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	<title>Storia In Rete &#187; Menelao</title>
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		<title>Troia? non è dove Schliemann dice d&#8217;averla trovata</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 18:47:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://digilander.libero.it/baccili/turchia2005/0776%20troia.JPG" alt="" width="90" height="90" />Sulla collina di Hissarlik, Troia non c’è più. Più  esattamente: la Troia di Priamo, Elena e Paride, cantata da Omero nell’Iliade,  ritrovata per avventura (e ipotesi) da Heinrich Schliemann due millenni e mezzo  dopo, non c’è mai stata &#8211; almeno allo stato attuale dei ritrovamenti  archeologici. Ha pochi dubbi, Frank Kolb, storico dell’antichità e professore  all’università tedesca di Tübingen, la stessa in cui ha sede il Projekt Troia,  che da anni è la centrale degli scavi e degli studi nel sito di Hissarlik, a  ridosso della costa turca, nell’Ellesponto, a Sud dello stretto dei Dardanelli.  «Se vogliamo, chiamiamola pure Troia. Però nessuno degli insediamenti che si  sono succeduti a Hissarlik ha le caratteristiche di una città. Si può parlare al  massimo di una fortezza che dominava una vasta area rurale. Ma nulla fa pensare  a un importante centro commerciale o a una civiltà autonoma, come hanno  sostenuto generazioni di archeologi, amplificando i risultati degli scavi».</div>
<div>.</div>
<div>Fabio Sindici su &#8220;La Stampa&#8221; del 31 gennaio 2010 <img class="alignnone" src="http://www.lastampa.it/common/images/lastampatop2.gif" alt="" width="221" height="34" /></div>
<div>.</p>
<p>Da vent’anni Kolb è impegnato nello smontare il doppio mito di Troia:  quello della sostanza storica dei poemi omerici, e quello archeologico, iniziato  quando Schliemann disseppellì il cosiddetto «Tesoro di Priamo» e dichiarò di  aver ritrovato l’antica Ilio. Ora lo studioso tedesco tira le fila in un libro  di prossima pubblicazione, dal titolo che promette già battaglie culturali:  Troia, scena di un giallo. Politica, miti, storia e pseudo-scoperte (edito da  Schoenigh). Kolb appare come l’anti-Schliemann, gloria dell’archeologia tedesca.  Rimette le lancette della storia a prima del 1872, quando l’archeologo  dilettante di Neubekow, usando i testi omerici come traccia e seguendo le  indicazioni pratiche dell’inglese Frank Calvert, iniziò a scavare i nove strati,  tra i quali indovinò la guerra di Achille e le porte sotto assedio, «folte di  cavalli e di fanti».</p>
<p>Schliemann pensava che uno degli strati più  antichi, quello oggi chiamato Troia II (2550- 2250 a.C.), in cui venne trovato  il famoso tesoro, corrispondesse alla città dell&#8217;Iliade. Il suo successore agli  scavi, Wilhelm Doerpfeld, che invece era un archeologo professionista, spostò la  Troia omerica quasi un millennio più avanti, nella tarda età del bronzo. Manfred  Korfmann, che ha diretto gli scavi a Hissarlik fino alla sua morte nel 2005,  aveva individuato Ilio nelle rovine dell&#8217;inizio del XII secolo, che mostrano  tracce di un assedio. È più o meno l&#8217;epoca in cui molti storici della Grecia  classica, come Tucidide, situano la guerra di Troia. Insomma: la storia  incontrava il mito. Frank Kolb li separa di nuovo. «Il punto è che sono state  orchestrate molte mistificazioni, allo scopo di ottenere finanziamenti. Un  fossato che serviva probabilmente al drenaggio delle acque è stato fatto passare  per un&#8217;opera difensiva, ma non sono mai state trovate tracce di vere  fortificazioni. Un muro di cinta sembra non essere più della copertura di una  fognatura. Fuori dalla cittadella, che accoglieva solo torri e alcuni palazzi di  aristocratici, non sono mai state scavate più di dieci case. Dove vivevano i  novemila abitanti ipotizzati da Korfmann? Inoltre, che l’ipotetica Troia del  1190 a.C. sia stata distrutta da nemici è solo una possibilità. E non esiste  nessuna prova che sia stata attaccata da una federazione di micenei» spiega lo  studioso.</p>
<p>Oggi, molti archeologi, anche all’interno del Projekt Troia,  hanno accolto le critiche di Kolb. Eppure Hissarlik continua a essere un luogo  di misteri. La Troia più antica, quella di 4.500 anni fa, ha mura con porte  gigantesche; un maestoso megaron, uno dei primi esempi nel Mediterraneo di  questo tipo di costruzioni con un vestibolo a padiglione; e il «tesoro di  Priamo» somiglia molto a un altro, analogo, ritrovato nell&#8217;isolotto di Mochlos,  al largo di Creta. «Troia II era un piccolo insediamento, molto ricco grazie  alle miniere d&#8217;oro della zona. Anche qui ci sono dei “falsi”. Un tratto di  palizzata nella ricostruzione degli archeologi diventa una cinta difensiva  dell&#8217;abitato fuori dalla cittadella. Ma ha tutta l&#8217;aria di uno steccato per il  bestiame. Il sito non ha importanza strategica o militare perché le navi di  quell’epoca non erano in grado di navigare fino al Mar Nero» replica Kolb.</p>
<p>Chi erano allora gli abitanti di Hissarlik? E da dove viene il mito?  Recentemente, la Ilio greca è stata avvicinata alla Wilusa di cui parlano  documenti diplomatici ittiti, città alleata e vassalla dell’impero di Hattusa.  «Non sappiamo l’origine etnica delle genti che vivevano a Hissarlik. La cultura  sembra una miscela di elementi nord-egei e anatolici. L’identificazione con  Wilusa è stata rigettata dagli ultimi studi. Che la situano più a Sud, in  Frigia. Ilio è un nome greco. Il mito nasce nel X secolo, durante l&#8217;emigrazione  di popoli eolici nell’Ellesponto, che volevano nobilitare la loro  colonizzazione. Rimangono impressionati dai resti della cittadella, e vi  spostano una memoria storica più antica. Personalmente, credo che sia la  spedizione dei micenei a Creta nel XIV secolo, che mette fine alla potenza della  civiltà minoica». Altri studiosi suppongono invece che le origini della leggenda  vadano rintracciate sul delta del Nilo, dove un’armata dei popoli del mare, tra  cui gli Ekwes, come gli Egiziani chiamavano gli Achei, combatté contro  l’esercito del faraone Ramses III. Lo stesso Omero, nell’Odissea, fa raccontare  a Menelao di una sosta della flotta achea in Egitto, di ritorno da Troia.  Ricerche recenti retrodatano i primi commerci tra il Mediterraneo e le coste del  Mar Nero al terzo millennio prima di Cristo. Troia si sarebbe trovata sulla via  dello stagno, che insieme al rame serviva per la lega di bronzo. In quel caso,  Ilio tornerebbe a essere un fulcro dei commerci nell’antichità. Sulla collina di  Hissarlik, il mito continua a giocare a nascondino con la storia.</p></div>
<div>__________________________</div>
<div>Inserito su www.storiainrete.com il 4 febbraio 2010</div>
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