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Quando il Regio Esercito salvava gli ebrei dai rastrellamenti nazisti

Saint Martin Vesubie, un piccolo villaggio a nord di Nizza, correndo l’anno 1943. Anche se c’è la guerra, e la Francia è stata occupata dalla Germania nazista, in questo pugno di casette arrampicate tra i monti la vita scorre tranquilla. Qui non ci sono i nazisti: ci sono i soldati italiani, sono arrivati alla fine del 1942. Temendo, infatti, l’invasione degli alleati angloamericani le forze dell’asse hanno occupato direttamente anche il territorio di Vichy. A chi è toccata l’occupazione italiana la vita sorride di più. Ma nel caso di Saint Martin non solo agli abitanti abituali del borgo. Durante l’occupazione, approfittando dell’atteggiamento tollerante degli italiani, si sono trasferiti lì centinaia e centinaia di ebrei. Per le stradine tipicamente francesi si sente parlare in un sacco di lingue: italiano, polacco, tedesco, yiddish. Sorge addirittura una sinagoga e una scuola professionale per insegnare un mestiere ai giovani che sono fuggiti dai molti territori dell’Asse.

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di Matteo Sacchi, da “Il Giornale” del 26 gennaio 

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Per dieci mesi truppe e ufficiali del regio esercito fanno da sé: non vengono applicate ne le leggi razziali italiane ne men che meno la «soluzione finale» tedesca. Di più, in molte occasioni le truppe italiane si rifiutano di consegnare gli ebrei rifugiati agli alleati tedeschi.
Per dieci mesi si viene a creare quella «Vacanza dall’Olocausto» che fa da titolo al documentario che History Channel manderà in onda oggi mercoledì 26 gennaio, alle 21 (canale 407 della piattaforma Sky) per celebrare la Giornata della memoria. Come testimonia l’ebreo Walter Marx: «Eravamo contenti di essere là. Era un piacevole cambiamento, dopo essere stati perseguitati per mesi o per anni, essere in un luogo dove ci sentivamo sicuri».
Purtroppo però durò poco: con l’8 settembre le forze italiane sbandarono. A Saint Martin Vesubie andò meglio che altrove, i reparti si ritirarono verso l’Italia abbastanza ordinatamente, invitarono gli ebrei a seguirli al di qua delle alpi. Molti ce la fecero, di nuovo aiutati dalle guardie confinarie italiane, a centinaia giunsero a Borgo San Dalmazzo, vicino a Cuneo. Ma purtroppo l’intera regione è ormai già caduta in mano tedesca. I tedeschi dichiarano immediatamente la legge marziale: c’è la pena di morte per gli ebrei che non si consegnano e per chi li ospita. Ma di nuovo la popolazione italiana interviene, nasconde i fuggitivi, che sono circa 1200. Solo 357 verranno catturati e inviati ai campi (di questi se ne salvarono pochissimi: 18 in tutto). Una storia di solidarietà incredibile che solo ora viene raccontata in maniera così compiuta. Del resto nessuno avrebbe potuto ricostruirla come il regista del documentario Andrè Waksman: lui l’ha vissuta sulla sua pelle, la madre lo portò con se, mano nella mano, nella disperata fuga attraverso le alpi. E ora Andrè è qui per ricordare, e ricordarci, chi lo salvò.

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Inserito su www.storiainrete.com il 27 gennaio 2011

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