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	<title>Storia In Rete &#187; Guerra Civile Italiana</title>
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		<title>Corte dell&#8217;Aja: no a risarcimento per vittime italiane dei nazisti</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 17:39:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.flipnews.org/italia/underground_3/blog/images/storiesmarzabotto.JPG" alt="" width="90" height="90" />La Corte internazionale di giustizia dell&#8217;Aja ha accolto il ricorso della Germania contro l&#8217;Italia per ottenere il blocco delle indennità alle vittime dei crimini nazisti. Secondo la sentenza l&#8217;Italia «ha mancato di riconoscere l&#8217;immunità riconosciuta dal diritto internazionale» a Berlino&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.flipnews.org/italia/underground_3/blog/images/storiesmarzabotto.JPG" alt="" width="90" height="90" />La Corte internazionale di giustizia dell&#8217;Aja ha accolto il ricorso della Germania contro l&#8217;Italia per ottenere il blocco delle indennità alle vittime dei crimini nazisti. Secondo la sentenza l&#8217;Italia «ha mancato di riconoscere l&#8217;immunità riconosciuta dal diritto internazionale» a Berlino per i reati commessi dal Terzo Reich. La lettura della sentenza è durata 80 minuti. La Corte ha accolto tutti i punti di ricorso presentati dalla Germania che accusava l&#8217;Italia e il suo sistema giudiziario di «venire meno ai suoi obblighi di rispetto nei confronti dell&#8217;immunità di uno stato sovrano come la Germania in virtù del diritto internazionale». La Corte dell&#8217;Aja ha poi concordato con la richiesta di Berlino di «ordinare all&#8217;Italia di prendere tutte le misure necessarie» affinché le decisioni della giustizia italiana che contravvengono alla sua immunità siano prive d&#8217;effetto e che i suoi tribunali non pronunzino più sentenze su simili casi».<br />
.<br />
da www.corriere.it del 3 febbraio 2012 <img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/c/c2/Corriere_della_Sera_logo.svg/260px-Corriere_della_Sera_logo.svg.png" alt="Logo di Corriere della SeraCorriere.itCorriere TV" width="156" height="14" /><br />
.</p>
<p>LA CASSAZIONE &#8211; La sentenza arriva dopo che nel 2008 per la prima volta la Corte di Cassazione aveva condannato lo Stato tedesco a risarcire i familiari delle vittime delle stragi compiute durante l&#8217;occupazione tedesca. La Cassazione aveva infatti respinto infatti il ricorso presentato dalla Germania contro la sentenza della Corte d’appello militare di Roma che aveva condannato Berlino a pagare i danni alle parti civili nei processi per l&#8217;eccidio nazista compiuto il 29 giugno 1944 in provincia di Arezzo a Civitella, Cornia e San Pancrazio, in cui vennero trucidate 203 persone, tutte civili e in gran parte donne e bambini. La sentenza della Cassazione a suo tempo era stata considerata un precedente storico sancendo per la prima volta il diritto per le vittime delle stragi naziste ad essere risarcite nell&#8217;ambito di un procedimento penale. Prima di allora c&#8217;erano state solo delle sentenze nelle cause civili per risarcimento danni chiesto dai cosiddetti «schiavi di Hitler». Nessun altro Paese al mondo aveva mai intentato cause di risarcimento nei confronti della Germania in ottemperanza alla clausola dell&#8217;immunità giurisdizionale. Il contenzioso tra Roma e Berlino ha portato all&#8217;iscrizione di un&#8217;ipoteca giudiziaria su Villa Vigoni, centro culturale italo-tedesco in provincia di Como.</p>
<p><object id="polyshowEmbed" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="240" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="name" value="polyshowEmbed" /><param name="align" value="middle" /><param name="flashvars" value="configId=4&amp;configUrl=../content/conf/CorrierePolymediaShow_embedded_400.xml&amp;autostart=false&amp;configAdvLabel=embed&amp;configNielsenLabel=embed&amp;videoId=725f995a-4e72-11e1-af4c-6a00aeffb10f&amp;videoUrl=http://static2.video.corriereobjects.it/widget/content/video/rss/video_725f995a-4e72-11e1-af4c-6a00aeffb10f.rss&amp;logo=http://static2.video.corriereobjects.it/widget/img/logocorriere.png&amp;channelName=DAL%20MONDO&amp;advChannel=Dal%20Mondo&amp;nielsenChannel=Dal%20Mondo&amp;videoChannelLabel=Dal%20Mondo&amp;advTemplateUrl=http://video.corriere.it/widget/content/adv/advtemplate_108.xml&amp;newsPaper=corriere&amp;clickUrl=http://video.corriere.it/" /><param name="src" value="http://static2.video.corriereobjects.it/widget/swf/CorrierePolymediaShow.swf" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="quality" value="high" /><embed id="polyshowEmbed" type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="240" src="http://static2.video.corriereobjects.it/widget/swf/CorrierePolymediaShow.swf" quality="high" allowfullscreen="true" wmode="transparent" flashvars="configId=4&amp;configUrl=../content/conf/CorrierePolymediaShow_embedded_400.xml&amp;autostart=false&amp;configAdvLabel=embed&amp;configNielsenLabel=embed&amp;videoId=725f995a-4e72-11e1-af4c-6a00aeffb10f&amp;videoUrl=http://static2.video.corriereobjects.it/widget/content/video/rss/video_725f995a-4e72-11e1-af4c-6a00aeffb10f.rss&amp;logo=http://static2.video.corriereobjects.it/widget/img/logocorriere.png&amp;channelName=DAL%20MONDO&amp;advChannel=Dal%20Mondo&amp;nielsenChannel=Dal%20Mondo&amp;videoChannelLabel=Dal%20Mondo&amp;advTemplateUrl=http://video.corriere.it/widget/content/adv/advtemplate_108.xml&amp;newsPaper=corriere&amp;clickUrl=http://video.corriere.it/" align="middle" name="polyshowEmbed"></embed></object></p>
<p>MINISTRO DEGLI ESTERI &#8211; Sulla sentenza dell&#8217;Aja è intervenuto anche il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Santagata per il quale l&#8217;Italia «rispetta» la sentenza emessa dalla Corte dell&#8217;Aja anche se «i suoi contenuti non coincidono con le sue posizioni e al tempo stesso intende proseguire ad affrontare insieme alla Germania tutti gli aspetti che derivano dalle dolorose vicende della Seconda Guerra Mondiale».</p>
<p>«COLLABORIAMO CON L&#8217;ITALIA» &#8211; Da Berlino il ministro degli Esteri, Guido Westerwelle, ha commentato all&#8217;Ansa: «Applicheremo tutte le questioni inerenti a questo giudizio in collaborazione con i nostri amici italiani, nello spirito di relazioni bilaterali strette e di piena fiducia». «Accolgo positivamente &#8211; ha detto ancora Westerwelle &#8211; il giudizio odierno della Corte internazionale di giustizia che conferma la nostra concezione del diritto sotto il profilo della immunità degli Stati». «Un chiarimento non era solo nell&#8217;interesse tedesco &#8211; ha aggiunto &#8211; ma piuttosto nell&#8217;interessa della comunità internazionale. È bene che noi abbiamo ottenuto una certezza del diritto».</p>
<p>_________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 4 febbraio 2012</p>
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		<title>&#8220;Mussolini, una morte da riscrivere&#8221;. Ne parla il TG2</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 23:28:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="https://cdn.shopify.com/s/files/1/0073/1602/products/inlay_dvd_mussolini_large.jpg?100209" alt="Mussolini. Una morte da riscrivere" width="90" height="120" />Il telegiornale di RaiDue del 7 settembre dà ampio risalto al documentario di &#8220;Storia in Rete&#8221; &#8220;Mussolini, una morte da riscrivere&#8221; (<a href="https://storiainrete.myshopify.com/collections/dvd/products/dva-mussolini-una-morte-da-riscrivere" target="_blank"><strong>disponibile anche in DVD &#8211; CLICCA QUI</strong></a>).</p>
<p>Per vedere il servizio del TG2, <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-c3019ba5-bd82-4050-ae4c-34c4e89c6823-tg2.html" target="_blank"><strong>CLICCA QUI</strong></a>.&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="https://cdn.shopify.com/s/files/1/0073/1602/products/inlay_dvd_mussolini_large.jpg?100209" alt="Mussolini. Una morte da riscrivere" width="90" height="120" />Il telegiornale di RaiDue del 7 settembre dà ampio risalto al documentario di &#8220;Storia in Rete&#8221; &#8220;Mussolini, una morte da riscrivere&#8221; (<a href="https://storiainrete.myshopify.com/collections/dvd/products/dva-mussolini-una-morte-da-riscrivere" target="_blank"><strong>disponibile anche in DVD &#8211; CLICCA QUI</strong></a>).</p>
<p>Per vedere il servizio del TG2, <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-c3019ba5-bd82-4050-ae4c-34c4e89c6823-tg2.html" target="_blank"><strong>CLICCA QUI</strong></a>.</p>
<p>Questo è il promo del documentario firmato Fabio Andriola e Alessandra Gigante</p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/5367/in-primo-piano/mussolini-una-morte-da-riscrivere-ne-parla-il-tg2/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>__________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 9 settembre 2011</p>
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		<title>Il Duce, il Gran Muftì e i &#8220;pontisti&#8221;. Intervista a Fabei</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 07:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.antiwarsongs.org/img/upl/spadaislam.jpg" alt="" width="90" height="90" />Stefano Fabei, classe 1960, è nato a Passignano sul Trasimeno (Pg); laureato in Lettere Moderne, insegna in una scuola superiore di Perugia. E’ autore di diversi testi storici tra i quali ricordiamo “Il fascio, la svastica e la mezzaluna”,  “Una&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.antiwarsongs.org/img/upl/spadaislam.jpg" alt="" width="90" height="90" />Stefano Fabei, classe 1960, è nato a Passignano sul Trasimeno (Pg); laureato in Lettere Moderne, insegna in una scuola superiore di Perugia. E’ autore di diversi testi storici tra i quali ricordiamo “Il fascio, la svastica e la mezzaluna”,  “Una vita per la Palestina. Storia del Gran Mufti di Gerusalemme”, “Mussolini e la resistenza palestinese”, “Operazione Barbarossa” e, più recentemente, “I neri e i rossi”, tutti editi da Mursia. Fabio Polese lo ha incontrato per porgli qualche domanda.</p>
<p>.</p>
<p>di Fabio Polese per Il Sito di Perugia del 3 giugno 2011 <img src="http://www.ilsitodiperugia.it/sites/default/themes/italiadomani/cities/logo-perugia.png" alt="" width="73" height="31" /></p>
<p>.</p>
<p><strong>Buon giorno Prof. Fabei, come è iniziata la sua passione per la ricerca storica?</strong></p>
<p>La mia passione per la storia risale al periodo degli studi universitari a Perugia, quando seguendo le lezioni del professor Galli Della Loggia, docente di Storia moderna, su Joseph de Maistre, Vincenzo Cuoco, la Vandea e la controrivoluzione in Francia mi appassionai a quegli argomenti. Erano gli anni della Rivoluzione islamica iraniana, dell’invasione sovietica dell’Afghanistan e del risveglio dell’Islàm: tutti temi che, incuriosendomi e affascinandomi, mi sollecitarono a uno studio approfondito, anche per le analogie che certi eventi presentavano con i totalitarismi del XX secolo.</p>
<p><strong>Spesso, chi fa ricerca storica, viene tacciato di essere revisionista. Cosa ne pensa?</strong></p>
<p>Chi si interessa alla storia non può che essere revisionista. Il compito della storia è di  avvicinarsi il più possibile alla verità cercando di contribuire a far luce sui «fatti», su tutti i fatti anche su quelli non graditi alle posizioni politiche di ciascuno. Lo storico non deve condannare o assolvere, stabilire chi abbia torto e chi abbia ragione, deve prescindere da condizionamenti ideologici ed essere indipendente da schemi interpretativi preconfezionati, di qualunque tipo. Suo compito è sottoporre a revisione il passato: in fondo la storiografia non è nient’altro che una costante riscrittura della storia. Ancora oggi tuttavia, soprattutto in certi ambienti, permane la tendenza a concepire la storia come uno strumento di lotta politica e questo non è scientificamente corretto, oltre che disonesto e moralmente inammissibile.</p>
<p><strong>Dove ha cercato le fonti per i suoi testi?</strong></p>
<p>Presso gli archivi fondamentalmente, soprattutto per quegli argomenti su cui non si è indagato in precedenza, ma non solo. Non si può ignorare poi quanto su un determinato tema è stato già scritto in precedenza da altri, magari lasciando volutamente nell’ombra, o sottovalutando, certi aspetti…</p>
<p><strong>Nel suo testo </strong><strong>“Mussolini e la resistenza palestinese”, sostiene che “nel più assoluto segreto, l’Italia fascista si adoperava validamente nel tentativo di dare una patria agli arabi della Palestina  &#8211; e che non si trattava soltanto di un appoggio politico, ma di un autentico sostegno materiale”. Cosa fece di concreto l’Italia di Mussolini per il Gran Mufti di Gerusalemme? A che scopo?</strong></p>
<p>In quel libro, dopo aver ricostruito la nascita e lo sviluppo del nazionalismo arabo, di quello palestinese in particolare, e del sionismo, ho dimostrato – abbattendo in modo inconfutabile un pregiudizio politico consolidato, quello per cui sarebbero state sempre e solo le forze «di sinistra» ad appoggiare la causa palestinese – come tra il 1936 e il 1938 l’Italia versasse al Gran Muftì, leader della rivolta contro la Gran Bretagna e i sionisti, oltre 138.000 sterline. Questo contributo fu deciso dal Duce in appoggio al nazionalismo arabo e in funzione antibritannica, in omaggio all’anticolonialismo del Mussolini socialista rivoluzionario e del primo fascismo, e per non farsi scavalcare da Hitler nella solidarietà agli arabi che guardavano con grande simpatia alla Germania, Stato europeo che non li aveva colonizzati e in cui c’era una grande attenzione verso l’Islàm. Il nostro Ministero degli Esteri decise allora anche l’invio ai mujâhidîn della prima grande intifâda di armi e munizioni in principio destinate al Negus ma acquistate in Belgio dal SIM; la consegna, cui avrebbero dovuto provvedere i sauditi dopo il loro prelevamento dagli italiani, non ebbe tuttavia mai luogo per la paura che i dirigenti sauditi avevano degli inglesi.</p>
<p><strong>Cosa ne pensa, attualmente, della situazione palestinese?</strong></p>
<p>Guardo con attenzione al riavvicinamento tra la componente laico-nazionalista e quella religiosa della resistenza araba in Palestina.</p>
<p><strong>Recentemente, in libreria, è uscito il suo ultimo lavoro “I neri e i rossi”</strong><strong>dove spiega che durante </strong><strong>la Repubblica</strong><strong> Sociale</strong><strong> Italiana, Benito Mussolini, si aprì al mondo socialista e rivoluzionario. Come fu possibile?</strong></p>
<p>Premetto che Mussolini proveniva da quel mondo socialista e rivoluzionario, cui peraltro fu sempre idealmente legato, al di là delle contingenze politiche. Il Duce e certi ambienti fascisti repubblicani cercarono sinceramente di evitare la guerra civile e consegnare la RSIe la socializzazione alle forze politiche, in particolare ai socialisti, considerate meno lontane ideologicamente e politicamente dal fascismo delle origini, cui tra il 1943 e il 1945 cercarono di tornare. Ricostruisco in questo volume le vicende dell’operazione «ponte» che Mussolini tentò nell’ora del crepuscolo con la collaborazione di Carlo Silvestri, di Edmondo Cione e in cui coinvolse il comandante delle formazioni partigiane socialiste «Matteotti», Corrado Bonfantini. Fu l’intransigenza di Lelio Basso e, soprattutto, di Sandro Pertini che fecero fallire questo progetto a cui molti, da entrambe le parti, guardarono con opportunismo ma anche con buona fede. Nell’operazione furono coinvolti, per quanto riguarda i neri, i ministri Pisenti e Biggini, i generali Montagna e Nicchiarelli, il sindacalista Ugo Manunta, Gastone Gorrieri e Franco Colombo della legione autonoma «Ettore Muti»; per quanto riguarda gli antifascisti i fratelli Bergamo, ex fuoriusciti repubblicani, il comunista libertario Germinale Concordia, Gabriele Vigorelli, Renato Sollazzo, Lia Bellora e altri uomini della Resistenza. Oppositori decisi di ogni trattativa e pacificazione furono, per ragioni opposte, il Partito Comunista Italiano, i tedeschi e gli intransigenti di Salò, Farinacci, Mezzasoma e Pavolini. Tuttavia, in uno scenario che vedeva il fascismo vinto sul piano politico e militare, diversi mesi durarono i contatti che si svilupparono tra ambiguità e mezze promesse, tranelli e doppi giochi: una conferma per certi aspetti della tendenza italiana a tenere i piedi su due staffe, in attesa del corso degli eventi. Come ho già affermato altrove, I neri e i rossi è un libro forse scomodo per qualche aspetto, ma necessario sia per quanto riguarda la storia della Resistenza sia quella della RSI.</p>
<p><strong>Sta lavorando su altri testi?</strong></p>
<p>Sto rivedendo, sempre per Mursia, la biografia del generale Niccolo Nicchiarelli, un nostro conterraneo. Volontario nel Primo conflitto mondiale, prigioniero in Germania, squadrista e sindaco fascista di Castiglione del Lago, Nicchiarelli ha vissuto molti degli eventi che hanno caratterizzato la storia d’Italia nella prima metà del XX secolo. Entrato nella milizia di cui comandò la legione «Cacciatori del Tevere» e il reparto autonomo nella colonia di confino a Lipari, fu poi alla testa della legione «San Giusto» a Trieste e della 3<sup>a</sup> legione libica. Segretario federale a Bengasi e membro del direttorio del PNF, durante la Secondaguerra mondiale partecipò in Africa settentrionale alla conquista di Sidi el Barrani e alla difesa di Bardia, fu comandante della legione camicie nere «Tagliamento» in Russia, poi del raggruppamento XXI Aprile che ricondusse in Italia dalla Jugoslavia dopo l’armistizio. Aderì alla Repubblica sociale e fu al vertice della Guardia nazionale repubblicana. Incarcerato e processato nel 1945 tornò alla vita civile nel 1946. Grazie all’analisi di una grande mole di documenti, in gran parte inediti, racconto, insieme alla storia dell’ufficiale, quella della milizia fascista, dalle origini al 1945.</p>
<p><strong>Ringraziandola per l’intervista, le lascio libero spazio per dare un consiglio ai giovani che vogliono avvicinarsi allo studio della storia italiana…</strong></p>
<p>Li inviterei a prestare maggiore attenzione nei confronti di una disciplina che, oltre a far loro comprendere il passato, dovrebbe aiutarli a leggere e interpretare anche il presente, a crescere. Sosteneva Cicerone che chiunque non fosse a conoscenza del proprio passato non avesse alcun futuro davanti a sé.</p>
<p>_____________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 4 giugno 2011</p>
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		<title>Stragi naziste in Italia, in 17 non scontano l&#8217;ergastolo</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 20:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/esteri/stragi_naziste01g.jpg" alt="" width="90" height="90" />Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Civitella Val di Chiana: tutte località tragicamente segnate dalla lunga scia di sangue che nella Seconda guerra mondiale accompagnò la «ritirata del terrore» delle truppe naziste dal nord al sud dell’Italia. Si calcola che furono circa&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/esteri/stragi_naziste01g.jpg" alt="" width="90" height="90" />Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Civitella Val di Chiana: tutte località tragicamente segnate dalla lunga scia di sangue che nella Seconda guerra mondiale accompagnò la «ritirata del terrore» delle truppe naziste dal nord al sud dell’Italia. Si calcola che furono circa 400 gli eccidi compiuti, per un totale di circa 15.000 vittime innocenti. I responsabili, rimasti impuniti per decenni, sono oggi in gran parte deceduti. Ma non tutti. Diciassette di loro, condannati dalla Cassazione in via definitiva all’ergastolo, continuano a vivere tranquillamente nelle loro case in Germania: questo perchè i mandati di arresto europeo nei loro confronti sono stati respinti al mittente (solo in due casi gli ordini di cattura non sono stati ancora emessi), così come non hanno avuto esito i successivi tentativi dei magistrati di far scontare le pene nel loro Paese.</p>
<p>.</p>
<p>da La Stampa del 29 maggio 2011 <img src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/top/lastampatop2.gif" alt="" width="221" height="34" /></p>
<p>.</p>
<p>Il dato è stato confermato all’ANSA dal capo della procura militare di Roma, Marco De Paolis, l’ufficio giudiziario attualmente competente per la stragrande maggioranza di questi procedimenti. Processi che lo stesso magistrato ha in buona parte istruito a partire da metà degli anni ’90, dopo la scoperta del cosiddetto «armadio della vergogna», quando era procuratore militare della Spezia (ufficio poi soppresso). Tra questi ex criminali di guerra, oggi tutti ultraottantenni e alcuni quasi centenari, vi sono i responsabili di alcuni dei peggiori eccidi compiuti nel corso della seconda guerra mondiale. In particolare, sono otto i condannati all’ergastolo dalla Cassazione per la strage di Sant’Anna di Stazzema (560 vittime) che sono ancora in vita e non scontano la pena; tre quelli per Marzabotto (770); uno per gli eccidi di Civitella Val di Chiana, Cornia e San Pancrazio (244); uno per Branzolino e San Tomè (10), uno per la Certosa di Farneta (oltre 60 morti) e uno per Falzano di Cortona (16 i civili trucidati). Solo un secondo condannato all’ergastolo per quest’ultima strage, Josef Scheungraber, di 93 anni, è finito in prigione, ma soltanto perchè è stato condannato anche in Germania per quell’eccidio.</p>
<p>Per tutti i condannati definitivi la magistratura militare ha emesso nel tempo i relativi mandati di arresto europeo, ma la Germania ha sempre rifiutato la consegna (solo in un caso si è ancora in attesa di risposta). I giudici con le stellette hanno quindi giocato la sola carta rimasta, inoltrando al ministero della Giustizia la richiesta di esecuzione della pena in Germania, ma a tutt’oggi non hanno ricevuto alcuna risposta. Di queste loro istanze si sono perse le tracce e allo stato non si sa nemmeno se sia il governo tedesco che deve ancora pronunciarsi, oppure &#8211; come sembrerebbe, stando ad indiscrezioni che però non è stato possibile verificare &#8211; se è quello italiano che non ha mai inoltrato l’istanza alla Germania. Solo per due dei condannati dalla Cassazione al carcere a vita &#8211; ritenuti responsabili delle stragi compiute nell’agosto ’44 nel comune toscano di Fivizzano, dove furono trucidate complessivamente 346 persone, in maggioranza donne e bambini &#8211; il pubblico ministero non ha ancora spiccato il mandato di cattura europeo in attesa che diventi irrevocabile la condanna anche per altri due coimputati. Ma è difficile che la Germania adotti una decisione diversa dalle precedenti.</p>
<p>______________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 29 maggio 2011</p>
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		<title>Ancora polemica su Gentile. L&#8217;ANPI: &#8220;rimuovete la salma!&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 09:35:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/04/GiovanniGentile-150x150.jpg" alt="" width="90" height="90" />Quello che è successo a Firenze, nei giorni scorsi, a ridosso delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, è la dimostrazione che &#8211; malgrado gli appelli del Capo dello Stato a cercare «condivisioni» sul nostro passato &#8211; il tessuto morale&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/04/GiovanniGentile-150x150.jpg" alt="" width="90" height="90" />Quello che è successo a Firenze, nei giorni scorsi, a ridosso delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, è la dimostrazione che &#8211; malgrado gli appelli del Capo dello Stato a cercare «condivisioni» sul nostro passato &#8211; il tessuto morale del paese è profondamente lacerato. I fatti sono &#8211; non c&#8217;è parola migliore per descriverli &#8211; allucinanti. E avrebbero dovuto sollevare un&#8217;ondata di sdegno in tutta Italia. Eccoli. La sezione fiorentina dell&#8217;Anpi, con il plauso e l&#8217;adesione di personalità politiche locali di sinistra e centro-sinistra, ha chiesto la rimozione della salma del filosofo Giovanni Gentile dalla Basilica di Santa Croce a Firenze in quanto (è la motivazione testuale) «appoggiò il regime mussoliniano».</p>
<p>.</p>
<p>di Francesco Perfetti su &#8220;Il Tempo&#8221; del 2 maggio 2011 <img src="http://www.accademiagreco.it/content/immagini_rassegnalogo/1417/il%20tempo%20testata-pic.jpg" alt="" /></p>
<p>.</p>
<p>E, come conseguenza, ne ha proposto la traslazione in un cimitero comune. Non se ne farà, probabilmente, nulla, anche perché il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha definito l&#8217;iniziativa una inutile «provocazione» smentendo in tal modo il capogruppo del Pd che aveva definito la proposta «molto solida» e degna di essere «presa immediatamente in considerazione». Tuttavia il problema non è questo, non è nella fattibilità o meno di una proposta dissennata. Il problema sta nel fatto stesso che &#8211; ad oltre mezzo secolo dai fatti luttuosi della &#8220;guerra civile&#8221; &#8211; possa scaturire una proposta del genere, possa venire partorita cioè l&#8217;idea, balzana e priva di ogni base giuridica, che sia possibile rimuovere una salma, per le idee politiche del defunto, e spostarla da un cimitero, ritenuto evidentemente di serie A e con un grande valore simbolico, a un altro cimitero, considerato di serie B e quindi adatto a un nemico. Dietro questa proposta balorda &#8211; a meno che non ci sia un banale episodio di bassa lotta politica interna al centro-sinistra per mettere in difficoltà l&#8217;attuale sindaco di Firenze &#8211; c&#8217;è, con molta probabilità e assai più verosimilmente, il desiderio, fors&#8217;anche inconsapevole ma non per ciò meno pericoloso, di rifiutarsi di voltare le pagine del grande libro della storia e di voler mantenere vivo un clima di permanente «guerra civile strisciante».</p>
<p>Non è un caso, infatti, che, sui muri di Firenze, sia apparsa la scritta: «Gentile fascista eri il primo della lista, morte a te e a chi ti difende». Una scritta che evoca scenari sanguinosi sui quali, evidentemente, da certe parti non è calato il sipario. E che,anzi, taluni ambienti della sinistra vorrebbero riproporre trasformando l&#8217;antifascismo in antiberlusconismo. L&#8217;assassinio del filosofo avvenne il 15 aprile 1944 per mano di un commando di partigiani comunisti. Fu una pagina nera nella storia della Resistenza, un episodio che ancora imbarazza la Sinistra. Fu un assassinio privo di giustificazioni militari o politiche dal momento che Gentile non ricopriva cariche pubbliche, se non culturali, e, conosciuto per mitezza e disinteresse, si era pronunciato e adoperato per la riconciliazione degli italiani. Per molti, anche antifascisti illustri, la notizia del barbaro assassinio del filosofo fu un trauma. Indro Montanelli, che all&#8217;epoca era prigioniero della Gestapo a Gallarate, avrebbe riferito le sue reazioni con parole emblematiche: «Mi ci trovavo da molti mesi, e sempre avevo creduto di trovarmici dalla parte giusta: quella dei resistenti. Per la prima volta dubitai di essere dalla parte sbagliata: quella dei sicari».</p>
<p>In realtà, l&#8217;assassinio di Giovanni Gentile ebbe un significato politico e un significato filosofico. Dal punto di vista politico fu l&#8217;esito di una strategia maturata ai vertici del Pci e volta ad affermare il primato comunista alla guida del Cln mettendo in difficoltà la componente costituita dagli intellettuali allievi del pensatore. Dal punto di vista filosofico, rappresentò la sconfitta dell&#8217;egemonia culturale dell&#8217;&#8221;attualismo&#8221; e la sua sostituzione con quella del &#8220;gramscismo&#8221;. In altre parole, l&#8217;assassinio di Gentile rientrò in una strategia volta a consolidare la guida comunista della Resistenza e, al tempo stesso, a gettare le basi dell&#8217;egemonia culturale e politica del &#8220;gramsci-azionismo&#8221; nell&#8217;Italia liberata. Il che, sia detto per inciso, spiega il motivo per il quale attorno al nome del filosofo andò sviluppandosi una vera e propria <em>damnatio memoriae</em> che, periodicamente, torna a manifestarsi ogni volta che se ne presenti l&#8217;occasione: per l&#8217;apposizione di una targa o per l&#8217;emanazione di un francobollo ovvero per la proposta di intitolargli una via o una strada in quella Firenze al cui sviluppo intellettuale, ma anche economico, egli contribuì non poco. Tuttavia non era mai stato toccato questo limite: la voglia di profanare una salma in nome dell&#8217;antifascismo. Montanelli avrebbe parlato, probabilmente, del ritorno dei sicari.</p>
<p>______________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 2 maggio 2011</p>
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		<title>Firenze: consiglio comunale, no a via o lapide per Giovanni Gentile</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 16:56:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/giovanni-gentile.jpg" alt="" width="90" height="90" />Il Consiglio comunale di Firenze ha bocciato l&#8217;ordine del giorno presentato dal consigliere del Pdl Francesco Torselli, che chiedeva di intitolare una via, o porre una lapide a ricordo di Giovanni Gentile, il filosofo considerato padre dell&#8217;Idealismo, già ministro dell&#8217;Istruzione,&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/giovanni-gentile.jpg" alt="" width="90" height="90" />Il Consiglio comunale di Firenze ha bocciato l&#8217;ordine del giorno presentato dal consigliere del Pdl Francesco Torselli, che chiedeva di intitolare una via, o porre una lapide a ricordo di Giovanni Gentile, il filosofo considerato padre dell&#8217;Idealismo, già ministro dell&#8217;Istruzione, ucciso a Firenze il 15 aprile 1944 da un commando di partigiani gappisti, in via del Salviatino. Sono stati 24 i voti contrari (tra i quali Pd, Sel, Perunaltracittà), quattro i favorevoli (Pdl). &#8221;La mia proposta di intitolazione &#8211; aveva spiegato Torselli presentando l&#8217;atto &#8211; vuole essere un omaggio alla figura culturale di Gentile, e prescinde totalmente dalla solita polemica sulla sua uccisione da parte del partigiano Bruno Fanciullacci&#8221;.</p>
<p>.</p>
<p>da Libero-news.it del 19 aprile 2011 <img src="http://www.libero-news.it/images/logo.png" alt="Libero-news.it" width="136" height="29" /></p>
<p>.</p>
<p>Il Consiglio comunale ha invece approvato un ordine del giorno presentato dai partiti della maggioranza di centrosinistra, che esprime &#8221;ferma condanna nei confronti dell&#8217;iniziativa di un gruppo di parlamentari del PdL per la cancellazione della XII Disposizione transitoria della Costituzione Italiana che vieta la ricostituzione del Partito Nazionale Fascista&#8221; e anche &#8221;ferma condanna per le dichiarazioni rese dal vice presidente vicario del Consiglio Comunale di Firenze in considerazione del proprio ruolo istituzionale, che deve fondarsi sui principi dei valori della Costituzione&#8221;, e &#8221;che, quindi, ne tragga le ovvie conseguenze&#8221;. Il vicepresidente dell&#8217;assemblea comunale, Jacopo Cellai (Pdl) nei giorni scorsi si era detto favorevole a rivedere la Disposizione, pur ribadendo la sua contrarietà alla ricostituzione del Pnf.</p>
<p>___________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 19 aprile 2011</p>
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		<title>Storia in Rete numero 56, giugno 2010</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 12:43:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/06/I-cover-storia-56.jpg"></a></div>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/2010/06/storia-in-rete-numero-56-giugno-2010/" target="_blank"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="I cover storia 56" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/06/I-cover-storia-56-210x300.jpg" alt="" width="101" height="144" /></a></p>
<div>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="color: #993300;">Storia in Rete</span></strong> di giugno esplora i retroscena dell&#8217;entrata in guerra dell&#8217;Italia settant&#8217;anni fa, quel fatale 10 giugno 1940: ambizione? Ideologia? No. Forse alla base di tutto vi era una cosa sola: la paura. Poi</p></div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/06/I-cover-storia-56.jpg"></a></div>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/2010/06/storia-in-rete-numero-56-giugno-2010/" target="_blank"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="I cover storia 56" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/06/I-cover-storia-56-210x300.jpg" alt="" width="101" height="144" /></a></p>
<div>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="color: #993300;">Storia in Rete</span></strong> di giugno esplora i retroscena dell&#8217;entrata in guerra dell&#8217;Italia settant&#8217;anni fa, quel fatale 10 giugno 1940: ambizione? Ideologia? No. Forse alla base di tutto vi era una cosa sola: la paura. Poi &#8211; con l&#8217;occasione dei Mondiali del Sudafrica &#8211; racconta i legami fra Fascismo e calcio durante l&#8217;epoca della trasformazione del gioco del pallone da sport a vetrina politica mondiale. Quindi, uno sguardo su due grandi statisti dell&#8217;Italia del Novecento: Giolitti e il suo fallito tentativo nel 1920 di avocare al Parlamento il diritto di dichiarare guerra e De Gasperi, con un bilancio attualissimo delle sue scelte politiche improntate al pragmatismo. Continua poi l&#8217;avventura dell&#8217;Italia fra le stelle a cura d<strong><span style="color: #993300;"><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #000000;">i</span></span> Storia in Rete</span></strong> e dell&#8217;Agenzia Spaziale Italiana, e si apre un nuovo inquietante dossier: i retroscena dell&#8217;Operazione &#8220;Anthropoid&#8221;, il piano della resistenza cecoslovacca per assassinare il Protettore di Boemia-Moravia Reinhardt Heydrich, il temutissimo capo dell&#8217;RSHA nazista e vice e rivale di Himmler. Si conclude invece un&#8217;altra vicenda di servizi segreti: quella dello ZA, il servizio segreto creato da Mussolini nel 1944 per impedire ai nazisti di sottrarre l&#8217;Alto Adige alla Repubblica Sociale Italiana. E sempre in tema di Guerra Civile italiana, le sconvolgenti rivelazioni del RIS di Parma sulla morte di Duccio Galimberti, il capo partigiano di GL trucidato dai fascisti. Rivelazioni che costringono a rivedere buona parte della ricostruzione &#8211; finora data per buona anche dai tribunali &#8211; della fine del partigiano. Quindi, l&#8217;ultimo dei fratelli di Napoleone: Gerolamo, il minore. Re Fifì, un personaggio pieno di vizi per il quale il nome &#8220;Bonaparte&#8221; era troppo pesante. Infine la singolare vendetta del commediografo francese Anouilh contro i francesi che &#8211; nel dopoguerra &#8211; epurarono duramente i collaborazionisti di Vichy, fra cui il suo amico Brasillach: togliere il saluto e condannare alla morte civile chi non aveva impedito questo spargimento di sangue fra fratelli. Tutto questo e molto altro su<span style="color: #993300;"><strong> Storia in Rete</strong></span> di giugno.</p>
<p style="text-align: left;">
</div>
<div>
<ul>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/06/00-I-cover-storia-56.pdf">Guarda la copertina di Storia in Rete numero 56</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/06/00-Sommario-56.pdf">Leggi il sommario di Storia in Rete numero 56</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/06/01-10giugno.pdf">Settant&#8217;anni fa l&#8217;Italia entrava in guerra. Quali furono le vere ragioni di questa scelta?</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/06/02-calcio-e-politica.pdf">Calcio e politica: i mondiali in camicia nera</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/06/03-mola-giolitti.pdf">Giolitti e il &#8220;colpo di Stato&#8221; del maggio 1915</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/06/04-ricci-de-gasperi.pdf">De Gasperi: politica, non ideologia</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/06/05-ASI-16.pdf">Ecco la sedicesima puntata della storia dell&#8217;Italia fra le stelle</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/06/06-anthropoid-1.pdf">1942: Uccidete Heydrich! Gli oscuri retroscena dell&#8217;attentato che incendiò l&#8217;Europa</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/06/07-ZA-3-finale.pdf">&#8220;E il Duce ordinò: date armi ai partigiani&#8221;. Finale della vicenda dello ZA a Bolzano</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/06/08-mola-galimberti.pdf">Galimberti: il partigiano ucciso due volte</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/06/09-gerolamo-bonaparte.pdf">Gerolamo: il più piccolo e viziato dei fratelli di Napoleone</a></li>
<li><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/06/10-pietro-romano-anouilh.pdf">&#8220;Hai sparso sangue francese, non ti stringerò più la mano&#8221;</a></li>
</ul>
</div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.storiainrete.com/arretrati/">TI SEI PERSO QUALCHE COSA? GUARDA NELL&#8217;ARCHIVIO DEGLI ARRETRATI</a></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://storiainrete.myshopify.com/collections/arretrati/products/storia-in-rete-n-56">STORIA IN RETE n. 56 E&#8217; ORA ANCHE IN PDF. ACQUISTALO QUI A SOLI 4,00 EURO!</a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><br />
</strong></p>
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		<title>L&#8217;ANPI di Como: &#8220;Il 25 aprile sia vietato ai fascisti&#8221;</title>
		<link>http://www.storiainrete.com/2902/rassegna-stampa-italiana/lanpi-di-como-il-25-aprile-sia-vietato-ai-fascisti/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 12:49:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://a34.idata.over-blog.com/1/15/66/74/tessera-ANPI-SESSANTACINQUE.jpg" alt="" width="90" height="90" />L&#8217;Anpi, Associazione nazionale partigiani d&#8217;Italia è scesa in campo con un appello al prefetto affinché in Tremezzina domenica 25 aprile, 65° anniversario della Liberazione, non venga autorizzata la manifestazione indetta dall&#8217;Unione nazionale combattenti della Repubblica sociale italiana.</p>
<p>.</p>
<p>da La&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://a34.idata.over-blog.com/1/15/66/74/tessera-ANPI-SESSANTACINQUE.jpg" alt="" width="90" height="90" />L&#8217;Anpi, Associazione nazionale partigiani d&#8217;Italia è scesa in campo con un appello al prefetto affinché in Tremezzina domenica 25 aprile, 65° anniversario della Liberazione, non venga autorizzata la manifestazione indetta dall&#8217;Unione nazionale combattenti della Repubblica sociale italiana.</p>
<p>.</p>
<p>da La Provincia, quotidiano di Como online <img src="http://webstorage.mediaon.it/media/sites/informativi/como/media_site_repository/images/header/logo.gif" alt="La Provincia di Como" width="183" height="48" /></p>
<p>.<br />
Quel giorno, infatti, a distanza di un chilometro saranno presenti rappresentanze partigiane a Tremezzo e nostalgici di Salò a Mezzegra, una coincidenza che si verifica ogni cinque o sei anni in considerazione del fatto che i reduci della Rsi, da tanto tempo, hanno individuato l&#8217;ultima domenica di aprile per la celebrazione della messa in suffragio di Benito Mussolini e Claretta Petacci. Con seguito di un breve con corteo dalla chiesa di Sant&#8217;Abbondio fino al cancello di villa Belmonte a Giulino dove c&#8217;è la croce che ricorda il fatto storico del 28 aprile 1945.<br />
L&#8217;Anpi ha diffuso un comunicato per sottolineare che «una delegazione dell&#8217;associazione composta da Luciano Forni, Renzo Pigni e Walter Nenci si è recata dal prefetto Michele Tortora per presentare la protesta dei democratici per la disdicevole e provocatoria manifestazione indetta dai reduci della Rsi in ricordo di Mussolini giustiziato a Mezzegra per ordine del Clnai.<br />
«Tale raduno – aggiunge la nota – rappresenta un&#8217;apologia del regime fascista proprio il 25 Aprile, giornata della Liberazione e festa nazionale voluta dalla Repubblica italiana. Viene creato uno stridente contrasto tra i nostalgici di un&#8217;esperienza nefasta come il fascismo e i sentimenti del popolo italiano fedele alla libertà e alla democrazia sancite dalla Costituzione».<br />
L&#8217;Anpi dichiara di avere sottolineato al prefetto la gravità dell&#8217;iniziativa «che rischia di creare contrasti e turbativa dell&#8217;ordine pubblico con l&#8217;invito a intervenire presso il questore perché il raduno sia vietato nel rispetto della legge Mancino che bandisce l&#8217;apologia del fascismo».<br />
«Non c&#8217;è alcuna apologia &#8211; risponde il presidente dei combattenti Rsi Mario Nicollini prossimo al compimento dei 98 anni, responsabile del raduno &#8211; e da tale presunto reato sono stato assolto il 27 marzo 1985 dal tribunale penale di Como presieduto da Francesco Vincifori in quanto il fatto non sussiste. Ero stato denunciato per avere esposto l&#8217;effige di Benito Mussolini, per avere eseguito il saluto romano e per avere diffuso musiche e inni del fascismo proprio  a Mezzegra il 28 aprile 1984. Preciso inoltre che il nostro è un ricordo prettamente religioso con celebrazione della messa in suffragio di Mussolini, della sua compagna e del caduti Rsi».<br />
Il saggio intuito dei due parroci, a Tremezzo e a Mezzegra, ha comunque disposto orari particolari nella celebrazione delle messe. Alle 11 nella chiesa di Tremezzo, alle 11,20 in quella di Mezzegra.</p>
<p>___________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 23 aprile 2010</p>
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		<title>La resistenza a scuola? Avrà il posto che si merita davvero</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Apr 2010 07:28:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.ilmattino.it/MsgrNews/HIGH/20090108_gelmini2.jpg" alt="" width="90" height="90" />Molto ci sarebbe da dire sul recente programma di storia per l’ultimo anno dei licei, varato dal ministro Mariastella Gelmini, grazie alla fattiva collaborazione del suo consigliere Max Bruschi. Peccato, però, che grazie alla perdurante anomalia della cultura italiana quella&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.ilmattino.it/MsgrNews/HIGH/20090108_gelmini2.jpg" alt="" width="90" height="90" />Molto ci sarebbe da dire sul recente programma di storia per l’ultimo anno dei licei, varato dal ministro Mariastella Gelmini, grazie alla fattiva collaborazione del suo consigliere Max Bruschi. Peccato, però, che grazie alla perdurante anomalia della cultura italiana quella discussione sarà destinata ad arenarsi nelle secche del pregiudizio ideologico.</p>
<p>.</p>
<p>Eugenio di Rienzo su Il Giornale del 2 aprile 2010 <img src="http://www.ilgiornale.it/img/logo_interne.gif" alt="" width="147" height="20" /></p>
<p>.</p>
<p>Nell’intervento di Simonetta Fiori, apparso pochi giorni fa su Repubblica, si metteva in evidenza il grande scandalo di un’iniziativa ministeriale che non aveva neppure nominato la Resistenza tra gli eventi realmente significativi del Novecento. A poco servirà, penso, per attenuare tanto sdegno, la risposta dello stesso Bruschi che, incalzato dalla Fiori, ha coerentemente risposto che la Resistenza appunto si trova a essere naturalmente compresa nel nucleo tematico dedicato alle «tappe e formazione dell’Italia repubblicana». Per nulla persuasa da quella precisazione, Manuela Gizzoni, capogruppo del Pd nella Commissione Istruzione della Camera, ha insinuato, infatti, che l’obiettivo della Gelmini e del suo brain trust intendeva azzerare nei curricula scolastici proprio il periodo storico che ha dato vita «alla Costituzione e alla nostra Repubblica».</p>
<p>Calma e gesso e cerchiamo di ragionare. Nessuno vuole impedire di considerare la Resistenza come un momento rilevante della storia italiana. Quello che invece l’indirizzo ministeriale si propone di fare è di riportarla alle sue giuste dimensioni che sicuramente non sono paragonabili ai grandi temi della storia contemporanea, caratterizzanti i percorsi didattici del quinto anno dell’insegnamento liceale: «i due grandi conflitti mondiali, la rivoluzione russa, fascismo e nazismo, la Shoah e gli altri genocidi del XX secolo, la guerra fredda, il confronto ideologico tra democrazia e comunismo, la nascita delle grandi organizzazioni internazionali (l’Onu e la Ce), il crollo dell’Urss, la rinascita della Cina e dell’India come potenze planetarie». Questa decentralizzazione della Resistenza è del tutto coerente con le nuove prospettive storiografiche che un esponente di spicco dell’antifascismo come Leo Valiani anticipava in una lettera inviata nel giugno del 1967 a Renzo De Felice.</p>
<p>In quella corrispondenza, Valiani sosteneva che l’interpretazione della guerra di liberazione non poteva continuare a basarsi sulla visione mitologica elaborata da dirigenti partigiani. Né il comunista Luigi Longo, né Roberto Battaglia, né Claudio Pavone e i loro epigoni, autori di alcune famose storie della Resistenza, a forte tendenza ideologica, possono essere credibili analisti di quella stagione, dato che il «reducismo rosso», se è funzionale ad alimentare i fuochi fatui di una memoria divisa, risulta invece estraneo alla possibilità di compiere un’obiettiva ricostruzione della guerra civile del 1943-45. La Resistenza va invece ripensata a freddo, concettualizzata dal lavoro dello storico, scomposta nelle sue molte varianti, alcune da accettare, altre da rifiutare decisamente sul piano politico e civile.<br />
Disaggregando la Resistenza nelle sue diverse componenti, riportandola al suo autentico significato di conflitto intestino, è anche possibile cogliere le ragioni dell’esternazione dell’ex presidente del Senato Marcello Pera, che nel dicembre del 2004 aveva sostenuto l’impossibilità di basare il patto fondativo della Repubblica sull’antifascismo comunista per le caratteristiche decisamente totalitarie e antinazionali di quel movimento. Ma di più e meglio si potrebbe fare per comprendere il vero significato dell’intervento di Pera, paragonandone i contenuti a quelli che emergono dalla lettura del carteggio degli antifascisti Gaetano Salvemini ed Ernesto Rossi degli anni 1944-1948.</p>
<p>Non voglio soltanto riferirmi alla critica liquidatoria di Rossi sull’opposizione al secondo regime di Mussolini composta nella gran massa da «disertori (fra i quali molte camicie nere, collaborazionisti, guardie carcerarie)», poi smisuratamente ingrossatasi dai molti che avevano «voltato gabbana», poco prima del 25 aprile, «proprio nelle ultime settimane quando la partita era ormai perduta e che si presentano ora come “salvatori della patria”». Mi rifaccio, invece, ai giudizi di Salvemini sulla totale estraneità del comunismo, del socialismo di Nenni, del Partito d’azione nei confronti di un normale decorso della vita democratica italiana. Quelle valutazioni toccavano uno dei loro momenti più significativi nel rapporto epistolare con Rossi del 13 febbraio 1945, dove era contenuta una violenta critica dell’ala azionista e comunista del Cnl che aveva sostenuto il progetto di «una democrazia progressiva che corrisponde alla formula “tutto il potere ai soviet” dei bolscevichi russi nel 1917».</p>
<p>Eppure proprio Salvemini, quando si accendevano i fuochi della competizione elettorale del 1946 e del 1948, avrebbe deciso di riservare queste osservazioni a una ristretta cerchia di amici politicamente affidabili, per non favorire l’affermazione della Dc ed evitare l’instaurarsi in Italia di un’altra «repubblica di Salazar, dominata dai preti». Si configurava in questo modo un pericoloso atteggiamento mentale, destinato a radicarsi nella cosiddetta opinione pubblica democratica fino ai nostri giorni. Ragioni di opportunità di parte spingevano, infatti, la gran parte del ceto intellettuale a una «consegna del silenzio» su alcuni degli episodi più scottanti della nostra storia recente, ormai non più tollerabile all’interno di un serio progetto pedagogico nazionale come quello proposto dal ministro Gelmini e dai suoi collaboratori.</p>
<p>__________________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 3 marzo 2010</p>
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		<title>I partigiani accusati di genocidio davanti alla Corte dell&#8217;Aia</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 00:09:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://2.bp.blogspot.com/__sovc-LxprE/SW-Os6CNA2I/AAAAAAAAC10/ElrLdf3dCfY/s400/partigiani.jpg" alt="" width="90" height="90" />La malinconica profezia espressa da Piero Buscaroli nel suo bel libro, Dalla parte dei vinti (Mondadori) secondo la quale la memoria degli sconfitti del 1945 sarebbe stata per sempre condannata all’oblio non si avvererà. Luis Moreno Ocampo, procuratore capo della&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://2.bp.blogspot.com/__sovc-LxprE/SW-Os6CNA2I/AAAAAAAAC10/ElrLdf3dCfY/s400/partigiani.jpg" alt="" width="90" height="90" />La malinconica profezia espressa da Piero Buscaroli nel suo bel libro, Dalla parte dei vinti (Mondadori) secondo la quale la memoria degli sconfitti del 1945 sarebbe stata per sempre condannata all’oblio non si avvererà. Luis Moreno Ocampo, procuratore capo della Corte penale internazionale dell’Aia ha accolto la domanda che chiede l’apertura di un’inchiesta per la morte di Lodovico Tiramani (milite scelto della Guardia nazionale repubblicana) e di altri quattrocento appartenenti alla Repubblica sociale, trucidati dalle bande partigiane.</p>
<p>.</p>
<p>di  Eugenio Di Rienzo su &#8220;Il Giornale&#8221; del 12 marzo 2010 <img src="http://www.ilgiornale.it/img/logo_interne.gif" alt="" width="147" height="20" /></p>
<p>.</p>
<p>L’ipotesi di reato è genocidio. Il Tribunale dell’Aia ha risposto così al figlio di Tiramani, Giuseppe, che, attraverso la consulenza del suo legale Michele Morenghi, ha chiesto l’apertura del procedimento tramite una memoria dove si sostiene che: «Mio padre fu prelevato nei pressi di casa sua a Rustigazzo nel piacentino nel luglio del ’44 da un gruppo partigiano della brigata Stella Rossa, fu processato e condannato a morte senza un giudice, senza un comandante partigiano e senza una sentenza a verbale. Fu fucilato poche ore dopo nei pressi del Monte Moria. Mia madre lo trovò crivellato di colpi. Io non voglio vendette, ho già perdonato tutti coloro che uccisero mio padre, abitavano nel mio paese e li ho conosciuti personalmente dopo la guerra. Chiedo sia fatta giustizia per il suo caso e per tutti gli altri combattenti della Repubblica sociale uccisi in quegli anni nel piacentino».</p>
<p>In questo modo, l’International Criminal Court, la cui competenza si estende a tutti crimini più gravi che riguardano la comunità internazionale, come il genocidio appunto, i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra, potrebbe intervenire su una vicenda italiana che per tanti decenni è rimasta volutamente occultata dalla storiografia ufficiale ed è sopravvissuta solo grazie alla memoria dei sopravvissuti. Fino alla comparsa dei libri di Giampaolo Pansa (un grande giornalista che sa bene di storia), quanti italiani conoscevano le tristi vicende della caccia al repubblichino, che si aprì dopo il 25 aprile 1945 per protrarsi fino al 1946 e al 1947? Pochi, pochissini. Soltanto i parenti delle vittime o quanti di noi avevano un amico, un conoscente che visse personalmente quella tragedia. A me capitò di avere questa triste «fortuna» e di apprendere dell’uccisione di un proprietario agricolo dell’Emilia, fucilato insieme al nipote dodicenne, con l’accusa di vaghe simpatie fasciste; della morte di un contadino del bellunese fatto fuori dopo aver rifiutato di vettovagliare una banda partigiana; e del linciaggio di alcuni giovanissimi «ragazzi di Salò» che ora giacciono interrati nel Campo X al cimitero di Musocco a Milano. Ma di tutto questo fino a pochissimo tempo fa neanche un rigo sui libri di storia e ancora oggi nessun accenno nei manuali di scuola che vanno in mano ai nostri giovani.</p>
<p>Eppure autorevoli testimoni di quella guerra fratricida, che si trasformò in tiro al piccione, sapevano. Sapevano e tacquero. Benedetto Croce, ad esempio. Dalla lettura dei Taccuini di guerra del vecchio filosofo, editi solo nel 2004, emerge con forza il timore che la guerra partigiana possa trasformarsi in una rivoluzione «comunistico-socialista», che, in breve, avrebbe consegnato l’Italia a un altro totalitarismo, forse più spietato, come andava dimostrando con abbacinante chiarezza la «liberazione» di Polonia, Ungheria e degli altri paesi danubiani e balcanici, operata dalle truppe sovietiche, coadiuvate dalle formazioni partigiane comuniste. La rivelazione della strage di Katyn, avvenuta da parte dell’Armata Rossa, tra marzo e maggio del 1940, confermava in Croce questo timore, quando anche in Italia si era appreso dell’«eccidio fatto dai russi di migliaia di ufficiali polacchi, che erano loro prigionieri». La minaccia di una sovietizzazione imposta con la violenza, scriveva il filosofo, si avvicinava anche al nostro paese. Era già attiva nelle regioni orientali esposte alle violenze delle «bande di Tito». La si scorgeva serpeggiare nella gestione dell’epurazione antifascista delle strutture statali «maneggiata dai commissari comunisti» che tentavano di attuare «un’infiltrazione del comunismo», perpetrata «contro le garanzie statutarie, conto le disposizioni del codice, per modo che nessuno è più sicuro di non essere a capriccio fermato dalla polizia, messo in carcere, perquisito».</p>
<p>Tutto questo avveniva, in ossequio alla «rivoluzione vagheggiata e sperata». E sempre in ossequio a quel progetto eversivo, le regioni settentrionali dell’Italia, controllate dagli elementi estremisti del Cnl, divenivano il teatro di stragi di massa contro fascisti, ma più spesso contro vittime del tutto innocenti. L’8 agosto 1945 la famiglia Croce riceveva la visita di un conoscente «che ci ha commossi col racconto del fratello incolpevole, non compromesso col fascismo, ucciso con molti altri a furia di popolo a Bologna». Nella stessa pagina del diario, si annotava: «In quella città gli uccisi sono stati due migliaia e mezzo, tra questi trecentocinquanta non identificati».</p>
<p>Tra il vero antifascismo e resistenza si scavava, con questa testimonianza, un abisso profondo. Si alzava uno steccato, che soltanto la costruzione di una memoria contraffatta di quegli anni terribili ha potuto per molto tempo celare.</p>
<p>_________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 13 marzo 2010</p>
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