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	<title>Storia In Rete &#187; italia</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Storia In Rete</description>
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		<title>Serve un museo del Ventennio (senza fare apologia)</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 12:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.archiviofotograficoluigileoni.com/public/stock/195.jpg" alt="" width="90" height="90" />Archiviato (o quasi) il centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, già si profila un ben più scomodo anniversario, il novantesimo della Marcia su Roma, che non sarà certamente celebrato, ma sicuramente ricordato con prevedibili polemiche. A far discutere sarà anche la proposta, lanciata&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.archiviofotograficoluigileoni.com/public/stock/195.jpg" alt="" width="90" height="90" />Archiviato (o quasi) il centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, già si profila un ben più scomodo anniversario, il novantesimo della Marcia su Roma, che non sarà certamente celebrato, ma sicuramente ricordato con prevedibili polemiche. A far discutere sarà anche la proposta, lanciata sul prossimo numero di &#8220;Storia In rete&#8221;, di un museo dedicato all’Italia durante il ventennio, o per lo meno di una sezione su quel periodo all’interno di un museo di Storia nazionale. Sull’esempio di quanto è stato fatto a Bonn dal Museo di storia della Germania, dove l’anno scorso fu anche allestita una mostra di grande successo su Hitler.</p>
<p>.</p>
<p>di Dino Messina dal blog del &#8220;Corriere della Sera&#8221; &#8220;La nostra storia&#8221; del 18 dicembre 2011</p>
<p><img src="http://lanostrastoria.corriere.it/la_nostra_storia.jpg" alt="La nostra storia" width="372" height="63" /></p>
<p>.</p>
<p>A promuovere l’idea, in un’intervista di Emanuele Mastrangelo sul mensile diretto da Fabio Andriola, sarà Marco Pizzo, direttore del museo del Risorgimento di Roma, che ne aveva già parlato in ottobre a Radio 24 nella trasmissione Melog 2.0 di Gianluca Nicoletti. C’è chi ancora pensa che un’iniziativa di questo tipo possa contribuire a dare una visione positiva del regime, se non configurarsi come apologia del fascismo. E argomenta che, a differenza della Germania, il nostro Paese non ha mai fatto i conti con il proprio passato. Saremmo quindi ancora immaturi. Niente di più sbagliato, perché dopo decenni di studi e dibattiti storiografici ampiamente maturati dall’opinione pubblica, le famose rimozioni (dell’una e dell’altra parte) sono state spazzate via. Il fascismo è storia a tutti gli effetti e come tale può essere rappresentato non soltanto attraverso film drammatici o caricaturali, ma in un museo o in una sezione di un museo di storia nazionale (che l’Italia inspiegabilmente non ha ancora realizzato) dove a parlare sarebbero i documenti veri (fotografie, opere d’arte, documentari filmati, reperti e cimeli di varia natura). Un buon punto di partenza potrebbe essere costituito dalle 24 casse custodite a Roma presso l’Archivio centrale dello Stato, dove è raccolto parte del materiale utilizzato per la spettacolare «Mostra della rivoluzione fascista» inaugurata il 28 ottobre 1932 al Palazzo delle esposizioni nel decennale dell’avvento del regime. Quei documenti, classificati venti anni fa, sono a disposizione degli storici. È tempo di mostrarli a tutti gli italiani. Senza paura di apologie.</p>
<p>_____________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete. com il 18 dicembre 2011</p>
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		<title>Siamo oramai un paese a sovranità (assai) limitata?</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 10:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="https://lh5.googleusercontent.com/--hBzI4rRipg/TjbOofDBzDI/AAAAAAABV-g/7ysy-A5yXBQ/C360_2011-08-01%2B18-04-06.jpg" alt="" width="90" height="90" />Come le persone, gli Stati hanno un cervello (sovranità e politica estera), un cuore (le forze armate) e visceri (economia e società), che insieme ne formano l’identità. L’Unione Europea dall’Atlantico alla Polonia non ebbe e non ha né cervello né&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="https://lh5.googleusercontent.com/--hBzI4rRipg/TjbOofDBzDI/AAAAAAABV-g/7ysy-A5yXBQ/C360_2011-08-01%2B18-04-06.jpg" alt="" width="90" height="90" />Come le persone, gli Stati hanno un cervello (sovranità e politica estera), un cuore (le forze armate) e visceri (economia e società), che insieme ne formano l’identità. L’Unione Europea dall’Atlantico alla Polonia non ebbe e non ha né cervello né cuore. I suoi visceri sono malandati. Basata su Costituzione logorroica e senz’ anima (il Trattato del 29 ottobre 2004 ne ignora le radici greco-romane-cristiane, liquidate  come “eredità culturali, religiose e umanistiche”), l’Europa crolla per l’incomponibile  conflitto tra eurozona e Gran Bretagna, un impero fondato sulla sterlina. L’Unione non ha sovranità né politica estera né, meno ancora, forze armate unitarie. Francia e Inghilterra si guardano bene dal mettere loro armi (a cominciare dall’arsenale nucleare) a servizio dell’Unione.</p>
<p>.</p>
<p>di Aldo A. Mola da &#8220;Il Giornale del Piemonte&#8221; dell&#8217;11 dicembre 2011  <img src="http://www.ilgiornaledelpiemonte.com/img/testata_GDPx.jpg" alt="" width="276" height="18" /></p>
<p>.</p>
<p>Ogni Stato fa la propria politica estera. Lo si è veduto nella tragedia della Libia. Scatenato il caos, completo di linciaggio efferato di  Gheddafi (un evento che non può essere declassato a “episodio”: la Nato e l’ONU se ne lavarono le mani lorde di sangue), ciascuno ha mirato e mira a procacciarsi una parte di bottino. E’ evidente la contrapposizione tra gli Stati Uniti d’America (incapaci di tener le briglie dell’America centro-meridionale) e l’Europa, coinvolta in operazioni belliche (dall’Iraq all’Afghanistan) dai costi crescenti e dagli esiti deludenti, tanto più  in presenza di un Vicino Oriente niente affatto pacificato e mentre il  mondo islamico è una polveriera  in cui gareggiano l’Iran  degli ayatollah e la Turchia  di Ahmed Davutoglu,  che sogna un nuovo impero ottomano-islamico alternativo a quello dell’Arabia Saudita, costruito coi petrodollari.</p>
<p>Purtroppo il grosso dell’informazione si occupa quasi esclusivamente di visceri meno nobili: la contabilità spicciola spacciata come alta politica. Però i cittadini scoprono costernati di essere a “sovranità limitata”, come un tempo i Paesi del Patto di Varsavia.  Dopo anni di orchestrato discredito della dirigenza elettiva a tutti i livelli, il presidente della repubblica ha infatti affidato il governo a un manipolo di consulenti. Privi di investitura popolare e lontanissimi dal segnare la svolta che gl’ingenui se ne attendevano (una cosa è parlare, un’altra è fare, col supporto di un buon margine di consenso), in un mese dall’insediamento il governo in carica non ha saputo parlare né al cervello né al cuore.</p>
<p>Motivo in più per ricordare che solo con l’unificazione nazionale del 1859-1870 l’Italia conquistò, e a fatica, il rango di protagonista della Comunità internazionale e lo esercitò con pienezza sino al 1915. L’intervento nella grande guerra, quasi un secolo fa, mise a nudo i suoi punti di forza e di debolezza. Nel 1918 gli italiani vinsero sul campo e nel 1931 con l’Istituto per la Ricostruzione Industriale risposero in modo autonomo e originale alla Grande Depressione. Un decennio dopo, però, a confini ancor quasi inviolati, il governo Badoglio abdicò alla sovranità nazionale, sottoscrivendo la resa incondizionata (non “armistizio”): clausole dure e mortificanti, ribadite dal Trattato del 10 febbraio 1947, che ignorò il concorso degli italiani alla guerra di liberazione, ridusse l’Italia e sovranità limitata e perciò ebbe il voto contrario dei liberali veri, come Benedetto Croce.</p>
<p>Lì finì la Terza Italia, sulle cui rovine si ersero clericali e comunisti, divisi su tutto tranne che nella lotta contro le forze nazionali cresciute nell’età della monarchia statutaria: i liberaldemocratici (repubblicani inclusi) e i  socialriformisti, uniti nell’impegno a subordinare cervello e cuore al Parlamento, espressione delle libere scelte dei cittadini, tutt’altra cosa dal “centralismo democratico” dei comunisti e dalle oligarchie finanziarie che generarono e alimentarono il comunismo sovietico.</p>
<p>Che cosa rimane dell’età liberale? In quasi settant’anni di repubblica è stato   sperperato il patrimonio morale e civile accumulato da Risorgimento e Terza Italia, da europeismo e pacifismo costruttivo: il movimento federalista europeo, l’entusiasmo originario per l’ONU.</p>
<p>Acclamato come arbitro supremo e salva-Italia, il  governo del “podestà forestiero” appare nient’altro che una grigia sospensione del principio costitutivo della Nuova Italia, una gelida stagione di oblio della sovranità di un popolo in cerca di un progetto politico e capace di capire e decidere “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. L’Italia deve ritrovare il primato della politica: cervello e cuore.</p>
<p>___________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 12 dicembre 2011</p>
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		<title>Holocaust survivors seek $20 billion in Nazi-era policies</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 10:28:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.unuci.org/sito/Immagini/generali.jpg" alt="" width="90" height="90" />Thousands of aging Holocaust survivors in the U.S. want Congress to clear a path for them to sue European insurance companies they contend illegally confiscated Jewish life insurance policies during the Nazi era and have refused to pay an</div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.unuci.org/sito/Immagini/generali.jpg" alt="" width="90" height="90" />Thousands of aging Holocaust survivors in the U.S. want Congress to clear a path for them to sue European insurance companies they contend illegally confiscated Jewish life insurance policies during the Nazi era and have refused to pay an estimated $20 billion still owed.</div>
<div>.</div>
<div>di <span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; background-color: #fefefe;">Curt Anderson </span>da <img src="http://www.mediabistro.com/tvnewser/files/original/cbsnews120.jpg" alt="" width="72" height="72" /> del 15 novembre 2011</div>
<div>.</div>
<div id="_mcePaste">A hearing is scheduled Wednesday in the House Foreign Affairs Committee on a bill that would provide the survivors with access to U.S. courts and also force companies such as Germany&#8217;s Allianz SE and Italy&#8217;s Assicurazioni Generali to disclose lists of policies held by Jews before World War II. David Schaecter, who survived the Auschwitz death camp and now lives in Miami, is set to testify at the hearing. He described the current U.S. policy barring survivors from suing the companies as unfair. Schaecter, 82 and originally from Slovakia, is president of the Holocaust Survivors Foundation USA. &#8221;It&#8217;s a shameful thing. We have been robbed of our dignity,&#8221; Schaecter said in an interview. &#8220;We are survivors, and yet we are not allowed to sue a person or a company or an entity like every other person has a right to do.&#8221;</div>
<div id="_mcePaste">The legislation&#8217;s sponsor, U.S. Rep. Ileana Ros-Lehtinen, R-Fla., represents many of the estimated 100,000 Holocaust survivors in the U.S. and also chairs the Foreign Affairs Committee. Although the bill has been around in various forms for at least five years, Ros-Lehtinen said she is hopeful it could pass this year. The measure has 51 co-sponsors in the House and a companion bill in the Senate.</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;We can&#8217;t tell these survivors to continue to wait. Their time is running short,&#8221; she said. &#8220;The insurance companies have got the money. What they don&#8217;t have is shame.&#8221;</div>
<div id="_mcePaste">Yet despite their highly sympathetic stories, the Holocaust survivors have run into stiff opposition not only from the German and U.S. governments but also from major Jewish organizations such as the Anti-Defamation League and B&#8217;nai B&#8217;rith International.</div>
<div>Peter Ammon, Germany&#8217;s ambassador to the U.S., wrote Ros-Lehtinen that his government has paid billions of dollars to Holocaust survivors and other victims of the Third Reich. He noted that the International Commission on Holocaust Era Insurance Claims paid some $305 million, with another $200 million going into humanitarian programs for survivors.</div>
<div id="_mcePaste">When that commission was created in 1998, Ammon said insurers &#8220;were promised comprehensive and permanent legal peace in the United States.&#8221;</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;Voluntary agreements have the advantage of benefiting large numbers of survivors, not just the few who are successful in the courts,&#8221; Ammon said.</div>
<div id="_mcePaste">The survivors, however, insist the payments are woefully inadequate. And, they say, Allianz and the other insurers have demanded that claimants produce documents such as death certificates — the Nazis didn&#8217;t issue those for the millions of death camp victims — or policies that were lost in the tumult of a world war.</div>
<div id="_mcePaste">Schaecter said he remembers as a child his parents keeping small containers with the names of insurance companies on them where money was deposited. Each month, an insurance agent would come to pick up the containers. That, he said, is the kind of evidence a jury might find compelling even without the policy documentation.</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;For people in Eastern Europe, insurance was a way of life,&#8221; he said.</div>
<div>Allianz, which has a major presence in the U.S., has found itself targeted by protests because of its past Nazi links, which included a former company chairman who in 1933 became Adolf Hitler&#8217;s minister of economics. An outcry led to cancellation of a plan in 2008 for Allianz to have naming rights at the football stadium shared by the New York Giants and Jets football teams, and protesters earlier this year picketed at a South Florida golf tournament sponsored by Allianz.</div>
<div id="_mcePaste">More recently, Holocaust survivors have raised questions about Allianz&#8217;s sponsorship of broadcast programs, including public radio&#8217;s popular &#8220;A Prairie Home Companion.&#8221; The show&#8217;s producer, American Public Media, responded with an email telling the survivors to contact Allianz directly via telephone to discuss their concerns that the company was attempting to scrub its past for U.S. consumers.</div>
<div id="_mcePaste">For its part, Allianz officials said the company is not lobbying Congress on the insurance legislation, instead favoring negotiations on these issues between the U.S. and German governments and Jewish organizations.</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;Allianz as a corporation is not playing an active role in this,&#8221; spokeswoman Sabia Schwartzer said.</div>
<div id="_mcePaste">The company has repeatedly said that it acknowledges its forced collaboration with the Nazis and that it is willing to listen to anyone with a claim from the World War II era.</div>
<div id="_mcePaste">That is not the experience many Holocaust survivors have had.</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;They shirk all responsibility,&#8221; Schaecter said.&#8221; They evade all the questions you ask. They don&#8217;t intend to ever change.&#8221;</div>
<p>_________________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 21 novembre 2011</p>
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		<title>«Concittadini amici e fratelli, compriamoci il debito pubblico!»</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 00:24:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://images.corriereobjects.it/gallery/Economia/2011/11_Novembre/obbligazioni/1/img_1/buoni13_672-458_resize.jpg" alt="" width="90" height="90" />Giuliano Melani è un cittadino italiano, un cinquantenne di Pistoia che la politica ha provato a frequentarla qualche anno fa animando, nella sua città, una lista civica e di finanza di occupa per lavoro nella sua agenzia di leasing. Giuliano&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://images.corriereobjects.it/gallery/Economia/2011/11_Novembre/obbligazioni/1/img_1/buoni13_672-458_resize.jpg" alt="" width="90" height="90" />Giuliano Melani è un cittadino italiano, un cinquantenne di Pistoia che la politica ha provato a frequentarla qualche anno fa animando, nella sua città, una lista civica e di finanza di occupa per lavoro nella sua agenzia di leasing. Giuliano ha pagato di tasca sua un&#8217; intera pagina del <em>Corriere della Sera </em>per rivolgere un appello agli italiani: <a href="http://media2.corriere.it/corriere/pdf/2011/giuliano_melani2.pdf"><span style="text-decoration: underline;">«Concittadini amici e fratelli, compriamoci il debito!»</span></a> . Come? «Sottoscrivendo i nostri titoli di Stato». Perchè? «Per uscire dalla crisi, per non svendere il Paese, per fare a meno del governo e dell&#8217;Europa» sostiene lui che racconta di credere talmente a fondo in questa iniziativa da aver sfidato, tra le altre cose, l&#8217; ironia del figlio ventenne che ha (affettuosamente) cercato di evitargli la spesa, l&#8217;esposizione mediatica o forse una delusione.</p>
<p>.</p>
<p>di Paola Pica, dal Corriere della Sera del 4 novembre 2011 <img src="http://images2.corriereobjects.it/images/static/common/logohome-big.gif?v=20110224150834" alt="Corriere della Sera.it" width="215" height="31" /></p>
<p>.</p>
<p><strong>«NON SONO DELLA VALLE» </strong>- Spiega Melani citando il recente <em>j&#8217;accuse</em> alla politica del patron della Tod&#8217;s, anch&#8217;esso diffuso come avviso a pagamento sui principali quotidiani: «Io non sono Diego Della Valle, ma voglio essere uno dei portatori sani della soluzione. Questo appello mi è costato un botto, per favore non fatene carta da macero!». Melani non è pentito della spesa: «Non si può pensare sempre di fare la &#8220;rivoluzione dopo pranzo&#8221;, ci sono stati uomini e donne che hanno dato la vita per questo Paese e per la libertà, noi possiamo almeno dare un po&#8217; di soldi».</p>
<p><strong>«POSSIAMO FARCELA»</strong> &#8211; «Sono convinto che ce la possiamo fare, basta andare in banca e ordinare Bot e Btp, ognuno di noi per quanto può dare e chi più ha più metta» dice ancora Melani raggiunto al telefono. «L&#8217;idea mi è venuta l&#8217;altra mattina, mi sono svegliato presto con questo pensiero in testa e una gran voglia di comunicarlo ai miei concittadini». Interesse per la politica? «Beh, domani ho un impegno&#8230;A parte gli scherzi sì sono interessato alla politica, nel senso che sento l&#8217;emergenza del momento. Non mi sento rappresentato da questo governo e non so se sarò rappresentato dal prossimo».</p>
<p><strong>WAR BOND </strong>- I toni accorati ricordano a tratti persino quelli della propaganda per i prestiti di guerra, le emissioni di obbligazioni per finanziare l&#8217;esercito viste in tanti Paesi nella prima e nella seconda guerra mondiale, specie là dove Melani invita a comprare Bot, Cct e Btp «al tasso più basso possibile. Compriamoli anche a tasso zero». Il paragone non irrita Melani: «È proprio così e del resto la situazione è drammatica». Niente speculazioni, dunque, ma puro investimento patriottico. «Mandiamo a ruba i nostri titoli di Stato, facciamo uno sforzo, compriamo il nostri debito»</p>
<p><strong>DUE CONTI </strong>- La struttura del debito pubblico italiano, 1.900 miliardi di euro circa, ragiona Melani, è tale per cui la scadenza media è a 7/8 anni e ogni anni ci viene richiesto di rinnovare il debito per 260/270 miliardi: «Sono circa 4.500 euro a testa: lo so che le medie ci fanno fessi ma state sicuri che molte persone dispongono di queste cifre» . «Vi giuro che ci conviene, negli ultimi due anni sono state poste in essere manovre per 200 miliardi, sono andati tutti perduti perchè nel frattempo sono saliti i tassi d&#8217;interesse sul debito».</p>
<p><strong>«NESSUNO PUO&#8217; DIRSI INNOCENTE»</strong> &#8211; «Il nostro problema sono i debiti» contratti anche a causa dei comportamenti non corretti di ognuno di noi: «Quando non abbiamo pagato le giuste imposte, quando ci siamo riempiti di medicinali che abbiamo regolarmente buttato, quando abbiamo eletto persone inadeguate, quando non ci siamo messi a disposizione». Ma «vivaddio siamo stati anche liberi», «e siamo speciali, anche se ora ci sentiamo invecchiati» e c&#8217;è «una sola cosa da fare subito per tornare a salite le nostre azioni e i nostri beni: comprare il debito. Saremo ricompensati mille volte di quel poco che non abbiamo nemmeno speso &#8211; conclude Melani &#8211; ma prestato al nostro grande Paese, l&#8217;Italia».</p>
<p>_________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 5 novembre 2011</p>
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		<title>150°: Panini pubblica album figurine del Risorgimento</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 10:24:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Figurine Panini]]></category>
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		<description><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.paninionline.com/uplImg/coll/002250RCAI.jpg" alt="" width="90" height="90" />Importante iniziativa di Panini in occasione del 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia: l&#8217;azienda modenese ha infatti realizzato una collezione di figurine sulla &#8220;Storia del Risorgimento Italiano&#8221;, che ripercorre gli avvenimenti principali del periodo risorgimentale in modo originale ed appassionante. E&#8217;</div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.paninionline.com/uplImg/coll/002250RCAI.jpg" alt="" width="90" height="90" />Importante iniziativa di Panini in occasione del 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia: l&#8217;azienda modenese ha infatti realizzato una collezione di figurine sulla &#8220;Storia del Risorgimento Italiano&#8221;, che ripercorre gli avvenimenti principali del periodo risorgimentale in modo originale ed appassionante. E&#8217; articolata in oltre 200 figurine adesive, che potranno essere raccolte in un elegante album di 32 pagine. Si tratta di una nuova edizione della collezione già pubblicata da Panini nel 1969 e nel 1975, con una nuova e più moderna veste grafica. La raccolta ha anche ricevuto il patrocinio ufficiale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Sarà distribuita in tutte le edicole a partire da domani 20 settembre, proprio nell&#8217;anniversario della Breccia di Porta Pia.</div>
<div id="_mcePaste">.</div>
<div>da www.panini.it <img src="http://www.paninionline.com/collectibles/institutional/it/it/img/logo_hdr.gif" alt="Home" /></div>
<div>.</div>
<div>La collezione &#8220;Storia del Risorgimento Italiano&#8221; illustra gli eventi ed i protagonisti di quel periodo storico, utilizzando immagini tratte da quadri o ritratti tra i più noti della pubblicistica italiana. Tra gli avvenimenti presenti nella raccolta, ad esempio, figurano la Spedizione dei Mille, la proclamazione del Regno d&#8217;Italia e di Roma Capitale. Non mancano, inoltre, le figurine di Giuseppe Garibaldi, Camillo Benso Conte di Cavour, Vittorio Emanuele III e Giuseppe Mazzini. Nella collezione, sono anche presenti 24 figurine speciali in tessuto, che rappresentano gli stemmi e le bandiere delle Nazioni e degli eserciti protagonisti dell&#8217;epopea risorgimentale.</div>
<div>&#8220;Siamo lieti di poter contribuire ai festeggiamenti per il 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia con questa nostra raccolta, che rappresenta un affascinante viaggio nel tempo alla riscoperta delle tappe storiche e dei protagonisti che posero le basi proprio dell&#8217;Unità nazionale&#8221;, ha dichiarato Antonio Allegra, Direttore Mercato Italia Figurine e Card di Panini. &#8220;Quest&#8217;anno, del resto, festeggiamo anche il 50° anniversario della nostra Azienda, nata a Modena nel 1961. Un motivo in più per unire almeno due generazioni: ci piace pensare, infatti, che padri e figli possano condividere le stesse emozioni e conoscenze a distanza di qualche decennio&#8221;.</div>
<div>La collezione &#8220;Storia del Risorgimento Italiano&#8221; sarà in distribuzione in tutta Italia a partire dal 20 settembre. Una bustina con 5 figurine costa 0,60 euro, mentre l&#8217;album costa 2 euro. Sarà disponibile anche una versione in blister, con un album e 25 figurine al prezzo di 3 euro. Ulteriori informazioni su www.panini.it.</div>
<div>_______________________</div>
<div>Inserito su www.storiainrete.com il 21 settembre 2011</div>
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		<title>Storia in Rete numero 69-70, luglio-agosto 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 22:31:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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<p><a href="http://www.storiainrete.com/5212/edicola/storia-in-rete-numero-69-70-luglio-agosto-2011/"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="00 I cover storia 67" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/i-cover-storia-69-70.jpg" alt="" width="101" height="144" /></a></p>
<p style="text-align: left;">1943: mentre il mondo si avvia verso il culmine della guerra totale, c&#8217;è chi pensa alla pace. E la notizia sorprendente è che si tratta dei dittatori totalitari degli Stati belligeranti: Mussolini, Stalin ed anche Hitler.</p></div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/5212/edicola/storia-in-rete-numero-69-70-luglio-agosto-2011/"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="00 I cover storia 67" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/i-cover-storia-69-70.jpg" alt="" width="101" height="144" /></a></p>
<p style="text-align: left;">1943: mentre il mondo si avvia verso il culmine della guerra totale, c&#8217;è chi pensa alla pace. E la notizia sorprendente è che si tratta dei dittatori totalitari degli Stati belligeranti: Mussolini, Stalin ed anche Hitler. Una rete di contatti favorita dai giapponesi e dagli altri satelliti dell&#8217;Asse e finora negata o lasciata in ombra da una visione della Seconda guerra mondiale che somiglia più alla propaganda dell&#8217;epoca che non ad un&#8217;analisi storica seria. Ma i nuovi documenti diplomatici stanno consentendo di riscrivere in tre dimensioni le vicende dell&#8217;anno della svolta nel conflitto mondiale, come ci racconta un estratto da un approfondito saggio di Eugenio Di Rienzo ed Emilio Gin, preceduto da una lunga prefazione di Fabio Andriola.</p>
<p>E ancora, il bluff della Marcia su Roma, un mito creato dai fascisti e dagli antifascisti per motivi opposti di opposte propagande. Poi un altro un passo indietro negli anni con un ampio servizio su Luigi Cadorna, il Generalissimo: il comune di Udine decide di togliere la piazza che gli era stata dedicata. <span style="color: #993300;"><strong>Storia in Rete</strong></span> ha chiesto ad uno dei maggiori biografi del Generalissimo perchè questa decisione è antistorica. E sbagliata. Dalla Grande Guerra agli orrori della Guerra Fredda, quando le Superpotenze sperimentavano le atomiche in casa propria e sui propri cittadini e soldati, come gli USA in Nevada.<span style="color: #993300;"><strong> Storia in Rete</strong></span> fa quindi un salto nel Rinascimento, con la vicenda di Isabella de&#8217; Medici, che finora si credeva uccisa dal marito per gelosia, e con le teorie militari di Machiavelli, inascoltate in Italia ma applicate dagli eserciti spagnoli che dominarono i decenni a cavallo fra Cinque e Seicento. E proprio dal Secolo di Ferro parte una mostra a Villa D&#8217;Este sui &#8220;Battaglisti&#8221;, i pittori specializzati in scene di battaglia che fornivano all&#8217;Italia dei secoli della decadenza delle guerre da appendere al muro mentre le potenze europee si sfidavano in quelle vere.</p>
<p>Tutto questo e molto altro su<span style="color: #993300;"><strong> Storia in Rete </strong></span>di luglio e agosto!!</p>
<blockquote><p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/I-cover-storia-69-70.pdf">Guarda la copertina di Storia in Rete n. 69-70</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/+++05-Sommario-n-69-70.pdf">Leggi il sommario di Storia in Rete n. 69-70</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/+++14-22-estate-1943-fabio.pdf">Quella lunga estate del 1943</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/+++24-33-di-rienzo-gin.pdf">Exit strategy: quando Mussolini voleva la pace fra Stalin e Hitler</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/+++34-39-mola-governo-mussolini.pdf">Il grande bluff (bi-partizan&#8230;) della Marcia su Roma</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/++42-49-cadorna-di-colloredo.pdf">Luigi Cadorna. Fu veramente il &#8220;Generalissimo&#8221;!</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/++50-53-cadorna-ojetti.pdf">Cadorna raccontato da un maestro del giornalismo: Ugo Ojetti</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/+++56-63-anticipazione-cavie-umane.pdf">L&#8217;orrore degli esperimenti nucleari USA in Nevada</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/+++66-70-isabella-de-medici.pdf">Nessuno uccise Isabella de&#8217; Medici</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/+++74-79-machiavelli-stratega.pdf">Picca e archibugio: le armi del Secolo di Ferro viste da Machiavelli</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/+++80-85-i-battaglisti.pdf">I &#8220;battaglisti&#8221; in mostra a Villa d&#8217;Este</a></p></blockquote>
<div style="text-align: center;">VUOI ACQUISTARE IL NUMERO 68 DI STORIA IN RETE IN PDF?<strong> <a href="https://storiainrete.myshopify.com/">CLICCA QUI</a>!</strong></div>
<div style="text-align: center;"><a href="http://www.storiainrete.com/arretrati/"><strong>TI SEI PERSO QUALCHE COSA? VEDI NELL’ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI</strong></a></div>
</div>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Da Mattei a Ustica: ecco la guerra segreta fra Francia e Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 16:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.storiainrete.com/edicola/storia-in-rete-numero-57-5-l2010/"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/07/I-cover-storia-58-210x300.jpg" alt="" width="88" height="120" /></a>Riprendiamo alcuni passaggi dell&#8217;anticipazione dal <a href="http://www.chiarelettere.it/libro/principio-attivo/intrigo-internazionale.php">volume di Giovanni Fasanella e Rosario Priore &#8220;Intrigo internazionale&#8221;</a>, anticipato sul numero 57-58 di &#8220;Storia in Rete&#8221;, che riguardano i rapporti fra Francia ed Italia nel Mediterraneo. Storia di una guerra segreta fra &#8220;alleati&#8221;&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.storiainrete.com/edicola/storia-in-rete-numero-57-5-l2010/"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/07/I-cover-storia-58-210x300.jpg" alt="" width="88" height="120" /></a>Riprendiamo alcuni passaggi dell&#8217;anticipazione dal <a href="http://www.chiarelettere.it/libro/principio-attivo/intrigo-internazionale.php">volume di Giovanni Fasanella e Rosario Priore &#8220;Intrigo internazionale&#8221;</a>, anticipato sul numero 57-58 di &#8220;Storia in Rete&#8221;, che riguardano i rapporti fra Francia ed Italia nel Mediterraneo. Storia di una guerra segreta fra &#8220;alleati&#8221; sullo sfondo degli anni di Piombo, del golpe di Gheddafi in Libia, e della decolonizzazione. Una guerra segreta che in questi giorni sta vivendo un nuovo capitolo con le operazioni militari volute da Sarkozy e Cameron contro il regime di Tripoli.</p>
<p>.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>di Giovanni Fasanella e Rosario Priore, <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/07/+++18-27anticipazione-chiarelettere.pdf">da Storia in Rete n° 57-58 </a> </em></p>
<p><em>.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Per gentile concessione della casa editrice Chiare Lettere, anticipiamo alcuni passaggi del libro scritto da Giovanni Fasanella, giornalista e documentarista, con l’ex magistrato Rosario Priore, già titolare di importanti inchieste come quelle sull’attentato a Giovanni Paolo II e quella sulla strage di Ustica. Il libro è impostato come una lunga intervista dove le domande (in corsivo) sono di Fasanella e le risposte (in tondo) di Priore, oggi finalmente libero di dire quello che poté scoprire durante le sue lunghe indagini.</em></p>
<p>[…] Nel corso del XX secolo ci sono stati diversi tentativi italiani di conquistare una posizione di predominio nel Mediterraneo, ridimensionando la presenza inglese. Questa era la linea, per esempio, degli statisti dei primi del Novecento, che però non seppero sfruttare le grandi occasioni. Infatti, ripiegarono sull’impresa di Libia, invece di scegliere una delle alternative offerte dalla storia: aderire alla proposta britannica di un «condominio » anglo-italiano sul Sudan o fornire l’ausilio in funzione antinglese agli Usa. La linea di personaggi come Francesco Crispi e Giovanni Giolitti fu seguita poi dal regime fascista, che voleva addirittura tentare avventure sugli oceani, oltrepassando le colonne d’Ercole e il canale di Suez. La guerra sul mare, combattuta durante il secondo conflitto mondiale, aveva questo scopo. Anche se poi l’Italia, pur avendo una flotta che in determinati momenti è stata persino superiore a quella inglese, non è mai riuscita a fronteggiare l’avversario in mare aperto. <strong><span style="text-decoration: underline;">Sembrerà strano, ma il progetto di Mussolini ha influenzato anche la linea di condotta dell’Italia democratica, fino ai giorni nostri. E con un certo successo, dal momento che la nostra politica mediterranea, nel dopoguerra, è riuscita a ridimensionare fortemente la presenza britannica.</span></strong></p>
<p><em>Sconfitta in guerra, l’Italia si prende quindi una rivincita sul piano politico-diplomatico?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.chiarelettere.it/img/intigro.jpg" alt="" width="200" height="318" />Sì, è il felice paradosso della prima Repubblica. Il tentativo, questa volta, è in gran parte riuscito perché è stato condotto con maggiore intelligenza rispetto ai decenni precedenti e ha avuto grandi protagonisti. Cito innanzitutto Enrico Mattei, che in effetti ha attuato una politica di potenza e di espansione in tutta l’area, con metodi che irritavano gli altri paesi occidentali. E poi, colui che gli è succeduto negli obiettivi politici: Aldo Moro. Anche le sue iniziative entrarono in conflitto con tutti coloro che avevano interessi forti e consolidati nel Mediterraneo.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Enrico Mattei, Aldo Moro. Non voglio indurla a trarre subito delle conclusioni. Però, la coincidenza è impressionante: i due maggiori protagonisti della politica di espansione italiana nel Mediterraneo, a un certo punto, sono stati entrambi assassinati.</em></p>
<p>Due omicidi ovviamente politici, di uomini di rilievo dell’Italia del secondo dopoguerra. Sì, la coincidenza è impressionante. Non dimentichiamo la lezione della storia: gli uomini politici capaci di iniziative davvero forti generano reazioni altrettanto forti, compresi progetti di eliminazione fisica.</p>
<p><em>La loro politica, ha detto, si è scontrata con tutti coloro che avevano interessi consolidati nel Mediterraneo. L’Inghilterra. E poi?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>La Francia. Sì, la  Francia forse è stata una delle vittime principali della politica italiana. Non dimentichiamo che Mattei prima appoggiò in tutti i modi la guerra di liberazione algerina dai coloni francesi. E poi contribuì a fare dell’Algeria uno dei paesi più forti del Nord Africa; si è irrobustita, dopo la conquista dell’indipendenza, grazie agli aiuti italiani. E tuttora mantiene con noi un rapporto di alleanza e di collaborazione economica, molto proficuo anche per il nostro paese.</p>
<p><em>Qual è stata la leva su cui si è appoggiata la politica italiana in quest’area?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Una politica petrolifera basata sull’offerta di un rapporto paritario con i paesi produttori. L’Eni garantiva il cinquanta per cento contro il trenta delle altre compagnie occidentali. E in questo modo l’Italia assestò un colpo mortale agli interessi francesi e inglesi. Ma non solo. La politica mediterranea dell’Italia si è appoggiata anche su un’efficace azione di propaganda e di guerra psicologica tesa a mettere i nostri concorrenti in cattiva luce. (…)</p>
<p><em>E in quali altre aree del Mediterraneo si è manifestato l’«interventismo» italiano?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Per rimanere ai conflitti con la Francia, direi in Corsica. Lì, da parte nostra, c’è sempre stata una politica sotterranea favorevole non dico all’indipendenza di quella regione, ma sicuramente a una sua maggiore autonomia dai francesi. Vede, sotto certi aspetti, la Corsica è molto più «italiana» della Sardegna. Quindi il nostro appoggio alla causa autonomista era naturale, e non è mai venuto meno sin dal passaggio dell’isola ai francesi. (…)</p>
<p><em>Se con la Francia il conflitto si concentrò soprattutto sull’area maghrebina e sulla Corsica, con l’Inghilterra la partita si giocò sulla Libia. È così?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Sì, almeno fino ai primissimi anni Settanta soprattutto in Libia, che dopo la  Seconda guerra mondiale era passata sotto il mandato inglese. E già quella decisione era stata preceduta da un contenzioso molto duro, perché Stati Uniti e Unione Sovietica volevano che una parte del territorio libico restasse sotto il mandato italiano. Ma alla fine la spuntarono gli inglesi. L’influenza britannica in Libia si fondava sul potere della famiglia del re Idris. Il quale fu deposto nel 1969, con un colpo di Stato dei giovani colonnelli guidati da Muammar Gheddafi. Idris era andato a passare le acque in Turchia e Gheddafi ne approfittò.</p>
<p><em>C’era la mano dei servizi segreti italiani dietro il golpe di Gheddafi?</em></p>
<p>Il colpo di Stato fu organizzato in un albergo di Abano Terme. Penso proprio di sì, c’era dietro la mano italiana. Appena Gheddafi prese il potere, per la parata trionfale noi gli mandammo in quattro e quattr’otto navi cariche di carri armati, intere divisioni, lasciando addirittura sguarnite le nostre difese ai confini.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Nel 1969 la Libia non era ancora una potenza petrolifera. Quale interesse poteva avere, l’Italia, a rimetterci sopra le mani?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Noi sapevamo che cosa conteneva quello scatolone di sabbia, perché avevamo fatto delle ricerche già prima della guerra. Sapevamo che c’era il petrolio e che i giacimenti erano immensi. La Libia ci faceva gola, perché poteva costituire la nostra riserva strategica, il carburante del nostro sviluppo economico. Come in effetti è poi avvenuto.</p>
<p><em>Quale fu l’effetto del golpe di Gheddafi sull’equilibrio in quell’area?</em></p>
<p>I libici chiusero immediatamente le basi inglesi e americane, espellendo i militari dei due paesi.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Però vennero espulsi anche migliaia di italiani.</em></p>
<p>Certamente. Ma nonostante questo, l’Italia divenne subito il principale partner economico di Gheddafi. Mentre gli inglesi, perdendo la Libia, di fatto si ritrovarono fuori dal Mediterraneo. Perché, di lì a poco, furono costretti a lasciare anche le isole di Malta e Cipro.</p>
<p><em>Come reagirono gli inglesi al colpo di stato in Libia?</em></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Secondo un’ipotesi non provata, dietro la strage di Piazza Fontana ci sarebbe stato un mandante inglese. Ripeto, tutto da provare. Tuttavia, alcuni elementi portati a sostegno di questa ipotesi danno da pensare</span></strong>. Innanzitutto la data, dicembre 1969, a poco più di tre mesi dal golpe di Tripoli. Poi il legame degli ambienti neofascisti italiani, accusati dell’organizzazione della strage, con il principe Junio Valerio Borghese, indicato dalla stessa storiografia di destra più recente come un uomo legato ai servizi britannici sin dagli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale. Inoltre, il fatto che l’espressione «strategia della tensione» fosse stata coniata proprio dalla stampa inglese in quello stesso dicembre 1969. Quell’espressione pesa ancora oggi come un macigno sulla nostra storia, perché continua a essere la chiave d’interpretazione non solo di Piazza Fontana, ma dell’intero periodo degli anni di piombo. <strong><span style="text-decoration: underline;">Un altro elemento merita di essere ricordato: l’esplicita accusa mossa agli inglesi dall’allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Pochi giorni dopo la strage, quando i giornali inglesi tornarono a parlare di «strategia della tensione» per alludere a responsabilità tutte italiane, Saragat reagì ritorcendo l’accusa contro gli inglesi, riferendosi a sua volta ai rapporti dei servizi britannici con gli ambienti in cui era maturato il progetto dell’attentato</span></strong>.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Piazza Fontana, tutto da dimostrare. Ma le reazioni inglesi sono provate?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Tentarono subito di riprendersi quello che avevano perso in Libia. Ma non ci riuscirono, perché l’Italia proteggeva il regime di Gheddafi. Poco più di un anno dopo il golpe, organizzarono una spedizione militare segreta. (…)</p>
<p><em>(&#8230;)</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Con il golpe di Gheddafi in Libia, si accentua dunque il filo arabismo della politica estera italiana nel Mediterraneo.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>E ancora di più negli anni successivi. Ma, vede, la nostra politica estera è sempre stata caratterizzata da una linea filoaraba. Fin dai primi del Novecento, addirittura già con Francesco Crispi. Era quasi una necessità imposta dalla nostra collocazione geografica. (…)</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Poi, però, concluso il secondo conflitto mondiale, inizia un’altra storia: l’Italia, nazione sconfitta in guerra, comincia a rialzare la testa nel Mediterraneo.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Sì, rialza la testa, riprende i vecchi disegni e le antiche ambizioni. Però li nutre e li fortifica con robuste iniezioni di razionalità e di saggezza. Dal piano militare, il conflitto si trasferisce sul terreno politico-diplomatico e della concorrenza economica. La politica di Mattei, insomma.</p>
<p><em>Con quali mire? Quali erano le coordinate della politica mediterranea italiana nel secondo dopoguerra?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>L’influenza sul Nord Africa; il controllo delle grandi isole del Mediterraneo, come Malta e Cipro; e, se possibile, delle due porte di accesso, lo stretto di Gibilterra e il canale di Suez. Di fatto, l’obiettivo era sostituirsi a Francia e Gran Bretagna.</p>
<p><em>Ambizioni, se non da grande, certamente da media potenza. Per una nazione appena sconfitta in guerra, non era un po’ troppo?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Il progetto era molto ambizioso. In un certo senso, coincideva con quel disegno di Mussolini che voleva per il nostro paese sbocchi sugli oceani Indiano e Atlantico. Con una differenza rispetto al passato: alla luce dei risultati ottenuti, era sicuramente alla portata della classe dirigente italiana di quel secondo dopoguerra. (…)</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Parliamo ora di un’altra delle sue inchieste, quella sulla strage di Ustica, che sembra evocare scenari del tutto diversi da quelli descritti finora.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Apparentemente. In realtà ci aiuta a illuminarli meglio, consentendoci di intravedere con maggiore chiarezza una delle chiavi interpretative della storia tragica che abbiamo vissuto, proprio uno dei fili che percorre e lega le pagine di questo libro.</p>
<p><em>Vediamo. La sera del 27 giugno 1980 un DC-9 dell’Itavia esplode sul Tirreno mentre vola da Bologna a Palermo. Gli ottantun passeggeri a bordo muoiono tutti. Non hanno mai avuto giustizia:</em></p>
<p><em>non ci sono colpevoli per quella strage, non esiste una verità giudiziaria. E i vertici dell’Aeronautica militare italiana dell’epoca, imputati di depistaggio, sono stati tutti assolti. Lei tuttavia ha raccolto una mole impressionante di materiale durante la sua istruttoria. Sulla base di quelle carte e delle informazioni emerse dopo i processi, è davvero possibile intravedere una verità?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Sì, abbiamo comunque raccolto elementi e informazioni che ci portano alla verità. Una verità però «indicibile», quella che non è stato possibile rivelare in occasione dell’inchiesta giudiziaria, come del resto è capitato in molte altre inchieste su episodi oscuri della storia italiana recente, a cominciare dalle stragi e dai legami internazionali del nostro terrorismo. Una verità, su Ustica, misconosciuta dalle sentenze assolutorie, ma che oggi viene affermata a mezza bocca anche dalle più alte istituzioni. Ma la si dice e poi quasi la si ritratta, nella speranza che, con il tempo, venga disinnescato il suo effetto deflagrante, e quindi venga rimossa.</p>
<p><em>Ustica, intanto, è un’intricatissima storia internazionale: questo si può dire?</em></p>
<p>Accidenti se lo è. Perché ci sono colpe e responsabilità dirette di più paesi. Per non parlare di tutti gli altri che sanno ma che non possono o non vogliono dire. Insomma, la strage di <strong><span style="text-decoration: underline;">Ustica è un caso coperto dall’omertà internazionale, che è ancora più impenetrabile di quella di una semplice cosca mafiosa siciliana o di una ’ndrina calabrese. Tenga poi conto che le stragi «silenti», cioè senza rivendicazioni, come quella di Ustica e la quasi totalità delle stragi compiute in Italia, sono in genere dei messaggi da governo a governo, che i governi recepiscono e comprendono, agendo poi di conseguenza.</span></strong> Quella di Ustica, inspiegabile alle prime battute, si è poi immediatamente aggrovigliata soprattutto a causa di intese scellerate e di intrighi fra istituzioni nazionali e internazionali. (…)</p>
<p><em>Il</em><em> DC-9 Itavia fu attaccato e abbattuto da altri aerei?</em></p>
<p>È assai probabile. Anzi, direi che è certo. Anche se <strong><span style="text-decoration: underline;">penso che sia successo per errore: non era il DC-9 Itavia l’obiettivo, ma altri aerei che in quel momento volavano nella scia del DC-9 per proteggersi dalle intercettazioni dei radar. Questo lo abbiamo appurato. E possiamo affermare con certezza anche che gli attaccanti erano aerei militari, </span></strong>aerei da caccia. (…)</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>È possibile trarre una conclusione certa?</em></p>
<p>Direi proprio di sì. È evidente che il DC-9 fu abbattuto da uno o più aerei militari sicuramente indirizzati verso l’obiettivo da un’efficiente «guida caccia», un potente sistema radar in grado di «vedere» anche a centinaia di chilometri di distanza.</p>
<p><em>Ricapitolando, quella sera, quanti aerei erano in volo tra gli Appennini e il Tirreno?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Questo non è facile stabilirlo con esattezza. Dopo il decollo del DC-9 apparvero due caccia non identificati, che però scomparvero quasi subito ai radar: potrebbero essere atterrati o essersi nascosti dietro un aereo, probabilmente quello dell’Itavia. Poi c’era l’Awacs [Airborne Warning And Control System: radar volante. NdR] ; quindi uno o due caccia non identificati che puntarono sul DC-9; e, infine, i due caccia dello stormo di Grosseto, pilotati da Mario Naldini e Ivo Nutarelli.</p>
<p><em>I due ufficiali morti qualche anno dopo nell’incidente di Ramstein, durante un’esibizione delle Frecce tricolori?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Esatto. Ufficialmente stavano facendo esercitazioni, addestrando un allievo pilota. Intercettarono il DC-9 nel nord della Toscana, lo affiancarono e lo seguirono fino all’altezza di Grosseto. All’improvviso si accorsero che qualcosa non andava e lanciarono alla base il segnale di allarme, ma non via radio, «squoccando» elettronicamente invece il codice di emergenza. (…) E questa è una prova che Naldini e Nutarelli avevano visto qualcosa di veramente serio, e cioè che dietro l’aereo civile si nascondevano velivoli militari non Nato. Nei colloqui tra loro e con i loro colleghi della base di Grosseto, nei giorni successivi, uno dei due aveva detto che «era successo qualcosa di terribile, che c’era stato un vero e proprio combattimento aereo e che si era sfiorata addirittura una guerra».</p>
<p><em>Peccato che i due piloti italiani non ebbero il tempo di raccontare ai magistrati quello che avevano visto.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Già. Stavano forse per farlo perché io li avevo già chiamati a testimoniare ma, poco prima che potessi ascoltarli, morirono nell’incidente di Ramstein. Su quell’incidente la magistratura tedesca aprì un’indagine, però i risultati non ci vennero mai comunicati. (…)</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>A questo punto le devo porre la «madre di tutte le domande»: qual era la verità che non si poteva far conoscere all’opinione pubblica?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>C’era un groviglio di verità «indicibili» che nascevano dalla nostra politica mediterranea, in particolare verso la Libia, e dall’irritazione che quella politica provocava nei nostri alleati europei. Se quelle verità fossero venute pubblicamente a galla, non sarebbero rimaste prive di conseguenze. (…)</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>L’aereo che viaggiava sotto la pancia del nostro DC-9 poteva essere quello di Gheddafi?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Secondo ragionevoli ipotesi, potevano essere uno o più caccia militari libici che tornavano dalla Jugoslavia utilizzando un corridoio senza la copertura del NADGE [NATO Air Defence Ground Environment, il coordinamento contraerei NATO, NdR]. Secondo ipotesi più recenti, quei caccia dovevano prelevare il leader libico sul Tirreno e scortarlo in un viaggio nell’Europa dell’Est. Ma, avvertito da qualcuno dell’imminente pericolo, all’altezza di Malta l’aereo avrebbe improvvisamente cambiato rotta per tornare in Libia. (…)</p>
<p><em>Chi voleva uccidere Gheddafi?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Di recente, a inchiesta giudiziaria ormai conclusa, dopo che le sentenze di assoluzione dei generali erano ormai divenute definitive, l’ex presidente della Repubblica <strong><span style="text-decoration: underline;">Francesco Cossiga, che all’epoca era presidente del Consiglio, ha detto qualcosa in proposito. Riferendo informazioni provenienti dall’interno dei nostri servizi, ha parlato esplicitamente di una responsabilità francese</span></strong>. (…) <strong><span style="text-decoration: underline;">Tenderei a escludere responsabilità dell’amministrazione americana dell’epoca</span></strong>. Primo, perché ne era a capo il democratico Jimmy Carter, che al tempo manteneva rapporti con la Libia; addirittura la riforniva di armi. Secondo, perché gli americani ci aiutarono nell’inchiesta, più degli italiani. La stampa italiana allora accusò brutalmente gli Stati Uniti, ma da Washington noi abbiamo avuto tutta la collaborazione possibile: dalle perizie di Macidull e Transue delle prime ore all’istituzione dell’«Ustica Desk», che dette risposte addirittura a un centinaio di rogatorie.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Ma, durante l’inchiesta, lei chiese informazioni anche ai francesi?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Sì, naturalmente. Ma ci fu opposta una chiusura totale. In tutte le epoche e da tutti i governi. Sia Valéry Giscard d’Estaing sia François Mitterrand si chiusero a riccio, persistendo nella politica di tutela assoluta dei segreti di Stato, a prescindere dal colore dei governi. Qualche indicazione preziosa la ricavai invece da un lungo colloquio con Alexandre de Marenches, il direttore dello Sdece, il servizio segreto esterno francese all’epoca di Ustica. (…) Mi disse che le mie ricerche in Francia non avrebbero sortito alcun effetto, perché se quei servizi avessero tentato un’operazione contro Gheddafi, non avrebbero lasciato alcuna prova. Però ci tenne anche a precisare che, secondo lui, il leader libico doveva essere messo nella condizione di non nuocere più, e farlo era il dovere di più governi.</p>
<p><em>E lei che sensazione ne ricavò?</em></p>
<p>Che avesse voluto dirmi la verità su Ustica, ma senza che io la potessi utilizzare sul piano giudiziario. Perché era certissimo che non avrei mai potuto trovare prove nelle carte dello Sdece. Comunque, una volta chiusa l’inchiesta, sono emersi frammenti di verità. Abbiamo già detto delle ammissioni di Cossiga. E poi la notizia, molto attendibile, che l’operazione partì dalla portaerei francese <em>Clemenceau</em>, che si trovava a sud della Corsica e aveva la copertura radar della base a terra di Solenzara. (…)</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>È possibile, comunque, che l’attacco francese contro Gheddafi avesse in qualche modo la copertura di altri stati interessati all’eliminazione del leader libico?</em></p>
<p>Visti i rischi che l’operazione avrebbe comportato sia sul piano militare sia su quello degli equilibri internazionali, era bene che se ne occupasse un solo governo. Di sicuro, però, c’erano diversi paesi interessati a una soluzione forte e definitiva del «problema Gheddafi». L’eliminazione del leader libico su Ustica sarebbe stata soltanto la prima fase di un progetto assai più vasto e complesso che prevedeva anche interventi via terra sulla Libia. La caduta del regime di Tripoli avrebbe avuto come</p>
<p>conseguenza un riordino dell’intero assetto nordafricano e subsahariano e una nuova spartizione dell’influenza in queste aree ricchissime di risorse. A tutto svantaggio della presenza italiana.</p>
<p><strong><em>Giovanni</em></strong><em><strong> </strong>Fasanella e Rosario Priore</em></p>
<p><em>Per gentile concessione </em></p>
<p><em>dell’editore Chiare Lettere</em></p>
<p><em>__________________________________</em></p>
<p><em>Inserito su www.storiainrete.com il 25 marzo 2011</em></p>
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		<title>&#8220;Italy never saw so many national flags waving in the air&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 10:50:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://blogs.discovery.com/.a/6a00d8341bf67c53ef0147e348ef2f970b-800wi" alt="Italy 150th birthday" width="90" height="90" />Italy never saw so many national flags waving in the air as on March 17, 2011. Posted across windows and balconies all over the country, thousands of green, white and red flags celebrated the 150th anniversary of the country’s unification. As a&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://blogs.discovery.com/.a/6a00d8341bf67c53ef0147e348ef2f970b-800wi" alt="Italy 150th birthday" width="90" height="90" />Italy never saw so many national flags waving in the air as on March 17, 2011. Posted across windows and balconies all over the country, thousands of green, white and red flags celebrated the 150th anniversary of the country’s unification. As a nation-state, Italy is younger than the United States. The home of the ancient Roman empire became a nation as a whole just 150 years ago, on March 17, 1861.</p>
<p>.</p>
<p>di Rossella Lorenzi da <img src="http://news.discovery.com/images/tophat/discovery-news-logo.png" alt="Discovery News" /> del 17 marzo 2011</p>
<p>.</p>
<p>On that day, Victor Emmanuel II became the first king of a unified Italy. It was the culmination of the<em>Risorgimento</em>, the movement for independence that for years struggled to free the country from foreign rule and unite several micro-states.</p>
<p>Indeed, before 1861, Italy was, in the words of the Austrian statesman Metternich, a &#8220;mere geographical expression.&#8221;</p>
<p>The country was just a patchwork of city-states and regions ruled by the pope and a variety of monarchs.</p>
<p>Established as a monarchy with a parliamentary government (the Italian Republic was founded in 1946), the new state had its first capital in Turin. Four years later, in 1865, the capital was moved to Florence and then, in 1871, to Rome.</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/03/17/foto/celebrazioni_per_i_150_anni_dell_unit_fotoracconto_italiano-13734179/1/?ref=HREA-1" target="_blank">A number of events</a> have marked the anniversary, including parades, fireworks, jets streaming green, white and red smoke trails across the sky, and historical re-enactments recalling the campaign of Risorgimental hero Giuseppe Garibaldi to bring Italy&#8217;s deeply different states together.</p>
<p>“Without unity our nation would have been swept away by history,” said Italian President Giorgio Napolitano.</p>
<p>Despite heavy rain in many cities, hundreds of thousands celebrated singing the national anthem, “Brothers of Italy,” as green-white-red light projections covered the facade of the main monuments.</p>
<p>“From North to South, all proud of the three-color flag,” wrote the daily <em>La Repubblica</em>.</p>
<p>The newspaper reported the results of a national poll, which found about 90 percent of Italians are happy about the country’s unification.</p>
<p>“It’s a feeling shared everywhere &#8230; even among the supporters of the Northern League [whose leader campaigned in the 1990s for the complete secession of “Padania,” north of the Po River]. &#8230; Compared with 10 years ago, Italians are feeling more unhappy and divided. But they are convinced that in 10 years the country will be more united, in a still united Europe,” <em>La Repubblica</em> wrote.</p>
<p>____________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 21 marzo 2011</p>
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		<title>Unità d&#8217;Italia, i grandi chef preparano il piatto tricolore per la festa dei 150 anni</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 10:43:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div>
<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/notizie-dal-mondo-della-storia1.png" alt="notizie-dal-mondo-della-storia1.png (90×90)" width="90" height="90" />I 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia si celebrano anche a tavola. A suggerire i &#8216;piatti tricolori&#8217; ideali per festeggiare questo importante anniversario sono i più famosi chef italiani che all&#8217;ADNKRONOS rivelano cosa porterebbero in tavola il 17 marzo.</p>
<p>.</p>
<p>da</p></div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/notizie-dal-mondo-della-storia1.png" alt="notizie-dal-mondo-della-storia1.png (90×90)" width="90" height="90" />I 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia si celebrano anche a tavola. A suggerire i &#8216;piatti tricolori&#8217; ideali per festeggiare questo importante anniversario sono i più famosi chef italiani che all&#8217;ADNKRONOS rivelano cosa porterebbero in tavola il 17 marzo.</p>
<p>.</p>
<p>da ADNKronos del 13 marzo 2011 <img src="http://www.fieg.it/upload/gif_testate/adnkronos.jpg" alt="" width="104" height="41" /></p>
<p>.</p>
<p>Ricette elaborate per l&#8217;occasione o piatti simbolo della nostra tradizione culinaria, a partire dagli spaghetti, scelti dagli chef Antonello Colonna edEnrico Cerea, passando per la pasta alla Norma di Filippo Lamantia, e il riso scelto da Gualtiero Marchesi, Gianfranco Vissani con il risotto alla milanese e Heinz Beck con un risotto &#8216;tricolore&#8217;.Secondo il siciliano doc Filippo Lamantia, è la pasta alla Norma, il piatto ideale per celebrare i 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, perchè &#8211; spiega &#8211; &#8220;c&#8217;è il tricolore, con il rosso del pomodoro, il verde del basilico e il bianco della pasta e poi perchè è un piatto che conosciuto in tutto il mondo e con una storia bellissima&#8221;. &#8220;Mentre l&#8217;orchestra provava la Norma di Bellini, a Catania, in vista del debutto alla Scala di Milano del dicembre 1831, si sentiva un inebriante profumo di sugo proveniente da una casa vicina al teatro. Gli orchestrali incuriositi chiamarono la donna era ai fornelli e chiesero di cucinare per tutti loro. Da allora &#8211; conclude &#8211; si chiama pasta alla Norma, in omaggio all&#8217;opera, al Bellini e all&#8217;italianità&#8221;.</p>
<p>Gianfranco Vissani, porterebbe in tavola un risotto alla milanese &#8220;perchè &#8211; dice &#8211; è un piatto storico, elegante e a mio giudizio fra i più buoni della cucina italiana&#8221;.</p>
<p>Ancora riso per celebrare l&#8217;Unità Italia, ma &#8216;tricolore&#8217; quello preparato da Heinz Beck: un risotto all&#8217;acqua di pomodoro e salsa di rucola, con tartare di tonno fresco e pecorino. &#8220;Un piatto &#8211; spiega &#8211; con ingredienti per i quali l&#8217;Italia è famosa e al tempo stesso molto coreografico perchè con i colori della bandiera italiana&#8221;.</p>
<div>Anche per lo chef Gualtiero Marchesi la scelta ricade sicuramente sul riso &#8220;perchè &#8211; spiega &#8211; simboleggia l&#8217;unità, con tanti chicchi uniti insieme&#8221;. Lo chef, famoso e per i suoi piatti a base di riso, in particolare il &#8216;risotto oro e zafferano&#8217;, non svela il suo piatto celebrativo, perchè lo presenterà al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Dunque al momento resta &#8216;top secret&#8217;.</div>
<div>Non ha dubbi lo chef Antonello Colonna: spaghetti pomodoro e basilico. &#8220;Il piatto &#8211; sostiene &#8211; che meglio celebra la storia degli italiani e il 150esimo anniversario dell’Unità d&#8217;Italia. No a piatti troppo regionali, dunque né polenta ne&#8217; pajata. L&#8217;unità degli italiani, tutti &#8211; sostiene &#8211; è fatta dagli spaghetti. E più precisamente spaghetti tricolore. Per ritrovare un equilibrio anche nella società, come accade in cucina, la semplicità è la via maestra, e gli spaghetti sono questa semplicità.</div>
<div>E soprattutto &#8211; conclude &#8211; sono trasversali, cucinati magari in mille modi diversi, a seconda delle tradizioni e dei gusti, ma sempre spaghetti&#8221;. Anche per Enrico Cerea, &#8220;in tavola per l&#8217;anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia non può che esserci gli spaghetti che, insieme alla pizza, sono il piatto che più ci rappresenta. Io li cucinerei con una buona salsa di pomodoro e una crema di basilico molto verde e brillante per rappresentare i colori della nostra bandiera&#8221;.</div>
<div><img src="http://www.adnkronos.com/IGN/Assets/Imgs/R/risotto_e%20tartare_di%20tonno--400x300.jpg" alt="Risotto al pomodoro e rughetta con tartare di tonno e pecorino (Chef Heinz Beck)" /></div>
<p>______________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 21 marzo 2011</p>
</div>
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		<title>Il 17 marzo anziché festa in Italia, vacanze a Sharm-el-sheik</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 11:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://temi.repubblica.it/UserFiles/guide-italia-150/Image/scarpe500.jpg" alt="" width="90" height="90" /><a href="http://oas.repubblica.it/5c/repubblica.it/nz/viaggi/interna/1765630554/Middle/default/empty.gif/585a617a57557a52516d6b4143427230" target="_top"><img src="http://oas.repubblica.it/0/default/empty.gif" border="0" alt="" width="1" height="1" /></a><a href="http://oas.repubblica.it/5c/repubblica.it/nz/viaggi/interna/1765630554/Middle/default/empty.gif/585a617a57557a52516d6b4143427230" target="_top"><img src="http://oas.repubblica.it/0/default/empty.gif" border="0" alt="" width="1" height="1" /></a>Dove festeggio l&#8217;unità d&#8217;Italia? Ma all&#8217;estero, of course. Il primo &#8211; e quasi unico &#8211; ponte dell&#8217;anno, nato in extremis, dopo che tra varie recriminazioni e tentativi di affossamento, il governo ha decretato giovedì 17 marzo 2011 festa nazionale, non&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://temi.repubblica.it/UserFiles/guide-italia-150/Image/scarpe500.jpg" alt="" width="90" height="90" /><a href="http://oas.repubblica.it/5c/repubblica.it/nz/viaggi/interna/1765630554/Middle/default/empty.gif/585a617a57557a52516d6b4143427230" target="_top"><img src="http://oas.repubblica.it/0/default/empty.gif" border="0" alt="" width="1" height="1" /></a><a href="http://oas.repubblica.it/5c/repubblica.it/nz/viaggi/interna/1765630554/Middle/default/empty.gif/585a617a57557a52516d6b4143427230" target="_top"><img src="http://oas.repubblica.it/0/default/empty.gif" border="0" alt="" width="1" height="1" /></a>Dove festeggio l&#8217;unità d&#8217;Italia? Ma all&#8217;estero, of course. Il primo &#8211; e quasi unico &#8211; ponte dell&#8217;anno, nato in extremis, dopo che tra varie recriminazioni e tentativi di affossamento, il governo ha decretato giovedì 17 marzo 2011 festa nazionale, non sembra destinato a fare riscoprire agli italiani le proprie &#8220;radici&#8221; storico-culturali, né a ridestare un mercato turistico interno in palese affanno.  Il weekend lungo arrivato in extremis, infatti, sembra aver stimolato soprattutto la voglia di climi (ancor) più miti del nostro e di capitali&#8230; europee. Ecco una carrellata delle prime scelte del turista nostrano per il periodo compreso da giovedì 17 a domenica 20 marzo.</p>
<p>.</p>
<p>di Lara Gusattoda &#8220;Repubblica&#8221; del 4 marzo 2011 <img src="http://www.repubblica.it/static/images/homepage/2010/la-repubblica-logo-big.png" alt="Repubblica.it: il quotidiano online con tutte le notizie in tempo reale." width="162" height="30" /></p>
<p>.</p>
<div id="_mcePaste">Mare. Spagna, Grecia o addirittura qualche località balneare d&#8217;Oltreoceano, sono tra le scelte più gettonate dagli italiani che non si fanno intimorire neppure dalle rivolte. Infatti, come confermano dati di operatori del volo e dell&#8217;ospitalità &#8211; Alitalia, Tui, Assotravel e CTS, sono ricominciate le prenotazioni per l&#8217;Egitto e la Tunisia, &#8220;Nonostante la vendita ufficiale riapra il 5 marzo &#8211; fanno sapere da CTS &#8211; abbiamo già numerose richieste per il Mar Rosso&#8221; la spiegazione di Francesco Granese  direttore di Assotravel è semplice &#8220;Sharm è la meta  più esotica, più vicina e più a buon mercato&#8221;.</div>
<div id="_mcePaste">Se la situazione prenotazioni verso Tunisi, Il Cairo e il Mar Rosso sta cominciando a normalizzarsi, è indubbio che nelle scorse settimane queste località abbiano perso qualche punto percentuale. E se gli italiani non possono andare a Sharm dove vanno a cercare i primi caldi? Le alte posizioni in classifica di Barcellona, Madrid e le Canarie non sono una novità, Valencia invece sì, aiutata anche dalle nuove rotte low cost. Exploit spagnolo confermato anche da Expedia e da Opodo mentre Trivago aggiunge una crescita della Grecia (più 37% rispetto al mese scorso). Interesse registrato anche da Google. Il motore di ricerca infatti segnala un aumento del 70% delle ricerche viaggi dall&#8217;Italia verso le coste elleniche, in particolare verso l&#8217;isola di Rodi, negli ultimi 30 giorni.</div>
<div id="_mcePaste">Oltreoceano. Insomma voglia di mare e temperature più alte nonostante tutto e indipendentemente dalle distanze. &#8220;In molti non si sono lasciati intimorire dal poco preavviso &#8211; informano dal Tui &#8211; ed hanno optato per un pacchetto vacanza a medio-lungo raggio al caldo&#8221;. Chi se lo può permettere prolunga, quindi, di qualche giorno le vacanze e si imbarca per Capo Verde, Santo Domingo, Miami, Cuba o il Kenya. E non sono certo pochi tanto che &#8220;per quanto riguarda Capo Verde e Santo Domingo &#8211; ci dicono da Assotravel &#8211; in alcuni casi è addirittura difficile trovare posto&#8221;. Ma la meta intramontabile, che attrae Oltreoceano gran parte dei nostri compatrioti, resta comunque New York. I musei, i grattacieli, i negozi, i parchi e l&#8217;immaginario di Manhattan battono qualsiasi bagnasciuga.</div>
<div id="_mcePaste">Capitali europee. Torino, Firenze e infine Roma, l&#8217;Italia ha avuto in breve tempo tre capitali, una scelta variegata e ampia eppure, festa dell&#8217;Unità o meno, alla possibilità di trascorrere un week end a Londra o a Parigi non rinunciamo tanto facilmente. &#8220;Chiaramente gli italiani che si muoveranno in quei giorni all&#8217;interno dei confini nazionali &#8211; spiega Granese  di Assotravel &#8211; saranno di più di quelli che si recheranno all&#8217;estero, ma rispetto ad un qualsiasi altro ponte le variazioni di prenotazioni in casa sono impercettibili, mentre abbiamo registrato un forte aumento delle mete oltre confine&#8221;. E con le capitali europee si va sul sicuro. A seconda dell&#8217;operatore cambia la vincitrice, ma è una battaglia tra pochi concorrenti: Londra, Parigi, Barcellona e Praga. A sorpresa la capitale ceca si è posizionatasi addirittura al secondo posto nella Top 10 di Expedia delle destinazioni per il 17 marzo.</div>
<p>Dove festeggio l&#8217;unità d&#8217;Italia? Ma all&#8217;estero, of course. Il primo &#8211; e quasi unico &#8211; ponte dell&#8217;anno, nato in extremis, dopo che tra varie recriminazioni e tentativi di affossamento, il governo ha decretato giovedì 17 marzo 2011 festa nazionale, non sembra destinato a fare riscoprire agli italiani le proprie &#8220;radici&#8221; storico-culturali, né a ridestare un mercato turistico interno in palese affanno.  Il weekend lungo arrivato in extremis, infatti, sembra aver stimolato sopratttutto la voglia di climi (ancor) più miti del nostro e di capitali&#8230; europee. Ecco una carrellata delle prime scelte del turista nostrano per il periodo compreso da giovedì 17 a domenica 20 marzo.<br />
Mare. Spagna, Grecia o addirittura qualche località balneare d&#8217;Oltreoceano, sono tra le scelte più gettonate dagli italiani che non si fanno intimorire neppure dalle rivolte. Infatti, come confermano dati di operatori del volo e dell&#8217;ospitalità &#8211; Alitalia, Tui, Assotravel e CTS, sono ricominciate le prenotazioni per l&#8217;Egitto e la Tunisia, &#8220;Nonostante la vendita ufficiale riapra il 5 marzo &#8211; fanno sapere da CTS &#8211; abbiamo già numerose richieste per il Mar Rosso&#8221; la spiegazione di Francesco Granese  direttore di Assotravel è semplice &#8220;Sharm è la meta  più esotica, più vicina e più a buon mercato&#8221;.<br />
Se la situazione prenotazioni verso Tunisi, Il Cairo e il Mar Rosso sta cominciando a normalizzarsi, è indubbio che nelle scorse settimane queste località abbiano perso qualche punto percentuale. E se gli italiani non possono andare a Sharm dove vanno a cercare i primi caldi? Le alte posizioni in classifica di Barcellona, Madrid e le Canarie non sono una novità, Valencia invece sì, aiutata anche dalle nuove rotte low cost. Exploit spagnolo confermato anche da Expedia e da Opodo mentre Trivago aggiunge una crescita della Grecia (più 37% rispetto al mese scorso). Interesse registrato anche da Google. Il motore di ricerca infatti segnala un aumento del 70% delle ricerche viaggi dall&#8217;Italia verso le coste elleniche, in particolare verso l&#8217;isola di Rodi, negli ultimi 30 giorni.<br />
Oltreoceano. Insomma voglia di mare e temperature più alte nonostante tutto e indipendentemente dalle distanze. &#8220;In molti non si sono lasciati intimorire dal poco preavviso &#8211; informano dal Tui &#8211; ed hanno optato per un pacchetto vacanza a medio-lungo raggio al caldo&#8221;. Chi se lo può permettere prolunga, quindi, di qualche giorno le vacanze e si imbarca per Capo Verde, Santo Domingo, Miami, Cuba o il Kenya. E non sono certo pochi tanto che &#8220;per quanto riguarda Capo Verde e Santo Domingo &#8211; ci dicono da Assotravel &#8211; in alcuni casi è addirittura difficile trovare posto&#8221;. Ma la meta intramontabile, che attrae Oltreoceano gran parte dei nostri compatrioti, resta comunque New York. I musei, i grattacieli, i negozi, i parchi e l&#8217;immaginario di Manhattan battono qualsiasi bagnasciuga.<br />
Capitali europee. Torino, Firenze e infine Roma, l&#8217;Italia ha avuto in breve tempo tre capitali, una scelta variegata e ampia eppure, festa dell&#8217;Unità o meno, alla possibilità di trascorrere un week end a Londra o a Parigi non rinunciamo tanto facilmente. &#8220;Chiaramente gli italiani che si muoveranno in quei giorni all&#8217;interno dei confini nazionali &#8211; spiega Granese  di Assotravel &#8211; saranno di più di quelli che si recheranno all&#8217;estero, ma rispetto ad un qualsiasi altro ponte le variazioni di prenotazioni in casa sono impercettibili, mentre abbiamo registrato un forte aumento delle mete oltre confine&#8221;. E con le capitali europee si va sul sicuro. A seconda dell&#8217;operatore cambia la vincitrice, ma è una battaglia tra pochi concorrenti: Londra, Parigi, Barcellona e Praga. A sorpresa la capitale ceca si è posizionatasi addirittura al secondo posto nella Top 10 di Expedia delle destinazioni per il 17 marzo.</p>
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<p>Inserito su www.storiainrete.com il 7 marzo 2011</p>
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