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Quei 500 italiani dimenticati in fondo al mare…

(Da “Repubblica” del 2 luglio 2008 – di Jenner Meletti) Barga – La campana grande del Duomo oggi suona alle 6,58. «A quell’ ora del 2 luglio 1940 un sommergibile tedesco lanciò il suo siluro contro la nave Arandora Star. Con la campana grande e una messa – dice Umberto Sereni, sindaco di Barga (Lucca) e docente di storia contemporanea all’ università di Udine – ricorderemo tutti i nostri sedici concittadini morti sulla nave affondata. Erano emigrati per fame in Inghilterra e tutto a un tratto si trovarono “nemici” di quella nazione». Morirono 446 italiani, sull’ ex nave da crociera mascherata da nave da guerra, che trasportava internati italiani dall’ Inghilterra al Canada. Tutto successe subito dopo la dichiarazione di guerra di Mussolini del 20 giugno 1940. Gli italiani presenti in terra inglese furono rastrellati e deportati. L’ affondamento dell’ Arandora Star è il primo massacro di italiani nella seconda guerra mondiale. «Un massacro – commenta Sereni – che è stato dimenticato due volte: dall’ Italia fascista perché la nave era stata affondata, con azione di guerra, dagli alleati tedeschi, e dall’ Italia del dopoguerra, perché gli inglesi non erano più i nemici ma i nuovi alleati che avevano sconfitto il nazifascismo». Non sarà solo la campana grande di Barga a ricordare i morti dell’ Arandora Star. A Liverpool i presidenti delle Province di Parma e Lucca, assieme al presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, scopriranno una lapide in ricordo delle vittime. A Glasgow in Scozia il vescovo cattolico Mario Conti farà suonare le campane della cattedrale di Sant’ Andrea e chiamerà i fedeli a una raccolta di fondi per costruire un giardino italiano, al fianco della grande chiesa, in ricordo di chi perse la vita sulla nave. Per capire chi fossero gli uomini uccisi dal siluro tedesco basta entrare nel piccolo museo dell’ emigrazione di Barga. «I primi italiani – dice il sindaco – partirono soprattutto dalle province di Lucca e di Parma a metà dell’ 800. Quelli di Barga facevano i figurinai, costruivano e vendevano statuette di gesso, soprattutto di santi, e soprammobili. Poi divennero gelatai e anche commercianti importanti». Quando Mussolini dichiara la guerra, in Inghilterra ci sono ventimila italiani. «Anche fra loro c’ erano i fascisti – aggiunge – ma la maggior parte era contraria alla dittatura. I servizi segreti inglesi mettono tutti nella “Black liste”, la lista nera, e chiudono fascisti e antifascisti in caserme e fabbriche abbandonate. Poi con le navi li mandano in Canada e in Australia. Credo che la decisione sia stata presa anche per proteggerli. Nella sera e nella notte del 10 giugno quasi tutti i negozi italiani vennero infatti saccheggiati e distrutti». A raccontare quella notte delle vetrine infrante c’ è ancora Joe Peri, classe 1918, emigrato da Barga a Glasgow quando aveva un anno. «Assieme a mio fratello – racconta nel suo libro “Gli italo-scozzesi” – avevo un negozio di fish and chips. Quella notte arrivarono cento persone urlanti. Avevano un carretto carico di pietre e mattoni. Distrussero le vetrine, poi saccheggiarono ogni cosa». Il 30 giugno sull’ Arandora Star, nel porto di Liverpool, vengono imbarcati 815 prigionieri italiani, 478 tedeschi e austriaci, 174 uomini di equipaggio e 200 guardie. Il transatlantico, costruito per seicento crocieristi di prima classe, non ha insegne della Croce rossa. Viene anzi dipinto di grigio, come fosse una nave militare, e sui ponti vengono piazzati anche due cannoni. Il transatlantico mascherato parte all’ alba del primo luglio. Ventiquattro ore dopo, non lontano dalle coste dell’ Irlanda, il comandante del sommergibile tedesco, Gunther Prien, non ha dubbi. Vede la nave con i cannoni, che procede a zig-zag come una nave militare. Spara l’ ultimo siluro che ha a disposizione. In venti minuti l’ Arandora Star affonda. Muoiono 446 italiani. I diversi settori del transatlantico erano stati separati con filo spinato. Chi era nella stiva e nella grande sala da ballo usata come dormitorio non trovò scampo. I superstiti vengono salvati dall’ incrociatore canadese St. Laurent e riportati a Liverpool. Molti vengono poi di nuovo imbarcati per il Canada o l’ Australia. C’ erano anche ebrei, sull’ Arandora Star. Uomini fuggiti dall’ Italia dopo le leggi razziali, come Uberto Limentani, docente a Cambridge e collaboratore della Bbc. Fu uno dei supertistiti. C’ erano italiani i cui figli facevano parte dell’ esercito inglese. «Alberto Marchi – dice Sereni – era figlio di un barghigiano e combattè nella Raf. Un altro nostro concittadino, Henry Taglianelli, ha preso parte allo sbarco in Normandia». Anche noti antifascisti hanno trovato la morte sul transatlantico. Decio Anzani, nato nel 1882 a Forlì, ha stretti contatti con il partito laburista. Si batte apertamente contro Mussolini, incontra anche George Orwell per studiare iniziative contro fascismo e nazismo. Diventa segretario della Lega italiana per i diritti dell’ uomo. È un sarto famoso, i suoi vestiti appaiono anche su Vogue. Ma come altri antifascisti viene imbarcato sul transatlantico affondato. Gaetano Salvemini disse che la deportazione degli italiani sull’ Arandora Star «dovrebbe essere considerato un crimine di guerra». Le delegazioni che partiranno per Liverpool, e la campana grande di Barga, non vogliono ricordare polemiche ma «conservare una giusta memoria». Gli amministratori italiani andranno anche nell’ isola di Colonsay, nell’ arcipelago delle Ebridi, davanti a Glasgow. «Su questa spiaggia, il 16 agosto 1940, poche settimane dopo l’ affondamento, fu trovato il corpo di Giuseppe Del Grosso, che era di Borgotaro, sulle montagne di Parma. Da allora, ogni anno, i 130 abitanti dell’ isola, per ricordare Giuseppe e tutti gli altri emigranti annegati, il 16 agosto piantano una croce sulla spiaggia e depongono un mazzo di fiori. Andremo sull’ isola per dire grazie». – JENNER MELETTI

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