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	<title>Storia In Rete &#187; Roma</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Storia In Rete</description>
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		<title>Nella capitale la mostra &#8220;Il Rinascimento a Roma&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 23:34:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.eventiesagre.it/images/upload/image/2011/mostre/lazio/ottobre/il_rinascimento_a_roma.jpg" alt="" width="90" height="90" />Non sarà facile, purtroppo, rintracciare il profilo straordinario della Roma rinascimentale, sommersa com’è dal traffico, dalle macchine strabbocanti per ogni vicolo e piazzette e davanti a ogni palazzo, per il caos e il rumore lo strazio dei graffiti selvaggi… Insomma,&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.eventiesagre.it/images/upload/image/2011/mostre/lazio/ottobre/il_rinascimento_a_roma.jpg" alt="" width="90" height="90" />Non sarà facile, purtroppo, rintracciare il profilo straordinario della Roma rinascimentale, sommersa com’è dal traffico, dalle macchine strabbocanti per ogni vicolo e piazzette e davanti a ogni palazzo, per il caos e il rumore lo strazio dei graffiti selvaggi… Insomma, il miracolo di arte e intelletto che resero Roma il centro del mondo dalla fine del Quattrocento fino agli albori del Seicento oggi appare più appannato che mai. Ma allora potrà essere benemerito l’intento della &#8216;mostra “Il Rinascimento a Roma.  Nel segno di Michelangelo e Raffaello” , che aprirà i battenti domani e alla quale è abbinato anche un tour ad hoc, in cerca del volto rinascimentale meglio conservato, dalla chiesa di San Pietro in Montorio al Palazzo della Cancelleria, dalla spledida Villa Farnesina all’oratorio di San Giovanni Decollato.</p>
<p>.</p>
<p>di  Caterina Maniaci da &#8220;Libero-news&#8221; del 24 ottobre 2011 <img src="http://www.libero-news.it/images/logo.png" alt="Libero-news.it" width="136" height="29" /></p>
<p>.<br />
La mostra è a curata da Maria Grazia Bernardini e   Marco Bussagli, nell’intento di illustrare l’arte nel Cinquecento della Città eterna,   dall’alto Rinascimento della Roma di papa Giulio II e Leone X &#8211; e dei   due massimi artisti, Michelangelo e Raffaello &#8211; fino all’arte dei   decenni successivi che, sostanziata di cultura umanistica, declina   verso una astrazione della forma più elegante e decorativa per   arrivare all’epoca della morte di Michelangelo (1564) profondamente   condizionata da una nuova e coinvolgente religiosità.</p>
<p>La mostra allestita fino al 12 febbraio 2012 a Palazzo Sciarra,   a Roma, e promossa dalla Fondazione Roma organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei con Arthemisia Group, si avvale di un prestigioso comitato scientifico presieduto da  Vittorio Sgarbi e formato da Cristina Acidini, Maria Grazia   Bernardini, Marco Bussagli, Nicole Dacos, Marzia Faietti, Marcello   Fagiolo, Kristina Herrmann Fiore, Sylvia Ferino Pagden, Christoph L.   Frommel, Anna Lo Bianco, Maria Luisa Madonna, Lorenza Mochi Onori,   Antonio Paolucci, Silvia Danesi Squarzina, Rossella Vodret, Alessandro  Zuccari. Novità assoluta è la suggestiva ricostruzione virtuale in 3D della loggia di Amore e Psiche della villa Farnesina  e della volta della Cappella Sistina, con il Giudizio Universale, riprodotte grazie alla tecnologia Enena, ovvero alla tecnica laser dell’ITR100 inventato da Giorgio Fornetti e dal suo staff.</p>
<p>Una passeggiata nella storia, dunque, attraverso oltre 180 opere, tra sculture, disegni, incisioni, medaglie, ceramiche, tra capolavori ormai noti universalmente, come l’Autoritratto di Raffaello  eil suo Ritratto di Tommaso Inghirami,  ai ritratti di Martin Lutero e di Katharina von Bora, di Lucas Cranach, alla Crocifissione di Michelangelo, a opere di grande interesse come la Pietà di Ragusa, attribuita a Michelangelo, di forte impatto emotivo,  al sorprendente Paesaggio con San Girolamo di Martin Van Heemskerck, che fa rivivere le rovine romane sotto luci del nord e popola il quadro delle infinite forme di vita tipiche della scuola fiamminga, dal leone ammansito alle più piccole e sottili erbe cresciute tra le pietre. Dinanzi a due formidabili ritratti di Sebastiano Del Piombo, che hanno lo stesso soggetto, ossia il papa Clemente VII, assale il brivido al pensiero di quel che patì Roma nel tristemente noto sacco dei lanzichenecchi, nel 1527, messa a ferro e fuoco per nove mesi, tra saccheggi, omicidi, stupri, violenze di ogni genere, tanto che la popolazione fu dimezzata. Nel primo ritratto si vede il papa Clemente VII sbarbato, forte, vigoroso, quasi arrogante, il capo di Roma caput mundi. Il secondo, dipinto dopo il 1527, lo stesso Pontefice appare invecchiato, con le spalle lievemente ricurve e una barba grigia…</p>
<p>___________________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 29 ottobre 2011</p>
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		<title>Archeologia: rinvenuto secondo sarcofago in piombo a Gabii</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 15:53:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/notizie-dal-mondo-della-storia1.png" alt="notizie-dal-mondo-della-storia1.png (90×90)" width="90" height="90" />Rinvenuto a Gabii, antica città del Lazio posta tra Roma e Preneste, un secondo sarcofago in piombo di età romana. Il primo era già stato scoperto nel 2009 nell&#8217;ambito dello stesso scavo, il &#8216;Gabii Project&#8217;, uno studio americano in Italia&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/notizie-dal-mondo-della-storia1.png" alt="notizie-dal-mondo-della-storia1.png (90×90)" width="90" height="90" />Rinvenuto a Gabii, antica città del Lazio posta tra Roma e Preneste, un secondo sarcofago in piombo di età romana. Il primo era già stato scoperto nel 2009 nell&#8217;ambito dello stesso scavo, il &#8216;Gabii Project&#8217;, uno studio americano in Italia coordinato dall&#8217;Università del Michigan.</p>
<p>La vicinanza dei due reperti archeologici risalenti al I-II secolo d.C., unita allo studio complessivo sulla città e allo scavo avviato due anni fa, farebbe ipotizzare un rituale funerario peculiare della comunità urbana di Gabii, come spiega il direttore sul campo dell&#8217;intero progetto, Anna Gallone.</p>
<p>Nel 2007-2008, fa sapere ancora l&#8217;archeologa, sono stati intrapresi studi di superficie sulla città, in origine rivale di Roma. Il primo sarcofago rinvenuto è temporaneamente conservato presso l&#8217;American Academy in Rome, dove il 9 luglio, alle ore 17, è stato esposto. Il &#8216;Gabii Project&#8217; è uno degli scavi più importanti in Italia con oltre 90 persone, tra staff e studenti. Lo coordina Nicola Terrenato, professore di archeologia classica all&#8217;Università del Michigan. Il progetto è stato avviato in collaborazione col Kelsey Museum (dipartimento di scavi archeologici del Michigan) e va avanti da quattro anni.</p>
<p>____________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 18 luglio 2011</p>
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		<title>Cimitero del Verano, oltraggio alle tombe della Storia</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 15:58:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://roma.repubblica.it/images/2011/03/16/102904448-1781d470-a06b-4f9b-8f9b-c04d706f238d.jpg" alt="Verano, oltraggio alle tombe della Storia" width="90" height="90" />Margherite gialle in bocca e una bandierina tricolore per la statua dell&#8217;autore dell&#8217;inno nazionale, degrado tra confezioni di biscotti e cartacce per i figli di Garibaldi, illeggibile il ricordo dell&#8217;unica donna tra i Mille, gradini sconnessi e ruggine sulle balaustre&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://roma.repubblica.it/images/2011/03/16/102904448-1781d470-a06b-4f9b-8f9b-c04d706f238d.jpg" alt="Verano, oltraggio alle tombe della Storia" width="90" height="90" />Margherite gialle in bocca e una bandierina tricolore per la statua dell&#8217;autore dell&#8217;inno nazionale, degrado tra confezioni di biscotti e cartacce per i figli di Garibaldi, illeggibile il ricordo dell&#8217;unica donna tra i Mille, gradini sconnessi e ruggine sulle balaustre con tanto di fascio littorio per l&#8217;eroina degli insorti di Trastevere.</p>
<p>.</p>
<p>di Gabriele Isman su &#8220;Repubblica&#8221; del 16 marzo 2011 <img src="http://roma.repubblica.it/images/reproma/logo.gif" alt="Repubblica Roma" width="214" height="25" /></p>
<p>.</p>
<p>Domani si celebrano i 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, ma al Verano le tombe delle donne e degli uomini che combatterono per il tricolore sono abbandonate. &#8220;È distrazione, sciatteria, insipienza dell&#8217;amministrazione comunale. Diamo due giorni al sindaco Alemanno per porre rimedio a tutto questo&#8221; tuona Roberto Soldà, segretario romano dell&#8217;Italia dei Valori che ieri, con il dipartimento capitolino Cultura e istruzione del partito di Di Pietro, ha promosso una visita nel cimitero, portando con alcuni militanti fiori e bandiere. &#8220;Nei pochi mesi della Repubblica romana, dal 9 febbraio al 3 luglio 1849 &#8211; aggiunge il segretario -, un vero &#8220;governo del fare&#8221; difeso con le armi da questi giovanissimi: i fratelli Dandolo, 18 e 22 anni, Luciano Manara, di 24, Emilio Morosini di 18, Goffredo Mameli di 22, scrisse la costituzione della Repubblica romana, che sta alla base della nostra&#8221; e cita la laicità dello Stato e della scuola, il ministero della pubblica istruzione, la nazionalizzazione dei beni ecclesiastici, il matrimonio civile, il diritto al lavoro e la libertà di culto. Viene deposta una corona di fiori, mentre altri militanti ripuliscono con le scope l&#8217;area della tomba di Mameli, ma le parole di Giuseppe Mazzini, scolpite per ricordare il paroliere di Fratelli d&#8217;Italia, restano ben poco leggibili. Poco distante c&#8217;è lo spazio per i figli e i nipoti di Giuseppe e Anita Garibaldi. È la situazione peggiore: rotte la lapide e gli scalini, sporchi i fiori di plastica, con rifiuti e abbandono.</p>
<p>I militanti ripuliscono e depositano un tricolore. Sulla parte superiore, pochi garofani rossi lasciati da una mano anonima. &#8220;La famiglia Garibaldi &#8211; dice Giulia Rodano, consigliere regionale Idv &#8211; ha avuto un ruolo importante nella città e nel Lazio&#8221;. &#8220;Questo degrado &#8211; commenta Andrea Palma, segretario vicario romano del partito &#8211; testimonia un&#8217;occasione persa per la giunta comunale. I 150 anni meritavano un altro impegno, e più rispetto e dignità per i nostri eroi nazionali&#8221;. Il giro prosegue con la tomba di Rose Montmasson: unica donna tra i Mille, moglie ripudiata da Francesco Crispi, morì a Roma in povertà nel 1904. Sulla lapide è chiamata Rosalia, come la chiamarono i palermitani in omaggio alla Santuzza patrona della città siciliana: la foto la ritrae con le medaglie sul petto e il viso appesantito dalle delusioni. Non tutto l&#8217;epitaffio è leggibile. L&#8217;ultima tappa di questo viaggio nella memoria collettivaè Giuditta Tavani Arquati, morta il 25 ottobre 1867 quando 300 tra zuavi e gendarmi del papa Re sbucarono da via del Moro in via della Lungaretta. Dopo un lungo combattimento gli insorti furono uccisi: tra loro anche Giuditta, il suo bambino e il marito. Il regime del Duce la esaltò, i fasci sulla balaustra lo testimoniano. Poi soltanto l&#8217;oblio.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/03/16/foto/i_rifiuti_nei_sepolcri-13665101/1/" target="_blank">Vedi le foto sul sito di Repubblica</a></strong></p>
<p>___________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 20 marzo 2011</p>
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		<title>Italy&#8217;s abundance of heritage sites leads to indifference</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Dec 2010 14:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2010/12/colosseo.jpg" alt="" width="90" height="90" />As director-general of the heritage department of Italy&#8217;s culture ministry, Roberto Cecchi must choose his words carefully. The latest cuts in the budget approved last month were not so much unfair, he ventures, as &#8220;insufficiently considered&#8221;.</p>
<p>.</p>
<p>di John Hooper, dal Guardian&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://blog.ilmanifesto.it/arte/files/2010/12/colosseo.jpg" alt="" width="90" height="90" />As director-general of the heritage department of Italy&#8217;s culture ministry, Roberto Cecchi must choose his words carefully. The latest cuts in the budget approved last month were not so much unfair, he ventures, as &#8220;insufficiently considered&#8221;.</p>
<p>.</p>
<p>di John Hooper, dal Guardian Online del 3 dicembre 2010 <img src="http://static.guim.co.uk/static/97665/zones/culture/images/logo.gif" alt="guardian.co.uk home" /></p>
<p>.</p>
<p>Unlike Spain, Italy is cutting from an extraordinarily low existing level of support for its heritage. A country sprinkled with aqueducts and amphitheatres, medieval piazzas and renaissance palazzos devotes far less of its budget to their conservation than others with less to boast.</p>
<p>According to the latest comparative figures from the OECD, from 2006, Italy devoted only 0.8% of its public spending to culture and leisure, putting it 22nd on a list of 27 countries for which statistics were available. France, like Spain, spent almost twice as much.</p>
<p>&#8220;Italy has <em>never</em> spent enough on culture,&#8221; says Cecchi. &#8220;France has 20 national museums. Italy has 400. In France, there are 25,000 protected buildings. Here, there are between 350,000 and 400,000.&#8221;</p>
<p>He adds: &#8220;If we do not work to preserve this enormous heritage, if we merely concentrate on the most eye-catching cases like the Colosseum and Pompeii, we risk losing the rest.&#8221;</p>
<p>Few of the tourists who arrive in Rome by taxi realise, as they speed through, say, the Porta San Giovanni that the walls to either side were built in the 3rd century. The so-called Aurelian walls, of which some 8 miles remain, are among the glories of the Eternal City.</p>
<p>Yet the Romans too take them for granted, and the result is that they are gradually crumbling. A 15-metre stretch collapsed in 2007.</p>
<p>The Aurelian walls are perhaps the biggest structure on Italia Nostra&#8217;s &#8220;red list&#8221;. So far, it takes in only seven of Italy&#8217;s 20 regions, but it already comprises the names of 60 severely endangered buildings and sites.</p>
<p>They include barely known castles, far off the beaten tourist track, such as the one at Olcenengo in Piedmont, and archaeological sites of acknowledged importance such as the Greek settlement at Selinunte in Sicily, with its magnificent, reconstructed Temple of Hera.</p>
<p>There are entire nations with a cultural heritage less illustrious than that which fills this red list and, says Cecchi, that could help explain why Italian governments have traditionally been so indifferent to conservation. &#8220;When you have things,&#8221; he says, &#8220;there is a tendency to think you will have them forever.&#8221;</p>
<p>___________________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 10 dicembre 2010</p>
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		<title>Roma come Pompei: non bastano 31 mln per messa in sicurezza</title>
		<link>http://www.storiainrete.com/3746/rassegna-stampa-italiana/roma-come-pompe/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 14:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.schliemann-carter.it/Images/News/Coenatio%20neronis/sala%20rotonda%20della%20domus%20aurea.jpg" alt="" width="90" height="90" />Oltre 72 tesori storici romani rischiano di fare la fine della Casa del gladiatore pompeiana. È quanto ha riferito la soprintendenza all&#8217;area archeologica di Roma e Osta alla fine di un lavoro di screening iniziato il 9 novembre.<br />
E&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.schliemann-carter.it/Images/News/Coenatio%20neronis/sala%20rotonda%20della%20domus%20aurea.jpg" alt="" width="90" height="90" />Oltre 72 tesori storici romani rischiano di fare la fine della Casa del gladiatore pompeiana. È quanto ha riferito la soprintendenza all&#8217;area archeologica di Roma e Osta alla fine di un lavoro di screening iniziato il 9 novembre.<br />
E mentre si corre ai ripari, un nuovo sito sta per essere restituito alla città eterna. Dopo 26 anni di restauri,  l&#8217;11 novembre rivede la luce il Tempio di Venere che finalmente entra nel percorso turistico tra Foro Romano e Palatino. Si tratta del più grande tempio conosciuto nell&#8217;antica Roma.</p>
<p>.</p>
<p>di Denise Faticante da Lettera43 del 10 novembre 2010 <img src="http://www.lettera43.it/img/lettera43-logo.gif" alt="" width="140" height="32" /></p>
<p>.<br />
Ideatore e autore del progetto l&#8217;imperatore Adriano. Il monumento è formato da due celle addossate, una rivolta al Colosseo, quella dedicata a Venere, e l&#8217;altra che guarda verso il Foro Romano, dedicata a Roma, e oggi per metà inglobata dal convento della chiesa di Santa Francesca Romana.<br />
Bisognerà aspettare ancora a lungo, invece, per restituire al pubblico un altra meraviglia romana, la Domus Aurea di Nerone. Era il 30 marzo dello scorso anno quando, a seguito della forti piogge, di scarsa manutenzione e poche risorse, crollò parte del soffitto. A cadere fu una parte della galleria Traianea, settanta metri quadrati, costruita dall&#8217;imperatore Traiano nel 104, separata dal corpus centrale. Per questo disastro sono stati stanziati tre milioni e mezzo e avviati due cantieri, ma serviranno anni perché il mondo possa godere ancora dello splendore della Domus.</p>
<h3><strong>Oltre 31 milioni per il patrimonio archeologico romano</strong></h3>
<p>Roberto Cecchi, Commissario delegato per le aree archeologiche di Roma e di Ostia antica, ha presentato un prospetto di interventi per la tutela e la fruizione del patrimonio archeologico di Roma.<br />
Le risorse a disposizione sono 31,58 milioni. Finora sono stati elaborati progetti ed è stata avviata la fase di affidamento dei lavori per il 37% degli interventi, corrispondenti a circa 11,2 milioni di euro.<br />
Il patrimonio archeologico della Capitale è estremamente vulnerabile e ha bisogno di continua manutenzione. Il crollo della <code>Domus</code><code>Aurea</code> ha riportato all&#8217;attenzione il problema endemico dell&#8217;intera area del Colle Oppio, estesa per sei ettari, una delle più fragili proprio per le infiltrazioni d&#8217;acqua. Oltre alla <code>Domus</code> <code>Aurea</code> a essere a rischio sono le Terme di Traiano con la Cisterna delle Sette Sale, le varie esedre traianee ed il Criptoportico.</p>
<h3><strong>Anche Foro Romano e Colosseo sono a rischio</strong></h3>
<p>Viene considerato a rischio e bisognoso di interventi il Foro Romano, che si estende fra il Campidoglio e il Palatino. In particolare il Palatino è particolarmente fragile e nel 2001, in occasione dei festeggiamenti per lo scudetto della Roma, alcuni tifosi si arrampicarono sulle strutture archeologiche danneggiandole e causando il distacco di alcuni pezzi.<br />
Un discorso a parte merita il Colosseo. Lo scorso mese, dopo 40 anni di restauri, hanno riaperto al pubblico il terzo anello dell&#8217;Anfiteatro e gli Ipogei, cioè la parte sotterranea.<br />
Ma per il monumento, che certo non gode di ottima salute, sono stati conclusi i primi quattro cantieri, con una spesa di poco più di 2 milioni di euro (è stato restaurato anche l&#8217;attico che aveva problemi di stabilità, ma non verrà aperto al pubblico) la sfida più grande, per il Colosseo, è ora affidata al bando per lo sponsor, che punta a raccogliere 23 milioni con cui ripulirlo e dotarlo di una nuova recinzione.</p>
<h3>Bondi si difende: «Rivendico il grande lavoro fatto»</h3>
<p>E dopo il disastroso crollo di Pompei non accenna a spegnersi il fuoco di polemiche contro Sandro Bondi. Dopo la presentazione di una mozione di sfiducia individuale da parte del Pd, anche l&#8217;Udc di Casini e i finiani chiedono la testa del ministro dei Beni culturali.<br />
Il 10 novembre Bondi riferirà alla Camera ma si difende e si scarica da tutte le responsabilità: «Se avessi la certezza di avere la responsabilità di quanto accaduto mi dimetterei. Ma rivendico invece il grande lavoro fatto». Il Pdl ha fatto quadrato attorno al ministro e il portavoce Capezzone ha parlato di «attacchi che hanno il sapore dello sciacallaggio e della disonestà intellettuale».<br />
In difesa del ministro pure il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro: «Non si possono addossare a Bondi responsabilità, dopo averlo linciato per aver deciso due anni fa provvedimenti d&#8217;urgenza, tra cui la nomina di un commissario straordinario».</p>
<p>___________________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 10 novembre 2010</p>
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		<title>Roma: ritrovata durante restauro la pergamena di Cavour</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 15:59:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/notizie-dal-mondo-della-storia1.png" alt="notizie-dal-mondo-della-storia1.png (90×90)" width="90" height="90" />L&#8217;acqua si è infiltrata nel tubo ritrovato nella cassetta di travertino alla base del monumento dedicato allo statista. Per ora non è stato possibile recuperare la pergamena all&#8217;interno.Blitz della soprintendenza statale alla cerimonia per l&#8217;apertura del contenitore. Presi in</div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/notizie-dal-mondo-della-storia1.png" alt="notizie-dal-mondo-della-storia1.png (90×90)" width="90" height="90" />L&#8217;acqua si è infiltrata nel tubo ritrovato nella cassetta di travertino alla base del monumento dedicato allo statista. Per ora non è stato possibile recuperare la pergamena all&#8217;interno.Blitz della soprintendenza statale alla cerimonia per l&#8217;apertura del contenitore. Presi in consegna i reperti tra le proteste delle autorità comunali: &#8220;Occorrono cure particolari. Già aprirla così oggi poteva essere un rischio&#8221;.</div>
<div id="_mcePaste">.</div>
<div id="_mcePaste">da Repubblica Roma del 18 ottobre 2010 <img src="http://roma.repubblica.it/images/reproma/logo.gif" alt="Repubblica Roma" width="214" height="25" /></div>
<div id="_mcePaste">.</div>
<div id="_mcePaste">Cavour non rivela i suoi &#8216;segreti&#8217;. Il tempo trascorso gioca un brutto scherzo a quanti attendevano con ansia l&#8217;apertura del cilindro di metallo ritrovato in un blocco di travertino alla base della statua nell&#8217;omonima piazza romana, oggi teatro di un ampio cantiere per la costruzione di un megaparcheggio sotterraneo. E alla tensione per l&#8217;apertura del reperto, si è aggiunta anche quella per la comparsa di due funzionari della Soprintendenza archeologica di Stato scortati da alcuni carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale in borghese per farsi consegnare il contenuto dell&#8217;antica pietra. Il gesto è il sintomo di una situazione di disaccordo tra soprintendenza comunale e statale. Il problema formale che ciascuna rivendica la paternità del ritrovamento.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">L&#8217;apertura del tubo. La cassetta di travertino, intesa come prima pietra del monumento dedicato a Cavour, è  stata aperta alla presenza, tra gli altri, del sindaco Gianni Alemanno, del sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro, dell&#8217;assessore capitolino alla cultura, Umberto Croppi, del sovrintendente ai Beni culturali di Roma, Umberto Broccoli, del delegato del sindaco ai parcheggi, Antonello Aurigemma e del presidente del XVII municipio, Antonella De Giusti. Una breve cerimonia che ha riportato alla luce il cilindro sul quale è leggibile la scritta &#8221;Spqr per Camillo Benso Conte di Cavour&#8221;, una frase sulla quale il Sindaco ha posto l&#8217;accento: &#8221;Una scritta &#8211; ha detto Alemanno &#8211; che testimonia il riconoscimento della città al maggior artefice dell&#8217;unita&#8217; nazionale&#8221;.</div>
<div id="_mcePaste">Ripercorrendo la storia della posa della prima pietra, come spiegato da Umberto Broccoli, &#8221;la pergamena ritrovata, come attestano le cronache dell&#8217;epoca, dovrebbe contenere il testo firmato da re Umberto I e dalla regina Margherita come omaggio al monumento alla presenza del notaio comunale Giuseppe Luni. Con la pergamena dovrebbero esserci diverse monete d&#8217;oro e d&#8217;argento dell&#8217;epoca&#8221;. E infatti il cilindro, al termine della cerimonia, ha &#8221;regalato&#8221; una prima sorpresa, restituendo una moneta che su una facciata reca il volto e la scritta Umberto I Re d&#8217;Italia, sull&#8217;altro lato lo stemma Sabaudo.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">La pergamena. Ma il lungo periodo, più di un secolo, a circa una decina di metri al di sotto del livello stradale, ha finito per danneggiare la &#8216;reliquia&#8217; più importante, custodita nella &#8216;prima pietra&#8217; del monumento, che dal 1895 troneggia al centro della piazza. Il cilindro di metallo non ha retto alle infiltrazioni di umidità e i tecnici del Comune, pur verificando l&#8217;effettiva presenza al suo interno della pergamena, hanno dovuto inviare l&#8217;involucro che le conteneva in laboratorio, per evitare di danneggiarne il contenuto.</div>
<div id="_mcePaste">All&#8217;interno del cilindro, infatti, l&#8217;umidità filtrata nel corso di tanti anni ha reso al momento illeggibile il documento. Come ha assicurato Alemanno, &#8221;sarà la soprintendenza ad occuparsene e a deciderne la collocazione, anche se credo sia logico esporre questa pietra e il suo contenuto all&#8217;interno del parcheggio.La pergamena, appena restaurata, sarà in ogni caso esposta al pubblico&#8221;.</div>
<div id="_mcePaste">Il colpo di scena. Ma le cose potrebbero andare diversamente. Insieme alle tante personalità istituzionali intervenute, in piazza Cavour sono arrivati, infatti, anche due funzionari della Soprintendenza archeologica di Stato scortati da alcuni carabinieri del Nucleo Tutela patrimonio culturale in borghese per farsi consegnare il contenuto dell&#8217;antica pietra. La richiesta da parte dei funzionari della soprintendenza archeologica faceva leva sul fatto che la scoperta del blocco di travertino è avvenuta durante uno scavo preventivo posto sotto la responsabilità della soprintendenza archeologica. Mentre da parte della soprintendenza comunale ai beni culturali si rivendicava che il ritrovamento è avvenuto ad opera di loro funzionari, che comunque l&#8217;esistenza della pietra già si conosceva dagli atti storici e che quindi si sapeva che nel momento in cui si sarebbe iniziato uno scavo in quell&#8217;area sarebbe emerso il blocco di travertino.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Quello che è chiaro è che il gesto è apparso il sintomo di una situazione di disaccordo tra soprintendenza comunale e statale. Il problema formale che ciascuna rivendica è la paternità del ritrovamento. Dopo attimi di confusione, che ha visto anche il soprintendente comunale Umberto Broccoli dibattere con &#8220;gli ospiti&#8221;, il &#8220;tesoro&#8221; è stato consegnato ai funzionari della Soprintendenza archeologica. Ed è proprio dalla Soprintendenza che fanno sapere che &#8220;si è intervenuti per controllare la correttezza delle operazioni. Tutto è stato ricondotto solo all&#8217;azione amministrativa corretta secondo quanto prevede il codice per tutto ciò che emerge dal sottosuolo. Per questo, il materiale è stato giustamente prelevato per essere condotto presso i laboratori di restauro della Soprintendenza presso le Terme di Diocleziano per essere sottoposto ad analisi specialistica, allo studio e al restauro, e dove interverranno esperti specialisti soprattutto per la pergamena, che avrà bisogno di cure particolari. Già aprirla così oggi poteva essere un rischio&#8221;. L&#8217;intervento, insistono dalla soprintendenza, dovrà essere seguito dalla definizione delle competenze e dalla decisione della conservazione più opportuna.</div>
<div>_______________________</div>
<div>Inserito su www.storiainrete.com il 19 ottobre 2010</div>
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		<title>Barbari e Barberini: una “pasquinata“ ingiusta e apocrifa</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Oct 2010 15:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/6d/Coat_of_arms_of_the_House_of_Barberini.svg/420px-Coat_of_arms_of_the_House_of_Barberini.svg.png" alt="" width="90" height="90" />Per chi ama l’arte e la storia è un evento felice la riapertura del romano palazzo Barberini, non soltanto restaurato ma anche reso accessibile negli splendidi locali occupati per decenni dal Circolo Ufficiali. Succede, però, che nei molti articoli e servizi&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/6d/Coat_of_arms_of_the_House_of_Barberini.svg/420px-Coat_of_arms_of_the_House_of_Barberini.svg.png" alt="" width="90" height="90" />Per chi ama l’arte e la storia è un evento felice la riapertura del romano palazzo Barberini, non soltanto restaurato ma anche reso accessibile negli splendidi locali occupati per decenni dal Circolo Ufficiali. Succede, però, che nei molti articoli e servizi televisivi, non si sia solo parlato dell’illustre edificio ma anche del più illustre tempio giuntoci quasi intatto dall’antichità: il Pantheon. C’è infatti una tenace convinzione – non soltanto popolare, ma accolta pure dalle guide turistiche e dai libri d’arte– secondo cui la Chiesa non avrebbero esitato a sfigurare quel simbolo dell’antichità che, alla fine dell’Impero, aveva trasformato in chiesa cristiana senza quasi manometterlo.</p>
<p>.</p>
<p>di Vittorio Messori dal Corriere della Sera del 25 settembre 2010 <img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/5/58/Corriere_Della_Sera_logo.png/200px-Corriere_Della_Sera_logo.png" alt="Logo di Corriere della Sera" /></p>
<p>.</p>
<p>Poiché autore del misfatto sarebbe stato Maffeo Barberini, papa con il nome di Urbano VIII, molti giornalisti, annunciando lo splendore rinnovato del palazzo della sua famiglia, hanno ricordato la presunta pasquinata <em>Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini.</em> Dico presunta, perché la battuta non venne dalla gente –che invece, come vedremo, applaudì entusiasta- bensì dagli avversari politici di un pontefice avversato via via dalla Francia di Richelieu, dalla Spagna del Conte Duca, dagli Asburgo di Vienna  e sul quale, dunque, si avventarono le propagande contrapposte. Un papa, comunque, il Barberini, dalle altissime benemerenze artistiche. Si deve al suo gusto e alla sua intuizione, tra l’altro, la scoperta e il lancio in tutta Europa di Gian Lorenzo Bernini,  che diede anche  una svolta decisiva ai lavori del palazzo principesco di cui Roma si è oggi riappropriata. Ebbene, di quale “barbarie“  è accusato questo pontefice, grande mecenate? Il misfatto di avere asportato e fatto fondere le travi di bronzo che, dal II secolo, reggevano il pronao, il portico di entrata al Pantheon.</p>
<p>Come accennavamo, anche molti  storici ignorano che (al contrario di quanto dice la  falsa pasquinata) tutti i contemporanei di papa Barberini non solo non si scandalizzarono ma lodarono ed ascrissero a sua gloria la decisione. In effetti, spinto   dal desiderio di abbellire Roma e, con essa, la Chiesa, Urbano VIII diede l’impulso finale al cantiere di San Pietro, aperto ormai da quasi due secoli.  Per l’altar maggiore occorreva un “segno“  grandioso che indicasse il sito della sepoltura di Pietro e che, al contempo, non precludesse la vista dell’abside. Naturalmente, a risolvere il problema fu convocato il prediletto Bernini. Questi fece la geniale proposta che ancora ammiriamo: quattro enormi colonne  tortili sormontate da un baldacchino. Il tutto in bronzo e alto come un palazzo di dieci piani. Il pontefice ne fu entusiasta: ma come procurarsi una simile quantità di metallo? Il denaro non mancava (l’opera costò 200.00 scudi) ma c’era gran difficoltà a procurarsi il bronzo, riservato dagli Stati alla costruzione di cannoni e di cui Venezia, ad esempio, limitava l’esportazione. Ed eccoci allora all’episodio fatidico. Fu Bernini stesso che comunicò a Urbano VIII una sua   scoperta: da giovane, quando, su impulso del papa, si impratichiva in architettura, aveva studiato la struttura del Pantheon, scoprendo che, per reggere il portico, i romani avevano usati non travi di legno, come d’uso, ma di bronzo. Una sorta di “megalomania imperiale”,come si disse: si trattava, infatti, di elementi scarsamente  visibili, posti molto in alto in un ambiente oscuro. Fu così che si procedette allo smontaggio, mettendo solidissima quercia di Slavonia, che ha retto benissimo per secoli, al posto del bronzo. Il ricavato fu tanto abbondante che col metallo non soltanto si costruì il gigantesco baldacchino di San Pietro ma si poterono fondere anche 80 cannoni per Castel Sant’Angelo.</p>
<p>Scrive il più illustre degli storici moderni del papato, il barone Ludwig von Pastor che per primo, ebbe accesso agli archivi segreti vaticani: “La battuta troppo spesso ripetuta – <em>Quod non fecerunt barbari…</em>- è profondamente ingiusta: non si trattò della fusione di un’opera d’arte, ma solo della sostituzione di una struttura tecnica  ben poco visibile e senza alcuna decorazione. Non si può parlare di un atto  vandalico ma , anzi , della possibilità di fornire a uno dei maggiori artisti della storia la materia prima per un capolavoro. Senza quel bronzo seminascosto sotto il  tetto , Bernini avrebbe dovuto rinunciare al suo progetto o ridimensionarlo. I contemporanei, in coro,  esaltarono l’opera, che fu subito imitata nell’intera Europa: epigrammi, sonetti, poemi piovvero sull’artefice del prodigio e sul suo generoso mecenate“. I rallegramenti a Urbano VIII, e con lui a Bernini, insistevano sulla geniale trovata di “usare un materiale invisibile per erigere il più visibile altare della cristianità“.</p>
<p>E‘ comunque curioso come  molti  storici, che ripetono la presunta pasquinata,  dimentichino di ricordare che sia successo quando, alla fine del Settecento, Roma fu strappata ai papi dalle orde di saccheggiatori guidati dal giovane Bonaparte. Le   opere d’arte trasferite a Parigi o vendute al miglior offerente, lo stesso Archivio Segreto portato in Francia (e metà andò distrutto), chiese e conventi confiscati,   devastati, trasformati in stalle e caserme, le biblioteche disperse o bruciate. E questo non solo a Roma, ma nell’Italia intera. Lo stesso <em>abbé</em> Gregoire, il prete giacobino, coniò per i suoi compagni rivoluzionari un neologismo: “vandalismo“. Insomma, è giustizia storica riconoscerlo: non è su papa Barberini che si allunga l’ombra della “barbarie”.</p>
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		<title>Gigi Proietti ha trasformato San Filippo Neri in un don Mazzi</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 11:58:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.gruppofolklemajorettes.it/images/filipponeri.jpg" alt="" width="90" height="90" />Due intere puntate appena andate in onda su Rai Uno (<em>Preferisco il paradiso</em> con Gigi Proietti), per mostrarci una specie di don Mazzi (con tutto il rispetto) del XVI secolo. La stessa cosa fecero con la fiction su don Bosco,&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.gruppofolklemajorettes.it/images/filipponeri.jpg" alt="" width="90" height="90" />Due intere puntate appena andate in onda su Rai Uno (<em>Preferisco il paradiso</em> con Gigi Proietti), per mostrarci una specie di don Mazzi (con tutto il rispetto) del XVI secolo. La stessa cosa fecero con la fiction su don Bosco, ridotto, anche lui, a un pretino politicamente corretto. Invece, come don Bosco, s. Filippo Neri era un gigante, e sarebbe bastato raccontarne la vita per fare spettacolo.</p>
<p>.</p>
<p>di Rino Cammilleri da Il Giornale del 24 settembre 2010 <img src="http://www.ilgiornale.it/img_v1/logo.gif" alt="" width="167" height="22" /></p>
<p>.</p>
<p>Basti solo dire che quando il re di Francia, Enrico IV di Navarra, si fece cattolico da ugonotto che era, il papa Clemente VIII non credeva alla sincerità di questa conversione; ebbene, quel re mandò il duca di Nevers a Roma proprio da Filippo Neri perché intercedesse. Il confessore del papa era il cardinale Cesare Baronio, cresciuto nell’Oratorio. E il santo gli vietò di assolvere il papa finché non avesse ceduto. Filippo Neri era infatti consigliere di Clemente, come lo era stato di Pio IV e di Gregorio XIV. Nonché direttore spirituale di s. Carlo Borromeo e di suo nipote Federico, di fior di nobili e cardinali e perfino del grande musicista Palestrina. Già, perché l’Oratorio non era solo un espediente per recuperare ragazzini di strada ma un’invenzione geniale che, tra le altre cose, originò la composizione musicale chiamata, appunto, «oratorio», mix vocale-recitativo-strumentale che fece scuola. Di tutto questo non c’è traccia nella fiction con Gigi Proietti, né dell’amicizia stretta del Neri con altri giganti come s. Camillo de’ Lellis, s. Francesco di Sales, s. Ignazio di Loyola. Filippo Neri, toscanaccio fiorentino, nacque nel 1515 e morì nel 1595. Era figlio di uno che aveva ridotto la famiglia sul lastrico a furia di fare l’alchimista e cercare la pietra filosofale. Allegrissimo e stravagante, quando vide che la gente gli dava del «santo» cominciò a fare il matto: talvolta usciva con un cuscino legato in testa, altre con solo mezza barba rasata. Temeva l’adulazione ma era una specie di Padre Pio della Roma controriformistica. Non era che un pellegrino quando vi giunse, nel 1534. E solo nel 1551 si lasciò convincere a farsi prete. Da principio faceva il precettore in casa di un compaesano. Nella Pentecoste del 1544, mentre pregava nelle catacombe di San Sebastiano, un globo di fuoco gli penetrò nel petto spezzandogli due costole dalla parte del cuore. Da quel momento, non di rado doveva metterci sopra delle pezze bagnate perché il calore che ne emanava superava i 50 gradi. E lui se ne vergognava, così come lo imbarazzavano tutti i miracoli che faceva. Il suo Oratorio, frequentato da gente di ogni ceto (ma anche dalla crème romana) generò un ordine religioso, gli Oratoriani (dei quali il recentemente beatificato cardinale Newman faceva parte). Filippo Neri divenne un potenza in Roma e presso la corte pontificia, come abbiamo visto a proposito di Enrico IV (quello del «Parigi val bene una messa»).<br />
Nella fiction televisiva (così come nel film a suo tempo interpretato da Johnny Dorelli) si vede solo un «prete di strada» qualsiasi, e non si capisce a) perché è santo, b) perché è tutt’oggi così famoso. Filippo Neri inventò anche il giro delle Sette Chiese (nel quale si strascinava dietro mezza città) e rappresentò uno dei pilastri della Controriforma in una Roma che ancora si leccava le ferite del Sacco lanzichenecco del 1527. Invece, abbiamo visto in tivù il solito «prete dei poveri» contrastato dal Bieco Potere della Curia romana, ottusa e oscurantista, come da vulgata politicamente corretta. È vero che, televisivamente, i santi «tirano» lo stesso; ma se i produttori si affidassero a soggettisti più all’altezza i loro soldi sarebbero meglio spesi. Sembra, infatti, che ogni volta si faccia di tutto per mediocrizzarli, i santi, e banalizzarli con ritrattini tediosi. Invece per uno spettacolo coi fiocchi basterebbe riportare i fatti nudi e crudi.</p>
<p>__________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 30 settembre 2010</p>
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		<title>20 settembre: &#8220;passi avanti ma dimenticati i soldati pontifici&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 21:06:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/notizie-dal-mondo-della-storia1.png" alt="notizie-dal-mondo-della-storia1.png (90×90)" width="90" height="90" />&#8221;Nonostante oggi a Porta Pia, con l&#8217;invito al Cardinale Segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, si sia voluta dare una idea di definitiva pacificazione tra Stato Italiano e Stato della Chiesa, nulla e&#8217; stato invece fatto per dare un segno&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/notizie-dal-mondo-della-storia1.png" alt="notizie-dal-mondo-della-storia1.png (90×90)" width="90" height="90" />&#8221;Nonostante oggi a Porta Pia, con l&#8217;invito al Cardinale Segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, si sia voluta dare una idea di definitiva pacificazione tra Stato Italiano e Stato della Chiesa, nulla e&#8217; stato invece fatto per dare un segno tangibile e duraturo a questo proposito&#8221;. Lo afferma Andrea Marini, storico della chiesa, presidente del &#8221;Comitato Subiaco 1867&#8221; (comitato nato in ricordo della prima delle battaglie dell&#8217;Agro romano per la difesa di Roma) e pronipote del Cardinale Giacomo Antonelli, Segretario di Stato di Pio IX nei giorni di Porta Pia.</p>
<p>&#8221;A 140 anni di distanza, infatti, sul luogo della breccia, tra le tante targhe, ne manca ancora una &#8211; osserva Marini &#8211; che ricordi i 19 soldati pontifici caduti in quello scontro. Le loro famiglie, pure loro da 140 anni italiane, aspettano un segno di giustizia. Anche oggi a 140 anni di distanza l&#8217;anniversario di quell&#8217;assalto alla Citta&#8217; del Papa e&#8217; stato vissuto con le bandiere a mezz&#8217;asta &#8211; questa volta per la tragica scomparsa di un militare romano &#8211; come il Natale 1870 dopo la grande esondazione del Tevere che venne accolta dal popolo romano come una punizione divina per la violazione della sovranita&#8217; pontificia&#8221;. (ASCA 20 settembre 2010)</p>
<p>_______________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com</p>
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		<title>&#8220;Roma imbrattata di graffiti&#8221;. E i diplomatici USA la puliscono</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Aug 2010 15:33:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[degrado]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Alemanno]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[The Wall Street Journal.]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><span style="font-weight: normal;"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/notizie-dal-mondo-della-storia1.png" alt="notizie-dal-mondo-della-storia1.png (90×90)" width="90" height="90" />Il giornale americano &#8220;The Wall Street Journal.&#8221; denuncia lo stato di degrado della capitale. &#8220;Turisti delusi quando si trovano davanti ai muri imbrattati&#8221;. Ricordata l&#8217;iniziativa dei diplomatici Usa che hanno fatto i volontari per ripulire parti del centro storico. </span>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: normal;"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/04/notizie-dal-mondo-della-storia1.png" alt="notizie-dal-mondo-della-storia1.png (90×90)" width="90" height="90" />Il giornale americano &#8220;The Wall Street Journal.&#8221; denuncia lo stato di degrado della capitale. &#8220;Turisti delusi quando si trovano davanti ai muri imbrattati&#8221;. Ricordata l&#8217;iniziativa dei diplomatici Usa che hanno fatto i volontari per ripulire parti del centro storico. </span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">da La Repubblica Roma del 7 agosto 2010 <img src="http://roma.repubblica.it/images/reproma/logo.gif" alt="Repubblica Roma" width="214" height="25" /></span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">.</span></p>
<p>&#8220;Battaglia colossale a Roma&#8221;. Il titolo del Wall Street Journal, nella homepage sul sito del quotidiano newyorchese, evoca gesta storiche ma il contenuto è di tutta attualità: la lotta ai graffitari che imbrattano i palazzi più belli del centro storico di Roma, nella quale ora si è impegnato anche un gruppo di americani residenti.</p>
<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://roma.repubblica.it/images/2010/08/07/161746993-e24fdba9-2757-46dc-82b8-a7d2d809352a.jpg" alt="Il sito del Wall Street Journal &quot;Roma è offesa dai graffiti&quot;" width="300" height="212" />&#8220;Un&#8217;ondata di graffiti si è riversata sulle strade del centro storico di Roma negli ultimi anni&#8221;, dice il Wsj nel servizio televisivo trasmesso sul suo sito, secondo cui &#8220;alcuni romani vedono i graffiti come un modo per riscattare la città dai turisti e impedire che il centro storico diventi un museo&#8221;.<br />
Le interviste svolte dal quotidiano per le strade del centro rendono evidente il &#8220;disappunto dei turisti&#8221;, che arrivano aspettandosi le meraviglie del passato e trovano invece scritte non dissimili da quelle impresse sui vagoni ferroviari di qualsiasi altra città moderna americana o tedesca.<br />
La stretta promessa dal sindaco Gianni Alemanno &#8211; che promette di far ripulire i palazzi ai graffitari che li imbrattano &#8211; non sembra aver spaventato più di tanto i writer armati di bombolette spray. E allora a mobilitarsi è la comunità americana nella Capitale, capitanata niente meno che da alcuni diplomatici: &#8220;Negli ultimi mesi un gruppo di diplomatici americani e altri volontari hanno creato una &#8216;brigata anti-graffiti&#8217;, in missione con pennelli e vernici per strappare Roma ai graffitari&#8221;. Un&#8217;iniziativa &#8211; commenta il Wsj &#8211; che è piaciuta a molti romani, anche se non mancano gli scettici.</p>
<p>______________________________</p>
<p>Inserita su www.storiainrete.com il 7 agosto 2010</p>
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