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«Cancellati autori del Sud». Proteste per programmi scolastici

libriParte dalla Campania la crociata a difesa dei letterati del Mezzogiorno che due anni fa una commissione di esperti nominata dalla Gelmini ha defenestrato dalle classi. Non si studieranno più Silone, Sciascia, Vittorini, Quasimodo… «Così si cancella una parte consistente della cultura italiana»: mobilitazione dei presidenti dei Consigli regionali del Mezzogiorno, già si sospetta un “complotto nordista”. E ci si appella al ministro Profumo

di Giuseppe Picciano da Il vostro quotidiano del 7 giugno 2012 ilVostro Quotidiano Online

Nei programmi scolastici dei “nuovi” licei non ci saranno i grandi autori del Mezzogiorno. Ovvero, Unità d’Italia punto e a capo. Nonostante le solenni celebrazioni avessero cercato di perseguire, almeno nelle intenzioni, la pacificazione storica e culturale tra Nord e Sud, l’epopea risorgimentale resta un argomento scottante e tutt’altro che condiviso.
La prossima applicazione del provvedimento del ministero dell’Istruzione (il Dpr 89/2010), riguardante il riordino del sistema dei licei, ha rinfocolato le polemiche di due anni fa quando una commissione di esperti, nominata dall’allora ministro Mariastella Gelmini, elaborò le cosiddette “Indicazioni nazionali” riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento in relazione agli insegnamenti compresi nel piano di studi. Peccato, perché secondo i consiglieri regionali della Campania si tratta di indicazioni non proprio nazionali in quanto escludono dai libri di testo poeti e scrittori del Sud Italia del Novecento.

«INSERIRE I LETTERATI DEL SUD» – Così, primo tra tutti, il presidente del Consiglio regionale della Campania, Paolo Romano, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera ai suoi omologhi delle assemblee di Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna invitandoli a intervenire presso il ministero affinché nelle indicazioni previste dal decreto vengano inclusi anche i letterati del Sud. «Non so chi abbia elaborato le indicazioni relative agli autori italiani da inserire nei testi di letteratura per i licei – osserva Romano – ma certamente chi l’ha fatto non ha reso un buon servizio al Paese. Non credo sia necessario elencare i nomi degli scrittori e dei poeti meridionali che, sin dai primi del ‘900, con la loro cultura e il loto talento hanno saputo imporsi conseguendo prestigiosi riconoscimenti non solo in Italia ma anche all’estero, ma sono certo, però – ha concluso Romano – che i colleghi delle assemblee legislative regionali del Sud sapranno cogliere appieno l’opportunità di intervenire con forza, prima che le case editrici, in ossequio alle indicazioni di una norma evidentemente e profondamente sbagliata, finiscano col cancellare una parte consistente della cultura del nostro Paese».
Era stato il gruppo consiliare campano del Pd a tuonare durante una delle ultime sedute, presentando un ordine del giorno, approvato all’unanimità, da inviare al ministro Francesco Profumo: «La questione non è di lana caprina, ma sostanziale: ferma restando la libertà di insegnamento costituzionalmente sancita, infatti, il limite si troverebbe nei libri di testo, che restano l’unico sussidio disponibile per gli studenti. In quei libri, giganti della nostra letteratura come Ortese, Silone, Serao, Vittorini, Sciascia, Quasimodo e Levi rischiano di essere derubricati tra gli autori minori. Un assurdo culturale al quale bisogna assolutamente porre rimedio».

GLI AUTORI “SCOMPARSI” – In buona sostanza, nelle indicazioni “imprescindibili” per la letteratura del quinto anno gli esperti ministeriali nel periodo tra Ottocento e Novecento inseriscono Pascoli, D’Annunzio, Verga e Pirandello, autori giustamente definiti “non eludibili”. La sorpresa arriva al XX secolo. Ci sono Ungaretti, Saba e Montale per la poesia e per la narrativa, dalla stagione neorealistica ad oggi, Gadda, Fenoglio, Calvino, Primo Levi. Niente altro. Non c’è traccia di Quasimodo, Scotellaro, Silone, Sciascia, Vittorini, Serao.
In attesa di appurare se si sia trattato di un “complotto nordista” in piena regola o di una specifica interpretazione della letteratura del Novecento da parte degli esperti, la parola, ormai “imprescindibile”, passa al ministro Profumo.
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Inserito su www.storiainrete.com l’8 giugno 2012

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