Dagli indiani ai maori: il libro nero dei genocidi del mondo libero

6 ottobre

I corpi dei Lakota Sioux nella neve dopo il massacro di Wounded Knee, avvenuto il 29 dicembre 1890 (Public Domain; Courtesy L. Tom Perry Special Collections, Harold B. Lee Library, Brigham Young University)Non solo gulag e lager: in un volume Leonardo Pegoraro racconta le politiche di sterminio di popoli attuate da Usa, Canada, Australia e anche Nuova Zelanda

di Luca Gallesi da Avvenire11 settembre 2019

Il Novecento è stato spesso definito il “secolo delle idee assassine”, l’epoca delle “dittature spietate”, il periodo dei “totalitarismi omicidi” che hanno inventato i gulag e l’universo concentrazionario di Auschwitz, orrori figli delle dittature staliniste e hitleriane, fortunatamente sconfitte dalle democrazie liberali, che hanno liberato l’umanità, guarendola dal “male assoluto”.

Secondo la vulgata, mai prima della Rivoluzione d’Ottobre, né dopo la fine della Seconda guerra mondiale, si sono verificati crimini contro l’umanità paragonabili a quelli perseguiti dal Tribunale di Norimberga e da quello di Tokio che hanno individuato e condannato i responsabili di orrendi massacri, criminali che, per la prima volta, sono stati accusati di “genocidio”.

Lo stesso termine genocidio è piuttosto recente: è stato, infatti, coniato da Raphael Lemkin, un giurista polacco di origine ebraica, che, nel 1943, nel libro dedicato a Il dominio dell’Asse nell’Europa occupata, introduce questa parola nuova, che indica «la distruzione di una nazione o di un gruppo etnico», non necessariamente attuata tramite sterminio, ma perseguita anche tramite l’annientamento dei fondamenti della vita di gruppi nazionali. Possiamo, quindi, parlare legittimamente di genocidio quando si vuole eliminare l’identità di un popolo tramite la soppressione delle sue istituzioni sociali, politiche, religiose, aggredendo la dignità, la cultura e la salute degli individui appartenenti a tale gruppo etnico, nazionale o linguistico.

Partendo da questa premessa, il ricercatore Leonardo Pegoraro ha scritto un saggio lucido e documentato sui genocidi dimenticati o rimossi, che sono assai più numerosi, raccapriccianti ed estesi nel tempo di quanto possiamo immaginare. Il libro I dannati senza terra. I genocidi dei popoli indigeni in Nord America e in Australia (Meltemi, pagine 424, euro 24) dimostra come l’arcipelago gulag e i campi di concentramento tedeschi non sono né i primi né gli ultimi, e forse nemmeno i più terribili, esempi di genocidio.+

Come scrive Franco Cardini nella sua bella introduzione, si tratta di un libro coraggioso, «dove non si parla, ohimè, né di lager né di gulag; quel che vi si racconta non è stato causato né dai cupi miti del sangue e del suolo, né dalla cruenta utopia della società senza classi, ma tratta di quattro genocidi autentici (e praticamente quasi del tutto riusciti) volontariamente e sistematicamente praticati negli ultimi tre secoli da governi e società civili immersi nella più specchiata e irreprensibile temperie liberal-liberista: americani, inglesi, olandesi».

Parliamo, infatti, delle politiche di sterminio dei nativi attuate dagli Stati Uniti e Canada contro i nativi americani, dall’Australia contro gli aborigeni e dalla Nuova Zelanda contro i Maori. Se qualcosa dello sterminio dei cosiddetti “pellirossa” è affiorato negli ultimi decenni grazie a pellicole come Soldato blu o a libri come Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, nulla si sa, invece, dei genocidi perpetrati contro gli abitanti dell’emisfero australe, vittime di persecuzioni anche peggiori di quelle subite dagli Amerindi.

Sarà per il fatto che in Australia, per mezzo secolo, vengono mandati i coloni più pericolosi (disertori, criminali e avventurieri) o forse perché, a differenza del Nuovo Mondo, quello australiano è colonizzato solo dai britannici, che l’Australia viene considerata “Terra Nullius”, ovvero una terra disabitata, a loro completa disposizione. Tanto per dare un’idea, nel 1794, il vicegovernatore del Nuovo Galles del Sud dà l’ordine ai soldati di «uccidere ogni indigeno, sparando a vista e usando qualsiasi mezzo per spazzarli via», sparando soprattutto contro donne e bambini, «che è il modo più efficace di liberarsi della loro razza».

Allo sterminio indiscriminato, i coloni britannici, come già fatto in America, affiancheranno politiche di eugenetica, con sterilizzazioni pianificate delle donne, affidi forzati dei bambini, separazione tra sessi per impedire la costituzione di famiglie e, dulcis in fundo, politiche di severa segregazione razziale. E non stiamo parlando dell’Ottocento: l’ultimo istituto australiano dove venivano “educati” i bambini aborigeni strappati alle loro famiglie chiude nel 1988.

Ma la loro tragedia – come quella dei nativi americani – non è finita: «È ancora in corso – denuncia una yamagee – una guerra contro gli aborigeni, anche se non è combattuta con le armi da fuoco o le coperte infettate di vaiolo. Hanno somministrato alle nostre giovani un contraccettivo che causa l’infertilità, e, quando devono partorire, le nostre donne subiscono un cesareo, e al risveglio scoprono le loro tube sono state chiuse o tagliate, impedendogli così di fare altri bambini».

Il libro è per stomaci forti: le descrizioni di massacri, torture, violenze e umiliazioni sono tratte da documenti raccapriccianti per la loro crudezza. Una lettura dolorosa, ma utile a confutare due pericolosi luoghi comuni: l’uomo non è naturalmente buono e il cammino dell’umanità non è indirizzato verso il Bene e il Progresso, che si sono dimostrati ingannevoli illusioni omicide.

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42 commenti


  1. Nel volume di Leonardo Pegoraro andrebbe aggiunto un capitolo dedicato alle popolazioni dell’ex Regno delle due Sicilie per quello che, nel nome del “Risorgimento” italiano, dovettero subire da leggi infami (Pica) soldati corrotti ed ignoranti e da politici cinici ed avidi. In questo caso il termine “genocidio”, purtroppo, calza alla perfezione.

    Socrate

  2. Chiedo, con molto rispetto, alla Redazione: Quanto tempo dura l’attesa di moderazione?

    Socrate

  3. Ripropongo il mio commento del 02 febbraio 2020:

    Nel volume di Leonardo Pegoraro andrebbe aggiunto un capitolo dedicato alle popolazioni dell’ex Regno delle due Sicilie per quello che, nel nome del “Risorgimento” italiano, dovettero subire da leggi infami (Pica) soldati corrotti ed ignoranti e da politici cinici ed avidi. In questo caso il termine “genocidio”, purtroppo, calza alla perfezione.

    Socrate

  4. In Italia non c’è stato alcun genocidio.

    emanuele

  5. Emanuele ha ragione, “In Italia non c’è stato alcun genocidio” infatti io mi riferivo alle sole regioni meridionali corrispondenti all’ex Regno delle Due Sicilie, dal 1860 ad opera di potenze straniere.

    Socrate

  6. Il malcostume di trasformare la storiografia, che è ricerca scientifica, in scambio di opinioni fondate sul nulla continua a produrre effetti deleteri. La propaganda del neoborbonismo e dei suoi «improvvisati bardi», come li chiama Roberto Martucci, che diffonde a casaccio cifre inventate e slogan ad effetto ne è uno degli esempi più evidenti. Chiedere a costoro di produrre un qualunque studio serio sui fenomeni di cui parlano è del tutto inutile. Per il periodo 1° giugno 1861-31 dicembre 1865 Franco Molfese stima che siano stati 5.816 i componenti le bande uccisi in combattimento o fucilati dopo la cattura. Numeri rilevanti ma non certo un genocidio, poiché i territori peninsulari dell’ex regno delle Due Sicilie contavano quasi sette milioni di abitanti. Non riporto qui il numero delle vittime delle bande stesse nel periodo considerato.

    Augusto

  7. Il mezzogiorno D’ITALIA è Italia, e non c’è stato alcun genocidio. L’abbiamo dimostrato per tabulas. Basta con questa fregnaccia, per favore.

    emanuele

  8. Emanuele, per favore, mi spieghi quale sarebbe la “fregnaccia”. Per comodità le riporto la definizione autentica dell’ONU:
    «Per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale:
    Uccisione di membri del gruppo;
    lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo;
    il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;
    misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo;
    trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.»
    Le ricordo che è sufficiente che sia vero uno solo dei cinque punti.

    Socrate

  9. Augusto, a proposito di “malcostume” e di ricerca scientifica, i dati forniti dall’esimio Molfese pur essendo frutto della più classica ricerca archivistica su fonti “canoniche”, non sono la verità assoluta.
    Infatti, nella relazione del Ministro Giovanni Manna, approvata in parlamento nel 1861 si dichiara che la “guerra nelle provincie appena conquistate” ha determinato in quelle terre, una riduzione di 458 mila persone in un anno. Atti parlamentari passati poi all’ISTAT. Considerando che la “guerra” è durata almeno altri 9 anni i numeri spacciati per veri dai savoiardi sono assolutamente da rivedere. Ma quand’anche fossero veri i numeri che lei riporta, sarebbe comunque un atto violento e criminale. Più che sufficiente per poter essere definito genocidio.

    Socrate

  10. alla questione abbiamo dedicato un lunghissimo articolo sul numero 128 col quale – come si diceva, per tabulas – dimostriamo che quelle cifre sono totalmente campate in aria.
    Inoltre i punti della definizione dell’ONU hanno una premessa: l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. E questa intenzione non c’era. Né c’era un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso diverso dai piemontesi, dai toscani o dai laziali nel mezzogiorno d’Italia. Dunque non si pone proprio la base per parlare di genocidio: né per le cifre né per l’intenzionalità. Et de hoc satis.

    emanuele

  11. Col permesso di Emanuele, poche osservazioni di metodo per rinfrescare, ove necessario, la memoria dei lettori.1. Nel 1861 Manna non avrebbe potuto presentare in Parlamento nessuna relazione da approvare poiché il censimento si tenne il 31 dicembre di quell’anno. La relazione fu presentata due anni dopo. 2. Ad affermare «che la “guerra nelle provincie appena conquistate” ha determinato in quelle terre, una riduzione di 458 mila persone in un anno» non è la «relazione presentata a S.M. il Re nell’udienza del 10 maggio 1863» – si veda il relativo opuscolo che si trova perfino su google.books – ma con una formulazione ambigua Pino Aprile nel suo libro dal sobrio titolo «Carnefici». Le cifre di Manna si riferiscono all’intero territorio nazionale e quanto ai risultati nelle province napoletane è detto espressamente che la diminuzione «vuolsi attribuire al modo con cui erano raccolti per l’addietro i fatti relativi allo stato della popolazione».

    Augusto

  12. e invece l’intenzione c’era, eccome! Benso e Lanza avevano pianificato scientificamente l’invasione, dal punto di vista politico, militare e logistico. Dalla formazione dei due battaglioni di Cacciatori delle Alpi (i mille) alla scelta del loro biondo ed eroico comandante; dall’acquisto (finto furto) dei due battelli dei Rubattino, all’accordo con Inghilterra e Francia; dalla pianificazione (corruzione) dei combattimenti allo scellerato accordo con la mafia siciliana. Il “gruppo nazionale, etnico, razziale e religioso” era molto diverso dal resto della penisola. Quella era l’Italia per antonomasia, se un campano o un pugliese si recava all’estero era considerato italiano, contrariamente ai savoiardi ai veneti o ai toscani.
    Di tutto questo non se ne parlerà mai a sufficienza!

    Socrate

  13. non ricordo, ma sono cose che ho scritto nel mio articolo? Perché là smentisco Pino Aprile e i suoi 458 mila morti

    emanuele

  14. La spedizione dei Mille fu di LIBERAZIONE del sud, non di genocidio. Che poi come potevano mille persone genocidare sette milioni di regnicoli del sud, io boh…

    emanuele

  15. Giusto per chiarire con Emanuele, che può anche non pubblicare questo commento, il suo permesso valeva in riferimento alla dichiarazione con la quale chiudeva la discussione (de hoc satis), non per altro.

    Augusto

  16. Socrate, quando scocca la mezzanotte lei deve andare a dormire, facendosi rimboccare le coperte e cantar la ninna nanna da qualche pia donna invece di fare “copia e incolla” dai rotocalchi gossippari pieni di panzane che andrebbero denunciati una buona volta per abuso della credulità popolare, e poi dovrebbe svegliarsi la mattina invece di continuare a delirare nel sonno fra i pesci d’aprile.
    Tanto per cominciare, Giovani Manna, che fu ministro dall’8 dicembre 1862 al 28 settembre 1863, presentò la sua Relazione al Re solo l’11 maggio del 1863: e, lungi dallo scrivere ciò che lei malamente vuol dare a bere, al contrario definì il censimento del 1861 un secondo plebiscito per la Monarchia Sabauda, un vero successo di partecipazione popolare e addirittura un miracolo, considerate le enormi difficoltà, il poco tempo a disposizione e l’inevitabile impreparazione degli ufficiali preposti i quali dovevano registrare i presenti sotto un determinato tetto alla mezzanotte del 31 dicembre 1861. L’anagrafe non c’era (sarebbe nata successivamente con il Regno d’Italia), e il censimento non contava gli assenti: solo a partire dal censimento del 1881 si cominciò gradualmente ad adottare il sistema moderno del numero legale, che cioè contava anche gli assenti, ma ancora oggi si rilevano discrepanze, tanto che, per esempio, nel censimento del 1991, cioè in tempi recenti e coi moderni mezzi a disposizione, la sola città di Messina registrò uno scarto di oltre 30.000 unità fra il numero legale del censimento riferito dall’ISTAT e quello dei registrati all’anagrafe, i quali risultarono, appunto, molti di più. Forse che li aveva ammazzati qualcuno?
    A ciò si aggiunga che proprio la situazione socialmente assai precaria dell’ex Regno delle due Sicilie (dove l’emigrazione esisteva eccome, anche se concessa dall’alto), non consentiva certo di fornire dati impeccabili, tutt’altro: non si contavano infatti le persone senza fissa dimora, i senzatetto, i vagabondi, quelli che vivevano alla macchia per sfuggire alla legge e darsi a rapine e sequestri (il Sud ne era infestato), ivi compresi i briganti finanziati da Francesco II e dal papa ancora attivi alla data del censimento, nonché le masserie agricole abitate solo per uno o due mesi all’anno, chi era fuori casa per ragioni di studio, lavoro o altro, nonchè tutti gli emigrati politici fuggiti in Piemonte e all’estero che non avevano più fatto ritorno perchè sistematisi colà con le rispettive famiglie o avrebbero fatto ritorno più tardi.
    Se la ciancia aprilesca dei 500.000 morti ammazzati dai Piemontesi (ma non erano un milione?), fosse vera, vorrebbe dire che un meridionale su 18 fu soppresso, il che sarebbe impossibile da nascondere: nella mia vasta parentela meridionale che spazia dalla Sicilia a Napoli, non ce n’è uno -dico uno- che possa essere esibito come morto ammazzato dai perfidi sabaudi, nel cui esercito peraltro erano già stati accolti italiani di tutte le regioni annesse, compresi i meridionali stessi. Con tutte le strade, le ferrovie e gli edifici che ha costruito il Regno d’Italia, le fosse comuni sarebbero saltate fuori, non si preoccupi, come sono saltate fuori in Slovenia, Russia, Polonia, Ucraina, Lituania…..lo capisce anche un ragazzino delle medie inferiori scarso a scuola.

    Maria Cipriano

  17. Per la cronaca, il ministro Giovanni Manna era napoletano.

    Maria Cipriano

  18. Emanuele, liberazione da chi? Il Sud era un Regno ricco e prospero dove nove milioni di persone vivevano, lavoravano, studiavano, commerciavano e prosperavano in pace. Il “grido di dolore” fu una miserabile invenzione propagandistica per giustificare una volgare e piratesca invasione. Il genocidio fu iniziato dai mille e continuò per 10 lunghi anni da un esercito di ben 120.000 uomini.

    Socrate

  19. Ben riletta Maria Cipriano, i suoi consigli salutistici mi mancavano!
    Il censimento fu anche un successo per chi lo aveva promosso ma non rispecchiava la realtà. Le schede censuarie venivano compilate a tavolino risparmiando agli addetti lunghi viaggi e violenti rifiuti.

    Socrate

  20. ma quale ricco e prospero che c’era il 99% di analfabetismo… Un regno così ben messo che mille “briganti” in camicia rossa lo hanno preso a calci in culo praticamente fino al Volturno, quando – là soltanto – il suo esercito s’è deciso a combattere. La Sicilia era così felice di stare sotto il dominio borbonico che s’era rivoltata non so quante volte, e nella repressione aveva fatto meritare l’epiteto di Re Bomba a un sovrano borbonico.

    emanuele

  21. Discutere con i neoborbonici è impresa inutile; gli dimostri che una loro affermazione (458.000 sterminati, genocidio!) è totalmente falsa, e ripartono subito con un’altra sfilza di sciocchezze, naturalmente senza mai produrre una prova di quanto affermano. Gli studenti di ogni ordine e grado nel regno delle Due Sicilie erano 66.000 su nove milioni di abitanti ed un terzo dei comuni era totalmente privo d’ogni tipo di scuola ma loro ti parlano dell’alto livello di istruzione del regno borbonico. Documenti che una città come Palermo era ad uno stadio che si può benevolmente definire “preindustriale” (ho scritto io un libro sull’economia palermitana) e ti rispondono che “loro” erano la terza economia al mondo. Gli ricordi che in Sicilia si scatenarono in quarant’anni quattro insurrezioni (1820, 1837, 1848, 1859-60) e ti “rivelano” che si trattò di “complotti anglogiudaicomassonici”. Non hanno mai letto un libro e pretendono di riscrivere la storia.

    Augusto

  22. purtroppo le loro sono affermazioni apodittiche. Non hanno bisogno di “dimostrazione”, come i MILLEMILA morti di Pontelandolfo e Casalduni – episodio che grazie al cielo smetteremo di trattare una volta e per sempre, o quantomeno finché non spunteranno fuori quei famosi “2000 crani umani” da cui nasce la ciancia dello sterminio piemontese. Oh, nazisti e comunisti non sono riusciti a nascondere al mondo i loro genocidi e avevano le più perfette macchine totalitarie mai viste, quattro burocrati che salutavano con “cerea, né” sono riusciti a far sparire per sempre nel nulla fosse comuni con mezzo milione di cristiani dentro, e tutti i testimoni appresso.

    emanuele

  23. Socrate, le stupidaggini che dice sono stratosferiche, perchè non va alla Nasa a farsi lanciare nello spazio?
    Il povero Ferdinando Lanza aveva più di 70 anni, non riusciva neanche ad andare più a cavallo, cosa vuole che si sia messo d’accordo con Cavour, e poi era già stato sonoramente sconfitto da Garibaldi nel lontano 1849 a Palestrina, a 40 km da Roma, si erano messi d’accordo anche allora? Fece bombardare Palermo causando più di 600 morti, altro che accordo!

    Maria Cipriano

  24. Supponenza e maleducazione da quattro soldi utile solo ad evitare un serio confronto sui fatti. Capisco che non è questo il luogo deputato a disquisizioni dotte ed impegnate, non per le persone che vi si affacciano ma per la limitatezza degli spazi e dei tempi, ma un approccio meno ironico sarebbe lecito aspettarlo. Tanto più che la contabilità sui morti ammazzati dovrebbe essere trattata con più rispetto. Rispetto che mancò sin dal 1860 nei confronti di popolazioni innocenti.

    Socrate

  25. Dopo un certo numero di “NON CI SONO STATI DUEMILA MORTI A PONTELANDOLFO E CASALDUNI” e si continua a ripetere a pappagallo “sì sì e sì perché sì” un po’ di sarcasmo scappa pure, eh…

    emanuele

  26. Curioso che parli di mancato rispetto verso i morti la propaganda neoborbonica che, moltiplicandone a piacimento i numeri, se ne serve come strumenti per la sua guerra contro il passato costruita su “fatti” inesistenti e documenti rozzamente manipolati, come nel caso del censimento del 1861 del quale si ignorano del tutto le modalità e perfino la data di svolgimento, tanto che se ne fa “approvare dal Parlamento (!)” la relazione ancor prima che sia celebrato.

    Augusto

  27. Le popolazioni innocenti festeggiarono l’ingresso di Vittorio Emanuele a Napoli il 7 novembre 1860 e la caduta di Gaeta il 13 febbraio 1861, indaghi gli archivi che sono la vostra specialità, lì c’è anche il rendiconto delle spese.

    Maria Cipriano

  28. Il censimento è del 1861 la relazione al Parlamento del 1863. Ho commesso un errore. Gli accadimenti restano comunque a testimoniare che fu genocidio, anche se piccoli savoiardi si affannano a cercare di dimostrare il contrario. Il livello culturale del Regno di Napoli era di altissimo livello. Non esisteva una Scuola statale, come fu invece poi pensata dal Casati, tuttavia In ogni città erano presenti scuole private laiche o cattoliche, per ricchi e per poveri, con sistemi scolastici di primissimo ordine. L’economia era florida, il Regno non era indebitato con nessuno e c’era la massima occupazione, che consentiva ai lombardi poveri di emigrare a Napoli in cerca di lavoro e di benessere.

    Socrate

  29. Maria Cipriano in quegli archivi sono rimaste solo le carte che dovevano restare! Se vuole fare un salto di qualità deve estendere la ricerca in luoghi non canonici, (archivi privati, fondazioni straniere, Fondi ecclesiastici, Biblioteche, ecc.) mettere in relazione dati eterogenei ed apparentemente incongrui, liberare la mente dai pregiudizi e porsi umilmente in discussione, forse potrà incominciare a scoprire la verità. A proposito ha notizie del carteggio di Ippolito Nievo o di atti sopravvissuti alla furia incendiaria del Settembrini?

    Socrate

  30. Emanuele lo stile che contraddistingue i suoi interventi è sempre stato coerente con i contenuti. Purtroppo, come a volte succede, questa volta si è superato (ovviamente in peggio)!

    Socrate

  31. Secondo “le soi-disant Socrate” – notoriamente noi “savoiardi” parliamo solo francese – il ministro Manna (1) aveva presentato al Parlamento (2) la relazione conclusiva sul censimento 1861 nel 1861 (3), e in quella relazione riferiva della mancanza di 458.000 meridionali (4) imputandola alla guerra (5). Ora (1) Giovanni Manna nel 1861 non era ministro, come ha ricordato Maria Cipriano, il censimento venne compilato sulle base delle risultanze ottenute nella notte del 31 dicembre 1861 (3) e dunque i risultati non potevano essere comunicati nel corso dell’anno, la relazione non fu presentata al Parlamento (2), che comunque non doveva approvarla, ma a Vittorio Emanuele II nel 1863, non vi si riconosceva la scomparsa di 458.000 meridionali (4), si imputavano le differenze rispetto ai precedenti censimenti ai differenti metodi di rilevazione e di calcolo (5). È piuttosto raro che chi commette una sfilza di errori pretenda di dar lezioni a chi glieli corregge.
    Quanto alle favole consolatorie fondate sugli aggettivi – dati precisi, mai – che il suddetto commentatore si racconta, fornisco qualche numero per porre fine a questa insulsa diatriba. 1. Nel 1860 il numero di allievi nelle Due Sicilie era per la precisione di 67.431, altro che scuole in ogni città, paese o villaggio; in Lombardia erano 302.372; nel Regno di Sardegna: 361.970. Quanto all’inesistente debito pubblico, ammontava nel 1860 a 155 milioni di ducati [S. Violante, Fiscalità e finanza in Italia (1861-1913), in C. Pavese, P. Toninelli, S. Violante, Fiscalità e finanza pubblica in Italia (1861-1913). Saggi e documenti, Milano, 1979, pp. 13 sgg.]. Sulla piena occupazione e la floridezza economica risponderò non appena avrò finito di ridere, sempre che la redazione ritenga che ne valga la pena.

    Augusto

  32. A Roma si dice “quando ce vò ce vò”

    emanuele

  33. Augusto chiarito finalmente l’iter del censimento del 1861, che nulla toglie o aggiunge al succo del discorso: genocidio, finalmente potrà dedicarsi ad altro e cessare “questa insulsa diatriba”.
    I dati forniti per dimostrare che il Sud era poco acculturato sono fuorvianti. Studi seri dimostrano che il sistema dell’istruzione era diverso da quello del resto dello stivale, ma non per questo meno efficace.
    Il debito di 150 milioni era fisiologico per un Regno in salute, tanto che la Borsa di Parigi quotava la rendita del Regno del sud al 120%, la più alta d’Europa.
    Debito, peraltro, compensato da una quantità di moneta circolante pari a 443 milioni di Lire. Se poi raffrontiamo questi dati con quelli del Piemonte, scopriamo che il regnucolo savoiardo aveva, nello stesso periodo, un debito di circa un miliardo e duecento milioni, a fronte di una massa di moneta circolante di soli 27 milioni.
    Su Emanuele, si faccia coraggio!

    Socrate

  34. Riassumiamo. Intervenendo nella discussione su un libro che parla di genocidi in diverse aree del mondo, un commentatore che si firma “Socrate” sostiene che il Regno d’Italia ne attuò uno nelle regioni dell’ex regno delle Due Sicilie dopo il 1860, adducendo come prova un dato del censimento del 1861, che cita evidentemente di terza mano perché lo ricava da Pino Aprile. Gli dimostriamo che di quel censimento non sa nulla e che quel dato, proprio secondo la relazione illustrativa del censimento stesso, è dovuto “ai differenti metodi di rilevazione e di calcolo” rispetto alle rilevazioni precedenti. A riprova di questa affermazione basti ricordare che, come sa chiunque abbia studiato quel documento, fra le province con il maggior incremento di popolazione in confronto ai precedenti dati ci sarebbero Caltanissetta, Catania e Palermo, che non si trovano esattamente in Valle d’Aosta, che Firenze denuncia un decremento maggiore del distretto di Terra di Lavoro, che Benevento perde un numero minore di abitanti rispetto a Parma. Chiarito questo per rispetto verso i lettori della rivista, che il personaggio in questione malgrado le smentite continui a gridare al genocidio mi sembra del tutto scontato ma assolutamente irrilevante.
    D’altronde, per chiarire i criteri con i quali “Socrate” interpreta la realtà, è sufficiente rilevare che, sulla base di ignoti “studi seri”, il numero degli alunni delle scuole è per lui “un dato fuorviante” per valutare il livello di alfabetizzazione di uno Stato e che, dopo aver sostenuto che il regno borbonico “non era indebitato con nessuno”, un debito di 155 milioni di ducati, non di lire, gli appare “fisiologico”.
    E vengo all’ultimo punto, che vorrebbe riprendere dati di Nitti. Ma Nitti (Nord e sud. Prime linee di una inchiesta sulla ripartizione territoriale delle entrate e delle spese dello stato in Italia, Torino 1900, p. 136) non riferisce il dato della moneta “circolante” nel 1861, ma quello delle “monete metalliche ritirate dalla circolazione” dal 1862 in poi. Ricordo che secondo quella stessa tabella il Granducato di Toscana, dalla quale furono ritirate monete per 85,3 milioni, avrebbe surclassato la Lombardia nella quale il valore delle monete ritirate fu di soli 8,1 milioni: e comparare lo sviluppo delle due economie regionali è sufficiente per capire l’equivoco in cui molti cadono. In realtà, alla data della promulgazione della legge 24-8-1862 che unificò il sistema monetario del neonato Regno d’Italia, il valore delle sole “monete circolanti” – esclusa dunque ogni altra forma di valuta – era di £. 182.171.628 negli stati sardi, di £. 273.374.840 nel Lombardo-Veneto, di £. 464.063.950 nell’ex regno delle Due Sicilie, e non trascrivo gli altri dati per non essere noioso.
    Il fatto poi che tutto questo non c’entri nulla coll’argomento dell’articolo credo renda superfluo spiegare perché ritengo che discutere con “Socrate” sia del tutto inutile.

    Augusto

  35. Il numero degli alunni delle scuole è “un dato fuorviante” per valutare il livello di alfabetizzazione di uno Stato preunitario, ante Casati, sia per i sistemi di rilevazione che per le particolari strutture scolastiche. Quando scrivo che il Regno borbonico “non era indebitato con nessuno”, significa che, il debito per le sue proporzioni poteva essere considerato inesistente. Tale, infatti, lo considerava la Borsa di Parigi.
    La massa monetaria per essere ritirata doveva necessariamente esistere e circolare.
    Queste “noiose” disquisizioni le ha iniziate Augusto nel tentativo maldestro di creare una cortina fumogena e deviare la discussione su dettagli che portano a conclusioni di lana caprina.
    Il genocidio secondo la definizione autentica dell’ONU ci fu eccome!
    La guerra civile che per più di un secolo gli storici di regime hanno definito “brigantaggio”, i campi di concentramento per chi non si piegava all’invasore, lo stravolgimento se non proprio la distruzione insensata e violenta delle consuetudini, degli usi civici e del modus vivendi, sono solo alcune delle tante verità scomode mistificate o peggio nascoste dai sognatori filo sabaudi.
    Questo e solo questo è quello che conta!

    Socrate

  36. Tornando a questioni serie, vorrei suggerire sul tema l’analisi di uno studio di Matthew White, una interessante risorsa digitale molta ricca di dati e di informazioni raggiungibile al seguente indirizzo: dhttp://users.erols.com/mwhite28/20centry.htmi

    Augusto

  37. Per Augusto il genocidio e le nefandezze compiute dall’esercito piemontese nelle regioni conquistate con la vile invasione del 1860 non sono “questioni serie”. Non mi sembra una buona notizia anche se, purtroppo, conferma l’opinione che qualsiasi lettore in buona fede si è potuto fare leggendo i suoi interventi.

    Socrate

  38. Per citare Claudio Vercelli, “i mistificatori del passato si presentano sotto la duplice veste di coloro che hanno subito un’offesa irreparabile ma che, nel medesimo tempo, denunciandone l’esistenza, intendono liberare l’opinione pubblica dalla coltre della “menzogna”. I manipolatori, infatti, indossano i paramenti di sacerdoti della coscienza collettiva, alla quale porterebbero finalmente la piena cognizione del “vero”, volutamente omesso dal “potere” per inconfessabili calcoli di interesse proprio.
    Chi accetta la menzogna lo fa perché gli dà la patente di vittima, fornendogli dei bersagli contro i quali scagliare la sua rabbia.
    Tra chi torce e sbriciola il passato, ricomponendolo secondo le sue esigenze, e chi cerca di capire il passato, c’è la differenza che intercorre tra un parassita e il corpo sul quale questo cerca di soggiornare.
    Il manipolatore in definitiva ignora i fatti e i documenti perchè ha degli articoli di fede da imporre ossessivamente. con la tracotanza del fondamentalismo culturale e ideologico dei giorni nostri”.

    Augusto

  39. Augusto è evidente che non avendo altri argomenti cerca aiuto nelle citazioni altrui. Lasci perdere, non serve. Anch’io potrei citare lo stesso autore per affermare un concetto completamente opposto al suo:
    «Se nessuna memoria dei morti fosse rimasta, il crimine sarebbe stato pressoché perfetto. Alla cenere avrebbe corrisposto l’oblio. La negazione era parte stessa della tragedia che si andava consumando, entrando a pieno titolo nelle dinamiche della macchina dell’assassinio di massa» (Claudio Vercelli).
    Tra l’altro, come lei ben sa, il Vercelli si riferisce alla Shoah e al negazionismo.
    Provi a chiedere aiuto alla star woman Maria Cipriano o al suo fan, Emanuele.

    Socrate

  40. Sempre per evitare che i lettori di questa rivista possano essere tratti in errore da mistificazioni – e poi lascio volentieri questo compito ad altri -, l’articolo di Claudio Vercelli dal quale citavo (“La potenza della menzogna, «Idee», 17/12/2012, e ne traggo la citazione seguente) nasceva da una riflessione “originata dalla pubblicazione e dalla diffusione di due interessanti volumi, uno di Juri Bossuto e Luca Costanzo e l’altro di Alessandro Barbero. Entrambi si occupano della vicenda del destino dei soldati dell’esercito borbonico, sia pure da angolazioni differenti. In particolare, ed è il caso del primo dei due testi, vengono smontate colpo su colpo le fantasiose accuse, rivolte alle autorità del nascente Stato unitario, di avere dato corso ad una vera e propria pratica di deliberato sterminio nei confronti dei prigionieri meridionali trattenuti nel forte torinese di Fenestrelle. Una pratica che, nelle intenzioni degli accusatori, costituirebbe l’indice di una più generale volontà politica, quella di mettere al sacco economico e in stato di totale sudditanza politica il Mezzogiorno, altrimenti isola felice, come poi, sostengono i medesimi, si sarebbe concretamente verificato nei centocinquanta anni successivi della storia d’Italia, quindi fino ad oggi”. Ma il giorno in cui i neoborbonici cominciassero a studiare, non ci sarebbero più neoborbonici. E, come diceva Emanuele che ringrazio per l’ospitalità, “de hoc satis”

    Augusto

  41. Già un anno fa su questa stessa rivista ebbi modo di commentare (negativamente) il lavoro di Juri Bossuto e Luca Costanzo, non intendo ripetermi.
    “L’Italia militare” rassegna mensile di Torino del 1864, riporta che dal 7 ottobre al 24 novembre 1860 arrivarono a Genova i primi 8.000 prigionieri borbonici.
    Tutti questi soldati furono assegnati a Fenestrelle e nei vari lager del Centro Nord.
    Nei 4 anni successivi furono rinchiusi nei medesimi campi di concentramento circa 16.000 prigionieri. Nel triennio 1861-1963 risultano deceduti per cause non specificate ma non certo per eventi bellici, circa 15.000 militari. Una cifra spaventosa.
    I due autori citati da Augusto dopo “intense” ricerche d’archivio basate solo su documenti parrocchiali dell’epoca, scrivono che nel 1860 a Fenestrelle ci furono 4 decessi e che nei 4 anni successivi “solo” quaranta.
    Intelligenti pauca.

    Socrate

  42. Credevo che questa storiella fosse finita ma vedo che siamo di fronte ad un secondo tentativo di propagandare, sempre sulla base dei numeri raccolti a casaccio non si sa bene da chi, l’idea di un “genocidio” compiuto dai governi unitari ai danni degli italiani del sud. Ricordo dunque ai lettori che “L’Italia militare”, anno 1, n. 1, Torino 1864, pubblicò la “Relazione del maggior generale Federico Torre al ministro della guerra” sulle leve eseguite fino al 30 settembre 1863. Torre, che era nativo di Benevento, riferiva a p. 285 del trasferimento di ottomila prigionieri napoletani tra ottobre e novembre 1860 “nelle province settentrionali”, precisando che erano stati condotti provvisoriamente “in Alessandria, a Milano, a Bergamo, a Fenestrelle e nei forti di Genova” e quindi ripartiti, secondo quanto disposto dal ministero con circolare n. 23 del 20-11-1860 (la si trova pubblicata in “Giornale militare”, annata 1860, n. 41, Torino, pp. 1219-1222, i lettori possono controllare) presso i vari “depositi” esistenti nei dipartimenti militari. Era fatto obbligo ai comandanti i singoli dipartimenti di trasmettere ad una apposita commissione istituita in Genova “uno stato numerico dimostrativo” della ripartizione avvenuta. Nella pagina seguente Torre precisava che già nel gennaio 1861 di questi ottomila uomini oltre 2600 erano stato rimandati a casa perché non più di leva, unitamente a coloro che erano stati riconosciuti inabili al servizio, agli ammogliati e ai vedovi con prole. Nella migliore delle ipotesi, dunque, quelle sui lager sono chiacchiere da bar.
    Infine le cifre relative agli inesistenti campi di concentramento negli anni successivi riferite da taluno sono inventate. Gli storici come Barbero, che noto viene citato senza averlo letto, fanno ricerche negli archivi e pubblicano i risultati, altri consultano i fondi di caffè e “scoprono” notizie sensazionali. Come dicevo prima, il giorno in cui i neo-borbonici cominceranno a studiare, non ci saranno più neo-borbonici.
    P.S. Aggiungo il mio cognome perchè chi ne ha voglia possa cercare quanto ho pubblicato anche in siti come academia.edu e valutare pertanto la mia attendibilità.

    Augusto Marinelli

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