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La Locanda di Granito

Di situazionisti vandali, busti (fasulli) di Marconi e Wikipedia…

Un mese fa – in occasione della puntata de “L’orizzonte degli eventi” di Barbara Tampieri in cui abbiamo presentato “Iconoclastia” – abbiamo citato l’attacco contro il “busto di Marconi al Pincio” come ennesimo indizio dell’attecchimento dell’epidemia di pazzia contagiosa anche in Italia.

Beh, ci sbagliavamo (parzialmente). L’attacco si è rivelato essere una manifestazione situazionista di un sedicente “artista” con un piano in due mosse:
1 – Vandalizzare con la scusa della cancel culture antifà un busto del Pincio. Una situazione plausibile, lo scorso anno era stato vandalizzato il busto del generale Baldissera, governatore coloniale.
2 – Ma il busto da vandalizzare, ancorché plausibile quello di un grande italiano come Guglielmo Marconi, era esso stesso un’installazione. Il situazionista di turno aveva realizzato un busto che sebbene anticato e con la scritta Marconi, ritraeva l’artista stesso. Perché al Pincio un busto di Marconi non c’è mai stato.

Non che la cosa sposti minimamente il problema della cancel culture: il situazionismo funziona proprio perché è stato un evento plausibile (stigmatizzato al più con un’alzata di spalle). Il fatto che l'”artista” in questione abbia scelto quel metodo per far parlare di sé è indice che quello è un nervo scoperto, quindi sempre guardia altissima su quel fronte. E, overtonianamente, anche solo per burla, si è spostata l’asticella della cancellazione sempre più in là.

Ma c’è un altro fronte che il vandalismo al busto di Marconi riporta al centro dell’attenzione. Un argomento a cui abbiamo dedicato numerosi lavori, e che per una curiosa coincidenza “temporale” riproponiamo in una nuova puntata de “L’orizzonte degli eventi”: ovvero il ruolo di Wikipedia nell’informazione.

Il nostro ultimo intervento a L’Orizzonte degli Eventi

Il situazionista che ha sbombolettato il fasullo busto al Pincio, infatti, aveva preparato l’azione seminando intelligentemente sul terreno più fertile possibile per la guerra culturale: Wikipedia.

In sostanza dovendo “autenticare” il fasullo busto di Marconi al Pincio, quello che avrebbe poi vandalizzato, l’autore della falsificazione ha pensato di sfruttare una fonte consultata da chiunque su questo argomento: elenco dei busti del Pincio.

Con abile mossa ha infatti inserito il busto che ha fatto passare come Guglielmo Marconi tra i “busti del Pincio” caricando una foto del medesimo su Wikimedia Commons e poi aggiungendo il nome del padre della radio alla lista dei personaggi eternati nei marmi della terrazza romana. Ma un Marconi al Pincio non c’è mai stato. Nessuno si è accorto di questa manipolazione dell’informazione, e nessuno ha controllato che il volto del busto ritrae un non meglio identificato personaggio con baffi e pizzetto, al contrario del sempre ben rasato inventore italiano (al più in qualche foto Marconi ha i baffetti, ma la forma del quadrata del visto resta ben diversa dal mento appuntito del busto presunto).

Guglielmo Marconi - Wikipedia
Guglielmo Marconi, sempre ben rasato.

Poche ore prima del vandalismo un’utente anonima, che non ha fatto altre modifiche, sanciva l’esistenza del 229° busto del Pincio, quello di Guglielmo Marconi. Dopo aver caricato la foto del busto ante-vandalismo (cosa c’è di più probante di una foto? – si sarebbe detto un tempo) aggiunge il nome all’elenco. Modificata Wikipedia con successo, si può oramai dire che quel busto c’è sempre stato, esattamente come che l’Eurasia è in guerra con l’Estasia (è sempre stata in guerra con l’Estasia. L’ha detto il “Times“, no?). Se mai qualcuno dovesse aver avuto un dubbio, Wikipedia avrebbe confermato (e tutt’ora conferma) l’esistenza di un busto marconiano.

Dopo pochi giorni, il falso vandalo ha effettuato la sua azione con le bombolette spray e ha successivamente aggiunto la notizia del gesto su Wikipedia.

Intervengono a questo punto due admin storici – Gac e Vituzzu – i quali non s’accorgono affatto dell’uno-due messo in atto dal sedicente “artista”. Gac tenta di dialogare con l’”artista” sulla pagina di discussione dell’utente, ma si limita a far notare che nella pagina in questione “non ci possono essere tutte le foto dei busti”.

Poi arriva Vituzzu, un amministratore implacabile e molto compreso nel suo ruolo di sceriffo di Kansas City. Lo stesso che da anni dà la caccia agli inserimenti del sottoscritto proscritto, pure quando sono correzioni degli errori di grammatica.
Comunque Vituzzu si limita a cancellare l’ultima parte della notizia sul vandalismo con l’accusa di recentismo. Tuttavia non tocca le altre modifiche dell’artista. Il 229° busto rimane, e l’implacabile admin sancisce così involontariamente il successo della burla situazionista. Un’azione di vandalismo in rete e in real life che se fosse stata pianificata con appena più accortezza (e senza confessione a reti unificate su Corsera e Dagospia) avrebbe creato un cortocircuito mediatico ben difficile da sbrogliare.

Questo dunque resta il tallone d’Achille di Wikipedia: la possibilità di trasformarsi in una fabbrica di falsificazioni sfruttando un meccanismo di retroazione maligno: io inserisco una informazione falsa, poi agisco affinché dei media esterni la riprendano e in qualche maniera la asseverino, quindi utilizzo questa asseverazione per puntellare la falsificazione all’interno dell’Enciclopedia Libera.

Il meccanismo di introduzione di informazioni originali su Wikipedia. Nonostante non si possano inserire informazioni originali secondo le regole fondamentali dell’Enciclopedia Libera, è fatale che ciò avvenga. Per lo più esso avviene come vandalismo o mancata comprensione delle regole di Wikipedia da parte di utenti ingenui. Ma può anche avere due esiti diversi, uno progressivo (ma pochissimo praticato) e l’altro invece inquietante e sicuramente distruttivo: la creazione di notizie fasulle che possono diventare “verità”.

Un rischio gravissimo che l’intero mondo dell’informazione subisce, anche per colpa di una comunità di wikipedisti sempre più assottigliata e sempre meno presente e di admin troppo impegnati a fare le loro battaglie ideologiche anziché proteggere l’enciclopedia dai vandali veri.

Vuoi saperne di più? Leggi “Iconoclastia”
La puntata de L’Orizzonte degli Eventi in cui parliamo di “Iconoclastia”

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