29 maggio 1453, cade Costantinopoli. Ma la Grecia non dimentica il suo imperatore

4 giugno

Mai tempo fu più fervido d’ingegni, più prodigo di contrasti, più armonioso e più feroce, più illuminato e più imbarbarito, più raffinato e più disperato. Il Cinquecento merita appieno la definizione vergata dall’abate tedesco Michael Isselt, meglio noto come Jansonius: mundus furiosus. L’epicentro, come ricorda lo storico Roger Crowley, fu il Mediterraneo «teatro di una guerra mondiale, lo spazio dove ebbe luogo uno dei più feroci scontri: la lotta tra Islam e Cristianesimo. Una guerra di lunga durata».

Il prologo fu vergato il  29 maggio 1453. Nel sangue. In quel giorno lontano — il “martedì nero” per gli elleni di ieri e di oggi —  Costantinopoli, il “faro del mondo”, la “seconda Roma”, cadeva nelle mani di Maometto II, sultano (padiscià) degli Ottomani. Grande fu l’emozione in tutta l’Europa cristiana, improvvisamente dimentica come la straziante agonia della capitale bizantina avesse lasciato freddo il pontefice romano — rimasto in vana attesa della sottomissione degli ortodossi — e del tutto indifferenti i monarchi europei. Sulle mura teodosiane a combattere e morire con Costantino XI Paleologo rimasero solo i veneziani guidati dal bailo Girolamo Minotto — decapitato dai turchi alla fine dell’assedio — e i mercenari liguri di Giovanni Giustiniani. Sull’altra sponda del Corno d’oro i mercanti genovesi, arroccati nel quartiere di Pera, preferirono dichiararsi neutrali rimanendo in silenzio ad osservare l’atroce fine di una capitale e di una Civiltà.

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Considerato martire dalla Chiesa Greca Ortodossa, Costantino è venerato come santo e nei secoli il mito del Marmaromenos, il ritorno dell’imperatore,  è rimasto sempre vivo nel sentimento del popolo ellenico. Nel 1998 i compositori Apostolos Kaldaras e Stamatis Spanoudakis hanno composto un album musicale dal nome “Marble King” .

Puntualmente riproposto ad ogni anniversario del “martedì nero”. Per i greci del terzo millennio la caduta dell’antica capitale imperiale rimane una ferita aperta, un dolore mai sopito. In omaggio ad un popolo meraviglioso, fiero della sua storia, e ricordando Bisanzio e i suoi eroici difensori, vi proponiamo due versioni di Lightning strikes, il pezzo più emozionante. In Ellade vi è ancora speranza…

 

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