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	<title>Storia In Rete &#187; Storia in Rete</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Storia In Rete</description>
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		<title>Archivi: l’Università di Cambridge digitalizza i manoscritti di Newton</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 23:49:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.alsalos.it/wp-content/uploads/2011/08/isaac_newton-21.jpg" alt="" width="90" height="90" />L&#8217;università di Cambridge ha avviato un ambizioso progetto di digitalizzazione del patrimonio librario. Il primo impegno è stato quello di scannerizzare e mettere on line oltre 4mila pagine dei manoscritti dell&#8217;autore dei celebri «Philosophiae Naturalis Principia Mathematica»</p>
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<div<p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.alsalos.it/wp-content/uploads/2011/08/isaac_newton-21.jpg" alt="" width="90" height="90" />L&#8217;università di Cambridge ha avviato un ambizioso progetto di digitalizzazione del patrimonio librario. Il primo impegno è stato quello di scannerizzare e mettere on line oltre 4mila pagine dei manoscritti dell&#8217;autore dei celebri «Philosophiae Naturalis Principia Mathematica»</p>
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<div id="_mcePaste">di Pier Francesco Borgia da &#8220;Il Giornale&#8221; del 16 dicembre 2011 <img src="http://www.ilgiornale.it/img/logo_interne.png" alt="" width="147" height="20" /></div>
<div id="_mcePaste">.</div>
<p>Alzi la mano chi, da bambino, non è rimasto perplesso pensando che la caduta accidentale di una mela possa aver davvero fatto scoprire una delle più importanti leggi della fisica. Il secondo pensiero, altrettanto perplesso e altrettanto immediato, andava subito a quel tale «pensatore e scienziato» inglese che ha fatto di un frutto di Eva il grimaldello della scienza moderna. Proprio lui, Isaac Newton o Isacco (come si diceva un tempo qui da noi), torna alla ribalta della cronaca grazie all&#8217;università di Cambridge. Il prestigioso ateneo ha messo on line quasi 4mila manoscritti del filosofo, fisico e matematico inglese (nato a Woolsthorpe-by-Colsterworth il 4 gennaio del 1642 e morto a Londra il 31 marzo del 1727). Newton è considerato uno dei padri della rivoluzione scientifica e della teoria eliocentrica. Le migliaia di pagine autografe dei lavori di Newton, compresi molti disegni e annotazioni, sono state scansionate in alta risoluzione e sono ora consultabili presso l&#8217;archivio digitale del prestigioso ateneo britannico. Per la prima volta alcune tra le più importanti opere di Newton e molti dei suoi appunti di lavori sono consultabili dal grande pubblico grazie al trasferimento dei testi sul supporto originale. Finora l&#8217;accesso agli autografi era riservato a pochi studiosi. Tra i preziosi manoscritti digitalizzati spicca quello del «Philosophiae naturalis principia mathematica» (1687), considerata un&#8217;opera fondamentale nella storia della scienza. In aggiunta a queste 4mila pagine, l&#8217;università di Cambridge ha annunciato che molti altri documenti originali verranno scannerizzati e pubblicati nei prossimi mesi. Il progetto Cambridge Digital Library, curato dalla biblioteca dell&#8217;ateneo, è stato reso possibile grazie a una donazione di un milione e mezzo di sterline da parte della Fondazione Polonsky. Quella conservata a Cambridge è la più ricca collezione di manoscritti scientifici e di studi matematici di sir Isaac Newton. Circa 130 testi di Newton erano già stati resi disponibili online attraverso un progetto dell&#8217;Università del Sussex.</p>
<p>_____________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 11 gennaio 2012</p>
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		<title>La Rievocazione Storica incontra &#8220;Storia in Rete&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:56:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.cersonweb.org/~i/didat.jpg" alt="" width="90" height="90" />
<p>Far rivivere la Storia non è solo un vezzo per indossare costumi o fare folklore. E’ una maniera scientifica per ricreare sperimentalmente il passato e far progredire le nostre conoscenze su di esso. Ma anche un business che perﬁno in tempi di</p></div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.cersonweb.org/~i/didat.jpg" alt="" width="90" height="90" />
<p>Far rivivere la Storia non è solo un vezzo per indossare costumi o fare folklore. E’ una maniera scientifica per ricreare sperimentalmente il passato e far progredire le nostre conoscenze su di esso. Ma anche un business che perﬁno in tempi di crisi conosce fl essioni minime e che è indicato dalle istituzioni europee come il futuro dell’industria del turismo. A partire da questo numero «Storia in Rete» inizia una collaborazione con «Ars Historiae», la rivista del Consorzio Europeo Rievocazioni Storiche per presentare ai suoi lettori il mondo della Rievocazione in tutti i suoi aspetti.</p>
</div>
<div>.</div>
<div>di Massimo Andreoli, presidente del <a href="http://www.cersonweb.org/webstart/">CERS</a>, da &#8220;<strong><span style="color: #993300;">Storia in Rete</span></strong>&#8221; n. 75</div>
<p>.</p>
<p>La Rievocazione è principalmente un efficace strumento al servizio dei divulgatori, che offre la possibilità di esperienze empiriche a supporto di teorie e studi (si pensi ad esempio a ricostruzioni di armi da getto o di artigliere antiche che altrimenti non avremmo modo di vedere “in azione”), di attività artigianali (attraverso la riscoperta delle antiche tecniche di lavorazione dei diversi materiali), di laboratori didattici (che avvicinano i più giovani alla storia e alla cultura dei luoghi). Ma è anche un modo suggestivo e coinvolgente di farsi “intrattenere” dalla storia, o per meglio dire dalla sua più credibile ed emozionante ipotesi ricostruttiva.</p>
<p>Potersi trovare di fronte ad un cavaliere medievale, ad un volontario risorgimentale, ad un soldato della I o della II Guerra mondiale alle prese con le sue mansioni quotidiane, specialmente se inserito in un  adeguato contesto ambientale, rappresenta sicuramente un’esperienza che da sola stimola chiunque a riprendere in mano un libro, a ritornare sulle proprie convinzioni, a rimettere parzialmente in discussione la propria conoscenza. E questo uno dei motivi per cui credo che la Rievocazione Storica possa interessare molto i lettori di “Storia in Rete”: ma poiché penso che non tutti siano già così esperti o appassionati di Living History, mi corre l’obbligo in questo primo inserto di introdurre cosa sia in effetti la Rievocazione Storica, quali i suoi strumenti principali, i suoi obiettivi, le due finalità.</p>
<p>Secondo la definizione proposta dal CERS e approvata da diversi enti e istituzioni, per Rievocazione Storica si intende quell’attività che, attraverso iniziative d’intrattenimento con personaggi in abiti storici appropriati e allestimenti appositamente realizzati, intende operare un’efficace azione di promozione della conoscenza storica e della cultura locale.</p>
<p>Fare Rievocazione Storica significa, quindi, proporre al pubblico in modo fondato e credibile: avvenimenti, personaggi, mestieri artigianali, rituali civici (ad esempio i Palii) del proprio passato. Pertanto, la Rievocazione Storica non può prescindere da una fase preliminare di studio, ricerca, approfondimento, sperimentazione pratica e/o apprendimento.</p>
<p>Metodologia fondamentale per la fase di studio che deve precedere la realizzazione di qualsivoglia Rievocazione Storica è la corretta lettura e interpretazione delle testimonianze relative al fenomeno storico per il quale si intende allestire l’iniziativa:</p>
<p>a) fonti primarie di ogni tipo (archivistiche, ambientali, iconografiche, orali, ecc.)</p>
<p>b) fonti indirette (testi di storia generale, libri e ricerche di storia locale, ecc.).</p>
<p>Per una più corretta ed esaustiva lettura delle fonti, specie di quelle più antiche, si rende spesso necessario il supporto di uno studioso qualificato (citiamo ad esempio il Docente Universitario in Paleografia).</p>
<p>Ecco quindi un altro esempio di come l’attività rievocativa non possa fare a meno di un costante contatto con il mondo accademico e museale, con il quale poter instaurare una collaborazione bilaterale incentrata sullo scambio di informazioni ed esperienze.</p>
<p>_______________________________________</p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2012/01/articolo-rievocazione.pdf">GUARDA L&#8217;ANTEPRIMA DELL&#8217;ARTICOLO IN PDF</a></p>
<p>L&#8217;articolo di Massimo Andreoli è pubblicato su <a href="http://www.storiainrete.com/5968/edicola/storia-in-rete-numero-75-gennaio-2012/">STORIA IN RETE n. 75</a>, in edicola e in <a href="http://storiainrete.myshopify.com/products/storia-in-rete-n-75">PDF</a></p>
<p><a href="http://storiainrete.myshopify.com/products/storia-in-rete-n-75"><img src="http://cdn.shopify.com/s/files/1/0073/1602/products/I-cover-storia-75_large.jpg?100222" alt="Storia in Rete n. 75" width="202" height="288" /></a></p>
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		<title>Wikipedia si apre a scuola e università. E viceversa&#8230;</title>
		<link>http://www.storiainrete.com/5939/stampa-italiana-2/wikipedia-si-apre-a-scuola-e-universita-e-viceversa/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 12:38:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa italiana 2]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://tecnologia.bloglive.it/files/2011/04/wikipedia.png" alt="" width="90" height="90" />Ogni sera lo storico, islamista e arabista Claudio Lo Jacono si siede davanti al computer per almeno un&#8217; ora. Non scrive il suo prossimo libro, ma &#8211; gratis e sotto anonimato &#8211; verga pagine di Wikipedia, l&#8217;enciclopedia online che chiunque&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://tecnologia.bloglive.it/files/2011/04/wikipedia.png" alt="" width="90" height="90" />Ogni sera lo storico, islamista e arabista Claudio Lo Jacono si siede davanti al computer per almeno un&#8217; ora. Non scrive il suo prossimo libro, ma &#8211; gratis e sotto anonimato &#8211; verga pagine di Wikipedia, l&#8217;enciclopedia online che chiunque può modificare. Tutto è iniziato nel 2005. Non ricordando la data di nascita del secondo califfo abbaside Al Mansur, lo storico la cercò su Google («trovi libri di ottimi studiosi»): in cima ai risultati spuntò una pagina di Wikipedia. Ma c&#8217; era un errore. Cliccò su «modifica». E non ha più smesso.</p>
<p>.</p>
<p>di Viviana Mazza dal &#8220;Corriere della Sera&#8221; del 10 dicembre 2011 <img src="http://images.corriere.it/images/static/common/corriere_sera.png" alt="Corriere della Sera" width="177" height="14" /></p>
<p>.</p>
<p>Oggi lo studioso sessantaseienne è uno dei 25 redattori più attivi di Wikipedia in italiano: ha creato 1.500 voci &#8211; la prima dedicata al primo califfo dell&#8217; Islam, Abu Bakr. «Mancavano tutti. C&#8217; era solo Maometto, sul quale pure sono intervenuto molto». Ne ha modificate tra le cinquemila e le diecimila. E da professore all&#8217; Orientale di Napoli, ha fatto usare Wikipedia in classe. Lo Jacono non è un caso isolato. La Wikimedia Foundation (la fondazione con sede a San Francisco che sostiene Wikipedia) ha lanciato quest&#8217; anno nuovi progetti da una parte per incoraggiare l&#8217; uso in classe dell&#8217; «enciclopedia libera» (l&#8217; obiettivo è coinvolgere 10 mila docenti e studenti entro il 2013) e dall&#8217; altra per spingere ricercatori ed esperti a contribuirvi di più. Anche Wikimedia Italia, l&#8217;associazione culturale no profit che promuove la diffusione di Wikipedia nel nostro Paese, sta collaborando con scuole ed enti locali per progetti sempre più ampi. E se l&#8217; accoppiata tra accademia e Wikipedia può suonare strana (citarla come fonte in un compito è considerata un&#8217; eresia da molti professori e in certe università è stato espressamente proibito), ci sono però docenti che ritengono impossibile ignorare che in dieci anni è diventata il sesto sito più popolare al mondo. E così gli studenti dei corsi universitari per interpreti e traduttori delle Scuole Civiche di Milano si sono visti assegnare compiti inusuali, come creare nuove «voci» su Wikipedia (sulla traduttologia, ad esempio).</p>
<p>Nel test d&#8217; esame tradurranno pagine scritte in altre lingue. «Se devono verificare che voci esistenti siano corrette, li costringi a studiare l&#8217; argomento sia su Wikipedia che altrove, anziché ripeterlo a pappagallo», spiega Pietro Schenone, direttore del dipartimento Lingue. «Inoltre, devono seguire regole precise: usare un linguaggio fattuale, citare le fonti». Infine, a differenza della tradizionale tesina, le pagine create sono accessibili a tutti. «È importante insegnare agli studenti a dare alla Rete, oltre che a prendere». Quest&#8217; anno in Emilia Romagna 50 scuole medie e superiori «adottano una parola» legata al territorio e la «curano» su Wikipedia. In Lombardia gli studenti creano pagine, le migliorano e le traducono, con un premio a fine anno. Dietro ogni pagina, può esserci uno studente o un esperto. Spesso ci sono entrambi. Tra gli studiosi che contribuiscono da tempo «c&#8217; è un professore della Bicocca che si occupa di berberi, e c&#8217; è una nota archeologa del comune di Roma», dice Frieda Broschi, presidente di Wikimedia Italia. Lo Jacono, che da un mese è in pensione, ora divide il suo tempo tra la rivista che dirige, Oriente Moderno , e Wikipedia. L&#8217; altra sera qualcuno aveva modificato la voce «Battaglia della Piana dei Merli». «Ottomani era scritto con la minuscola, ma per i nomi dei popoli antichi ci vuole la maiuscola», spiega. Non l&#8217; ha corretto, però. «Ne ho discusso con chi l&#8217; aveva cambiato. È questo lo spirito di Wikipedia. Non è una torre d&#8217;avorio».</p>
<p>____________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 19 dicembre 2011</p>
<p><strong>VUOI SAPERNE DI PIU&#8217; SU WIKIPEDIA E LA STORIA?</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.storiainrete.com/2008/09/storia-in-rete-n%c2%b0-3334-luglioagosto-2008/"><img title="i-cover-storia33-hitler-vecchio" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2008/09/i-cover-storia33-hitler-vecchio.jpg" alt="" width="114" height="159" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3 id="post-5326"><a title="Permanent Link to Se Wikipedia è “troppo buona” con Hitler e altri dittatori…" rel="bookmark" href="http://www.storiainrete.com/5326/stampa-italiana-2/se-wikipedia-e-troppo-buona-con-hitler-e-altri-dittatori/">Se Wikipedia è “troppo buona” con Hitler e altri dittatori…</a></h3>
<h3 id="post-3795"><a title="Permanent Link to Prove false e diffamazione per imporre la vulgata in Wikipedia" rel="bookmark" href="http://www.storiainrete.com/3795/stampa-italiana-2/diffamazione-e-prove-false-per-imporre-vulgata-wikipedia/">Prove false e diffamazione per imporre la vulgata in Wikipedia</a></h3>
<h3 id="post-3818"><a title="Permanent Link to Wikipedia come Mao: fa censura per cercare di riscrivere la storia" rel="bookmark" href="http://www.storiainrete.com/3818/rassegna-stampa-italiana/wikipedia-censura-riscrivere-storia/">Wikipedia come Mao: fa censura per cercare di riscrivere la storia</a></h3>
<p>e gli articoli</p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/09/+++60-65-wikipedia-1-i-gendarmi-della-memoria.pdf">Inchiesta Wikipedia: L’Enciclopedia e i “gendarmi della memoria”</a></p>
<p>da Storia in Rete n. 59</p>
<div>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/nessuna-categoria/n59-settembre-2010"><img title="I cover storia 58" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/09/I-cover-storia-591.jpg" alt="" width="103" height="146" /></a></p>
</div>
<p>e</p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/10/+++36-43-wikipedia2.pdf">Chi sottovaluta Wikipedia rischia di farsi male (o quantomeno di far brutta figura)</a></p>
<p>da Storia in Rete n. 60</p>
<div>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/edicola/storia-in-rete-numero-60-ottobre-2010/"><img title="I cover storia 58" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/10/I-cover-storia-60.jpg" alt="" width="101" height="144" /></a></p>
</div>
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		<title>Serve un museo del Ventennio (senza fare apologia)</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 12:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.archiviofotograficoluigileoni.com/public/stock/195.jpg" alt="" width="90" height="90" />Archiviato (o quasi) il centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, già si profila un ben più scomodo anniversario, il novantesimo della Marcia su Roma, che non sarà certamente celebrato, ma sicuramente ricordato con prevedibili polemiche. A far discutere sarà anche la proposta, lanciata&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.archiviofotograficoluigileoni.com/public/stock/195.jpg" alt="" width="90" height="90" />Archiviato (o quasi) il centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, già si profila un ben più scomodo anniversario, il novantesimo della Marcia su Roma, che non sarà certamente celebrato, ma sicuramente ricordato con prevedibili polemiche. A far discutere sarà anche la proposta, lanciata sul prossimo numero di &#8220;Storia In rete&#8221;, di un museo dedicato all’Italia durante il ventennio, o per lo meno di una sezione su quel periodo all’interno di un museo di Storia nazionale. Sull’esempio di quanto è stato fatto a Bonn dal Museo di storia della Germania, dove l’anno scorso fu anche allestita una mostra di grande successo su Hitler.</p>
<p>.</p>
<p>di Dino Messina dal blog del &#8220;Corriere della Sera&#8221; &#8220;La nostra storia&#8221; del 18 dicembre 2011</p>
<p><img src="http://lanostrastoria.corriere.it/la_nostra_storia.jpg" alt="La nostra storia" width="372" height="63" /></p>
<p>.</p>
<p>A promuovere l’idea, in un’intervista di Emanuele Mastrangelo sul mensile diretto da Fabio Andriola, sarà Marco Pizzo, direttore del museo del Risorgimento di Roma, che ne aveva già parlato in ottobre a Radio 24 nella trasmissione Melog 2.0 di Gianluca Nicoletti. C’è chi ancora pensa che un’iniziativa di questo tipo possa contribuire a dare una visione positiva del regime, se non configurarsi come apologia del fascismo. E argomenta che, a differenza della Germania, il nostro Paese non ha mai fatto i conti con il proprio passato. Saremmo quindi ancora immaturi. Niente di più sbagliato, perché dopo decenni di studi e dibattiti storiografici ampiamente maturati dall’opinione pubblica, le famose rimozioni (dell’una e dell’altra parte) sono state spazzate via. Il fascismo è storia a tutti gli effetti e come tale può essere rappresentato non soltanto attraverso film drammatici o caricaturali, ma in un museo o in una sezione di un museo di storia nazionale (che l’Italia inspiegabilmente non ha ancora realizzato) dove a parlare sarebbero i documenti veri (fotografie, opere d’arte, documentari filmati, reperti e cimeli di varia natura). Un buon punto di partenza potrebbe essere costituito dalle 24 casse custodite a Roma presso l’Archivio centrale dello Stato, dove è raccolto parte del materiale utilizzato per la spettacolare «Mostra della rivoluzione fascista» inaugurata il 28 ottobre 1932 al Palazzo delle esposizioni nel decennale dell’avvento del regime. Quei documenti, classificati venti anni fa, sono a disposizione degli storici. È tempo di mostrarli a tutti gli italiani. Senza paura di apologie.</p>
<p>_____________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete. com il 18 dicembre 2011</p>
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		<title>&#8220;Storia in Rete&#8221; presenta il documentario su Sabbioneta</title>
		<link>http://www.storiainrete.com/5602/in-primo-piano/storia-in-rete-presenta-il-documentario-su-sabbioneta/</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 18:24:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Storia in Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.turismo.mantova.it/uploads/gallerie/ac03f7e4643b46490605bd1487d70938.jpg" alt="" width="90" height="90" />Verrà presentato nella cornice del Teatro all’Antica di Sabbioneta (MN) <strong>domenica 9 ottobre</strong> il documentario di «Storia in Rete» «Un sogno di pietra &#8211; Vespasiano Gonzaga e Sabbioneta ». La presentazione avverrà con la partecipazione delle autorità comunali e dei&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.turismo.mantova.it/uploads/gallerie/ac03f7e4643b46490605bd1487d70938.jpg" alt="" width="90" height="90" />Verrà presentato nella cornice del Teatro all’Antica di Sabbioneta (MN) <strong>domenica 9 ottobre</strong> il documentario di «Storia in Rete» «Un sogno di pietra &#8211; Vespasiano Gonzaga e Sabbioneta ». La presentazione avverrà con la partecipazione delle autorità comunali e dei responsabili della Proloco, sponsor dell’iniziativa. Il DVD è già disponibile presso le rivendite del comune di Sabbioneta e sarà a disposizione degli ospiti durante la presentazione. Il documentario verrà proiettato quattro volte nel corso della giornata. «Un sogno di pietra &#8211; Vespasiano Gonzaga e Sabbioneta» racconta la parabola di Vespasiano Gonzaga che nella seconda metà del Cinquecento, dà vita ad un sogno: la sua città ideale.</p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/10/sabbioneta.bmp"><img class="alignleft size-full wp-image-5603" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="sabbioneta" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/10/sabbioneta.bmp" alt="" width="118" height="168" /></a>Come alcune altre cittadine italiane sorte o completamente ripensate nel Rinascimento, Sabbioneta è un inno all’armonia e alla perfezione architettonica ma è stata costruita da un uomo dedito «mestiere delle armi» ma amante delle arti. Inseguito da debiti e sventure Vespasiano insegue con tenacia, a sua volta, il suo sogno. Che alla fine corona al punto di considerare Sabbioneta la sua vera e unica primogenita. Ma Vespasiano scoprirà che è più facile costruire una città che avere un erede a cui affidarla. Una vicenda che è un perfetto spaccato del Rinascimento: splendori artistici, segni di perfezione, delitti e violenze.</p>
<p><strong>Sabbioneta, Teatro all’Antica</strong></p>
<p><strong>Domenica 9 ottobre 2011</strong></p>
<p><strong>www.iatsabbioneta.org</strong></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/5602/in-primo-piano/storia-in-rete-presenta-il-documentario-su-sabbioneta/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>____________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 8 ottobre 2011</p>
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		<title>&#8220;Storia in Fiera&#8221; a Ferrara, il 9 e 10 aprile 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 09:23:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/03/ferrara_storia_in_fiera.jpg" alt="" width="90" height="90" />&#8220;Storia in Rete&#8221; va in fiera. Precisamente a &#8220;Storia in Fiera&#8221;, la grande fiera della rievocazione e della living history, a Ferrara dal 9 al 10 aprile prossimi.</p>
<p><a href="http://www.storiainfiera.it"><img src="http://www.viviravenna.it/archivionews/2011/04/04/storia-in-fiera2011.jpg" alt="" width="239" height="105" /></a></p>
<p><strong><em>STORIA in FIERA</em></strong> nasce con l&#8217;intento di promuovere e sensibilizzare il&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/03/ferrara_storia_in_fiera.jpg" alt="" width="90" height="90" />&#8220;Storia in Rete&#8221; va in fiera. Precisamente a &#8220;Storia in Fiera&#8221;, la grande fiera della rievocazione e della living history, a Ferrara dal 9 al 10 aprile prossimi.</p>
<p><a href="http://www.storiainfiera.it"><img src="http://www.viviravenna.it/archivionews/2011/04/04/storia-in-fiera2011.jpg" alt="" width="239" height="105" /></a></p>
<p><strong><em>STORIA in FIERA</em></strong> nasce con l&#8217;intento di promuovere e sensibilizzare il pubblico sui tesori nascosti del giacimento culturale italiano. Traendo spunto dal valore della &#8220;Storia&#8221;, il percorso ideale si snoda tra il variegato mondo della Rievocazione storica, le Località ricche di fascino e tradizione e gli eventi culturali che in esse hanno luogo.</p>
<p>La manifestazione si pone l&#8217;obiettivo di:</p>
<ul type="square">
<li>Dare visibilità agli operatori della Rievocazione storica; <strong>Gruppi storici</strong>,<strong>Musici</strong>, <strong>Artisti di strada</strong>, <strong>Artigiani e Commercianti</strong>;</li>
<li>Dare visibilità al maggior numero possibile di <strong>Eventi rievocativi</strong> che durante tutto l&#8217;arco dell&#8217;anno prendono forma nel nostro territorio nazionale;</li>
<li>Sensibilizzare il pubblico al tema della riscoperta e valorizzazione delle<strong>Radici storiche</strong> del nostro Paese, stimolandone curiosità e partecipazione;</li>
<li>Promuovere la rivitalizzazione del <strong>Patrimonio Culturale</strong>, <strong>Storico</strong>,<strong>Artistico</strong>, <strong>Architettonico</strong>, <strong>Ambientale</strong> e accrescere la visibilità delle piccole <strong>Città d&#8217;Arte</strong>, dei <strong>Borghi</strong>, <strong>Rocche</strong>, <strong>Castelli</strong>, senza trascurare i paesaggi rurali;</li>
<li>Dare visibilità ad eventi collegati alla tradizione e al &#8220;sentire&#8221; popolare anche attraverso la <strong>Cultura gastronomica</strong>.</li>
</ul>
<p><strong><em>STORIA in FIERA</em></strong> si presenta quindi come un appuntamento ricco di cultura e di spettacoli.</p>
<p>Nello spazio espositivo i visitatori potranno incontrare le tante piccole realtà italiane, che potranno far conoscere le loro bellezze, i loro eventi rievocativi grazie alla presenza dei Gruppi Storici, i manufatti del loro artigianato locale.</p>
<p>Grazie alla <strong>Rievocazione Storica</strong>, il passato, che queste piccole città d&#8217;arte testimoniano e tramandano, sarà rappresentato in maniera innovativa. In aree dedicate il pubblico potrà rivivere e trovarsi immerso nella danze medievali, nei giochi storici dei palii, nelle lotte dei gladiatori romani e degli schermitori. Potrà altresì vedere rappresentazioni viventi e ricostruzioni d&#8217;epoca ad opera dei<strong>Gruppi Storici</strong>, associazioni culturali che ricostruiscono, in maniera filologicamente corretta, oggetti, armi, abiti ed attrezzature, seguendo le antiche tecniche di lavorazione. Nello stesso tempo i professionisti del settore rievocativo, potranno fare acquisti presso gli stand di bravissimi artigiani provenienti da tutta Italia e dall&#8217;Europa.</p>
<p>La conoscenza turistica e culturale dei borghi continuerà con uno spazio interamente dedicato alle <strong>Sagre e Tradizioni</strong>, dove i protagonisti delle principali sagre locali faranno assaggiare e conoscere i migliori piatti della tradizione culinaria popolare e i prodotti tipici del territorio.</p>
<p>L&#8217;edizione 2011 di <strong><em>STORIA in FIERA</em></strong>, si terrà in contemporanea a <em><strong>MISEN</strong>, la fiera delle sagre</em> e all&#8217;interno del folcloristico contesto dedicato alle più importanti sagre d&#8217;Italia, il <strong><em>SALONE DELLE SAGRE</em></strong>, aperto al pubblico con <strong>degustazione gratuita</strong> dei prodotti tipici.</p>
<p>______________________________</p>
<p><strong><span style="color: #993300;">Storia in Rete</span></strong> &#8211; in collaborazione con <strong>Rievocare </strong>- ha realizzato per l&#8217;occasione un reportage su alcune realtà della rievocazione storica. <a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/04/+++++47-54-rievocazione.pdf"><strong>SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO CLICCANDO QUI</strong></a></p>
<p><strong>_______________</strong></p>
<p><strong>8 aprile 2011</strong></p>
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		<title>E&#8217; in edicola lo speciale di Storia in Rete dedicato al Risorgimento</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 22:09:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[Storia in Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/01/cover-speciale-risorgimento-bozza.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4175" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="cover speciale risorgimento bozza" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/01/cover-speciale-risorgimento-bozza-300x236.jpg" alt="" width="90" height="126" /></a>Il primo speciale di &#8220;Storia in Rete&#8221; vede la luce nel 2011 e per questo non poteva non essere dedicato al Risorgimento, nel 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Un Risorgimento che affrontiamo come memoria di ciò che siamo in tutti gli&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/01/cover-speciale-risorgimento-bozza.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4175" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="cover speciale risorgimento bozza" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/01/cover-speciale-risorgimento-bozza-300x236.jpg" alt="" width="90" height="126" /></a>Il primo speciale di &#8220;Storia in Rete&#8221; vede la luce nel 2011 e per questo non poteva non essere dedicato al Risorgimento, nel 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Un Risorgimento che affrontiamo come memoria di ciò che siamo in tutti gli aspetti e in tutte le contraddizioni. Lo speciale &#8211; 130 pagine tutte a colori, in brossura &#8211; ripropone ai lettori contributi inediti assieme ad articoli già pubblicati su &#8220;Storia in Rete&#8221; (molti dei quali pubblicati su numeri oramai esauriti) rivisti nella veste grafica e nell&#8217;apparato redazionale. Dalla nascita del Tricolore alla gioventù di Cavour, dalle gloriose Cinque Giornate di Milano al disastro di Novara nella Prima guerra d&#8217;Indipendenza. Dalla paziente preparazione nel decennio fra le due guerre d&#8217;Indipendenza ai profili dei Padri della Patria: i quattro grandi &#8211; Garibaldi, Cavour, Mazzini e Vittorio Emanuele II &#8211; ma anche Cattaneo e i cattolici fautori dell&#8217;unità. Quindi l&#8217;epopea dei Mille, la Seconda guerra d&#8217;Indipendenza, i retroscena della conquista delle Due Sicilie e la guerra civile del Brigantaggio.</p>
<p>Immergiamoci dunque in quella epopea che fece epoca e destò l’ammirazione del mondo intero: dall’Inghilterra alla Prussia i protagonisti del Risorgimento furono presi a modello, studiati, analizzati e, quando possibile, coccolati. E anche negli ultimi anni forse si son fatti incontri e scritti libri di spessore su vari aspetti del Risorgimento più all’estero di quanto non si sia fatto in Italia. «Nessuno è profeta in Patria» è il motto che andrebbe messo sul tricolore invece del “Tengo famiglia” proposto da Flaiano tempo fa.</p>
<p>Nelle pagine che troverete in edicola non poteva starci tutto ovviamente. Quindie, volutamente, ci siamo fermati al 1861. Chi avrà la pazienza di scorrere le pagine, soffermandosi oltre che sulle parole, anche sulle vecchie foto, speriamo avrà la sensazione di quante persone serie e appassionate si misero al servizio di un grande progetto che poi era un grande sogno. Un sogno che non era nato d’improvviso nella testa e nei cuori di qualche decina di esagitati ma che era stato cullato e trasmesso di generazione in generazione per secoli. Perché, piaccia o no, l’Italia era già l’Italia prima che qualcuno, 150 anni fa, si prendesse la briga di unirla anche politicamente all’interno dei confini che ci avevano assegnato la geografia e poi la storia.</p>
<p>La soddisfazione maggiore che potremo avere da questo nuovo sforzo editoriale – veramente importante per una rivista come &#8220;Storia in Rete&#8221;, che non ha nessuno alle spalle e può contare solo sull’edicola e gli abbonati – è che magari in qualche discussione con gli immancabili nemici dell’Unità italiana qualche lettore di «Storia in Rete» possa mettere a tacere o in difficoltà i propri antagonisti dopo aver attinto notizie e riflessioni da questo speciale.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-4174"></span><strong>STORIA IN RETE &#8211; SPECIALE n° 1 </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #993300;">&#8220;1861, nascita di una Nazione&#8221;</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>130 pagine, 8,50 euro. Nelle migliori edicole</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/01/05-sommario.pdf">Guarda il sommario dello speciale di &#8220;Storia in Rete&#8221;</a></em></strong></p>
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		<title>Buon compleanno, Storia in Rete! Ecco l&#8217;editoriale dal n. 61-62</title>
		<link>http://www.storiainrete.com/3898/in-primo-piano/buon-compleanno-storia-in-rete-ecco-leditoriale-dal-n-61-62/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 21:44:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Storia in Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[<div id="_mcePaste"><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/12/tanti-auguri.png"><img class="alignleft size-full wp-image-3899" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="tanti auguri" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/12/tanti-auguri.png" alt="" width="90" height="90" /></a>Col numero che avete tra le mani «Storia in Rete» compie cinque anni. Un traguardo importante per noi che siamo nati senza niente e nessuno alle spalle e con la sola speranza di trovare strada facendo compagni in numero</div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/12/tanti-auguri.png"><img class="alignleft size-full wp-image-3899" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="tanti auguri" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/12/tanti-auguri.png" alt="" width="90" height="90" /></a>Col numero che avete tra le mani «Storia in Rete» compie cinque anni. Un traguardo importante per noi che siamo nati senza niente e nessuno alle spalle e con la sola speranza di trovare strada facendo compagni in numero sufficiente per continuare. Se siamo qui è anche perché quei compagni li abbiamo trovati e siamo certi che il loro numero continuerà ad aumentare, lentamente e costantemente come è stato in questi anni. «Storia in Rete» ha un suo pubblico fedele, che ci segue e ci corregge, che ci cerca, ci legge con attenzione e ogni tanto, come è giusto, ci critica. Ora il nostro obbiettivo è quello di dare, fin dal prossimo anno, qualcosa in più: inizieremo con degli speciali monografici oltre ai classici dieci numeri mensili. Altri obbiettivi da realizzare a breve sono l’aumento delle pagine di ogni fascicolo senza toccare il prezzo e l’aggiunta di un undicesimo numero mensile da mandare in edicola. Questo anche perché i motivi che nel 2005 hanno spinto un piccolo gruppo di persone a riunirsi e a mettere mano al portafoglio per far nascere – circondati dallo scetticismo – questo giornale ci sono ancora tutti. La Storia è sempre al centro del dibattito con tutte le storture, le violenze intellettuali, le scorrettezze, le semplificazioni che comporta l’uso pubblico della storia – cioè l’utilizzo spregiudicato di temi ed esempi storici per sostenere posizioni politiche e culturali. Siamo nati per sostenere alcune cose, soprattutto riguardo la nostra Storia nazionale, cose che è importante continuare a ripetere e documentare per far sì che certe semplificazioni non passino impunemente.</div>
<div id="_mcePaste">La Storia è per sua natura complicata e restia a farsi inquadrare in rigide categorie interpretative anche se tanti, troppi, anche tra i giovani sembrano credere che certi cliché siano intoccabili e indiscutibili. Non si tratta di fare del revisionismo a tutti i costi e a 360 gradi ma di contribuire, con pazienza e tenacia, tassello dopo tassello, a scrostare la Storia da tanti pregiudizi e opinioni consolidate ma non sempre perfettamente dimostrate. Non bisogna sempre e comunque arrivare ad una chiara e netta definizione e individuazione del Bene e del Male perché da sempre le due cose si sono mescolate; non ci sono idee giuste e idee sbagliate in assoluto, casomai ci sono – e ci sono state – idee vincenti e idee perdenti per motivi che nulla hanno a che vedere col Bene e col Male, albe e tramonti che non hanno nessuna relazione con l’etica. Il fatto è proprio questo: la Storia va liberata dalla Morale, dalla convinzione tutta ideologica che ci sia sempre una tensione verso il Bene che periodicamente alcune forze tendono ad ostacolare e altre favorire, per cui, capiti i rispettivi campi, è facile schierarsi. In realtà questo accade col progresso delle scienze non per la Storia che di suo scorre per i fatti propri e contempla spessi gli uomini a fare sempre gli stessi errori e a cullare sempre le solite utopie…</div>
<div id="_mcePaste">«Storia in Rete» è nata per «de-monicellizzare» almeno un po’ questo paese che ha finito per rappresentarsi come il grande regista – Mario Monicelli – l’ha messo in scena in tanti film confondendo spesso la parte con il tutto. Il Sordi de «La Grande Guerra» non è l’italiano per definizione, è «un italiano possibile». Ma ce ne sono tanti altri – e di migliori – che il cinema ha trascurato, colpevolmente, come gran parte della cultura e della politica. Quello che si è fatto, in ogni settore culturale, negli ultimi decenni contro la memoria storica di questo Paese ha del criminale: quanto di buono e di esemplare è stato prodotto in secoli di Storia viene sistematicamente o negato o dimenticato, eroi o geni italiani restano nel dimenticatoio, interi periodi del nostro passato vengono trascurati o demonizzati in base a considerazioni spesso fasulle, datate, indimostrate. La coesione e l’Unità nazionale che andiamo a celebrare tra qualche mese hanno anche un loro profondo fondamento storico e quindi nei fatti, nei documenti, nelle azioni di tante persone, note o meno note. Fissare solo nella Costituzione attualmente in vigore le radici e le ragioni dell’Unità nazionale, cercare nella Carta del 1948 il collante per controbattere le pulsioni localiste sempre più forti è l’ennesimo esempio della miopia delle classi dirigenti italiane. Non perché la Costituzione non abbia un suo grande e indiscusso valore ma perché una terra che ha almeno tre millenni di Storia può vantare radici più profonde e lontane: il problema, a ben vedere, è sempre quello: si tende a procedere per esclusione invece che per accumulazione. Ogni fenomeno storico deve rientrare in un quadro più ampio e rappresentare un tassello del grande mosaico. Un mosaico unico e irripetibile che è la Storia italiana, che è l’Italia: un’entità che geniali guitti e i loro burattinai – come Sordi e Monicelli – hanno reso in modo superficiale e fazioso e che si continua, anche ai massimi livelli imprenditoriali, culturali e politici a voler promuovere solo come la patria della Ferrari, del Buon Cibo, della Moda, del calcio spettacolo…</div>
<div id="_mcePaste">«Storia in Rete» nasce anche dall’idea che non ci sia stato solo l’antirisorgimento ma anche il Risorgimento, che l’antifascismo non annulli e spieghi il Fascismo, che la Riforma non è stata necessariamente meglio della Contro Riforma, che il Brigantaggio e la sua brutale repressione non bastano a mettere in discussione l’Unità nazionale, che i meriti della Repubblica non devono far dimenticare quelli della Monarchia&#8230;, che l’unica forma di eroismo possibile non è quella offerta dalla lotta alle mafie… L’elenco potrebbe continuare all’infinito… Solo chi ha una visione parziale e superficiale della Storia può pensare che ormai la «Patria non è più solo la terra dei Padri». No, la Patria «è la terra dei Padri». Poi i padri possono essere naturali o acquisiti, ma come Padri vanno comunque trattati, rispettati e additati ad esempio anche e soprattutto a chi si affaccia alle nostre porte. E invece chi viene oggi in Italia ha probabilmente l’idea di un Paese pieno di mucchi di macerie e non di austeri ruderi, di vecchi quadri e non di capolavori, di archivi polverosi e non di documenti eccezionali, di città degradate e non di antiche capitali e fari di civiltà, di lontani parenti e non di padri venerati e venerabili… E quanto tutto questo sia drammaticamente vero lo si vede facilmente in ogni angolo d’Italia… Chi non ama la propria Storia non ha e non può avere orgoglio di sé. Figuriamoci trasmetterlo sia alle nuove generazioni sia agli stranieri.</div>
<div id="_mcePaste">Siamo quindi nati per contrastare – con i nostri piccoli mezzi – un andazzo pericoloso e suicida, con l’idea folle e lucida di ribellarsi e non rassegnarsi alla logica imperante del «buio a mezzogiorno». Oppure, come fanno altre riviste, rifugiandoci nella comodità di chi non vuole vedere nulla e crede che occuparsi di Storia voglia dire raccontare ogni mese un po’ di storie in ordine sparso, qualche curiosità, ricordare un anniversario. Senza mai sporcarsi le mani, senza mai compromettersi, senza mai pensare troppo al fatto che fare giornali vuol dire assumersi anche un compito civile: quello di informare oltre che di raccontare. Far finta che non stia accadendo nulla non è un buon servizio che si rende ai lettori. Anche perché sta accadendo di tutto. I fronti, come si evince anche dagli articoli contenuti in questo fascicolo, sono molteplici e riguardano oggi più che mai internet e la televisione. E’ lì che il dibattito si agita tra vecchie e nuove censure, tra vecchie e nuove ipocrisie e pigrizie mentali. Un giornale e un sito cosa possono fare? Tenere accesa la luce del dibattito e tenere ferma la barra avendo chiara la rotta. Se e quanto ci saremo riusciti lo vedremo insieme al prossimo editoriale, tra cinque anni. Nel frattempo grazie di cuori a tutti quelli che mese dopo mese ci consentono di andare avanti. Il giornale lo facciamo davvero per voi.</div>
<div>___________________________________________</div>
<div></div>
<div>Inserito il 1 dicembre 2010</div>
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		<title>Salviamo la Storia! Dalla Francia, un appello anche per l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 15:46:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Salviamo la Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://sauvonslhistoire.historia.fr/sites/default/files/imagecache/petite-image/humour.gif" alt="Humour" width="90" height="90" /><a href="http://sauvonslhistoire.historia.fr/" target="_blank">Il mensile francese «Historia» (historia.fr)</a> non è esattamente un giornale qualunque: pochi mesi fa, nel dicembre 2009, ha compiuto i suoi primi 100 anni di vita. Mentre state leggendo queste righe nelle edicole d’Oltralpe sarà in vendita il suo</div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://sauvonslhistoire.historia.fr/sites/default/files/imagecache/petite-image/humour.gif" alt="Humour" width="90" height="90" /><a href="http://sauvonslhistoire.historia.fr/" target="_blank">Il mensile francese «Historia» (historia.fr)</a> non è esattamente un giornale qualunque: pochi mesi fa, nel dicembre 2009, ha compiuto i suoi primi 100 anni di vita. Mentre state leggendo queste righe nelle edicole d’Oltralpe sarà in vendita il suo numero 765, segno che qualche interruzione nelle pubblicazioni nei decenni c’è stata ma non in grado, comunque, di insidiarne il primato di più antica rivista storico-divulgativa d’Europa. Per dare un’idea, in Italia, la tanto celebrata – a ragione – «Storia Illustrata» mondadoriana vide la luce solo nel dicembre 1957 e venne chiusa, nel 1990, da un certo Carlo De Benedetti nei pochi mesi in cui ebbe in mano la Mondadori.</div>
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<div><a href="http://www.storiainrete.com/nessuna-categoria/n59-settembre-2010" target="_blank">da &#8220;Storia in Rete&#8221; n° 59 </a><img src="http://www.storiainrete.com/wp-content/themes/template2/images/logo.gif" alt="Storia In Rete - Il sito ufficiale di Storia In Rete" width="128" height="31" /></div>
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<div>E quando Berlusconi la riottenne – con modi, si dice, per così dire “spicci” – non si curò di rimettere sul mercato quella testata gloriosa. Testata che, come fa «Historia» (e, con mezzi molto meno ricchi, anche «Storia in Rete») faceva divulgazione senza dimenticare di essere fatta da giornalisti, gente che se ama e sa fare il proprio mestiere (che non è così facile come sembra) usa tenere fissi alcuni riferimenti: in primis linguaggio chiaro e semplice anche – e soprattutto – per le questioni complicate. E poi impaginazione chiara e accattivante anche grazie all’uso di foto, cartine, dipinti, oggetti. Ma questo lo fanno – chi meglio chi peggio – un po’ tutti. Non tutti invece fanno il passo successivo che ad ogni giornalista dovrebbe venir spontaneo: farsi domande, notare le cose che non vanno, mettere in relazione fatti e notizie apparentemente non connessi tra loro. Da queste operazioni di base partono quelle cose che non tutti i giornali di Storia fanno ma che potrete trovare nei numeri di «Historia», nelle vecchie collezioni di «Storia Illustrata» e pure su «Storia in Rete»: inchieste, interviste, reportage, sondaggi e addirittura vere e proprie campagne giornalistiche. Insomma, tra le tante riviste di storia che si possono trovare in edicola, non solo in Italia, la differenza vera è tra chi ogni mese vuole raccontare delle belle storie e chi invece, ogni mese, cerca di collegare il passato al presente. Un presente sempre più occupato, devastato, inquinato dall’uso distorto (censure comprese) del passato. Proprio in questo fascicolo «Storia in Rete» dà la parola a Giampaolo Pansa sul tema del revisionismo e inizia un viaggio nei rischi e nelle possibili storture della più grande enciclopedia mai concepita – e  da qualche anno anche più consultata in tutto il mondo – grazie  ad internet: Wikipedia. Non potevamo farci quindi sfuggire – con la promessa di tornarci su ancora nei prossimi numeri – l’importante iniziativa presa dallo scorso luglio da «Historia»: una importante campagna giornalistica che non può lasciare indifferente nessuno, in nessun paese. L’appello lanciato dai colleghi francesi è drammatico: «Salviamo la Storia». Salviamola dalle manipolazioni politiche, dalle lacune e dalla superficialità della scuola, dalle leggi sulla memoria, e dai fessi… Un grido di insofferenza che giunge da una delle nazioni che più in avanti si è spinta negli ultimi decenni lungo la strada del politicamente corretto attraverso ben quattro leggi che fissano l’impossibilità di discutere determinati fatti storici pena gravi conseguenze legali. Citiamo dall’articolo di Véronique Dumas da</div>
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<div id="_mcePaste">Historia <img style="border: 0px initial initial;" src="http://u-p-r.fr/wp-content/uploads/2010/08/historia.jpg" alt="" width="65" height="19" /></div>
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<div id="_mcePaste">di luglio 2010 (pp. 10-13): «Ma cos’è una legge sulla memoria? Una legge che proibisce a chiunque di discutere un fatto storico sotto la minaccia di conseguenze giudiziarie. Queste leggi sono attualmente quattro. La prima è la legge del 13 luglio 1990, detta “Legge Gayssot” “che mira a reprimere ogni atto razzista, antisemita o xenofobo”. Essa è stata seguita nel 2001 da due altre leggi, quella del 29 gennaio che, in un articolo unico, sancisce che “la Francia riconosce pubblicamente il genocidio armeno del 1915”; quella del 21 maggio, detta “Legge Taubira”, che mira al “riconoscimento della tratta e della schiavitù quali crimini contro l’umanità”. L’ultima è quella del 23 febbraio 2005, detta “Legge Mekachera”, in cui si “riconosce il debito della Nazione e il contributo nazionale a favore dei Francesi rimpatriati” dall’Africa del nord e dall’Indocina». Continua Véronique Dumas: «Ciascuna di queste leggi è stata promulgata in un contesto particolare. La “Legge Gayssot” è stata varata dopo i tentativi di mettere sotto inchiesta René Bousquet, dopo i processi Barbie, Touvier et Papon, giudicati per crimini contro l’umanità negli anni 1980-1990. [Bousquet, Touvier e Papon prima di divenire esponenti di punta dell’amministrazione della Francia repubblicana nel dopoguerra erano stati dirigenti dello stato di Vichy duranti gli anni del collaborazionismo francese con la Germania nazista, dal 1940 al 1944; Klaus Barbie era stato il capo della Gestapo a Lione negli stessi anni durante i quali aveva condotto operazioni molto dure contro partigiani ed ebrei, NdR]. In quello stesso periodo anche il negazionista Robert Faurisson, rimettendo in discussione, nuovamente, il genocidio degli ebrei, era stato condotto in giudizio nel 1990 davanti al Tribunale di Grande Istanza di Parigi». Come sottolinea l’editorialista di «Histoire» la legge Gayssot (che prende il nome, come le altre leggi della Memoria, dal deputato che l’ha proposta: il comunista Jean-Claude Gayssot) è soprattutto una legge penale che considera un delitto la contestazione di crimini contro l’umanità: «Le leggi del 2001 si sono poste in continuità con questa linea di lotta alla negazione di fatti storici accaduti, nel concreto il genocidio armeno, la schiavitù e la tratta degli schiavi. A questo si aggiunge, come nella Legge Gayssot, la volontà di riconoscere la fondatezza del dolore dei sopravvissuti o dei discendenti delle vittime di fronte alla negazione o, al contrario, all’apologia di questi fatti». Ognuna di queste leggi è stata accompagnata da forti polemiche e strascichi giudiziari: come quando, a seguito della legge Mekachera del 2005 – dal nome del deputato, originario dell’Algeria, Hamlaoui Mekachera – il governo di Parigi tentò di emanare una circolare in cui si precisava che i programmi scolastici avrebbero dovuto sottolineare il valore sostanzialmente positivo della presenza francese oltre mare, specialmente nell’Africa del Nord. Come è noto per il “politicamente corretto” (e quindi per lo “storicamente corretto”) il colonialismo non può essere mai stato un fenomeno, anche solo parzialmente, positivo. E così, mentre si dava inizio al solito balletto di manifesti e appelli in gara a chi catturava il maggior numero di firme (possibilmente prestigiose) di intellettuali variamente assortiti e/o di storici, si iniziavano a vedere le prime, inevitabili, conseguenze di questo approccio distorto alla Storia. Si tratta di fatti ed episodi che a fatica hanno potuto attraversare le Alpi al punto che per noi, in Italia, può sembrare sorprendente scoprire quanti processi su temi storici si tengano nei tribunali stranieri, specie in Francia, soprattutto a partire dagli anni Ottanta. Tra gli ultimi casi quello del professor Olivier Pétré-Grenouilleau, finito nei guai in seguito alla legge Taubira (dalla deputata originaria della Cayenna Christiane Taubira) del 2001 e alla sua interpretazione secondo un’organizzazione di cittadini originari delle Antille, della Guyana e delle Isole Reunion. La colpa di Pétré-Grenouilleau? «Aver dichiarato – citiamo ancora l’articolo della Dumas – che la tratta negriera non poteva essere qualificata come un genocidio poiché non aveva come scopo lo sterminio di un popolo. Pétré-Grenouilleau si è dispiaciuto anche per il carattere riduttivo della legge Taubira. Che riconosce e ricorda solo la deportazione operata dagli occidentali senza citare e considerare anche le tratte praticate dagli arabi e dagli stessi africani. In nessuna circostanza, egli ha rimesso in discussione il carattere di crimine contro l’umanità. La denuncia, in seguito, è stata ritirata ma questo primo caso giudiziario ha posto il problema della libertà di lavoro degli storici e della definizione per legge di una interpretazione intangibile della Storia col pericolo di finire sotto inchiesta. L’aggiornamento dell’interpretazione storica di un determinato fatto  alla luce di nuove fonti o l’approfondimento del suo studio grazie all’esplorazione di campi fino ad allora trascurati, si scontra ormai con il quadro restrittivo delle leggi della Memoria». Anche in Italia, con minor attenzione e foga – anche perché abbiamo meno leggi della memoria preferendo a queste le leggi istitutive di “giorni della memoria” per i quali, tra breve, il calendario non basterà più… &#8211; ci si è posti questi problemi.</div>
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<div id="_mcePaste">«Storia in Rete» <img src="http://www.storiainrete.com/wp-content/themes/template2/images/logo.gif" alt="Storia In Rete - Il sito ufficiale di Storia In Rete" width="77" height="19" /></div>
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<div id="_mcePaste">nell’aprile 2008 ha dedicato copertina e varie pagine al tema «La Casta e la Storia» proprio per raccontare come i politici italiani, di destra e sinistra, amino usare, dall’alto di una generale e solida ignoranza, la Storia – specie quella del XX secolo – in modo improprio. Ma è difficile riscontrare, da queste parti, la chiarezza delle enunciazioni messe nero su bianco da alcuni storici francesi nel dicembre 2005 nel manifesto «Libertà per la Storia» e che Pierre Baron, il direttore di «Historia», ha ricordato nel suo editoriale del luglio scorso. Si tratta, a ben vedere, di “verità essenziali”: «La Storia non è né una religione né una morale (“lo storico non ha il compito di esaltare o di condannare, lo storico spiega”). La Storia non è schiava dell’attualità. Lo storico non applica al passato schemi ideologici attuali e non introduce negli avvenimenti del passato la sensibilità d’oggi. La Storia non è Memoria. Lo storico, con un approccio scientifico, raccoglie i ricordi degli uomini, li confronta, li mette in relazione con i documenti, con gli oggetti, con le prove, e stabilisce i fatti. La Storia tien conto della memoria ma non si riduce ad essa. La Storia non è un oggetto giuridico. In uno Stato libero, non spetta né al Parlamento né all’autorità giudiziaria definire la verità storica. La politica dello Stato, anche quando ispirata dalle migliori intenzioni, non è la politica della Storia…». Ma perché</div>
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<div>ha deciso che, con l’estate 2010, era arrivato il momento di dire basta? I terreni di scontro sono ormai molti, come attestano le prime puntate della campagna: il primo mese si è parlato di leggi della memoria, il secondo (agosto) di scuola e programmi scolastici, a settembre sarà il turno di internet, a ottobre si vedrà… Ma è, ovviamente, intorno ai giovani che si gioca la partita più importante: non solo perché sono loro ad andare per lo più su internet o ad andare a scuola. Ma perché su di loro ogni nazione sana punta per rinnovarsi, migliorarsi, consolidarsi. Ma come fare tutto questo senza la Storia. In Italia, dove di continuo, da anni, si varano riforme scolastiche contraddittorie e prive di lungimiranza (come dimostrano certe scelte in campo storico) dovremmo valutare con attenzione quello che ha osservato Patricia Crété, sempre su</div>
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<div id="_mcePaste">ma questa volta di agosto 2010. Dopo aver fatto una serie di osservazioni confortanti per noi italiani (nel senso che si dimostra come gli idioti siano ben attivi – sotto la protezione dell’apparato burocratico statale – non solo da noi ma anche fuori dalle frontiere, in quell’Europa che istintivamente molti italiani guardano come un posto sempre e comunque migliore) ma decisamente amare in sé – su tutti il lamento per la fine del servizio militare obbligatorio per i ragazzi, visto come ultimo, sottile velo da opporre allo sfascio generale – la Crété scrive: «Oggi, il sentimento d’appartenere ad una comunità nazionale è scomparso; quasi ce se ne vergogna quando dovrebbe essere un onore, come accade in un gran numero di paesi. Quando la Marsigliese è fischiata allo Stade de France, è – anche – la scuola che ne è responsabile. E i genitori…».  E ancora chiediamoci perché</div>
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<div id="_mcePaste">«Historia» <img style="border: 0px initial initial;" src="http://u-p-r.fr/wp-content/uploads/2010/08/historia.jpg" alt="" width="65" height="19" /></div>
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<div id="_mcePaste">ha scelto proprio l’estate 2010 per lanciare il suo grido di dolore? Perché con l’anno scolastico che inizierà tra poche settimane vedranno la luce i nuovi programmi di Storia che sembrano essere stati fatti da pericolosi dementi, tante sono le lacune e le omissioni scientificamente decise: «… con la riforma dei programmi che si mette in atto quest’anno “Historia” reagisce. E non siamo soli. Genitori di alunni rimpiangono l’abbandono della cronologia, i professori lamentano la sparizione di interi periodi della nostra Storia (basta con Clodoveo, con Giovanna d’Arco e Luigi XIV; il ruolo dei Francesi liberi durante la Seconda guerra mondiale [gli aderenti al movimento di liberazione fondato da De Gaulle dopo la disfatta del giugno 1940, NdR] considerato quasi inesistente). La Storia deve essere condivisa, unificante, aperta. I giovani devono conoscere i momenti fondanti della nostra Storia, devono scoprire le figure chiave che hanno forgiato il nostro Paese: quello in cui sono radicati da generazioni o quello che li ha adottati. Smettiamola di voler imparare ogni cosa, evitiamo di mescolare nozioni che non hanno nulla a che vedere tra loro (esempio: la cittadinanza, quella della Grecia antica e quella del 1789!). In sette anni di Secondaria, si ha il tempo di affrontare tutte le epoche, dall’antichità gallo-romana alla Guerra Fredda. E di dedicare qualche ora ogni trimestre a ciò che è accaduto, nel medesimo periodo, altrove. Allora perché i regni africani? Perché l’India dei Gupta? E perché non i Maya, la civiltà dell’Isola di Pasqua o gli Inuit?». Come non vedere che la battaglia dei francesi di «Historia» è anche la battaglia di chi in Italia non si vuole arrendere alla devastante stupidità di burocrati alleati – più o meno volontariamente – con i sacerdoti dello “storicamente corretto” e dell’integrazione a tutti i costi, un’integrazione che deve per forza passare, chissà perché, attraverso l’abbassamento delle cognizioni e della consapevolezza di sé di chi accoglie e non con l’innalzamento della preparazione di chi si deve integrare… Quante volte i segnali di cambiamenti epocali sono arrivati, nel corso della Storia, da Oltralpe per portare successivamente anche da noi i loro frutti, a volte buoni ma non di rado avvelenati? Anche «Storia in Rete» proverà – come già facciamo in fondo ogni numero da quasi cinque anni &#8211; a sensibilizzare i lettori italiani sulla necessità di «Salvare la nostra Storia». Un tema quanto mai attuale visto che le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità nazionale si avvicinano nella condizione che ben sappiamo e documentiamo da mesi. Intanto scriveteci e fateci conoscere le vostre esperienze ed opinioni. Come diceva qualcuno tempo fa «La Guerra continua»…</div>
<div><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/09/Trenta-Giorni.pdf"><strong>Scarica la rubrica &#8220;Trenta Giorni&#8221; da &#8220;Storia in Rete&#8221; n° 59 in formato PDF</strong></a></div>
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<div><strong>Inserito su www.storiainrete.com il 28 settembre 2010</strong></div>
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		<title>Storia in Rete su La7 con Federico II da Montefeltro e Giovanni dalle Bande Nere</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 18:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2008/09/sir-presenta.png" alt="" width="90" height="90" />La trasmissione «Atlantide» <strong><span style="text-decoration: underline;">(La7, ore 16,05) il 7 aprile 2010</span></strong> farà un’intera puntata con due documentari firmati «Storia In Rete»: «Il Gran Diavolo: vita e morte di Giovanni dalle Bande Nere» e «Il segreto di Federico II da Montefeltro». Due&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2008/09/sir-presenta.png" alt="" width="90" height="90" />La trasmissione «Atlantide» <strong><span style="text-decoration: underline;">(La7, ore 16,05) il 7 aprile 2010</span></strong> farà un’intera puntata con due documentari firmati «Storia In Rete»: «Il Gran Diavolo: vita e morte di Giovanni dalle Bande Nere» e «Il segreto di Federico II da Montefeltro». Due profili di due grandi capitani di ventura del Rinascimento italiano: il documentario su Giovanni dalle Bande Nere (1498-1526) è inedito e viene mandato in onda per la prima volta. Si tratta di un profilo di un grande militare e di un membro anomalo di Casa Medici, poco attento alle arti e alla cultura ma destinato a lasciare un segno indelebile nella storia militare e politica del suo tempo nonostante una morte improvvisa e sospetta cui il documentario dedica molto spazio con una pista poco nota che lascia spazio all’ipotesi di un complotto, sospettato già al tempo ma che solo di recente grazie a nuove scoperte ha trovato nuove prove a sostegno. Il documentario su Federico II da Montefeltro invece – in replica per la seconda volta su La7 – racconta la vita di questo capitano di ventura (1422-1482) quasi invincibile ma allo stesso tempo raffinato mecenate appassionato di arte e lettere. Amava circondarsi dei più grandi artisti del suo tempo (su tutti Piero della Francesca, cui dobbiamo anche un ritratto oggi conservato agli Uffizi) e ci ha lasciato un capolavoro come il Palazzo Ducale di Urbino. All’interno del quale è conservato uno dei dipinti più enigmatici di tutti i tempi: la “Flagellazione” di Piero della Francesca. Un dipinto su cui gli storici dell’arte hanno varie teorie, tutte molto suggestive. Di questo documentario è possibile vedere un promo a questo indirizzo:<a href="http://www.storiainrete.com/2008/10/il-segreto-di-federico-da-montefeltro/">http://www.storiainrete.com/2008/10/il-segreto-di-federico-da-montefeltro/</a></p>
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