticamente il destino che si abbattè 66 anni fa sugli abitanti della città», ha scritto la <em>Frankfurter</em>.</p>
<h3>Disinnescare il mito della strage</h3>
<p>Il problema infatti è il seguente: da anni, e negli ultimi tempi con maggior baldanza, i gruppi dell’estrema destra neonazista cercano fortune politiche scavando nel dolore e nella memoria di questa tragedia, approfittando del fatto che la distanza temporale dagli avvenimenti del febbraio 1945 abbia sgombrato la discussione dal pudore per le responsabilità naziste nella guerra e avviato un confronto più sereno sulla scelta degli alleati di ridurre in macerie una città d’arte che non rappresentava un obiettivo militare fondamentale.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>UN PREZZO TROPPO ALTO.</strong></p>
<p>Una decisione che adesso viene considerata nella sua drammaticità anche da storici inglesi e statunitensi e che qualcuno paragona al lancio delle due bombe atomiche che costrinsero il Giappone alla resa: forse un prezzo troppo alto, un bombardamento evitabile.<br />
Ma il perdono e la riconciliazione hanno sempre avuto la meglio su risentimenti e recriminazioni. La ricostruzione della <em>Frauenkirche</em>, la chiesa che nella notte fra il 13 e il 14 febbraio 1945 venne completamente rasa al suolo e le cui macerie rimasero per decenni il simbolo della tragedia, è stato un esempio della voglia di guardare avanti.<br />
<strong>RIVISTA LA STIMA DELLE VITTIME</strong>.</p>
<p>Così come la revisione del computo delle vittime, realizzato da una commissione di storici attraverso nuove testimoniante vagliate scientificamente, ne ha ridimensionato il numero complessivo, riconducendo le stime alla loro verità storica e contribuendo a disinnescare il mito della strage su cui i neonazisti hanno montato un’aspra propaganda.</p>
<h3>In piazza 17 mila cittadini</h3>
<p>Si legge sulla <em>Frankfurter</em>: «Una catena umana ha cinto il centro storico, una sorta di vallo di difesa attorno a Dresda, per isolare i luoghi della memoria dall’annuale marcia annunciata dai gruppi estremistici, la cosiddetta marcia del dolore», una manifestazione con la quale i neonazisti accusano gli alleati di crimini di guerra, minimizzando le responsabilità di Adolf Hitler.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>ROSE BIANCHE NEI TASCHINI</strong>.</p>
<p>Una catena formata da 17 mila persone, come ha riportato il quotidiano locale <a href="http://www.sz-online.de/nachrichten/artikel.asp?id=2686839">Sächsische Zeitung</a>, raccontando la cronaca della giornata: «Tenendosi per mano, i cittadini hanno atteso i rintocchi del campanile per muoversi lungo il perimetro prefissato, tra i palazzi barocchi del centro storico, il ponte Augusto, il Rathaus. Lì si sono uniti il presidente della Regione Tillich e il ministro federale dell’Interno de Mazière, esponenti di prima fila del partito di Angela Merkel. Atmosfera composta e rose bianche nei taschini, in segno di tolleranza e contro gli slogan d’odio».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>MANIFESTAZIONE SERENA.</strong></p>
<p>Nessuno scontro fra i partecipanti alle due manifestazioni. Un imponente servizio di sicurezza della polizia ha contenuto la marcia dei neonazisti, radunatisi in poco più di un migliaio fuori dalla stazione centrale e poi sciamati per le strade del quartiere universitario: «Qualcuno ha cercato di rompere il cordone della polizia o di superare le barriere che erano state sistemate sul percorso, ma l’organizzazione delle forze dell’ordine ha fatto in modo che tutto filasse liscio, un buon risultato dopo i timori determinati dalla decisione del tribunale di autorizzare comunque la marcia neonazista», ha concluso la <em>Sächsische Zeitung</em>. Così, il giorno è trascorso evidenziando una volta di più i numeri del sentimento dei cittadini di Dresda e la marginalità politica delle forze estremiste. Una buona immagine, quella di Dresda, anche se il mondo faticherà ad accorgersene.</p>
<p>______________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 16 febbraio 2011</p>
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		<title>Bomber Command: Still fighting&#8230; for an official memorial</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 22:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.militaryfactory.com/aircraft/imgs/stirlings.jpg" alt="" width="90" height="90" />65 years after the end of the Second World Ward, RAF Bomber Command has  yet to be given an official public memorial. A legacy, some say, of the  controversial area bombing which left German cities in ruins and thousands of&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.militaryfactory.com/aircraft/imgs/stirlings.jpg" alt="" width="90" height="90" />65 years after the end of the Second World Ward, RAF Bomber Command has  yet to be given an official public memorial. A legacy, some say, of the  controversial area bombing which left German cities in ruins and thousands of  their citizens dead.</p>
<p>.</p>
<p>Di Andrew Hosken da BBC News del 12 febbraio 2010 <img class="alignnone" src="http://www.bbc.co.uk/includes/blq/resources/gvl/r61/img/header_blocks.gif" alt="" width="107" height="32" /></p>
<p>.</p>
<p>Sixty five years ago this weekend, RAF Bomber Command carried out one of the  most devastating air raids of World War Two. In two separate attacks, more than 800 bombers dropped more than a thousand  tons of incendiary bombs and nearly 1,500 tons of high explosive on Dresden. At  least 25,000 people died and one of the Baroque jewels of Europe lay in ruins.</p>
<p>Such was the beauty of Dresden that many had thought it inviolable, but  towards the end of the war it had become an important target both as a munitions  manufacturer and strategically as a communications hub.</p>
<p>War leaders, including Stalin, had requested the attack but the scale of the  destruction caused controversy and led to Churchill to refer to &#8220;terror&#8221; bombing  in a memo he later withdrew.</p>
<p>A raid four days later on the Ruhr town of Wesel attracted little comment  although 97 per cent of the town was destroyed. But the attack on Dresden is  still debated today.</p>
<p><!-- S IIMA --></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="203" align="right">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><img src="http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/47289000/jpg/_47289016_000019825-1.jpg" border="0" alt="A memorial to Sir Arthur Harris stands outside St Clement Danes church in London" hspace="0" width="203" height="152" /></p>
<div>A memorial to Sir Arthur Harris stands outside St Clement Danes  church in London</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><!-- E IIMA -->More than 55,000 aircrew lost their lives in the war but no campaign medal  was struck for Bomber Command. Air Chief Marshall Sir Arthur Harris did not  receive the peerage awarded to others of similar military rank after the war and  it was not until 1992 that a statue of Bomber Harris was erected outside the RAF  church, St Clement Dane&#8217;s, on the Strand.</p>
<p>Since then memorials to the women of World War Two and even animals who  served in war have been erected. Now, 65 years after the end of the war, plans  are advanced for a permanent memorial to the brave air crews of Bomber Command.  Plans will be submitted to Westminster Council for the memorial in Green park in  the centre of London.</p>
<p>One of those who survived the attack on Dresden believes the memorial is long  over due. Roman Halter, now 82, was working as munitions worker in Dresden at  the time of the attack. A Polish Jew, he had survived the Lodz Ghetto and  selections at the death camp of Auschwitz-Birkenau.</p>
<p>He says, &#8216;There were cartwheels of fire chasing oxygen and we had to throw  ourselves down on the tarmac. The tarmac was already hot. And as we went through  people were jumping from buildings.</p>
<p><strong>&#8216;Churchill&#8217;s Blue Orchids&#8217;</strong></p>
<p>&#8220;People were jumping around with flame. It was horrendous this vision. We had  more sympathy for these people than the SS who only cared about guarding us.</p>
<p>But we felt really that they started the war. We knew that England was  bombed, that Coventry was bombed and they deserved whatever they&#8217;re getting.&#8221;</p>
<p>After the war, Mr Halter came to London and received schooling from former  Bomber Command pilots. Inspired by the beauty of Dresden, he became an  architect. He says, &#8220;Fifty five thousand of them were killed. Everyone of them  should have been honoured because they did their duty.</p>
<p>&#8220;They didn&#8217;t protest; they felt that if Hitler wins, Europe and the world  will be thrown into a darkness for a thousand years. And if it had not been for  Churchill and the RAF boys we would not have won.&#8221;</p>
<p>Andy Wiseman , now 87, was shot down over Reims and became one of the 10,000  Bomber Command aircrew to end up in a German POW camp. He says, &#8220;I think at one  time bomber Command were the blue eyes of the war,&#8221; he says.</p>
<p><!-- S IIMA --></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="226" align="right">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><img src="http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/47289000/jpg/_47289018_004982663-1.jpg" border="0" alt="The ruins of Dresden" hspace="0" width="226" height="170" /></p>
<div>More than 25,000 people died in the bombing of  Dresden</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><!-- E IIMA -->&#8220;Churchill&#8217;s Blue Orchids we were called at one time. I think it was Dresden  which did destroy churches and museums inter alia and the German propaganda and  there are far too man revisionist historians floating about.</p>
<p>&#8220;They should have been in Coventry in the 40s; they should have been in  Auschwitz in the 40s, rather than in the cloistered peace of the universities.  We don&#8217;t claim we&#8217;ve done necessarily more than other people, but we&#8217;ve  certainly done as much as other people and to see a memorial to the women of  Britain going up in Whitehall &#8211; bless them, I&#8217;m sure they played their part. But  they didn&#8217;t play as much as a part as Bomber Command.&#8221;</p>
<p>Air Commodore Charles Clarke, who chairs both the Bomber Command Association  and the memorial fund raising committee, says the memorial is essential, adding:  &#8220;First of all it will remind the present day generation that of the sacrifice  made by so many young men and also give comfort to the relatives of the men in  Bomber Command.</p>
<p>&#8220;It will also give great satisfaction to people like myself who are still  alive and it&#8217;s important that we have it erected and unveiled in March and April  next year while some of us are still around because we are losing people at a  tremendous rate from the POW Association.</p>
<p>&#8220;There are so many funerals we have to attend Bomber Command Association is  finding it even more difficult losing 45 -50 members a month.&#8221;</p>
<p>Approximately £1.5 million has been raised of the £4m required for the  memorial. Fund raisers hope to see the memorial erected by March 2011. Further  information can be found on the RAF Bomber Command Memorial Fund website at <!-- S ILIN --><a href="http://www.rafbombercommand.com/memorialfund/">http://www.rafbombercommand.com/memorialfund/</a> <!-- E ILIN --></p>
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		<title>Storia In Rete n° 47, settembre 2009</title>
		<link>http://www.storiainrete.com/1982/archivio-arretrati/storia-in-rete-n%c2%b0-47-settembre-2009/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 09:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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<p><a href="http://www.storiainrete.com/2009/09/storia-in-rete-n°-47-settembre-2009/"><img class="size-medium wp-image-1786 alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="i-cover-storia-45-46" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/09/00-cover-storia-47.jpg" alt="" width="101" height="144" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #993300;"><strong><span style="color: #993300;">Storia <span style="color: #000000; font-weight: normal;"><strong><span style="color: #993300;">in Ret</span></strong><span style="color: #993300;"><strong>e</strong></span> di settembre apre con la prima parte di un articolo sui crimini commessi dagli Alleati &#8211; e rimasti largamente impuniti &#8211; durante la Seconda guerra mondiale. Seguono due interviste: con Fabio Isman <strong><span style="color: #993300;">Storia in Ret</span></strong><span style="color: #993300;"><strong>e</strong></span></span></span></strong></span></p></div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/2009/09/storia-in-rete-n°-47-settembre-2009/"><img class="size-medium wp-image-1786 alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="i-cover-storia-45-46" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/09/00-cover-storia-47.jpg" alt="" width="101" height="144" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #993300;"><strong><span style="color: #993300;">Storia <span style="color: #000000; font-weight: normal;"><strong><span style="color: #993300;">in Ret</span></strong><span style="color: #993300;"><strong>e</strong></span> di settembre apre con la prima parte di un articolo sui crimini commessi dagli Alleati &#8211; e rimasti largamente impuniti &#8211; durante la Seconda guerra mondiale. Seguono due interviste: con Fabio Isman <strong><span style="color: #993300;">Storia in Ret</span></strong><span style="color: #993300;"><strong>e</strong></span> parlerà di mercanti d&#8217;arte rubata e con Alessandro Barbero di romanzo storico e di figure cardine della storia europea ed italiana. Il reportage da Lipsia, al Wave Gothic Treffen, è l&#8217;occasione per riflettere sulle sinergie che è possibile creare in Italia fra storia, musica alternativa e mercato. Continua quindi la vicenda di Montanelli e delle molte mezze verità (o bugie intere) con cui ha costruito la sua autobiografia: sotto esame &#8211; stavolta &#8211; il suo non eccelso stato di servizio da militare e il grado di capitano completamente inventato. E ancora, la seconda puntata dell&#8217;intricata vicenda sentimentale (ma non solo) fra Mussolini e Alice Pallottelli. <strong><span style="color: #993300;">Storia in Ret</span></strong><span style="color: #993300;"><strong>e</strong></span> getta quindi uno sguardo al &#8220;dietro le quinte&#8221; della Marcia su Roma, con il raffreddore che impedì a Giolitti di bloccare l&#8217;ascesa di Mussolini, e con un balzo indietro nel tempo, all&#8217;età dell&#8217;Inquisizione, dove &#8211; sorpresa! &#8211; il Sant&#8217;Uffizio sembra proprio essere stato un argine di garantismo nell&#8217;epoca dei roghi facili. Infine la vicenda della Maschera di Ferro: invenzione di Voltaire romanzata da Dumas o un vero mistero della Francia secentesca? Tutto questo e molto altro su <strong><span style="color: #993300;">Storia in Ret</span></strong><span style="color: #993300;"><strong>e</strong></span> di settembre!</span></span></strong></span></p>
<blockquote style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/09/00-cover-storia-47.pdf">Guarda la copertina di Storia in Rete numero 47</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/09/003-sommario.pdf">Leggi il sommario di Storia in Rete numero 47</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/09/01-pdf-inglorious-basterds.pdf">Liberatori senza gloria: crimini e misfatti degli Alleati durante la II guerra mondiale</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/09/02-pdf-intervista-percivaldi.pdf">I predatori dell&#8217;Arte Perduta: intervista con Fabio Isman</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/09/03-intervista-barbero.pdf">La storia è un romanzo: intervista con Alessandro Barbero</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/09/04-treffen2009.pdf">I dark proveranno a salvarci? musica alternativa e storia, binomio perfetto</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/09/05-asi-8.pdf">1964: l&#8217;Italia manda il primo satellite nello spazio</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/09/06-capitano-montanelli.pdf">Le bugie del &#8220;capitano&#8221; Indro Montanelli</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/09/07-alice-pallottelli-2.pdf">Continua la saga del <em>romance</em> fra Mussolini e Alice Pallottell</a>i</p>
<p><a style="text-decoration: none;" href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/09/08-mola-marcia-su-roma.pdf">La Marcia su Roma: quel raffreddore di Giolitti che permise a Mussolini di vincere</a></p>
<p><a style="text-decoration: none;" href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/09/09-caccia-alle-streghe.pdf">Caccia alle streghe: quando i garantisti erano gli inquisitori</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/09/10-maschera-di-ferro.pdf">Il mistero della Maschera di ferro: storia o leggenda?</a></p>
<p>__________________________________________________________</p></blockquote>
<p style="text-align: left;"><strong>TI SEI PERSO QUALCHE COSA? VEDI NELL’</strong><a href="http://www.storiainrete.com/arretrati/" target="_blank"><strong>ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI</strong></a><strong>!</strong></p>
</div>
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		<title>Tolta Dresda dai siti UNESCO del Patrimonio dell’Umanità</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 14:54:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ultime notizie]]></category>
		<category><![CDATA[bombardamenti alleati]]></category>
		<category><![CDATA[crimini di guerra alleati]]></category>
		<category><![CDATA[Dresda]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[UNESCO]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1447" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="notizie-dal-mondo-della-storia1" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/notizie-dal-mondo-della-storia1.png" alt="" width="90" height="90" />Dopo la drastica riduzione – nel gennaio scorso – del numero delle vittime del bombardamento terroristico angloamericano del febbraio 1945 – da 250 mila ad appena 18-25 mila secondo gli studi della commissione d’inchiesta ufficiale – nuovo schiaffo per la&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1447" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="notizie-dal-mondo-della-storia1" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/notizie-dal-mondo-della-storia1.png" alt="" width="90" height="90" />Dopo la drastica riduzione – nel gennaio scorso – del numero delle vittime del bombardamento terroristico angloamericano del febbraio 1945 – da 250 mila ad appena 18-25 mila secondo gli studi della commissione d’inchiesta ufficiale – nuovo schiaffo per la memoria storica della città sassone di Dresda. Quella che è conosciuta come la “Firenze della Germania” è stata tolta dalla lista del Patrimonio Mondiale universale UNESCO. A far decidere i 21 membri del Comitato è stato il progetto di realizzazione di un ponte, giudicato troppo urtante per l&#8217;ambiente. L&#8217;ipotesi di realizzazione della struttura era già stata ipotizzata dal sindaco della città quattro anni fa al momento della candidatura vincente della città tedesca rasa praticamente al suolo durante la Seconda guerra mondiale. Dresda era stata designata patrimonio dell’umanità per lo storico ambiente romantico, decantato dai letterati tedeschi, che dopo la guerra fu interamente riedificato con un paziente lavoro di ricostruzione tutt’oggi in corso. Secondo i 21 delegati UNESCO la nuova opera in cemento armato toglierebbe invece valore al tessuto urbano di Dresda.</p>
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