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	<title>Storia In Rete &#187; Germania</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Storia In Rete</description>
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		<title>Corte dell&#8217;Aja: no a risarcimento per vittime italiane dei nazisti</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 17:39:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.flipnews.org/italia/underground_3/blog/images/storiesmarzabotto.JPG" alt="" width="90" height="90" />La Corte internazionale di giustizia dell&#8217;Aja ha accolto il ricorso della Germania contro l&#8217;Italia per ottenere il blocco delle indennità alle vittime dei crimini nazisti. Secondo la sentenza l&#8217;Italia «ha mancato di riconoscere l&#8217;immunità riconosciuta dal diritto internazionale» a Berlino&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.flipnews.org/italia/underground_3/blog/images/storiesmarzabotto.JPG" alt="" width="90" height="90" />La Corte internazionale di giustizia dell&#8217;Aja ha accolto il ricorso della Germania contro l&#8217;Italia per ottenere il blocco delle indennità alle vittime dei crimini nazisti. Secondo la sentenza l&#8217;Italia «ha mancato di riconoscere l&#8217;immunità riconosciuta dal diritto internazionale» a Berlino per i reati commessi dal Terzo Reich. La lettura della sentenza è durata 80 minuti. La Corte ha accolto tutti i punti di ricorso presentati dalla Germania che accusava l&#8217;Italia e il suo sistema giudiziario di «venire meno ai suoi obblighi di rispetto nei confronti dell&#8217;immunità di uno stato sovrano come la Germania in virtù del diritto internazionale». La Corte dell&#8217;Aja ha poi concordato con la richiesta di Berlino di «ordinare all&#8217;Italia di prendere tutte le misure necessarie» affinché le decisioni della giustizia italiana che contravvengono alla sua immunità siano prive d&#8217;effetto e che i suoi tribunali non pronunzino più sentenze su simili casi».<br />
.<br />
da www.corriere.it del 3 febbraio 2012 <img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/c/c2/Corriere_della_Sera_logo.svg/260px-Corriere_della_Sera_logo.svg.png" alt="Logo di Corriere della SeraCorriere.itCorriere TV" width="156" height="14" /><br />
.</p>
<p>LA CASSAZIONE &#8211; La sentenza arriva dopo che nel 2008 per la prima volta la Corte di Cassazione aveva condannato lo Stato tedesco a risarcire i familiari delle vittime delle stragi compiute durante l&#8217;occupazione tedesca. La Cassazione aveva infatti respinto infatti il ricorso presentato dalla Germania contro la sentenza della Corte d’appello militare di Roma che aveva condannato Berlino a pagare i danni alle parti civili nei processi per l&#8217;eccidio nazista compiuto il 29 giugno 1944 in provincia di Arezzo a Civitella, Cornia e San Pancrazio, in cui vennero trucidate 203 persone, tutte civili e in gran parte donne e bambini. La sentenza della Cassazione a suo tempo era stata considerata un precedente storico sancendo per la prima volta il diritto per le vittime delle stragi naziste ad essere risarcite nell&#8217;ambito di un procedimento penale. Prima di allora c&#8217;erano state solo delle sentenze nelle cause civili per risarcimento danni chiesto dai cosiddetti «schiavi di Hitler». Nessun altro Paese al mondo aveva mai intentato cause di risarcimento nei confronti della Germania in ottemperanza alla clausola dell&#8217;immunità giurisdizionale. Il contenzioso tra Roma e Berlino ha portato all&#8217;iscrizione di un&#8217;ipoteca giudiziaria su Villa Vigoni, centro culturale italo-tedesco in provincia di Como.</p>
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<p>MINISTRO DEGLI ESTERI &#8211; Sulla sentenza dell&#8217;Aja è intervenuto anche il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Santagata per il quale l&#8217;Italia «rispetta» la sentenza emessa dalla Corte dell&#8217;Aja anche se «i suoi contenuti non coincidono con le sue posizioni e al tempo stesso intende proseguire ad affrontare insieme alla Germania tutti gli aspetti che derivano dalle dolorose vicende della Seconda Guerra Mondiale».</p>
<p>«COLLABORIAMO CON L&#8217;ITALIA» &#8211; Da Berlino il ministro degli Esteri, Guido Westerwelle, ha commentato all&#8217;Ansa: «Applicheremo tutte le questioni inerenti a questo giudizio in collaborazione con i nostri amici italiani, nello spirito di relazioni bilaterali strette e di piena fiducia». «Accolgo positivamente &#8211; ha detto ancora Westerwelle &#8211; il giudizio odierno della Corte internazionale di giustizia che conferma la nostra concezione del diritto sotto il profilo della immunità degli Stati». «Un chiarimento non era solo nell&#8217;interesse tedesco &#8211; ha aggiunto &#8211; ma piuttosto nell&#8217;interessa della comunità internazionale. È bene che noi abbiamo ottenuto una certezza del diritto».</p>
<p>_________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 4 febbraio 2012</p>
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		<title>Berlino sfratta Marx e Engels &#8220;Via le statue dal centro della città&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 10:48:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa italiana 2]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/esteri/marx.jpg" alt="" width="90" height="90" />E&#8217; guerra sulla futura posizione delle statue di bronzo che ritraggono i padri del comunismo Marx ed Engels a Berlino. Il ministro per le costruzioni Peter Ramsauer, dell&#8217;Unione cristiano-sociale (Csu), ha chiesto che il monumento creato dallo scultore Ludwig Engelhardt&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/esteri/marx.jpg" alt="" width="90" height="90" />E&#8217; guerra sulla futura posizione delle statue di bronzo che ritraggono i padri del comunismo Marx ed Engels a Berlino. Il ministro per le costruzioni Peter Ramsauer, dell&#8217;Unione cristiano-sociale (Csu), ha chiesto che il monumento creato dallo scultore Ludwig Engelhardt e inaugurato nel 1986 dall&#8217;allora leader comunista Erich Honecker, sia allontanato dal centro della capitale tedesca e sistemato al cimitero dei socialisti a Fridrichsfelde, alla periferia est della città. Ma Berlino non ci sta.</p>
<p>.</p>
<p>da &#8220;La Stampa&#8221; del 18 gennaio 2012 <img src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/top/lastampatop2.gif" alt="" width="133" height="20" /></p>
<p>.</p>
<p>«Si tratta di un monumento storico e appartiene alla storia di Berlino &#8211; ha replicato tramite la sua portavoce il senatore per lo sviluppo urbano di Berlino Michael Mueller (Spd) &#8211; nessuno vuole mandarlo via e nemmeno al cimitero di Fridrichsfelde». La risposta era diretta a Ramsauer, secondo il quale le statue dei due celebri filosofi teorici del marxismo apparterrebbero al camposanto, ritenuto una sorta di «centro di riposo per le arti del socialismo». Ramsauer ha colto l&#8217;opportunità offertagli dalla ricostruzione del Castello (sul progetto dell&#8217;italiano Franco Stella) come Humboldt forum, un edificio che ospiterà strutture museali (Museo etnologico, Museo di Arte Asiatica, Biblioteca centrale e regionale di Berlino) e la Humboldt Universitaet. «La proposta di spostare il monumento di Marx ed Engels a Friedrichsfelde è tanto sorprendente quanto dimostra di dimenticare la storia» ha attaccato il senatore socialdemocratico, secondo il quale Berlino è una metropoli aperta e il Castello starà benissimo accanto al monumento.</p>
<p>Le due statue sono state spostate nel settembre 2010, per far posto ai lavori della nuova linea metropolitana U55. Il Castello, secondo le previsioni e per mancanza di fondi, sarà inaugurato non prima del 2019. Bisognerà tuttavia aspettare la fine dei lavori prima di sapere dove Marx ed Engels saranno «reintegrati» nella nuova mega-struttura.</p>
<p>____________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 23 gennaio 2012</p>
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		<title>Crisi economica: la Germania di oggi come gli USA del 1931</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 10:29:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://peterjcooper.files.wordpress.com/2008/05/wall_street_crash_1929.jpg" alt="" width="90" height="90" />Una nazione ha davanti a sé un abisso economico e politico: il governo è sull’orlo della bancarotta e persegue feroci politiche di austerità; i dipendenti pubblici subiscono enormi tagli allo stipendi e le tasse stanno drasticamente aumentando; l’economia langue e&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://peterjcooper.files.wordpress.com/2008/05/wall_street_crash_1929.jpg" alt="" width="90" height="90" />Una nazione ha davanti a sé un abisso economico e politico: il governo è sull’orlo della bancarotta e persegue feroci politiche di austerità; i dipendenti pubblici subiscono enormi tagli allo stipendi e le tasse stanno drasticamente aumentando; l’economia langue e i tassi di disoccupazione esplodono; la gente si combatte nelle strade mentre le banche collassano e i capitali internazionali lasciano il paese. Grecia nel 2011? No, Germania nel 1931. Il capo del governo non è Lucas Papademos, ma <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Heinrich_Br%C3%BCning">Heinrich Brüning</a>. I tagli alla spese stabiliti per decreto governativo dal &#8220;cancelliere affamatore&#8221;, ignorando il parlamento mentre il PIL scende senza limiti. Due anni dopo Hitler prese il potere, otto anni più tardi iniziò la Seconda Guerra Mondiale. La situazione odierna è ancora distante, ma i paralleli economici sono spaventosi.</p>
<p>.</p>
<p>di Fabian Lidner da <em>Guardian.co.uk, </em>tradotto su <em><img src="http://www.comedonchisciotte.org/site/themes/3D-Fantasy/images/logo.gif" alt="Welcome to ComeDonChisciotte" width="194" height="61" /></em> del 26 novembre 2011</p>
<p>.</p>
<p>Come nei paesi oggi in crisi, il problema fondamentale della Germania nel 1931 era il debito estero. Gli Stati Uniti erano il maggiore creditore della Germania, i debiti tedeschi erano denominati in dollari. Dalla metà degli anni ’20, il governo aveva preso a prestito enormi sommi all’estero per versare i pagamenti di guerra a Francia e Gran Bretagna. Il credito estero fu quello che finanziò anche i ruggenti anni ’20 in Germania, il boom economico successivo all’iperinflazione del 1923. come Spagna, Irlanda e Grecia ai giorni nostri, la ripresa tedesca degli anni ’20 fu causata da una bolla creditizia.</p>
<p>La bolla esplose assieme al crollo dei mercati finanziari statunitensi nel 1929. gli investitori e le banche degli USA subirono un duro colpo, persero fiducia e ridussero i propri rischi, specialmente gli investimenti in titoli europei. I flussi creditizi verso Germania, Austria e Ungheria subirono una brusca interruzione. Gli investitori statunitensi non volevano Reichsmark – la divisa tedesca – ma solo dollari, una moneta che la Reichsbank non poteva stampare. Il ritiro dei dollari dalla Germania – specialmente dai depositi bancari tedeschi – portò al rapido esaurimento delle riserve di moneta della Reichsbank.</p>
<p>Per incassare dollari, la Germania doveva mutare il proprio enorme deficit delle partite correnti in un attivo. Ma come nelle crisi odierne, la Germania era intrappolata in un sistema monetario con tassi fissi di cambio, il gold standard, e non poteva svalutare la sua divisa. Comunque, anche dopo l’abbandono del gold standard, il cancelliere Brüning e i suoi consiglieri economici ebbero timore degli effetti inflazionistici di una svalutazione e una replica dell’iperinflazione del 1923.</p>
<p>Senza liquidità in dollari provenienti dall’estero, l’unico modo a disposizione del governo per mutare il segno del bilancio era una feroce deflazione dei costi e degli stipendi. In solo due anni Brüning tagliò la spesa pubblica del 30%. Il cancelliere alzò le tasse, i tagli alle retribuzioni e alla spesa sociale di fronte alla disoccupazione e alla povertà sempre più in crescita. Il PIL reale diminuì dell’8% nel 1931 e del 13% l’anno successivo, la disoccupazione aumentò del 30% e i soldi continuavano a spillare al di fuori del paese. Le partite correnti passarono da un’enorme deficit a un piccolo attivo. Ma non c’erano abbastanza dollari a disposizione sui mercati mondiali. Nel 1930 il Congresso aveva introdotto lo Smoot-Hawley Tariff Act per tenere le importazioni lontane dal paese. Le nazioni con debiti in dollari furono tagliate fuori dai mercati statunitensi e non poterono incassare i soldi sufficienti per pagare il proprio debito. La situazione non migliorò quando il presidente Hoover propose una moratorio di un anno per tutto il debito estero della Germania. La moratoria vide l’opposizione sia della Francia – che pretendeva i pagamenti di risarcimento tedeschi – che del Congresso. Quando il Congresso alla fine approvò la moratoria nel dicembre 1931, era ormai troppo tardi.</p>
<p>Nell’estate del 1931 le banche tedesche iniziarono a cadere, causando sia una stretta creditizia che cospicui pacchetti di aiuto pubblico per salvare le maggiori banche. Le banche dovettero chiudere e il governo fece default sul suo debito. La moratoria di Hoover e una politica di espansione fiscale sotto il successore di Brüning, von Papen, giunsero troppo tardi: i fallimenti e la disoccupazione continuarono a crescere e i nazionalsocialisti guadagnarono terreno politico.</p>
<p>I paralleli con l’odierna situazione economica sono terrificanti: Grecia, Irlanda e Portogallo devono perseguire feroci politiche di austerità sotto la pressione dei paesi creditori e dei mercati finanziari per poter portare le partite correnti dal deficit all’attivo; la disoccupazione greca rimane al 18%, quella in Irlanda al 14% e in Portogallo al 12%, quella spagnola è addirittura del 22%. E quelli che potrebbero aiutare non fanno abbastanza: la Germania e i banchieri centrali tedeschi richiedono una drastica austerità e offrono solo rimasugli e un aiuto insufficiente in cambio: anche in questo caso, troppo poco e troppo tardi.</p>
<p>La Germania avrebbe avuto molto da guadagnare nel 1931 se gli Stati Uniti, e anche la Francia, avessero fornito la liquidità necessaria alle banche tedesche e al governo. Forse la radicalizzazione politica si poteva evitare. Ma gli Stati Uniti diventarono isolazionisti. Non volevano essere coinvolti dal macello degli affari europei.</p>
<p>Oggi la Germania riveste il ruolo degli USA. Sia il parlamento che il governo esitano a fornire l’aiuto necessario per i paesi in crisi: con l’EFSF, la Germania vorrebbe garantire fino a 211 miliardi di euro in prestiti alle nazioni in difficoltà. Non è abbastanza. Le garanzie fornite nel 2008 al sistema bancario tedesco furono di 480 miliardi di euro.</p>
<p>La Germania ancora persegue il suo attivo delle partite correnti. Queste sono, per definizione, i passivi di altre nazioni. Per questo impediscono a queste nazioni di incassare i soldi necessari al pagamento del debito. Per di più, la Germania si oppone con rigore ai crediti di liquidità forniti dalla BCE. Gli economisti tedeschi e i banchieri centrali giustificano la passività della BCE con la minaccia dell’inflazione. Ma confondono le lezioni storiche dell’iperinflazione tedesca del 1923 e della sua deflazione nel 1931 con la crisi dell’occupazione.</p>
<p>Questi errori di giudizio hanno le sue ripercussioni: la reputazione della Germania in tutt’Europa è già in declino, le tensioni politiche nei paesi in crisi che vedono tassi record di disoccupazione stanno aumentando con vigore e una sempre più probabile rottura dell’eurozona minaccerebbe l’economia tedesca, specialmente le banche e le esportazioni.</p>
<p>Gli Stati Uniti appresero il duro percorso da prendere per assicurare la stabilità economia mondiale. La seconda guerra mondiale fu una delle conseguenze della crisi degli anni ’30 che poteva essere impedita.</p>
<p>Dopo aver fallito nella stabilizzazione del sistema economico mondiale all’inizio degli anni ‘30, nel 1945 gli Stati Uniti avevano imparato che solo la cooperazione economica poteva portare a un mondo in pace e prospero. Grazie al Piano e alla riapertura dei suoi mercati per le esportazioni europee, consentirono all’Europa di ricostruire un’economia a pezzi. Nel frattempo, gli esportatori statunitensi trassero profitto dalla fame dell’Europa per gli investimenti e per i beni di consumo.</p>
<p>Fino ai primi anni ’70 gli Stati Uniti hanno pilotato il commercio internazionale e il sistema monetario – quello di Bretton Woods –, garantendo così prosperità, il libero mercato con equità sociale e i prerequisiti per la socialdemocrazia.</p>
<p>Sia l’opinione pubblica tedesca che i politici dovrebbero imparare dalla storia. La solidarietà con i paesi in crisi è nel loro interesse a lungo termine. Il governo tedesco dovrebbe smettere di abusare del proprio potere per dettare il declino economico alle altre nazioni. L’alternativa è la stagnazione economica e un aumento delle tensioni tra i paesi europei. Il verdetto rimane ancora valido: quelli che non riescono a imparare dalla storia sono destinati a ripeterla.</p>
<p>**********************************************</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.guardian.co.uk/global/2011/nov/24/debt-crisis-germany-1931">In today&#8217;s debt crisis, Germany is the US of 1931</a> - 24.11.2011</p>
<p>Traduzione per <a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/">www.comedonchisciotte.org</a> a cura di SUPERVICE</p>
<p>_________________________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 28 novembre 2011</p>
<p>VUOI SAPERNE DI PIU&#8217; SULLA CRISI?</p>
<p>LEGGI STORIA IN RETE!</p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/2009/04/1435/"><img src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/i-cover-storia-42.jpg" alt="" width="145" height="200" /></a></p>
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		<title>Holocaust survivors seek $20 billion in Nazi-era policies</title>
		<link>http://www.storiainrete.com/5824/rassegna-stampa-estera/holocaust-survivors-seek-20-000-000-000-in-nazi-era-policies/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 10:28:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.unuci.org/sito/Immagini/generali.jpg" alt="" width="90" height="90" />Thousands of aging Holocaust survivors in the U.S. want Congress to clear a path for them to sue European insurance companies they contend illegally confiscated Jewish life insurance policies during the Nazi era and have refused to pay an</div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.unuci.org/sito/Immagini/generali.jpg" alt="" width="90" height="90" />Thousands of aging Holocaust survivors in the U.S. want Congress to clear a path for them to sue European insurance companies they contend illegally confiscated Jewish life insurance policies during the Nazi era and have refused to pay an estimated $20 billion still owed.</div>
<div>.</div>
<div>di <span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; background-color: #fefefe;">Curt Anderson </span>da <img src="http://www.mediabistro.com/tvnewser/files/original/cbsnews120.jpg" alt="" width="72" height="72" /> del 15 novembre 2011</div>
<div>.</div>
<div id="_mcePaste">A hearing is scheduled Wednesday in the House Foreign Affairs Committee on a bill that would provide the survivors with access to U.S. courts and also force companies such as Germany&#8217;s Allianz SE and Italy&#8217;s Assicurazioni Generali to disclose lists of policies held by Jews before World War II. David Schaecter, who survived the Auschwitz death camp and now lives in Miami, is set to testify at the hearing. He described the current U.S. policy barring survivors from suing the companies as unfair. Schaecter, 82 and originally from Slovakia, is president of the Holocaust Survivors Foundation USA. &#8221;It&#8217;s a shameful thing. We have been robbed of our dignity,&#8221; Schaecter said in an interview. &#8220;We are survivors, and yet we are not allowed to sue a person or a company or an entity like every other person has a right to do.&#8221;</div>
<div id="_mcePaste">The legislation&#8217;s sponsor, U.S. Rep. Ileana Ros-Lehtinen, R-Fla., represents many of the estimated 100,000 Holocaust survivors in the U.S. and also chairs the Foreign Affairs Committee. Although the bill has been around in various forms for at least five years, Ros-Lehtinen said she is hopeful it could pass this year. The measure has 51 co-sponsors in the House and a companion bill in the Senate.</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;We can&#8217;t tell these survivors to continue to wait. Their time is running short,&#8221; she said. &#8220;The insurance companies have got the money. What they don&#8217;t have is shame.&#8221;</div>
<div id="_mcePaste">Yet despite their highly sympathetic stories, the Holocaust survivors have run into stiff opposition not only from the German and U.S. governments but also from major Jewish organizations such as the Anti-Defamation League and B&#8217;nai B&#8217;rith International.</div>
<div>Peter Ammon, Germany&#8217;s ambassador to the U.S., wrote Ros-Lehtinen that his government has paid billions of dollars to Holocaust survivors and other victims of the Third Reich. He noted that the International Commission on Holocaust Era Insurance Claims paid some $305 million, with another $200 million going into humanitarian programs for survivors.</div>
<div id="_mcePaste">When that commission was created in 1998, Ammon said insurers &#8220;were promised comprehensive and permanent legal peace in the United States.&#8221;</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;Voluntary agreements have the advantage of benefiting large numbers of survivors, not just the few who are successful in the courts,&#8221; Ammon said.</div>
<div id="_mcePaste">The survivors, however, insist the payments are woefully inadequate. And, they say, Allianz and the other insurers have demanded that claimants produce documents such as death certificates — the Nazis didn&#8217;t issue those for the millions of death camp victims — or policies that were lost in the tumult of a world war.</div>
<div id="_mcePaste">Schaecter said he remembers as a child his parents keeping small containers with the names of insurance companies on them where money was deposited. Each month, an insurance agent would come to pick up the containers. That, he said, is the kind of evidence a jury might find compelling even without the policy documentation.</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;For people in Eastern Europe, insurance was a way of life,&#8221; he said.</div>
<div>Allianz, which has a major presence in the U.S., has found itself targeted by protests because of its past Nazi links, which included a former company chairman who in 1933 became Adolf Hitler&#8217;s minister of economics. An outcry led to cancellation of a plan in 2008 for Allianz to have naming rights at the football stadium shared by the New York Giants and Jets football teams, and protesters earlier this year picketed at a South Florida golf tournament sponsored by Allianz.</div>
<div id="_mcePaste">More recently, Holocaust survivors have raised questions about Allianz&#8217;s sponsorship of broadcast programs, including public radio&#8217;s popular &#8220;A Prairie Home Companion.&#8221; The show&#8217;s producer, American Public Media, responded with an email telling the survivors to contact Allianz directly via telephone to discuss their concerns that the company was attempting to scrub its past for U.S. consumers.</div>
<div id="_mcePaste">For its part, Allianz officials said the company is not lobbying Congress on the insurance legislation, instead favoring negotiations on these issues between the U.S. and German governments and Jewish organizations.</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;Allianz as a corporation is not playing an active role in this,&#8221; spokeswoman Sabia Schwartzer said.</div>
<div id="_mcePaste">The company has repeatedly said that it acknowledges its forced collaboration with the Nazis and that it is willing to listen to anyone with a claim from the World War II era.</div>
<div id="_mcePaste">That is not the experience many Holocaust survivors have had.</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;They shirk all responsibility,&#8221; Schaecter said.&#8221; They evade all the questions you ask. They don&#8217;t intend to ever change.&#8221;</div>
<p>_________________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 21 novembre 2011</p>
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		<title>Russia open secret files to refute Hitler&#8217;s escape from bunker</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 22:26:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.artillery-museum.ru/files/Image/155(1).jpg" alt="" width="90" height="90" />Russia is planning to put the files detailing the death of Adolf Hitler in his Berlin bunker on display to disprove allegations in a new book that he escaped to Argentina after the war. Author Gerrard Williams and Simon Dunstan claim&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.artillery-museum.ru/files/Image/155(1).jpg" alt="" width="90" height="90" />Russia is planning to put the files detailing the death of Adolf Hitler in his Berlin bunker on display to disprove allegations in a new book that he escaped to Argentina after the war. Author Gerrard Williams and Simon Dunstan claim in &#8220;Grey Wolf: The Escape Of Adolf Hitler&#8221; that body doubles of the Fuhrer and lover Eva Braun were found by the Red Army in the garden of his wrecked chancellery. They go on to say that Hitler and Eva had two daughters and that he lived until 1962 in Argentina, sheltered by the right-wing regime in Buenos Aires.</p>
<p>.</p>
<p>di Allan Hall da <img src="http://www.scotsman.com/webimage/swts_publication_logo_7_14068!image/1130617255.png_gen/derivatives/default/1130617255.png" alt="" width="156" height="33" /> del 21 ottobre 2011</p>
<p>.</p>
<p>Russia’s FSB federal security service holds the entire Hitler file, chronicling his death and his body’s strange odyssey through a variety of graveyards in former Communist East Germany until a final cremation in the 1970s. “This is the true history of what happened to Hitler,” said an FSB spokesman. “He died in Berlin and we have the papers to prove it.” According to bunker eyewitnesses, Hitler and his new bride retreated to his study to end their lives at 3:30pm on the afternoon of 30 April, 1945. Afterwards, the corpses were carried up to the garden, doused in petrol and set ablaze. Also burned in a separate pyre were the corpses of his propaganda chief Joseph Goebbels, his wife Magda and their six children, who she murdered with cyanide capsules.</p>
<p>Petrol was scarce and the corpses were only partially burned by the time the Russians arrived. Agents of the secret intelligence service Smersh – an acronym for “Death to Spies” – attached to the 3rd Russian Shock Army, found the bodies on 5 May. They were removed and put in a lorry. The following day an order came to hand over the site to another unit. The Smersh agents then moved the bodies by truck to the town of Buch, near Berlin. According to the files, they underwent a forensic examination on 8 May at Field Hospital No 496. In a letter to Laventi Beria, boss of the NKVD, the pathologist wrote: “In the mouth of the corpses I found glass pieces, pieces of wall and of the floor corresponding to material in the bunker. There was a strong smell of bitter almonds, the smell of cyanide which killed them.”</p>
<p>In an accompanying letter, he added: “There can be no doubt about it that this is the corpse of Adolf Hitler.” The letter said the bodies had been buried in a secret location in occupied Buch. When Smersh officers were ordered again to move in the summer of 1945 they dug up the bodies of Hitler, Braun and the Goebbels’ family and moved them to Rathenow, 55 miles from Berlin. On 13 January, 1946, the bodies were disinterred in Rathenow by a committee headed by Smersh Lieutenant General Selenin. After an investigation, which resulted in part of Hitler’s skull being sent to Stalin in Moscow – it now resides in the State Archive – the bodies were moved to Magdeburg, East Germany. In the yard of No 36 West End Street, the base of the local Smersh unit, another examination confirmed Hitler shot himself in the head. The bodies were then buried in the courtyard in wooden munitions’ boxes. Both Beria and Stalin got reports about the identification process.</p>
<p>Twenty-four years later the Kremlin, now under Leonid Breznhev, learned that the burial site was about to be turned over to the Peoples’ Army of the German Democratic Republic. On 13 March, 1970, Brezhnev got a letter from foreign minister Alexei Kosygin stating the corpses should be moved “once and for all”. Three Smersh agents –Vladimir Gumenjuk, a Major Schirokow and Captain Kowalenko – had the task of disposing of the bodies. They were given gas masks and told to tell anyone who inquired they were killing vermin with sulphur. On the morning of 4 April, 1970, they began digging and soon found the munitions boxes containing skeletal remains, and Magda Goebbels’ gold teeth. The bodies were placed in empty weapons boxes and driven off in a Soviet truck. It had a tarpaulin over the back with fishing rods sticking out. The soldiers were to say they were going fishing if questioned. Late in the day, they reached Schoenebeck, south of Magdeburg. There, with 20 litres of petrol, Hitler’s remains were finally burned, along with the rest. The ashes were piled into a sack, driven north to Biederitz and dumped into the Ehle River. It was the last anyone saw of the mortal remains of the tyrant, his bride and servants.</p>
<p>_________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 22 ottobre 2011</p>
<p>_________________________</p>
<p>Vuoi saperne di più? Leggi l&#8217;articolo</p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/02/03-morte-hitler.pdf"><strong>Hitler il non-morto: suicidio o fuga?</strong></a></p>
<p>da Storia in Rete n. 52</p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/2620/edicola/storia-in-rete-numero-52-febbraio-2010/"><img src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/02/cover-52.jpg" alt="cover 52" width="152" height="217" /></a></p>
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		<title>How Adolf Hitler tried to get out of speeding fine</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 09:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><span><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://i.dailymail.co.uk/i/pix/2011/09/26/article-2041979-0E180D3C00000578-494_468x571.jpg" alt="But was he driving? Documents revealed Adolf Hitler had asked chauffeur Julius Schreck (pictured behind the wheel) to drive fast" width="90" height="90" />As speeding tickets go it was just one of thousands handed out in the 1930&#8242;s as the car took over a once provincial Germany and the autobahns opened the country up to the common man. </span><span>But the man who received</span>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://i.dailymail.co.uk/i/pix/2011/09/26/article-2041979-0E180D3C00000578-494_468x571.jpg" alt="But was he driving? Documents revealed Adolf Hitler had asked chauffeur Julius Schreck (pictured behind the wheel) to drive fast" width="90" height="90" />As speeding tickets go it was just one of thousands handed out in the 1930&#8242;s as the car took over a once provincial Germany and the autobahns opened the country up to the common man. </span><span>But the man who received it was no ordinary motorist. </span>He was Adolf Hitler, in the driving seat of the Third Reich, and definitely not amused the day he was booked for going too fast in his supercharged Mercedes limousine.</p>
<p>.</p>
<p>di Allan Hall, dal &#8220;Daily Mail&#8221; del 27 settembre 2011 <img src="http://i.dailymail.co.uk/i/sitelogos/logo_mol.gif" alt="MailOnline - news, sport, celebrity, science and health stories" width="126" height="24" /></p>
<p>.</p>
<p><span>Hitler&#8217;s long lost speeding summons has been found in a Bavarian archive. </span>He was handed the fine in the tiny hamlet of Baar-Ebenhausen, south of the city of Ingolstadt, on September 19, 1931 &#8211; a little over two and-a-half years before he became chancellor and Fuehrer. <span>He also put down the number plate &#8211; II A – 19357 &#8211; which happened to be Hitler&#8217;s personal car and sent to details to superiors in Munich to learn who the car&#8217;s owner was. </span>The incident happened long before the days of speed cameras.</p>
<p><span>In his report Probst wrote: &#8216;The speed of the vehicle was determined by two officials with two stop watches. </span>&#8216;The car drove over a measured distance of 200m in 13 seconds, which results in the average speed of 55.3 km per hour (34.3mph).&#8217; This was double the permitted speed limit on the road at that time and should have resulted in an immediate ban. Three days later Probst received the information that the car belonged to one A. Hitler, who lived at Prinzeregentstrasse 16 and he issued the speeding ticket.</p>
<p><span><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://i.dailymail.co.uk/i/pix/2011/09/26/article-2041979-0E19523800000578-370_468x286.jpg" alt="Taking the blame: Schreck, right, stood to be banned after he was clocked driving more than twice the speed limit in Hitler's personal Mercedes" width="281" height="172" />Hitler&#8217;s former flat still exists only now it is, ironically, a police station. </span>But it is doubtful if Hitler or his party ever had to pay a fine. Certainly no document surfaced alongside the original report stating that he had to cough up. There was, however, another document found in the archive with the word &#8216;settled&#8217; stamped on it relating to the incident. Hitler said he was not at the wheel at the time but that it was being driven by his chauffeur Julius Schreck and that he had instructed him &#8216;to drive as fast as possible&#8217; without saying why.</p>
<p><span>But history records the probable reason. The day before his 23-year-old half-niece Geli Raubal, with whom he lived and who he loved madly, shot herself with Hitler&#8217;s pistol at the Munich flat. </span>It sent Hitler into a profound depression and senior Nazis on trial at Nuremberg after the war said no other single incident during the whole of the Third Reich affected him more. Historians speculate he was in something approaching a blind panic to get to Munich to begin the damage limitation exercise that he knew he must put in place to protect his burgeoning image as the saviour of Germany. As to Officer Probst, there is no indication that he ever advanced further in the police force for daring to send a summons to the future Fuehrer of Germany.</p>
<p>__________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 10 ottobre 2011</p>
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		<title>Quando la Grecia (con Italia e Spagna) salvò la Germania</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 07:28:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/imagecache/immagine_620_fixed/uploads/articolo/immagine-singola/Berlin_Brandenburg_gate_while_the_wall_was_still_up.jpg" alt="" width="90" height="90" />Berlino, indebitatissima dopo la seconda guerra mondiale, fu aiutata da 60 stati che firmarono il patto di Londra il 27 febbraio 1953. Con l’accordo fu dimezzato il debito estero del paese ponendo le basi per il futuro successo economico del paese&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/imagecache/immagine_620_fixed/uploads/articolo/immagine-singola/Berlin_Brandenburg_gate_while_the_wall_was_still_up.jpg" alt="" width="90" height="90" />Berlino, indebitatissima dopo la seconda guerra mondiale, fu aiutata da 60 stati che firmarono il patto di Londra il 27 febbraio 1953. Con l’accordo fu dimezzato il debito estero del paese ponendo le basi per il futuro successo economico del paese e dell’Europa intera. Potrebbe succedere ora con la Grecia? Una pagina di storia da rileggere, oggi, mentre la Grecia è “appesa a un filo” e il G20 ha appena deciso un nuovo maxi-rifinanziamento per salavare le banche (e l’Euro).<br />
.</p>
<p>di Laura Lucchini da Linkiesta del 28 settembre 2011 <img src="http://www.linkiesta.it/sites/all/themes/lkblog/logo.png" alt="Home" width="140" height="27" /></p>
<p>.</p>
<p><strong>Molti tedeschi si sentono ingannati dalla Grecia indebitata fino al collo</strong> e minacciati dalla situazione attuale tanto in Italia come in Spagna. Questi sentimenti si fanno ancora piú intensi in vista della votazione in parlamento, il prossimo 29 settembre, del primo pacchetto di aiuti alla Grecia e l’ampliamento del fondo salvastati. Pochi però ricordano che nemmeno molto tempo fa, fu proprio la Germania, indebitatissima dopo la seconda guerra mondiale, a dover essere aiutata. Sessanta stati firmarono il patto di Londra il 27 febbraio 1953. Con l’accordo fu dimezzato il debito estero del paese ponendo le basi per il futuro successo economico della locomotiva europea. Tra i firmatari anche Grecia, Italia e Spagna. Ma sul parallelismo tra i due momenti storici, anche gli addetti ai lavori sono divisi.</p>
<p><strong>Diversamente dalla Germania allora, la Grecia oggi non esce da una guerra sconfitta.</strong> Però cosí come la Germania allora, la Grecia ha perso oggi l’accesso al mercato dei capitali a livello internazionale come conseguenza della crisi finanziaria, spiega a Linkiesta la professoressa Ursula Rombeck-Jaschinski, dell’Università di Düsseldorf, autrice di “Das Londoner Schuldenabkommen”, il trattato del debito di Londra. «Ripristinare l&#8217;accesso della Grecia al mercato dei capitali &#8211; sostiene Rombeck-Jaschinski- deve essere il fine di ogni iniziativa. La Grecia ha bisogno impulso per la crescita: allora fummo aiutati noi, è necessario che facciamo memoria». Il motivo?  Secondo Rombeck-Jaschinski «uno stato si può sempre trovare nella situazione di aver bisogno dell’aiuto di altri paese».</p>
<p><strong>Il patto riguardante il debito estero tedesco fu stipulato a Londra tra la Germania</strong> e i rappresentanti di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Presenti anche osservatori e rappresentanti di altri 20 stati. In totale furono 60 i paesi creditori, tra loro anche Grecia e Italia. Con l’inizio della seconda guerra mondiale, nel 1939, la Germania aveva sospeso i pagamenti ai creditori inglesi e francesi. Dopo la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti nel 1941, anche il flusso di denaro verso conti americani era stato interrotto. A guerra finita, la comunità internazionale voleva ed aveva bisogno di riallacciare i rapporti commerciali con la Germania, però per questo era necessario che il paese riacquistasse solvibilità. Con il trattato di Londra i debiti tedeschi furono dimezzati: si trattava in totale di 13,5 miliardi di marchi, di cui 6,2 furono cancellati. Nel testo originale del trattato si introducevano cosi le motivazioni dei contraenti: «animati dal desiderio di rimuovere gli ostacoli che impediscono di stabilire relazioni economiche normali tra la Repubblica federale di Germania e gli altri paesi e di contribuire in tal modo allo sviluppo di una comunità prospera di nazioni».</p>
<p><strong>È chiaro che nella situazione di una pace restaurata</strong> la disposizione d’animo era probabilmente diversa. Ma ancora di più oggi, all’interno di un’Unione che condivide la stessa moneta, e le cui economie sono indissolubilmente intrecciate uno sforzo in questo senso sarebbe auspicabile secondo Rombeck-Jaschinski. «Il miracolo economico tedesco non sarebbe praticamente stato possibile senza l’accordo di Londra», assicura. Non è daccordo Werner Abelshauser, professore di storia economica dell’Università di Bielfeld, che vede la situazione in modo più critico. «Un parallelismo si potrebbe tracciare solo nel momento in cui la Grecia svalutasse significativamente la propria moneta, e solo infine contrattasse con i creditori stranieri un hair-cut». In altre parole, perchè la situazione fosse paragonabile, la Grecia dovrebbe prima uscire dall’euro, reintrodurre le dracme, e svalutare, così come fece la Germania nel 1948.</p>
<p><strong>Allo stesso modo secondo Abelshauser,</strong> il trattato di Londra del 1953, aiutò la Germania a tornare solvente, facilitandole il ritorno sul mercato mondiale, ma «non fu però decisivo. La Germania dopo la guerra era povera, ma non sottosviluppata. In particolare decisivo per il successo delle esportazioni fu il settore delle tecnologie». Se è davvero possibile imparare dalla storia, anche la Grecia dovrebbe fare la sua parte. E cioè riguadagnarsi la fiducia, in modo da attirare nuovamente gli investimenti. «Sarebbe fondamentale che le elite greche dimostrassero volontá di pagare le tasse in modo da ristabilire un rapporto di lealtà con lo stato e le istituzioni», secondo Rombeck-Jaschinski.</p>
<p><strong>La storia della Germania dopo la seconda guerra mondiale è strettamente legata all’Europa</strong>: solo grazie all’Europa fu possibile la riunificazione. «Anche l&#8217;introduzione dell’euro va vista in questo contesto. Per tutti questi motivi, la Germania ha una responsabilità storica nei confronti del salvataggio dell’euro. Il fallimento della moneta unica sarebbe l’inizio della fine del processo di integrazione europeo». Dovrebbe essere compito della politica, «convincere le persone del senso e della necessità delle misure concordate». «Non vedo una responsabilità storica, perchè non fu la Germania a supportare l’introduzione dell’euro”, critica Abelshauser, che aggiunge : «la Bundesbank era totalmente contraria e la Germania non può salvare l’euro”, secondo l’esperto che drastico annuncia la sua personale ricetta: «se l’eurozona continua ad essere instabile, sarà necessario pensare ad alternative all’euro, per salvare l&#8217;idea di Europa dal fallimento».</p>
<div>___________________________</div>
<div>Inserito su www.storiainrete.com il 6 ottobre 2011</div>
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		<title>Nessun risarcimento per i lavoratori forzati tedeschi post-1945</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2011 18:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/notizie-dal-mondo-della-storia1.png" alt="notizie-dal-mondo-della-storia1.png (90×90)" width="90" height="90" />Il ministro degli Interni tedesco Hans-Peter Friedrich ha rifiutato alla Lega dei Rifugiati (BdV) &#8211; l&#8217;associazione tedesca che raduna i milioni di profughi causati dalla sconfitta del Reich nella Seconda guerra mondiale &#8211; un risarcimento per il lavoro forzato</div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/notizie-dal-mondo-della-storia1.png" alt="notizie-dal-mondo-della-storia1.png (90×90)" width="90" height="90" />Il ministro degli Interni tedesco Hans-Peter Friedrich ha rifiutato alla Lega dei Rifugiati (BdV) &#8211; l&#8217;associazione tedesca che raduna i milioni di profughi causati dalla sconfitta del Reich nella Seconda guerra mondiale &#8211; un risarcimento per il lavoro forzato imposto dalle nazioni vincitrici.</div>
<div id="_mcePaste">Dopo la guerra infatti centinaia di migliaia di tedeschi furono obbligati a servire come lavoratori forzati nelle nazioni confinanti con la Germania in riparazione dei danni prodotti dalla guerra. Secondo la presidentessa della BdV Erika Steinbach sarebbero oltre 100 mila i cittadini tedeschi che avrebbero diritto ad un risarcimento di almeno 5000 euro a testa per questo sfruttamento.</div>
<div id="_mcePaste">Il rifiuto del ministro degli Interni è stato motivato in una lettera alla Steinbach, nella quale è scritto che &#8220;ciò che è accaduto dopo la guerra è stato semplicemente il destino e non può essere compensato&#8221;, ha riportato il giornale &#8220;Bild am Sonntag&#8221;.</div>
<div id="_mcePaste">Nel 2003 il partito democristiano tedesco aveva avanzato una proposta di legge per il risarcimento dei lavoratori forzati tedeschi, ma l&#8217;allora maggioranza social-ambientalista votò contro. Sembra che l&#8217;attuale capogruppo democristiano Volker Kauder sia intenzionato a ripresentare il progetto di legge nei prossimi mesi.</div>
<p>Il ministro degli Interni tedesco Hans-Peter Friedrich ha rifiutato alla Lega dei Rifugiati (BdV) &#8211; l&#8217;associazione tedesca che raduna i milioni di profughi causati dalla sconfitta del Reich nella Seconda guerra mondiale &#8211; un risarcimento per il lavoro forzato imposto dalle nazioni vincitrici.<br />
Dopo la guerra infatti centinaia di migliaia di tedeschi furono obbligati a servire come lavoratori forzati nelle nazioni confinanti con la Germania in riparazione dei danni prodotti dalla guerra. Secondo la presidentessa della BdV Erika Steinbach sarebbero oltre 100 mila i cittadini tedeschi che avrebbero diritto ad un risarcimento di almeno 5000 euro a testa per questo sfruttamento.<br />
Il rifiuto del ministro degli Interni è stato motivato in una lettera alla Steinbach, nella quale è scritto che &#8220;ciò che è accaduto dopo la guerra è stato semplicemente il destino e non può essere compensato&#8221;, ha riportato il giornale &#8220;Bild am Sonntag&#8221;.<br />
Nel 2003 il partito democristiano tedesco aveva avanzato una proposta di legge per il risarcimento dei lavoratori forzati tedeschi, ma l&#8217;allora maggioranza social-ambientalista votò contro. Sembra che l&#8217;attuale capogruppo democristiano Volker Kauder sia intenzionato a ripresentare il progetto di legge nei prossimi mesi.</p>
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		<title>Polemiche di fuoco su Günter Grass: &#8220;relativizza l&#8217;Olocausto&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 08:39:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.edizionicargo.it/wp-content/uploads/2009/10/grass-190.jpg" alt="" width="90" height="90" />Cinque anni fa, Günter Grass stupì e scioccò la Germania, raccontando di quando ragazzo, a 17 anni, si arruolò nelle SS. Fu la rottura di un lungo silenzio. Ma fu anche una confessione &#8211; contenuta in due pagine e mezzo&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.edizionicargo.it/wp-content/uploads/2009/10/grass-190.jpg" alt="" width="90" height="90" />Cinque anni fa, Günter Grass stupì e scioccò la Germania, raccontando di quando ragazzo, a 17 anni, si arruolò nelle SS. Fu la rottura di un lungo silenzio. Ma fu anche una confessione &#8211; contenuta in due pagine e mezzo del libro autobiografico Sbucciando la cipolla &#8211; che incrinò, nella percezione della cultura e società tedesche, la figura dello scrittore che nel dopoguerra è stato il faro intellettuale e morale della sinistra.</p>
<p>.</p>
<p>di Mara Gergolet per il &#8220;<a href="http://www.corriere.it/" target="_blank">Corriere della Sera</a>&#8221; del 31 agosto 2011 <img src="http://images2.corriereobjects.it/images/static/common/logohome-big.gif?v=20110224150834" alt="Corriere della Sera.it" width="215" height="31" /></p>
<p>.</p>
<p>Ora, mentre questo libro viene tradotto in Israele e Günter Grass concede un&#8217;intervista allo storico israeliano Tom Segev, le sue parole tornano a far discutere e scandalizzare. Ci sono voluti alcuni giorni, perché l&#8217;intervista rimbalzasse in Germania, ma l&#8217;effetto non di meno è dirompente. Perché Grass torna a parlare di Olocausto, e di vittime della guerra. Stavolta tedesche.</p>
<p>«La follia e il crimine &#8211; sostiene Grass &#8211; non erano espressi solo nell&#8217;Olocausto, e non si sono fermati alla fine della guerra. Di otto milioni di soldati tedeschi che sono stati catturati dai russi, forse due milioni sono sopravvissuti e gli altri sono stati liquidati. E poi ci sono i 14 milioni di rifugiati tedeschi. Metà del Paese è passato direttamente dalla tirannia nazista alla tirannia comunista. Non dico questo per diminuire la gravità del crimine contro gli ebrei, ma l&#8217;Olocausto non è stato l&#8217;unico crimine. Noi portiamo la responsabilità per i crimini nazisti. Ma i crimini portarono anche a disastrose conseguenze per i tedeschi, che a loro volta divennero vittime».</p>
<p>Quella frase, «l&#8217;Olocausto non è l&#8217;unico crimine», può far sobbalzare un Paese che nel dopoguerra, in un lungo esercizio d&#8217;autoanalisi, ha cercato di fare chiarezza &#8211; e redimersi &#8211; dal proprio passato. E, sebbene nella lunga intervista Grass mostri enorme rispetto per la tragedia degli ebrei &#8211; in un tempo in cui in Francia (come denuncia Claude Lanzmann su «Le Monde») la parola Shoah viene bandita dai manuali scolastici &#8211; è facile esporsi alle accuse di voler comparare, relativizzandolo, l&#8217;annientamento degli ebrei ad altri stermini.</p>
<p>Ma è sulle «vittime tedesche» che Grass ha raccolto le maggiori critiche. La «Sueddeutsche Zeitung» ha affidato la replica, con un intervento in grande evidenza (pubblicato ieri sera sul sito e oggi sul giornale) allo storico Peter Jahn, direttore dal 1995 al 2006 del museo russo-tedesco di Berlino-Karlshorst. Soprattutto quel numero &#8211; sei milioni di soldati tedeschi liquidati &#8211; assomiglia in modo inquietante al numero delle vittime della Shoah. «Relativizzare &#8211; scrive Jahn &#8211; lo sterminio di sei milioni di ebrei paragonandolo all&#8217;immagine di pura fantasia della liquidazione di 6 milioni di prigionieri di guerra tedeschi, è una cosa che dal punto di vista morale chiede spiegazioni».</p>
<p>Ora, è vero che la discussione sui morti tedeschi sul fronte orientale non è mai stata chiusa: e le forbici oscillano fortemente. Ma Jahn, da parte sua, riporta quello che ritiene il bilancio più recente: oltre tre milioni di soldati catturati, di questi solo la metà rilasciati tra il 1947-1949. Ben lontano dai numeri di Grass. La questione però non riguarda solo i numeri. Piuttosto, il fatto che Grass riparta dalle «vittime tedesche», dai «nostri prigionieri», ossia dal linguaggio della Germania anni Cinquanta, che i conti con il nazismo non aveva ancora cominciato a farli.</p>
<p>O che il premio Nobel tenga in così poco conto la sequenza temporale (e causale) della seconda guerra mondiale: il fatto che a muovere questi orrori &#8211; e i milioni di vittime sovietiche &#8211; sia stata la macchina da guerra tedesca.</p>
<p>Certo, pensare a un Grass revisionista è troppo. È pur sempre lui lo scrittore che accompagnò Willy Brandt mentre si inginocchiava al ghetto di Varsavia. E a un Tom Segev che gli chiede perché abbia trattato così poco dell&#8217;Olocausto nelle sue opere, ricorda che è anche grazie a lui se in Germania è stata pubblicata, negli anni 60, la relazione Stroop (che fece conoscere le dimensioni della Shoah), quella in cui diceva: «A Varsavia non c&#8217;è più un ghetto ebraico».</p>
<p>Non fa nessuno sconto neppure a se stesso, alla propria appartenenza alle SS, conclusasi dice &#8211; con sua grande fortuna &#8211; senza aver dovuto ammazzare nessuno. «Ero giovane e stupido. L&#8217;ho nascosta così a lungo perché me ne vergognavo». Grass poi ama Israele, è contro il boicottaggio, vorrebbe dare il Nobel ad Amos Oz («ci provo da anni, ma me lo impediscono sempre»). Però, certo, ha molta voglia di parlare (rivedere?) la storia della sua Germania. Che per Grass non è solo quella dei carnefici, ma anche delle vittime. Magari di se stessi.</p>
<p>_________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 2 settembre 2011</p>
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		<title>Caccia all&#8217;oro di Göring in fondo ad un lago tedesco</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 16:57:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://maosvisiveis.files.wordpress.com/2011/05/nazi-gold.jpg?w=259&#38;h=320" alt="" width="90" height="90" />Dunque la leggenda ritorna. L’oro dei nazisti buttato in fondo a un lago nel Brandeburgo, nel circondario di Oberhavel, a poco più di un’ora di macchina da Berlino, dagli uomini di Hermann Göring, fondatore della Gestapo e braccio destro di&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://maosvisiveis.files.wordpress.com/2011/05/nazi-gold.jpg?w=259&amp;h=320" alt="" width="90" height="90" />Dunque la leggenda ritorna. L’oro dei nazisti buttato in fondo a un lago nel Brandeburgo, nel circondario di Oberhavel, a poco più di un’ora di macchina da Berlino, dagli uomini di Hermann Göring, fondatore della Gestapo e braccio destro di Adolf Hitler. L’unico uomo demoniaco forse quanto il Führer. Meno delirantemente visionario del Male Assoluto, ma più evidentemente venale. Un tesoro da un miliardo e mezzo di dollari &#8211; prelevati principalmente dalla banca centrale polacca &#8211; protetto da tredici metri di acqua nel tentativo di sottrarlo all’avanzata ormai inarrestabile dell’Armata Rossa. Era la primavera del 1945. Da allora le diciotto introvabili casse sono diventate il Santo Graal degli Indiana Jones dell’era moderna. Nessuno è riuscito a individuarle. Eppure il mito resiste. E con qualche buona ragione.</p>
<p>.</p>
<p>di Andrea Malaguti da &#8220;La Stampa&#8221; del 3 agosto 2011 <img src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/top/lastampatop2.gif" alt="" width="133" height="20" /></p>
<p>.</p>
<p>Un gruppo di uomini d’affari inglesi, stanchi della propria ricca noia priva di ambizioni, ha deciso di affrontare un’ulteriore spedizione nei fondali del lago Stolp, già inutilmente dragato nel 1981 dalla Stasi, il controspionaggio della Germania Est, in quegli anni padrona del territorio. Che cosa è cambiato da allora? Secondo il quotidiano tedesco «Bild», che ha rilanciato la notizia, le tecnologie di ricerca. Che andrebbero ad aggiungersi a una nuova mappa del tesoro.</p>
<p>Per scandagliare il fondale di quattrocento ettari, l’anonimo pool di milionari britannici avrebbe acquistato un sottomarino in una di quelle operazioni che consegnano all’idiozia la seduzione amabile dell’ingenuità. Un grande gioco. Un passatempo di lusso per trasformare la cronaca in storia. Hans Jürgen Heymann, direttore dell’ufficio di Eberswalde, il comune dal quale dipende il lago, spiega che se davvero gli inglesi vogliono cominciare la navigazione in ottobre «è il caso che si diano una mossa e che depositino la documentazione necessaria. Altrimenti non ci saranno i tempi per l&#8217;autorizzazione».</p>
<p>Sembra innervosito. È soltanto scettico. «Ogni due o tre anni i giornali rilanciano avventure come questa». Eppure la «Bild» aggiunge dettagli, anche se non abbastanza precisi. L&#8217;iniziativa del consorzio del Regno Unito si baserebbe infatti su documenti inediti trovati nell’archivio federale di Coblenza. Possibile? Difficile. Perché il dipartimento dedicato al «Reich», dove sono custoditi i dossier sul nazismo, si trova a Berlino. E lì il portavoce dell’Archivio spiega che «nessun nuovo file è emerso di recente».</p>
<p>Non basta. Quando nel 1981 Erich Mielke, capo della Stasi, decise di cercare il tesoro, si basò su una mappa fornitagli dall’ex reporter del settimanale «Stern» Gerd Heidemann, considerato un collaboratore della polizia segreta. Heidemann è lo stesso uomo che nel 1983 rivelò al mondo la sensazionale scoperta dei «Diari di Hitler». Un clamoroso falso. La ricerca di Mielke finì nel nulla. Lo Stolpsee era troppo vasto. E secondo il parroco del paese, Erich Köhler, «il fondo era troppo pieno di macerie scaricate dopo la guerra per consentire di trovare qualunque cosa».</p>
<p>Dunque anche la storia delle diciotto casse è solo un’improbabile favola per allocchi? No. Almeno a sentire Eckhard Litz, il testimone oculare che ha spinto gli inglesi all’azzardo. Magro e spigoloso come un mormone, viaggiando alla deriva su una vecchia poltrona di velluto chiaro, Litz ricorda quel giorno con una precisione da incubo infantile. Le immagini e i suoni gli rimbombano in testa in una tragica eco da valanga. «C’erano almeno trenta uomini, credo fossero schiavi polacchi. Erano magri e indossavano le uniformi dei reclusi dei lager. I soldati gli puntavano le armi addosso e li costringevano a caricare le casse sui gommoni. Per sei volte hanno fatto la spola. Arrivavano al centro del lago e buttavano giù». Quando finirono il lavoro i soldati li costrinsero ad allinearsi sulla riva. Hermann Göring, che pochi giorni più tardi sarebbe stato arrestato in Baviera mentre cercava di raggiungere l’Austria, diede l’ordine di farli fuori. «L’ultima cosa che vidi furono i lampi delle mitragliatrici che li rasero al suolo. Un rumore assordante di morte». Litz si nascose dietro un albero, finendo per sentirsi remissivamente vigliacco. Come se fosse colpa sua. «Se quel tesoro tornasse a galla finalmente mi sentirei leggero».</p>
<p>______________________________</p>
<p>inserito su www.storiainrete.com il 3 agosto 2011</p>
<p>______________________________</p>
<p>Vuoi saperne di più sull&#8217;&#8221;oro di Hitler&#8221;? Leggi &#8220;Storia in Rete&#8221; n. 52</p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/2010/02/storia-in-rete-numero-52-febbraio-2010"><img title="cover 52" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/02/cover-52.jpg" alt="cover 52" width="146" height="200" /></a></p>
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