Sabbia bagnata: ecco come gli egizi fecero le Piramidi

3 maggio

Opere di ingegneria di livello elevatissimo costruite quasi cinquemila anni fa, le Piramidi d’Egitto hanno sempre affascinato gli studiosi. Al netto di mummie e maledizioni, soprattutto per la loro misteriosa tecnica di costruzione. Impossibile, almeno all’apparenza, con le tecniche costruttive dell’epoca. Tanto che non sono mancati, in passato, teorici dell’origine aliena delle strutture.

di Maria Strada dal Corriere della Sera del 2 maggio 2014 

Il giusto mix
Adesso, però, il mistero è, o sarebbe, stato svelato: per trasportare i pesantissimi blocchi di pietra, gli egizi non usavano nient’altro che la sabbia bagnata. Uno studio sull’attrito effettuato dalla Fom – Fondazione per la ricerca fondamentale sulla materia – dell’Università di Amsterdam sulla frizione ha infatti dimostrato in modo sperimentale questo viene sostanzialmente ridotto dall’aggiunta di un po’ – non troppa – acqua. In pratica, l’interazione tra l’acqua e la sabbia (capillarità) aumenta il modulo di scorrimento della sabbia e facilita lo scorrimento. La sabbia asciutta, a fronte del traino dei pesi, non solo provoca attrito, ma si accumula davanti al mezzo. Una sabbia troppo bagnata risulterebbe, invece, con un modulo di scorrimento troppo diminuito facendo così aumentare il coefficiente di frizione. Questo per la formazione di “ponti capillari”, cioè gocce microscopiche che favoriscono i legami tra i granelli di sabbia.

Il murale «scientifico»
Quindi, né troppa acqua, né troppo poca, sottolineano i fisici del Fom. La ricerca è stata pubblicata a fine aprile sul Physical Review Letters. Quindi gli egiziani, secondo l’analisi, ponevano i blocchi di pietra, e le statue, su delle slitte che venivano trainate dagli schiavi. E, come dimostrerebbe anche un’opera a geroglifici rinvenuta sul muro della tomba di Djehutihotep, vissuto intorno al 1850 avanti Cristo, dal davanti di queste slitte inumidivano la sabbia appena prima del passaggio del peso versando dell’acqua. L’esperimento del Fom prova che in questo modo gli egiziani avrebbero in pratica dimezzato la forza richiesta per lo spostamento di un peso così greve.

Trasporti antichi e trasporti attuali
La ricerca, comunque, non ha applicazioni solo per la comprensione del lontano passato, ma anche per gli sviluppi della scienza moderna, che ancora non è in grado di cogliere pienamente il comportamento dei materiali granulari come la sabbia (e tra questi il carbone, il cemento e l’asfalto): i risultati dello studio potrebbero, infatti, rivelarsi utili per ottimizzare i trasporti e per la lavorazione di quei materiali. Attualmente un processo – scrive il Fom – che consuma circa il 10% dell’energia a livello mondiale.
Nwo… I sostenitori delle teorie ufologiche sarebbero quindi sistemati? All’atto della scienza, sì. Ma potrebbero sempre sostenere che il Fom fa parte del Nederlandse Organisatie voor Wetenschappelijk Onderzoek (Organizzazione olandese per la ricerca scientifica), che ha come acronimo Nwo, la sigla inglese del “Nuovo ordine mondiale”…

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Un commento


  1. I grandi dubbi e gli interrogativi irrisolti sulla costruzione delle tre piramidi di Giza, soprattutto quella attribuita a Cheope, rimangono. Queste spiegazioni possono forse soddisfare l’ambiente archeologico ma non gli ingegneri edili e gli architetti di oggi che continuano a considerare la grande piramide come un vero miracolo della costruzione edile. La piana di Giza di per sé pone molti quesiti irrisolti, a cominciare dalla sfinge. Ecco un articolo a tale proposito:
    http://storia-controstoria.org/antiche-culture/la-sfinge-e-la-stele-di-inventario/

    Sabina Marineo

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