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Genetica: europei e asiatici discendono anche dai Neanderthal

C’è un po’ di uomo di Neanderthal in noi. A dimostrarlo è il sequenziamento di una buona parte del genoma dell’uomo di Neanderthal realizzato dai ricercatori del Max-Planck Institut per l’antropologia evoluzionistica, a Lipsia, diretti da Svante Pääbo, che pubblicano i risultati della loro ricerca in due articoli pubblicati su Science (“A Draft Sequence of the Neanderthal Genome” e “Targeted Investigation of the Neanderthal Genome by Array-Based Sequence Capture”).
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da Le Scienze del 7 maggio 2010 
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I primi esseri umani moderni e i Neandertal si sono dunque incrociati e una piccola parte del genoma di questi ultimi è ancora presente in molte persone che vivono al di fuori dell’Africa: secondo le stime di Pääbo e collaboratori dall’uno al quattro per cento del genoma di molte persone deriva dai Neandertal.
Questo lavoro pone fine a una lunga controversia sul possibile incrocio fra le due specie, Quanti sostenevano la netta separazione fra i due rappresentanti del genere Homo, avevano portato a sostegno delle proprie tesi anche precedenti ricerche condotte proprio da Svante Pääbo, che nel sequenziamento del DNA mitocondriale dei Neanderthal eseguito pochi anni fa non aveva trovato alcuna traccia del possibile mescolamento.
I sostenitori della tesi opposta si basavano invece sia sulla sovrapposizione geografico-temporale delle due specie sia su alcuni riscontri di carattere fisico-antropologico.
Dal confronto del genoma neandertaliano sequenziato con quello di contemporanei di origine europea, asiatica e africana appare in effetti che il mescolamento c’è stato. Singolarmente, il rapporto con i Neandertal è risultato presente in tutti i soggetti non africani, compresi estremo-orientali e melanesiani: “Probabilmente i Neandertal si mescolarono con i primi esseri umani moderni prima che Homo sapiens si suddividesse in gruppi differenti in Europa e in Asia. Ciò potrebbe essere avvenuto in Medio Oriente fra 100.000 e 50.000 anni fa, prima che la popolazione umana si diffondesse verso l’Estremo oriente. Sappiamo, sulla base di reperti archeologici, che in questa regione c’è stata una sovrapposizione temporale fra Neanderthal e umani moderni”, ipotizza Pääbo.
I ricercatori hanno anche cercato di scoprire i geni che distinguono gli umani moderni dai loro più stretti parenti e che possono aver dato loro alcuni vantaggi evolutivi, individuando per esempio differenze in alcuni geni correlati alle funzioni cognitive, al metabolismo e allo sviluppo della cassa toracica e alla clavicola, ma – avvertono – sono necessarie analisi molto più dettagliate per trarre delle conclusioni sulla possibile effettiva influenza di questi geni.
Il sequenziamento si è basato sull’analisi di oltre un miliardo di frammenti di DNA ricavati da diverse ossa di Neandertal rinvenute in Croazia, in Russia e in Germania. Una fase particolarmente delicata dell’analisi ha riguardato lo sviluppo di tecniche che permettessero di distinguere il DNA dell’uomo di Neandertal da quello di micorganismi che potevano averlo contaminato. Alla fine i ricercatori di Lipsia sono stati in grado di ricostruire il 60 per cento circa dell’intero genoma dell’uomo di Neandertal.
“Ora cercheremo di decodificare la parte restante del genoma di Neandertal, per imparare ancora di più sui nostri più stretti parenti e su noi stessi”, ha concluso Svante Pääbo. (gg)
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Inserito su www.storiainrete.com il 13 maggio 2010
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