Home Rinascimento Galileo esperto anche di ottica: lo dicono i manoscritti

Galileo esperto anche di ottica: lo dicono i manoscritti

Venezia, agosto 1609. Presentando al Doge Leonardo Donà il suo cannocchiale, nuovissimo strumento con il quale si potevano vedere come vicine le navi ancora lontane nel mare, Galileo Galilei parla di “un Occhiale cavato dalle più recondite speculazioni di prospettiva”. Una frase che ha fatto dibattere a lungo gli studiosi e convinto molti che il celebre scienziato toscano in realtà “non sapesse quello che diceva”. Non era così.

di Silvia Lambertucci su www.ansa.it

Galileo, allora quarantacinquenne, aveva una perfetta conoscenza di quella che oggi viene definita l’ottica geometrica, teorizzata da Euclide nel III secolo avanti Cristo. E la conferma arriva ora da alcune annotazioni autografe di Galileo scoperte dalla storica della astronomia Luisa Pigatto in una edizione cinquecentesca dell’Ottica di Euclide.

Il libro, prima edizione italiana del celebre testo tradotto dal greco e pubblicato a Firenze nel 1573 da Egnazio Danti cosmografo del Granduca di Toscana Cosimo I, era custodito nella Biblioteca del Seminario Vescovile di Padova dove viene conservata anche la copia personale di Galileo del ‘Dialogo dei Massimi Sistemi del mondo’, anche quella con molte annotazioni manoscritte delle quali però – precisa la studiosa, che è docente di Astronomia storica all’Università di Padova – già si conosceva l’esistenza. Intitolato ‘Prospettiva’ (il termine con il quale nell’italiano dell’epoca si traduceva la parola greca per ‘ottica’) il testo veniva ritenuto all’epoca un utile e indispensabile manuale nell’insegnamento dell’arte del disegno. Galileo, che in gioventù frequentò l’Accademia di disegno, lo lesse e l’annotò , ricostruisce Luisa Pigatto, quando aveva diciotto al massimo vent’anni. E di quegli studi fece tesoro, applicandoli poi al suo cannocchiale.

Grazie alle annotazioni ritrovate, spiega all’ANSA la studiosa padovana, si capisce che “Proprio con quella frase che fece pensare a studiosi importanti come Antonio Favaro che non capisse nulla di ottica, Galileo voleva in realtà sottolineare che il suo cannocchiale ingrandiva gli oggetti facendoli sembrare più vicini, ‘in conformita’ ai teoremi dimostrati nell’opera euclideà e che quanto si vedeva attraverso il nuovo strumento era dunque la realtà e non una illusione”. La scoperta, anticipa Pigatto, verrà illustrata la prossima settimana a Venezia nell’ambito del Convegno internazionale di studi ‘L’astronomia e i suoi strumenti prima e dopo Galileo”, organizzato dall’Osservatorio astronomico di Padova e dall’International Astronomical Union (Iau) e che si terrà nell’Isola di San Servolo dal 28 settembre al 3 ottobre.

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Inserito su www.storiainrete.com il 28 settembre 2009

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