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	<title>Storia In Rete &#187; URSS</title>
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		<title>La CIA aveva previsto la fine URSS 10 anni prima</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 16:36:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa italiana 1]]></category>
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		<description><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://pastorsteveweaver.files.wordpress.com/2007/05/reagan-gorbachev.jpg" alt="" width="90" height="90" />A vent&#8217;anni dalla fine dell&#8217;Urss, annunciata a Natale del 1991 e avvenuta entro il 31 dicembre di quell&#8217;anno con lo scioglimento di tutte le istituzioni sovietiche, la Cia ha desecretato documenti che confermano come l&#8217;amministrazione Reagan e quella di</div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://pastorsteveweaver.files.wordpress.com/2007/05/reagan-gorbachev.jpg" alt="" width="90" height="90" />A vent&#8217;anni dalla fine dell&#8217;Urss, annunciata a Natale del 1991 e avvenuta entro il 31 dicembre di quell&#8217;anno con lo scioglimento di tutte le istituzioni sovietiche, la Cia ha desecretato documenti che confermano come l&#8217;amministrazione Reagan e quella di Bush padre l&#8217;avessero anticipata, e come vi avessero contribuito con l&#8217;appoggio di Papa Giovanni Paolo II.</div>
<div id="_mcePaste">Il crollo dell&#8217;Urss, precisano i documenti, avvenne prima del previsto, grazie all&#8217;implosione del suo impero e al rifiuto di Mikhail Gorbaciov, suo ultimo presidente, di prevenirlo con la forza. Ma fin dal 1978, alla elezione del cardinale polacco Karol Wojtyla a pontefice, la Cia aveva dato l&#8217;implosione per probabile, sia pure più tardi. E fin dal dicembre 1980, un anno prima della legge marziale in Polonia, aveva indicato i mezzi per agevolarla a Reagan, in procinto di insediarsi alla Casa Bianca.</div>
<div>.</div>
<div>di Ennio Caretto dal &#8220;Il Corriere della Sera&#8221; del 30 dicembre 2011 <img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/c/c2/Corriere_della_Sera_logo.svg/260px-Corriere_della_Sera_logo.svg.png" alt="Logo di Corriere della SeraCorriere.itCorriere TV" width="156" height="14" /></div>
<div>.</div>
<div id="_mcePaste">Altri documenti della Cia erano già stati pubblicati nel 1999, nel decennale del crollo del Muro di Berlino. Ma quelli nuovi, discussi il mese scorso a Mosca in un simposio tenuto da Gorbaciov, completano la storia segreta della caduta dell&#8217;Urss, l&#8217;evento più importante dalla Seconda guerra mondiale.</div>
<div>I documenti confermano anche che le convulsioni sovietiche nel fatale 1991 spaventarono l&#8217;amministrazione Bush. Il presidente temette che la caduta dell&#8217;Urss causasse guerre e sottrazioni di armi atomiche in alcune repubbliche ex sovietiche, rendendole ingovernabili e mortalmente pericolose, quindi cercò di ritardarla. Lo testimoniano le sue prime telefonate, una al leader russo Eltsin un&#8217;altra a Gorbaciov, del 21 agosto di quell&#8217;anno, subito dopo il fiasco del colpo di Stato tentato dai falchi del Cremlino. «Boris, come posso aiutarti?», chiede Bush a Eltsin. «Con forti dichiarazioni di sostegno &#8211; gli risponde Eltsin &#8211; come quella che hai già fatto. Non è interferenza nei nostri affari, è appoggio al nostro popolo».</div>
<div>La telefonata del presidente americano a Gorbaciov, per alcuni giorni ostaggio dei golpisti, è emotiva. «È meraviglioso riuscire a parlarti, ero preoccupato per te, Mikhail», dice Bush. «Caro George, sono così felice di sentirti», replica il leader sovietico. I due statisti discutono il da farsi, Bush assicura a Gorbaciov «pieno supporto» e questi lo ringrazia «della tua umanità e amicizia». Bush userà toni diversi in autunno: «Alla fine dell&#8217;anno &#8211; affermerà &#8211; sul Cremlino al posto della bandiera sovietica sventolerà la bandiera russa».</div>
<div id="_mcePaste">Dai massicci dossier della Cia, centinaia di documenti, il decennio che cambierà il corso della storia nasce con la presidenza Reagan. Nel gennaio 1981 i problemi politici e militari americani sono enormi. L&#8217;Iran e l&#8217;Iraq sono in guerra, Teheran tiene ostaggi i diplomatici dell&#8217;ambasciata Usa da 13 mesi, l&#8217;Urss ha occupato l&#8217;Afghanistan, ha fomentato il terrorismo e la guerriglia in Centro America e ha alterato a proprio vantaggio l&#8217;equilibrio strategico. La situazione in apparenza non potrebbe essere più favorevole al Cremlino.</div>
<div>Eppure la Cia lo considera in gravi difficoltà, difficoltà che consiglia a Reagan di accentuare. «L&#8217;economia sovietica &#8211; scrive &#8211; è in crisi. L&#8217;Urss dovrebbe ridimensionare i propri programmi militari e ridurre i sussidi all&#8217;Est europeo, che ha ormai un tenore di vita superiore al suo, ma la situazione polacca, dove da mesi il sindacato Solidarnosc è in rivolta, glielo impedisce». Il Cremlino, aggiunge la Cia esortando Reagan a incontrare il Papa per discutere il futuro assetto europeo, «si chiede con ansia quale effetto avrà Giovanni Paolo II su problemi cruciali come il dissenso nell&#8217;Urss e l&#8217;autonomia degli Stati satelliti».</div>
<div id="_mcePaste">Alla morte del leader sovietico Leonid Brežnev, nel novembre del 1982, viene messo a punto il piano di Reagan per indebolire l&#8217;Urss. Gli Stati Uniti si riarmeranno per costringerla a una corsa insostenibile, varando il progetto dello scudo spaziale l&#8217;anno seguente, e cercheranno di isolarla. Secondo la Cia, queste pressioni provocheranno un cambio della guardia al Cremlino: «La cerchia di Breznev, gli Andropov e i Cernenko, resterà al potere solo due o tre anni, e le subentrerà la nuova generazione dei Gorbaciov e degli Shevardnadze».</div>
<div id="_mcePaste">La previsione è esatta: nel 1983 le due superpotenze sfioreranno lo scontro frontale come nel 1961, ma nel 1985, scomparsi gli anziani falchi del Cremlino, sarà disgelo, il disgelo conclusivo della guerra fredda. Quell&#8217;anno Reagan, dopo avere stabilito rapporti diplomatici ufficiali con il Vaticano, apre una serie di vertici con Gorbaciov, e nell&#8217;86 rinuncia al programma delle guerre stellari. La Cia modifica allora la sua ricetta. La storia, ribadisce al presidente, «non è più dalla parte dell&#8217;Urss». Il declino sovietico è irreversibile, e per evitare esplosioni gli Usa dovranno tenere un delicato equilibrio: non avversare né aiutare Mosca, aspettare invece che le riforme di Gorbaciov falliscano o abbiano successo.</div>
<div id="_mcePaste">Una delle rivelazioni più interessanti è che Gorbaciov segue una linea più morbida di Reagan e di Bush. Al principio, i due presidenti americani diffidano di lui, anche perché la Cia non esclude che «voglia un po&#8217; di respiro» per rimettere in piedi l&#8217;Urss. Solo nel settembre del 1989, due mesi prima della demolizione del Muro di Berlino, quando l&#8217;intero Est europeo è in fermento, la Cia ammette che i cambiamenti promossi o accettati da Gorbaciov «segnalano la probabilità di una nuova era, in cui gli Stati Uniti potrebbero passare dalla strategia del contenimento a quella dell&#8217;inserimento dell&#8217;Urss nella comunità internazionale».</div>
<div>Ma nel 1990 gli eventi si susseguono a una velocità che inquieta i servizi segreti americani. Dietro loro consiglio, Bush rifiuta di aiutare economicamente Gorbaciov e nel 1991 cerca un altro interlocutore in Eltsin, «il primo leader eletto dal voto popolare nella storia russa». «I tentativi di Gorbaciov di preservare il comunismo e la pianificazione economica &#8211; avverte la Cia &#8211; hanno ridotto quasi a zero la sua credibilità». Un&#8217;ambiguità che ancora oggi l&#8217;ultimo presidente dell&#8217;Urss rinfaccia all&#8217;«amico George».</div>
<div id="_mcePaste">I documenti svelano anche che l&#8217;estate del 1991 è per la Cia un periodo di paura. Teme che «Eltsin e Gorbaciov non reggano alle tensioni che si stanno creando o che vengano assassinati» e che «sotto il pretesto della legalità e dell&#8217;ordine i falchi impongano una dittatura». Alla vigilia del viaggio di Bush a Mosca per la riduzione degli armamenti atomici, la Cia sostiene che «elementi delle truppe e della polizia politica sovietiche fanno preparativi per l&#8217;uso della forza» e che «i loro primi bersagli saranno Eltsin e Gorbaciov».</div>
<div id="_mcePaste">Ma conclude che c&#8217;è qualche possibilità che un golpe eventuale fallisca «grazie all&#8217;opposizione popolare» e che «entro un anno Gorbaciov si ritiri e ciascuna repubblica sovietica assuma i propri poteri». Per fortuna dell&#8217;Urss, dell&#8217;America e dell&#8217;Europa, sarà una conclusione profetica.</div>
<p>_____________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 2 gennaio 2012</p>
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		<title>Sulla Piazza Rossa rievocata la parata militare del 1941</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 21:11:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://nationalpostnews.files.wordpress.com/2011/11/jeffisgr8t-21204473.jpg?w=940&#38;h=606" alt="" width="90" height="90" />La Piazza Rossa di Mosca è stata teatro di una manifestazione suggestiva e in qualche modo malinconica: la rievocazione della leggendaria parata militare allestita nello stesso luogo il 7 novembre 1941 (27° anniversario della Rivoluzione d&#8217;Ottobre). In quella data  le truppe hitleriane erano&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://nationalpostnews.files.wordpress.com/2011/11/jeffisgr8t-21204473.jpg?w=940&amp;h=606" alt="" width="90" height="90" />La Piazza Rossa di Mosca è stata teatro di una manifestazione suggestiva e in qualche modo malinconica: la rievocazione della leggendaria parata militare allestita nello stesso luogo il 7 novembre 1941 (27° anniversario della Rivoluzione d&#8217;Ottobre). In quella data  le truppe hitleriane erano giunte a soli 30 km da Mosca e  allora tanti soldati sovietici andarono al fronte a combattere gli occupanti nazisti direttamente dalla Piazza Rossa, dove erano appena sfilati sotto gli occhi di Stalin.</p>
<p>Da <img src="http://multimedia.lastampa.it/fileadmin/templates/common/img/lastampatop2.gif" alt="" width="221" height="34" /> del 7 novembre 2011</p>
<p><a href="http://multimedia.lastampa.it/multimedia/nel-mondo/lstp/94051/" target="_blank"><strong>GUARDA LA GALLERIA FOTOGRAFICA DA LA STAMPA</strong></a></p>
<p><strong>______________________</strong></p>
<p><strong>Filmati originali della parata del 1941</strong></p>
<p><strong><p><a href="http://www.storiainrete.com/5762/storia-militare/sulla-piazza-rossa-rievocata-la-parata-militare-del-1941/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></strong></p>
<p><strong>______________________</strong></p>
<p><strong>Inserito su www.storiainrete.com il 7 novembre 2011</strong></p>
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		<title>Storia in Rete numero 69-70, luglio-agosto 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 22:31:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/5212/edicola/storia-in-rete-numero-69-70-luglio-agosto-2011/"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="00 I cover storia 67" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/i-cover-storia-69-70.jpg" alt="" width="101" height="144" /></a></p>
<p style="text-align: left;">1943: mentre il mondo si avvia verso il culmine della guerra totale, c&#8217;è chi pensa alla pace. E la notizia sorprendente è che si tratta dei dittatori totalitari degli Stati belligeranti: Mussolini, Stalin ed anche Hitler.</p></div><p>&#8230;</p>]]></description>
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<p><a href="http://www.storiainrete.com/5212/edicola/storia-in-rete-numero-69-70-luglio-agosto-2011/"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="00 I cover storia 67" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/i-cover-storia-69-70.jpg" alt="" width="101" height="144" /></a></p>
<p style="text-align: left;">1943: mentre il mondo si avvia verso il culmine della guerra totale, c&#8217;è chi pensa alla pace. E la notizia sorprendente è che si tratta dei dittatori totalitari degli Stati belligeranti: Mussolini, Stalin ed anche Hitler. Una rete di contatti favorita dai giapponesi e dagli altri satelliti dell&#8217;Asse e finora negata o lasciata in ombra da una visione della Seconda guerra mondiale che somiglia più alla propaganda dell&#8217;epoca che non ad un&#8217;analisi storica seria. Ma i nuovi documenti diplomatici stanno consentendo di riscrivere in tre dimensioni le vicende dell&#8217;anno della svolta nel conflitto mondiale, come ci racconta un estratto da un approfondito saggio di Eugenio Di Rienzo ed Emilio Gin, preceduto da una lunga prefazione di Fabio Andriola.</p>
<p>E ancora, il bluff della Marcia su Roma, un mito creato dai fascisti e dagli antifascisti per motivi opposti di opposte propagande. Poi un altro un passo indietro negli anni con un ampio servizio su Luigi Cadorna, il Generalissimo: il comune di Udine decide di togliere la piazza che gli era stata dedicata. <span style="color: #993300;"><strong>Storia in Rete</strong></span> ha chiesto ad uno dei maggiori biografi del Generalissimo perchè questa decisione è antistorica. E sbagliata. Dalla Grande Guerra agli orrori della Guerra Fredda, quando le Superpotenze sperimentavano le atomiche in casa propria e sui propri cittadini e soldati, come gli USA in Nevada.<span style="color: #993300;"><strong> Storia in Rete</strong></span> fa quindi un salto nel Rinascimento, con la vicenda di Isabella de&#8217; Medici, che finora si credeva uccisa dal marito per gelosia, e con le teorie militari di Machiavelli, inascoltate in Italia ma applicate dagli eserciti spagnoli che dominarono i decenni a cavallo fra Cinque e Seicento. E proprio dal Secolo di Ferro parte una mostra a Villa D&#8217;Este sui &#8220;Battaglisti&#8221;, i pittori specializzati in scene di battaglia che fornivano all&#8217;Italia dei secoli della decadenza delle guerre da appendere al muro mentre le potenze europee si sfidavano in quelle vere.</p>
<p>Tutto questo e molto altro su<span style="color: #993300;"><strong> Storia in Rete </strong></span>di luglio e agosto!!</p>
<blockquote><p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/I-cover-storia-69-70.pdf">Guarda la copertina di Storia in Rete n. 69-70</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/+++05-Sommario-n-69-70.pdf">Leggi il sommario di Storia in Rete n. 69-70</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/+++14-22-estate-1943-fabio.pdf">Quella lunga estate del 1943</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/+++24-33-di-rienzo-gin.pdf">Exit strategy: quando Mussolini voleva la pace fra Stalin e Hitler</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/+++34-39-mola-governo-mussolini.pdf">Il grande bluff (bi-partizan&#8230;) della Marcia su Roma</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/++42-49-cadorna-di-colloredo.pdf">Luigi Cadorna. Fu veramente il &#8220;Generalissimo&#8221;!</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/++50-53-cadorna-ojetti.pdf">Cadorna raccontato da un maestro del giornalismo: Ugo Ojetti</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/+++56-63-anticipazione-cavie-umane.pdf">L&#8217;orrore degli esperimenti nucleari USA in Nevada</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/+++66-70-isabella-de-medici.pdf">Nessuno uccise Isabella de&#8217; Medici</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/+++74-79-machiavelli-stratega.pdf">Picca e archibugio: le armi del Secolo di Ferro viste da Machiavelli</a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/07/+++80-85-i-battaglisti.pdf">I &#8220;battaglisti&#8221; in mostra a Villa d&#8217;Este</a></p></blockquote>
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<div style="text-align: center;"><a href="http://www.storiainrete.com/arretrati/"><strong>TI SEI PERSO QUALCHE COSA? VEDI NELL’ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI</strong></a></div>
</div>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Ukrainian court: Soviet flag on Victory Day unconstitutional</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 11:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://farm1.static.flickr.com/205/491354134_dabef01d1f.jpg" alt="" width="90" height="90" />Ukraine&#8217;s Constitutional Court ruled as unconstitutional on Friday a law allowing red Soviet Victory flags to be used at annual Victory Day parades in the country. A member of the Our Ukraine &#8211; People&#8217;s Self Defense nationalist opposition bloc took the&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://farm1.static.flickr.com/205/491354134_dabef01d1f.jpg" alt="" width="90" height="90" />Ukraine&#8217;s Constitutional Court ruled as unconstitutional on Friday a law allowing red Soviet Victory flags to be used at annual Victory Day parades in the country. A member of the Our Ukraine &#8211; People&#8217;s Self Defense nationalist opposition bloc took the issue to court after a dispute between nationalists and World War II veterans during a victory day parade on May 9.</p>
<p>.</p>
<p>da RiaNovosti del 17 giugno 2011 <img src="http://www.en.rian.ru/i/eng/rian.gif" alt="RIA Novosti" width="137" height="19" /><br />
.<br />
The nationalists attacked veterans, tore and burnt Soviet flags, and trod on a wreath that the Russian consul general in Lvov planned to lay at the tombs of Soviet soldiers who died in the war. The court ruled the use of red Soviet flags unconstitutional as they are not included in a list of Ukrainian state symbols. Ukrainian nationalists object to the brandishing of Soviet icons as they claim that Ukraine suffered just as much under Stalin&#8217;s Soviet Union as it did under Nazi Germany.</p>
<p>_________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 17 giugno 2011</p>
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		<title>Secondo i russi Hess voleva asse Londra-Berlino anti URSS</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 20:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_PnjruCyyH70/ShYd9_fFgsI/AAAAAAAAAXE/_DNcEsHhDxE/s400/1941%2Brudolf%2Bhess.jpg" alt="" width="90" height="90" />Continua a tenere banco il mistero del famoso volo di Rudolf Hess sulla Scozia concluso con un lancio con il paracadute. Una missione, individuale o per conto di Adolf Hitler, per aprire chissà quali trattative con il governo britannico. Ora&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_PnjruCyyH70/ShYd9_fFgsI/AAAAAAAAAXE/_DNcEsHhDxE/s400/1941%2Brudolf%2Bhess.jpg" alt="" width="90" height="90" />Continua a tenere banco il mistero del famoso volo di Rudolf Hess sulla Scozia concluso con un lancio con il paracadute. Una missione, individuale o per conto di Adolf Hitler, per aprire chissà quali trattative con il governo britannico. Ora un nuovo documento, spuntato fuori dagli archivi russi, svelerebbe il giallo: la Germania sperava nell&#8217;alleanza o almeno nella neutralità di Londra in caso di attacco alla Russia.</p>
<p>.</p>
<p>di Enrico Silvestri da &#8220;Il Giornale&#8221; del 29 maggio 2011 <img src="http://www.ilgiornale.it/img/logo_interne.gif" alt="" width="147" height="20" /></p>
<p>.<br />
Nato ad Alessandria d&#8217;Egitto nel 1894 da un ricca famiglia di commercianti, durante la prima guerra si arruolò nel reggimento «List», tra i più aggressivi e tenaci dell&#8217;esercito tedesco, in cui combatteva anche un certo caporale di origine austriaca, tal Adolf Hitler. Fu proprio lui che convinse Hess a entrare in politica nel 1920, anno in cui tra l&#8217;altro abbandonò l&#8217;Università di Monaco mentre stava per laurearsi in filosofia. Dunque nazista della primissima ora, partecipò al Putsch di Monaco nel 1923. La rivolta fallì ed egli fu arrestato insieme ad Hitler. In carcere, Hess aiutò il futuro Führer a scrivere il «Mein Kampf», «La mia Battaglia». Da quel momento egli divenne uno dei più stretti collaboratori di Hitler, tanto da esserne considerato il successore alla guida del partito. Infatti, nel 1933, Hitler lo nomina suo vice, dandogli ampi poteri sia all&#8217;interno del partito sia nel governo. Sei anni dopo, Rudolf Hess fu nominato ufficialmente numero tre del partito, dietro ovviamente a Hitler e Hermann Göring.<br />
Il 10 maggio del 1941 vola in Scozia da solo e si paracadutò nel Lanarkshire per raggiungere il castello del Duca di Hamilton, considerato un fautore del dialogo con il Terzo Reich. I motivi di quel viaggio non sono mai stati chiariti, ma la versione ufficiale britannica dipinge Hess un uomo in crisi, con disturbi mentali, sconvolto dagli orrori della guerra, messo da parte dal regime, intenzionato, all&#8217;insaputa del dittatore, a proporre, tramite il Duca, un utopistico piano di pace all&#8217;Inghilterra. Secondo alcuni storici in realtà la missione avvenne con il consenso di Hitler, per aprire una trattativa di pace tra i due Paesi.<br />
La nuova versione, illustrata dallo «Spiegel» avvalora l&#8217;ipotesi di un viaggio su mandato del Führer, ma per chiedere agli inglesi il «placet» di invadere l&#8217;Unione Sovietica. Il settimanale ha infatti esaminato un documento di 28 pagine, scovato negli archivi russi da uno storico tedesco e redatto nel 1948 da Karlheinz Pietsch, ex aiutante di campo di Hess al momento del suo volo. Nel documento è scritto che la missione concordata con gli inglesi, aveva come obiettivo di riuscire a porre in atto «con ogni mezzo un&#8217;alleanza militare tra Germania ed Inghilterra contro la Russia, o come minimo ottenere la neutralità dell&#8217;Inghilterra».<br />
Una trattativa, come ha dimostrato la storia, forse neppure aperta, ma sicuramente respinta dalla Gran Bretagna. Internato fino alla fine della guerra, nel 1946 fu portato alla sbarra come imputato al Processo di Norimberga. Hess fu assolto dall&#8217;accusa di crimini contro l&#8217;umanità, ma condannato all&#8217;ergastolo per «cospirazione contro il trattato di Versailles e crimini contro la pace» e quindi rinchiuso nella prigione-fortezza di Spandau, a Berlino. Nel 1987 Hess si suicidò all&#8217;età di 93 anni, strangolandosi con un cavo elettrico, portando nella tomba il suo segreto.</p>
<p>_______________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 3 giugno 2011</p>
<p>Vuoi saperne di più?</p>
<h1><a title="Permanent Link: Storia In Rete n° 17, marzo 2007" rel="bookmark" href="http://www.storiainrete.com/93/archivio-arretrati/storia-in-rete-n%c2%b0-17-marzo-2007/">Storia In Rete n° 17, marzo 2007</a></h1>
<p><img src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2008/09/cover-17.jpg" alt="" width="87" height="120" /></p>
<div><span style="color: #333333; font-family: trebuchet, arial, sans-serif;"><br />
</span></div>
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		<title>Lavrenty Berija: A butcher full of sorrow</title>
		<link>http://www.storiainrete.com/4921/rassegna-stampa-estera/lavrenty-beria-a-butcher-full-of-sorrow/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 08:50:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://educaterra.terra.com.br/voltaire/mundo/pimage/beria2.jpg" alt="" width="90" height="90" />Lavrenty Beria, a high-ranking and blood-thirsty statesman of the Soviet Union during Joseph Stalin&#8217;s era, shared very interesting stories in his diaries. Beria particularly wrote about the things that were happening in the Soviet administration several years before Stalin&#8217;s death&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://educaterra.terra.com.br/voltaire/mundo/pimage/beria2.jpg" alt="" width="90" height="90" />Lavrenty Beria, a high-ranking and blood-thirsty statesman of the Soviet Union during Joseph Stalin&#8217;s era, shared very interesting stories in his diaries. Beria particularly wrote about the things that were happening in the Soviet administration several years before Stalin&#8217;s death and immediately after the epoch-making event. The last record, which Beria made in his diaries, is the following: &#8220;I am sorry for people, but we&#8217;ll have to shoot.&#8221;</p>
<p>.</p>
<p>dalla Pravda.ru del 12 maggio 2011 <img src="http://www.pravda.ru/pix/ie-logo.gif" alt="pravda.ru" width="53" height="45" /></p>
<p>.</p>
<p>Lavrenty Beria&#8217;s diaries are expected to be published in Russia. They have been prepared for publication by historian Sergei Kremlyov.</p>
<p>The <a rel="nofollow" href="http://kp.ru/" target="_blank">Komsomolskaya Pravda</a> newspaper published the third part of Beria&#8217;s diaries, which he wrote in 1949-1953. During the post-war period, the chief of the Soviet secret police was writing a lot about his control of the program to build the nuclear industry and nuclear weapons in the Soviet Union.</p>
<p>For instance, in August of 1949, Beria wrote that Stalin doubted whether scientists could achieve anything in the field. However, successful nuclear tests made Stalin change his mind. The chief of all nations ordered to award everyone. Beria was decorated with a Lenin Order for administering the tests of the nuclear bomb. He also received a certificate of merit and gratitude from Politburo. Beria complained in his diary that Stalin had not decorated him with a second star of the hero of the Soviet Union.</p>
<p>&#8220;He doesn&#8217;t want to give it. Everyone has only one star. If I had another one, it would give me more honor. People would know me more and remember me longer,&#8221; Beria wrote.</p>
<p>In July of 1950, Beria proudly wrote that the Soviet people had built a lot during five years after the Great Patriotic War.</p>
<p>&#8220;I&#8217;m really surprised myself! Our people can move mountains! And they move them!&#8221; he wrote.</p>
<p>A year later, Beria wrote about Sergei Korolyov&#8217;s successful launch of dogs into space.</p>
<p>&#8220;I asked him whether he was going to launch a man into space. He laughed and said that he needed time for that. He said he would send a man into space some day,&#8221; Beria wrote.</p>
<p>In January of 1953, Beria mentions the so-called &#8220;doctors&#8217; case&#8221; in his records. It is clear from his writing that Beria was certain that the people involved were guilty.</p>
<p>&#8220;It&#8217;s not about the doctors really. It&#8217;s about negligence &#8211; that&#8217;s what important. Negligence leads to destruction and irresponsibility. That leads to treason and direct execution of enemies&#8217; tasks,&#8221; Beria wrote.</p>
<p>The investigation of the &#8220;doctors&#8217; case&#8221; began in 1948, when doctor Lidiya Timashuk paid KGB&#8217;s attention to suspicious methods of treatment used for Andrei Zhdanov. The methods supposedly resulted in Zhdanov&#8217;s death. In January 1953, the case was given a full throttle. All the suspects were fully acquitted and relieved of persecution after Stalin&#8217;s death.</p>
<p>Beria did not write anything about the period when Stalin was dying. On March 8, 1953, three days after the chief&#8217;s death, Beria wrote the following:</p>
<p>&#8220;We are burying Koba [Stalin - ed.] tomorrow. I don&#8217;t know&#8230;&#8221; and the sentence ends off.</p>
<p>Historian Sergei Kremlyov does not think that Beria stopped writing because of the state of shock that he was in. Most likely, he just started thinking how his life was about to change and closed the diary.</p>
<p>In his last record dated from June 17, 1953 Beria wrote about strikes in Germany.</p>
<p>&#8220;Our stupidity, their provocations, and one has to shoot as a result. I am sorry for people, but we&#8217;ll have to shoot.&#8221;</p>
<p>On June 26, 1953, Beria was arrested on charges of espionage for Great Britain to overthrow the Soviet power. On December 23, 1953, Beria was sentenced to death penalty. He was executed the same day.</p>
<p>______________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 16 maggio 2011</p>
<p><strong>VUOI SAPERNE DI PIU&#8217; SU STALIN? LEGGI <span style="color: #993300;">STORIA IN RETE</span>!</strong></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/2010/01/storia-in-rete-numero-50-gennaio-2010/"><img src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/01/00-cover-storia-51.jpg" alt="" width="146" height="200" /></a></p>
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		<item>
		<title>Les soldats soviétiques commémorés en Europe</title>
		<link>http://www.storiainrete.com/4850/rassegna-stampa-estera/victoire-1945-les-soldats-sovietiques-commemores-en-europe/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 11:58:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://en.rian.ru/images/16394/99/163949957.jpg" alt="Veterans of the Great Patriotic War in the 2011 Victory Day parade in Kazan." width="90" height="90" />Des cérémonies commémoratives se sont tenues lundi en Europe à l&#8217;occasion du 66e anniversaire de la victoire soviétique dans la Grande guerre patriotique de 1941-1945.</p>
<p>.</p>
<p>di Alexandr Smotrov da Ria Novosti del 9 maggio 2011 <img src="http://fr.rian.ru/i/fra/rian.gif" alt="RIA Novosti"&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://en.rian.ru/images/16394/99/163949957.jpg" alt="Veterans of the Great Patriotic War in the 2011 Victory Day parade in Kazan." width="90" height="90" />Des cérémonies commémoratives se sont tenues lundi en Europe à l&#8217;occasion du 66e anniversaire de la victoire soviétique dans la Grande guerre patriotique de 1941-1945.</p>
<p>.</p>
<p>di Alexandr Smotrov da Ria Novosti del 9 maggio 2011 <img src="http://fr.rian.ru/i/fra/rian.gif" alt="RIA Novosti" /></p>
<p>.</p>
<p><strong><em>Belgique</em></strong></p>
<p>Une cérémonie s&#8217;est déroulée au cimetière principal de la ville de Bruxelles, dans la commune d&#8217;Evere. Elle a mis en présence l&#8217;ambassadeur de Russie Alexandre Romanov, les chefs des représentations russes auprès de l&#8217;UE et de l&#8217;OTAN, Vladimir Tchijov et Dmitri Rogozine, ainsi que les diplomates de la Communauté des Etats Indépendants (CEI) et de la Grande alliance antihitlérienne, hommes politiques belges, des vétérans de la Résistance belge, des prêtres orthodoxes. Des cérémonies commémoratives ont également été organisées aux 25 cimetières belges abritant des tombes de soldats soviétiques.</p>
<p><strong><em>Grande-Bretagne</em></strong></p>
<p>Plusieurs centaines de personnes se sont recueillis devant le mémorial soviétique à Londres. Des diplomates de la CEI et des Etats-Unis, des députés au parlement britannique, ainsi que des anciens combattants, des écoliers et les représentants de la communauté russe se sont réunis dans le parc situé devant le Musée impérial de la guerre à Londres (Imperial War Museum).</p>
<p>&#8220;Nous commémorons les citoyens de tous les pays qui ont lutté contre le nazisme &#8211; l&#8217;URSS, la Grande-Bretagne, les Etats-Unis, la France, ainsi que les ceux qui ont combattu contre les nazis en Allemagne et l&#8217;Italie&#8221;, a déclaré l&#8217;ambassadeur russe Alexandre Iakovenko.</p>
<p>Des festivités se déroulent dans d&#8217;autres régions britanniques, notamment à Manchester et sur l&#8217;île de Jersey où se trouve un mémorial des prisonniers de guerre soviétiques. Occupée par les troupes allemandes pendant la Seconde guerre mondiale, l&#8217;île de Jersey a été libérée le 9 mai 1945 et célèbre l&#8217;anniversaire de la victoire le même jour que la Russie, alors que l&#8217;Europe fête la victoire le 8 mai.</p>
<p><strong><em>Pologne</em></strong></p>
<p>Les diplomates russes, entre autres l&#8217;ambassadeur de Russie Alexandre Alexeïev, des anciens combattants, ainsi que les représentants des autorités polonaises ont déposé des fleurs devant le monument aux soldats soviétiques à l&#8217;allée Zwirko et Wigura, à Varsovie. Plusieurs centaines de personnes ont participé à la cérémonie aux sons des fanfares.</p>
<p><strong><em>Lettonie</em></strong></p>
<p>Des milliers de gens célèbrent le Jour de la victoire dans la capitale lettone. Un concert est donné dans le parc de la Victoire, devant le monument aux Soldats libérateurs de Riga. Les festivités ont commencé par la diffusion en direct du défilé de la Victoire organisé à Moscou.</p>
<p>Le maire de Riga et les ambassadeurs russe, biélorusse, ouzbek et kazakh ont déposé des fleurs devant le monument. Deux ONG ont l&#8217;intention d&#8217;organiser des manifestations dans la capitale lettone. L&#8217;an dernier, les manifestations du 9 mai ont réuni 200.000 personnes.</p>
<p><strong><em>Lituanie</em></strong></p>
<p>Quelque 2.000 habitants de Vilnius, anciens combattants et diplomates ont rendu hommage aux soldats morts pendant la Seconde guerre mondiale en Lituanie. Les manifestants parmi lesquels figuraient les diplomates russes, biélorusses, ukrainiens, kazakhs et ouzbeks ont déposé des couronnes de fleurs devant le Mémorial militaire au cimetière d&#8217;Antakalnis.</p>
<p>&#8220;Nous nous sommes réunis ici pour honorer la mémoire des héros. Nous, les représentants de nationalités, ethnies et religions différentes, nous avons une fierté commune pour le courage du grand peuple libérateur qui a apporté la liberté à son pays et à toute l&#8217;Europe&#8221;, a indiqué l&#8217;ambassadeur de Russie Vladimir Tchkhikvadze.</p>
<p><strong><em>Estonie</em></strong></p>
<p>Des milliers d&#8217;habitants de Tallinn se sont rendus lundi au monument au Soldat libérateur, connu sous le nom de &#8220;Soldat de bronze&#8221;, qui se trouve au Cimetière militaire de la ville. Les voitures garées devant les cimetières sont ornées de rubans de Saint-Georges symbolisant la victoire soviétique de 1945.</p>
<p>Les diplomates russes ont déposé lundi matin des couronnes de fleurs au pied du monument. Ils ont également participé à d&#8217;autres cérémonies commémoratives organisées à Tallin, à Tartu, à Pärnu, à Narva, à Paldiski, à Haapsalu, à Viljandi, à Valga et d&#8217;autres villes estoniennes.</p>
<p>Des jeunes gens offrent ce dimanche des oeillets rouges et des bonbons aux anciens combattants et déposent des fleurs sur les tombes des soldats au Cimetière militaire de Tallinn. L&#8217;organisation &#8220;Jeune parole&#8221;, qui réunit les jeunes Russes résidant en Estonie, compte distribuer 25.000 rubans de Saint-Georges.</p>
<p><img src="http://fr.rian.ru/images/18942/45/189424588.jpg" alt="" /> Londra</p>
<p><img src="http://fr.rian.ru/images/18942/46/189424618.jpg" alt="" /> Riga</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 10 maggio 2011</p>
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		<title>La paura e il coraggio di Juri Gagarin, primo uomo nello spazio</title>
		<link>http://www.storiainrete.com/4701/in-primo-piano/gagarin-50-anni/</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 13:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[URSS]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.adnkronos.com/IGN/Mediacenter/Fotogallery/Gallerie/3.1.1880051727/3.1.1880051727/gagarin_1_250.jpg" alt="" width="90" height="90" />Juri Gagarin conosceva bene il rischio che comportava l’essere il primo uomo nello spazio. Tanto da confidare le sue paure alla moglie e ai parenti, nella commovente lettera, pubblicata poi dalla “Novaja Gazeta”, che riproduciamo qui di seguito. Sono passati cinquant’anni&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.adnkronos.com/IGN/Mediacenter/Fotogallery/Gallerie/3.1.1880051727/3.1.1880051727/gagarin_1_250.jpg" alt="" width="90" height="90" />Juri Gagarin conosceva bene il rischio che comportava l’essere il primo uomo nello spazio. Tanto da confidare le sue paure alla moglie e ai parenti, nella commovente lettera, pubblicata poi dalla “Novaja Gazeta”, che riproduciamo qui di seguito. Sono passati cinquant’anni da quel memorabile 12 aprile 1961. E p roprio due giorni prima del lancio la commissione aveva definito gli obiettivi dell’impresa: “Volo monorbitale attorno alla terra all’altitudine di 180-230 chilometri per la durata di ore 1.30 con atterraggio nell’area occidentale. Lo scopo del volo è verificare la possibilità umana di esistenza nel cosmo, la strumentazione della navicella, il collegame nto con la terra e confermare l’affidabilità degli strumenti di atterraggio”.</p>
<p>.</p>
<p>di Lorenzo Gianotti da &#8220;Il Secolo XIX&#8221; del 12 aprile 2011 <img src="http://www.ilsecoloxix.it/rw/SysConfig/WebPortal/ilsecoloxix/images/sezioni/homepage.gif" alt="Il Secolo XIX" width="151" height="25" /></p>
<p>.</p>
<p>Stabilisce anche di non comunicare le decisioni prese fino alla vigilia della partenza. Ciononostante Nikolaj Kamarin, uno dei membri della commissione, racconta il 9 aprile ciò che avrebbe dovuto restare segreto ai due cosmonauti prescelti, Gagarin e German Titov. Il primo nel ruolo di comandante, il secondo in quello di supplente. «Io scorsi la felicità nel volto di Gagarin e il dispetto negli occhi di Titov», racconta Kamarin. Lo stesso Titov ricorderà quel clima di competizione: «Se dicessi che ero al colmo dell’entusiasmo, mentirei. Ero molto amareggiato». Storie che non perdono il loro fascino. Tanto che il giornalista Vladimir Gubarev ha dedicato il libro “Russkij Kosmos” (Algoritm, Mosca, 2006) alla genesi e agli sviluppi delle imprese aviatorie e spaziali, dai primi decenni del secolo scorso al volo di Gagarin. All’epoca, la sfida tra Urss e Usa dominava lo scenario mondiale. E, dopo una serie di lanci sperimentali, l’invio del primo uomo nello spazio avrebbe coronato il successo della potenza sovietica.</p>
<div id="_mcePaste">Per questo nell’aprile 1961, nella base di lancio di Bajkonur, la tensione raggiunge il parossismo. Non senza ragione. Quando Gagarin si siede sul sedile, ci si accorge che la navicella sfora di 14 chilogrammi il carico stabilito. Per alleggerirla si rimuove una parte dell’attrezzatura di bordo e si tagliano i cavi di supporto alla guida senza pilota. Un intervento eseguito in fretta, senza analizzare lo schema del la rete di bordo: perciò si finisce per tagliare anche un terminale della strumentazio ne per la pressione e la temperatura, poi ripristinato. L’11 aprile Gagarin prende posto nello Sputnik inserito nel missile-lanciatore in posizione di partenza. Mentre si lavora a ridurre il peso della navicella, ci si r ende conto che il fasciame tecnologico dell’alimentazione elettrica, con il cui supporto si erano condotte tutte le prove, è attaccato al corpo della navicella. Un’anomalia impossibile da individuare nell’equipaggiamento del sistema di lancio. E dato che il fasciame tecnologico alimenta non solo la navicella spaziale, ma anche il missile lanciatore, si decide di escludere il motore generatore.</div>
<div id="_mcePaste">Finalmente, il giorno del lancio: il 12 aprile alle 6.50, ora di Mosca, Gagarin si sistema sulla navicella Vostok che alle 9.07 parte per lo spazio. E comincia l’avventura più clamorosa del secolo. Ma i problemi continuano a presentarsi. A 156 secondi dal decollo il blocco di alimentazione delle antenne del sistema radioregolatore si imballa. Il segnale di distacco del motore agisce con 15 secondi di ritardo: sufficienti per proiettare la navicella in un’orbita superiore. L’apogeo della nuova orbita arriva quindi a 327chilometri, in luogo dei previsti 230. Un cambiamento che avrebbe potuto avere conseguenze sul rientro, aumentando il tempo di permanenza nello spazio, e sulla sopravvivenza stessa del cosmonauta. «Potevamo soltanto sperare che il sistema frenante del motore lavorasse alla perfezione», si dirà più tardi. Ma sul momento, da Terra, nessuno comunica i problemi a Gagarin. Che, però, non può non accorgersi dell’anomalia, perché nell’orbita la navicella gira lentamente, di 2-3 gradi al secondo. Dice Gagarin: «L’oggetto gira un po’ a destra. Tutto bene. Una meraviglia. L’umore è buono. Continuo il volo. Va tutto bene».</div>
<div id="_mcePaste">I contrattempi continuano: alle 10.25, un secondo prima del previsto, si inserisce il sistema frenante. Il combustibile è finito. Risultato: il volo si abbrevia di 600 chilometri. Ma Gagarin regge. Scriverà in seguito : «Sembrava di essere in un corpo di ballo: testa-gambe, testa-gambe ad alta velocità rotatoria. Tutto turbinava. Vedevo l’Africa, poi l’orizzonte, poi il cielo. Riuscivo appena a ripararmi dai raggi del sole». Salta il ciclogramma del rientro. I segnali da terra non arrivavano. Non resta che attendere l’entrata in funzione dell’impianto termico di riserva, che avrebbe dovuto intervenire a 100-110 chilometri di altitudine. Gagarin dirà: «Aspettavo. Ma non succedeva niente». Il cosmonauta dovrà attendere fino alle 10.49 per essere catapultato fuori dalla navicella. Minuti che sembrano ore. Ma i problemi non sono ancora finiti. Mentre scende col paracadute tenta per 6 minuti di aprire la valvola per la respirazione, ma non ci riesce, perché la cordicella per azionare la valvola è sotto l’involucro dello scafandro e, per giunta, è incastrata da una cinghia attaccata al sistema. Fatica a respirare. Ma i tecnici più tardi diranno che non ha corso il pericolo di soffocare. Alle 10.55 Gagarin rimette piede sulla terra nei pressi del villaggio Smelovka Oblast’ di Saratov. E per l’Urss di Chrushcëv l’impresa è solo un successo straordinario, una prova di eccellenza tecnico-scientifica. Nonostante qualche “piccolo” inconveniente.</div>
<div>____________________</div>
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<blockquote><p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.sciencephoto.com/images/download_wm_image.html/C0059559-Gagarin_with_his_wife_and_daughters,_1963-SPL.jpg?id=670059559" alt="" width="147" height="191" /></p>
<div><strong>&#8220;Carissimi, amatissimi: vi saluto. Oggi la commissione statale ha deciso che sarò il primo ad andare nel cosmo. Si può pensare a qualcosa di più grande? E&#8217; il cammino della storia, una nuova era. Domani partirò. Io credo profondamente nella tecnica. Essa non può tradire. Ma talvolta succede che si possa scivolare su una superficie piatta e ci si rompa il collo. Qui puo accadere qualcosa di simile. Per il momento non lo credo. Ma se dovesse capitare, prego voi e in prima luogo te, Valjusha, di non addolorarti troppo. Spero che tu non veda mai </strong><strong>questa lettera&#8230; Valecka, ti prego, non dimenticare i miei genitori, se ci fosse lo necessità dà loro una mano. Trasmetti loro un grande saluto, sperando che mi perdonino per il fatto di averli tenuti all&#8217;oscuro di tutto, ma era stabilito che non fossero informati&#8221;. </strong></div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div><strong><em>(Lettera di Juri Gagarin alla moglie Valentina Goryacheva il 10 aprile 1961)</em></strong></div>
</blockquote>
<div><strong><em>__________________</em></strong></div>
<div><strong><a href="http://www.storiainrete.com/category/asi/">VUOI SAPERNE DI PIU&#8217; SULLA STORIA DELLO SPAZIO? </a></strong></div>
<div><strong><a href="http://www.storiainrete.com/category/asi/">LEGGI GLI ARTICOLI DI STORIA IN RETE IN COLLABORAZIONE CON L&#8217;AGENZIA SPAZIALE ITALIANA</a></strong></div>
<div>Inserito su www.storiainrete.com il 12 aprile 2011</div>
<div><strong><em><br />
</em></strong></div>
</div>
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		<title>La nuova de-stalinizzazione di Medvedev servirà alla Russia?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 23:57:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.great-victory1945.ru/stalin_marshal.jpg" alt="" width="90" height="90" />At the council’s meeting, dedicated to the 80th anniversary of first Russian President Boris Yeltsin, Medvedev approved a program for commemorating victims of totalitarianism and Stalin’s terror, giving a green light on an official, government-sponsored campaign of de-Stalinization.</p>
<p>di <a&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.great-victory1945.ru/stalin_marshal.jpg" alt="" width="90" height="90" />At the council’s meeting, dedicated to the 80th anniversary of first Russian President Boris Yeltsin, Medvedev approved a program for commemorating victims of totalitarianism and Stalin’s terror, giving a green light on an official, government-sponsored campaign of de-Stalinization.</p>
<p>di <a href="http://russiaprofile.org/authors/vladimir_frolov.html">Vladimir Frolov</a> da <img src="http://russiaprofile.org/images/logoImage.png" alt="RUSSIA PROFILE.ORG" width="280" height="22" /> dell&#8217;11 febbraio 2011 &#8211; con i contributi di Vladimir Belaeff ed Alexandre Strokanov</p>
<p>This may be a courageous decision on Medvedev’s part. The myth of Stalin as “a strong and effective” Russian ruler, whose orders sent millions of Russians to prison camps and ultimately to their death, persists to this day and portrays Stalin as one of the most respected leaders in Russian history. A 2009 opinion poll by the Levada Center found that 49 percent of Russians believe that Stalin played a positive role in Russia’s history, while only 33 percent said he played a negative role.</p>
<p>Medvedev’ predecessor Vladimir Putin, while acknowledging the extent of Stalin’s crimes, refrained from a massive ideological campaign of de-Stalinization and even tacitly endorsed certain myths of Stalin’s positive leadership in winning World War II and his contribution to Russia’s economic and technological modernization. The Kremlin even launched a school textbook on modern Russian history where Stalin was hailed as “an effective manager.”</p>
<p>Medvedev seems to have decided to move in the opposite direction. About a year ago he ordered the complete declassification of the Katyn documents exposing Stalin’s complicity in the mass murder of thousands of Polish army officers near the village of Katyn. The Russian Duma, at the end of 2010, passed a resolution condemning Stalinism for the Katyn massacre. These actions have become important elements in the ensuing reset with Poland and the EU.</p>
<p>It appears that Medvedev views de-Stalinization as an important element in fostering a culture of the rule of law in Russia. The debate on Stalinism is a debate about the role of violence in Russian society, and the limits of the state’s recourse to violence to maintain order and ensure equal justice under law.</p>
<p>As Kirill Rogov of the Gaidar Institute wrote in Vedomosti last week, Stalinist ideology that sees state repression as the basic framework for the state’s interaction with society perverts the rule of law from a universal imperative of justice, into the right of the state and its minions to unlimited coercion and violence.</p>
<p>This is exactly what is at the heart of Medvedev’s modernization program – making the Russian state a powerful force for good and justice, not random violence and corruption. Thus, de-Stalinization becomes an important strategy to defeat the forces of reaction and foster a new national identity in Russia. As Rogov writes, “de-Stalinization creates and promotes a new societal norm – which renounces extreme violence and the political culture based on total annihilation and subjugation in favor of careful balancing of divergent interests.”</p>
<p>Rogov then argues that a consistent strategy and policy of de-Stalinization may reformat the Russian political system toward a more tolerant and thus pluralistic model, and could serve as an ideological and social basis for Russia’s strategic renewal and revival in the 21st century.</p>
<p>Other observers are less optimistic, however. As Mikhail Fishman argues in Vedomosti, Medvedev’s de-Stalinization campaign will entail a decorative change, words rather than systemic change. This is because, Fishman argues, the modern Russian state, a Putinist state, is the heir of the totalitarian Soviet system, and real de-Stalinization would threaten the regime.</p>
<p>How serious is Medvedev’s push to rid Russia of Stalinist totalitarian mentality? Would genuine de-Stalinization help modernize the Russian state and foster political and economic modernization, or would it precipitate the collapse of the “tandemocracy,” plunging the nation into chaos once again? Hasn’t all this happened before, when the last Soviet ruler, Mikhail Gorbachev, sought to use de-Stalinization to bolster his position within the party and advance his reformist agenda? Is there a foreign policy component in the current de-Stalinization campaign to improve Russia’s relations with advanced democracies, as it was under Gorbachev’s perestroika? And how successful could it be for Russia’s relations with the West and its immediate neighbors?</p>
<h1><a name="2"></a>Alexandre Strokanov, Professor of History, Director of the Institute of Russian Language, History and Culture, Lyndon State College, Lyndonville, VT:</h1>
<p>I would not necessarily believe that Mikhail Fedotov will initiate a serious government-sponsored campaign in Russia. His position is not powerful enough for such a mission. And the whole story of the so-called de-Stalinization campaign may be forgotten the day after it was announced in Yekaterinburg, and we may never see any more of it. It may be comparable to the “wild dreams” of Igor Yurgens that often grab headlines but never entail real action.</p>
<p>However, I might be wrong. Russian President Dmitry Medvedev has the traditional Soviet infatuation with various types of campaigns. We recently witnessed the campaign to change the time zones in the country and cancel daylight saving time, while most people have a hard time understanding the reasoning behind it and are surprised by the amount of attention the president gives to these issues. Why are they even discussed in the Kremlin, and not given over to Russia’s regions to decide on their own, on the basis of what the people who reside in those regions think? Does this not exemplify the totalitarian mentality held by those who will be trying to de-Stalinize Russia?</p>
<p>Now if Frolov’s prediction is correct, soon the Russian people will be offered another campaign. In reality it will look more like a new attempt to cover up the failure of the major slogan of Medvedev’s presidency, which is modernization. The fact that Medvedev’s modernization is quite a failure so far is obvious. If Russia cannot build a good road connecting its two capitals, Moscow and St. Petersburg, what modernization can we really talk about?</p>
<p>All these debates, such as the one a couple weeks ago about the removal of Lenin’s body from the Mausoleum, and now the so-called “de-Stalinization” of Russia, in my opinion pursue only one goal &#8211; to divert attention away from the obvious inability of the presidential administration to solve pressing problems in the country.</p>
<p>In reality, not pursuing a serious fight against corruption and other ills is a major stumbling block in the modernization of the country. There is an obvious lack of political will, especially on the part of today’s president.</p>
<p>I do not favor historical parallels because history never really repeats itself, and today’s Russia is certainly not the Soviet Union of Mikhail Gorbachev’s time. However, it seems to me that Dmitry Medvedev makes similar mistakes to Gorbachev’s, and is more preoccupied with his image abroad and among some liberal circles in Russia than with the lives of ordinary Russian people. The West will certainly applaud such a campaign, as it applauded Gorbachev’s perestroika. At the same time, it most likely will do nothing to help Russia solve its real problems, and will not treat Russia as an equal partner. The saga of the visa regime with EU countries is just a small example.</p>
<p>If the country really wants to modernize and get out of the hole it fell into during Boris Yeltsin’s reforms in the 1990s, it should look back into its own and not so distant history, and learn more from neighbors like China, which have really accomplished a lot in the past 20 years that Russia has mostly wasted.</p>
<p>With regard to Stalin, it should be a question for historians to debate and suggest their vision of his role in the history of Russia, and there is nothing wrong with such opinions being diametrically opposed. Does France have a unified opinion of Napoleon and his role in its history? Of course not, and we can see those who are in love with this bloody emperor and those who reasonably hate him. And it is not up to the Russian president to answer all the questions of history. His role should be to address those challenges that the people and the country are facing today.</p>
<h1><a name="2"></a>Vladimir Belaeff, Global Society Institute, Inc., San Francisco, CA:</h1>
<p>Firstly, one must with regret refute the premise that a pluralist democracy is a requirement for economic modernization in Russia. This premise is false. In our times, China – a spectacular example of modernization sustained over decades – is a totalitarian state under the rule of a single party. Japan developed under the two-generation-long rule of a single political party – hardly pluralistic. Spain’s economic miracle was achieved during the dictatorship of Francisco Franco. There is no correlation between political liberalism and economic advancement.</p>
<p>Nazi Germany was a world leader in administrative efficiency, economic and technical modernization. Cruise missiles (V-1) and ICBM systems (V-2), stored program digital computers, magnetic sound recording, advanced autobahns and jet airplanes were invented there. For 7,000 years to-date of known history, the overwhelming majority of political, economic, administrative and scientific modernization was achieved not by pluralist democracies, but by more or less absolutist monarchies.</p>
<p>Where does the invention that political liberalism is a co-requisite for the economic modernization of Russia originate? There is an opinion that adherents of political and economic liberalism, who failed miserably in the 1990s and almost delivered Russia to neo-communist restoration, have invented the myth of pre-requisite (or co-requisite) political liberalization in order to hitch a ride on Russia’s economic modernization bandwagon.</p>
<p>Meanwhile, the current global crisis generates growing evidence that present liberal models have failed and need substantial review and reform. Failing that, modern liberalism may catalyze neo-totalitarian politics, like liberal Weimar Germany once indirectly enabled Nazism.</p>
<p>There is a problem with the “de-Stalinization” agenda for Russia. The cited survey by the Levada Center (which is known for its pro-liberal bias) recognizes that a large segment of Russian citizens have a positive perception of Stalin. In this context, “de-Stalinization” means some form of liberalist coercion over this sector of Russian society. How does one reconcile political coercion with a pluralist democratic paradigm? Is ideological coercion for the sake of liberalism morally or legally justifiable? Didn’t Stalin (and Lenin) practice ideological coercion? What is to be done with the Communist Party, which is the real opposition to Putin and Medvedev, and remains strongly Leninist-Stalinist? One is reminded of the policies of the “ultra-democratic,” leftist Provisional Government of Russia in 1917, which denied political rights to right-of-centre Russians – and ended by losing power to Lenin and Stalin.</p>
<p>Another aspect is that “de-Stalinization” does not automatically lead to liberalism. Hitler “de-Stalinized” also. And the Republic of Georgia, which is considered liberal, pluralist and democratic, was the only member of the Soviet Union which refused to de-Stalinize after the 20th Congress of the Communist Party of the Soviet Union, and preserves a popular cult of Stalin even today.</p>
<p>Russia does need “de-Stalinization.” This is necessary not for economic modernization, but for social and political hygiene. It will take several generations to accomplish. This need reaches much further back beyond Stalin, to Lenin and even further – through 1905, the Socialist Revolutionary terrorists, the “People’s Will” murderers and all the way to the Decembrists. This process requires the dismantling of longstanding political idols and the abandonment of revolutionary violence as a vehicle for positive change. Russian political pluralists and liberal democrats do not have the civic courage to promote such a reversal of false values. By promoting “de-Stalinization” they do not even challenge the cult of Lenin – who was even more violent than his loyal follower Stalin, only he did not live very long in power.</p>
<p>Liberalism in Russia failed catastrophically twice in less than a century: in 1917 and 1998. Considered broadly, Russian liberalism has low credibility and “de-Stalinization” is unlikely to save it, or give it new political strength.</p>
<p>___________________________</p>
<p>Vuoi saperne di più? Leggi Storia in Rete</p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/2009/03/1358/"><img src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/02/cover-41.jpg" alt="" width="144" height="200" /></a> <a href="http://www.storiainrete.com/2010/01/storia-in-rete-numero-50-gennaio-2010/"><img src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2010/01/00-cover-storia-51.jpg" alt="" width="146" height="200" /></a></p>
<p>___________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 16 febbraio 2011</p>
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		<title>Katyn, storica ammissione alla Duma: &#8220;fu ordine di Stalin&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Nov 2010 09:54:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://enationalist.com/john_de_nugent/blog/wp-content/uploads/2009/07/Wajda-Katyn-film1.jpg" alt="" width="90" height="90" />Crolla un altro grande tabù: la Russia ammette le proprie responsabilità nel terribile massacro di Katyn. Il parlamento russo, in base agli archivi di stato dell&#8217;ex Unione Sovietica, ha confermato ciò che la Polonia sostiene da decenni: ad ordinare la&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://enationalist.com/john_de_nugent/blog/wp-content/uploads/2009/07/Wajda-Katyn-film1.jpg" alt="" width="90" height="90" />Crolla un altro grande tabù: la Russia ammette le proprie responsabilità nel terribile massacro di Katyn. Il parlamento russo, in base agli archivi di stato dell&#8217;ex Unione Sovietica, ha confermato ciò che la Polonia sostiene da decenni: ad ordinare la mattanza dei 22mila ufficiali polacchi fu Stalin stesso.</p>
<p>.</p>
<p>da <img src="http://www.ilgiornale.it/img/logo_interne.gif" alt="" width="147" height="20" /> del 26 novembre 2010</p>
<p>.</p>
<p><strong>La dichiarazione </strong>Un evento di portata storica per i rapporti tra Polonia e Russia. La dichiarazione approvata oggi dalla Duma (la camera bassa del Parlamento russo) consente di rimarginare una ferita che per troppo tempo la propaganda comunista ha cercato di nascondere: &#8220;Tutti i materiali pubblicati che per molti anni sono rimasti negli archivi segreti non solo rivelano questa orribile tragedia, ma testimoniano che il massacro di Katyn è stato compiuto su ordine diretto di Stalin e altri dirigenti sovietici&#8221;. Inoltre viene risabilita una verità storica: &#8220;Nella propaganda ufficiale sovietica la responsabilità per questo crimine è sempre stata attribuita ai delinquenti nazisti &#8211; si legge nel documento &#8211; &#8220;Questa versione per molti anni è rimasta tema di discussione della società sovietica provocando sempre la rabbia, l’offesa e la sfiducia del popolo polacco&#8221;.</p>
<p><strong>Verità negata </strong>L’eccidio del 1940 nelle foreste di Katyn, vicino alla città russa occidentale di Smolensk, dove furono massacrati circa 22 mila ufficiali polacchi, è rimasto perdecenni uno dei tabù della storia contemporanea, nascosto e negato durante la guerra fredda da parte dell&#8217;Urss. Anche la propaganda comunista dei paesi occidentali ha sempre cercato di ignorare una verità che la Polonia da sempre ha cercato di far venire venire alla luce.</p>
<p><strong>Il film delle polemiche </strong>Nel 2007 è uscita &#8220;Katyn&#8221; la pellicola del regista polacco Andrzej Wajda che per la prima volta racconta pubblicamente la verità sul massacro. Numerose sono state le polemiche, tanto che in Europa il film ha dovuto far fronte ad un vero e proprio tentativo di boicottaggio: pochissimi  cinema infatti hanno accettato la proiezione.</p>
<p><strong>Distensione </strong>Il 10 aprile il presidente polacco, Lech Kaczynski, era morto nello schianto dell’aereo della delegazione governativa diretta a Smolensk, nel sud della Russia, per una commemorazione a Katyn dei 20mila polacchi giustiziati nel 1940. La cerimonia doveva segnare anche una riappacificazione con Mosca che ora finalmente ammette le responsabilità sovietiche.</p>
<p><strong>Soddisfazione russa </strong>&#8220;Questa dichiarazione è, senza esagerazione, storica&#8221;, ha affermato il presidente della Duma, Konstantin Kosachev. Nonostante siano passati gli anni, il pronunciamento del parlamento è stato approvato in una seduta tumultuosa in cui l’opposizione del Partito comunista ha cercato fino all’ultimo di impedirne l’approvazione.</p>
<p>__________________________</p>
<p>Vuoi saperne di più?<strong> Leggi STORIA IN RETE N° 41</strong> <a href="http://www.storiainrete.com/2009/03/1358/"><img src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2009/02/cover-41.jpg" alt="" width="144" height="200" /></a></p>
<p>__________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 27 novembre 2010</p>
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