Home Stampa italiana 2 Una lezione di storia in “Sottomissione” di Michel Houellebecq

Una lezione di storia in “Sottomissione” di Michel Houellebecq

I professori universitari vengono spesso eletti dagli scrittori di successo a personaggi principali delle loro trame: ne sono un esempio “La Macchia Umana” di Philip Roth, “Vergogna” di J.M. Coetzee, “The Children Act” di Ian McEwan e, tra gli altri, “Soumission” di Michel Houellebecq. Sarà forse perché alla complessità emotiva e ai vuoti affettivi si accompagna un apparente savoir faire o sarà per il livello culturale (in estinzione) in grado di ben esprimere lo spettro di quell’indecifrabile geroglifico che è il presente? Qualsiasi sia il motivo che lo rende protagonista del miglior romanzo contemporaneo, il maestro dello scandalo che – per volere del suo ideatore -, ha fatto tremare la Francia nel giorno del recentissimo attentato di Parigi per la sua capacità profetica, è esperto di Huysmans e insegna alla Sorbona.

di Veronica Arpaia da La Nostra Storia dell’11 febbraio 2015 La nostra storia

Annoiato dagli impegni accademici e affettivamente indolente assiste impotente e inconsapevole all’approssimarsi della vittoria elettorale da parte del partito Fraternité Musulmane alle elezioni presidenziali francesi nel 2017. Sollecitato a preoccuparsi delle conseguenze dalla sua ex compagna-allieva ebrea la cui famiglia sceglie di tornare in Israele, fugge per qualche giorno nelle Ardenne dove riscopre la storia, una materia che lo aveva annoiato nel corso degli studi giovanili. Non senza ricordare sin dalle prime pagine Napoleone I, il secondo impero e la celebre citazione attribuita a Luigi XV, “dopo di me la tempesta”, il professore s’imbatte in seguito, nel piccolo villaggio di Saint Denis le Martel e quindi nelle gesta di Carlo Martello il quale, già nel 732, dovette affrontare gli arabi a Poitiers.

Nel vicino borgo di Rocamadour dove si venera la Madonna Nera, il protagonista ricorda che persino Luigi XI e Filippo il Bello si erano inginocchiati ai suoi piedi. Ecco che la cristianità medievale viene interpretata come “une grande civilisation” nell’ambito della quale “il cuore vivente della devozione era rappresentato dalla Vergine Maria e non dal Padre”; Maria che sedimenta le emozioni, attira a sé obbedienza abitando nelle anime. Infatti, “se la rivoluzione francese è durata cent’anni o poco più, la cristianità medievale è andata avanti per mille”. Riflessioni che avvengono alla vigilia del secondo turno elettorale, mentre la sinistra “è tetanizzata (cioè paralizzata) dal suo antirazzismo costitutivo” e l’estrema destra è convinta che “i cristiani saranno ridotti ad un ruolo di dhimmis, cioè cittadini di secondo rango…”.

Houellebecq torna per pagine e pagine a raccontare la potenza della Vergine la cui ombra è “calma e immarcescibile”. Ma se lo è stata per un millennio, cosa col trascorrere dei decenni, dei secoli le ha fatto perdere tale virtù? I nazionalismi e l’ateismo: davvero sorprendente, ancor più se detto da un francese, immaginario o reale che sia. “Mio padre” – dice un agente segreto in pensione che confida al professore le sue sorprendenti scoperte lavorative – “era talmente patriota che si potrebbe dire fosse nato a Valmy nel 1792 e morto a Verdun nel 1917”. Che la Francia e la Germania, “le due nazioni più sviluppate” avessero cercato la guerra mondiale, era – come aveva ben compreso Thomas Mann-, “un massacro insensato, fu allora che l’Europa morì”; vale lo stesso per la guerra del 1870: è attraverso la lettura di Husymans che il professore impara a biasimare ogni forma di patriottismo. Tuttavia quando la Francia si risveglia democraticamente (si fa per dire) musulmana, ci si accorge che i cristiani non diventeranno cittadini di secondo rango, anzi grazie alla morte della laicità (chi non si converte è escluso dalle cariche pubbliche) troveranno maggior spazio; la Vergine Maria è in fin dei conti, venerata anche nel Corano. E mentre le donne sono, anche grazie alla connivenza maschile, relegate, loro sì, al ruolo di mogli o meretrici, è proprio il neo-presidente eletto a dar voce alla dottrina di stampo cattolico del “distribuzionismo” pensata, nel terzo decennio del secolo scorso, da Chesterton e Belloc che prevede una diffusione più capillare della proprietà (dei mezzi di produzione) da realizzare nel “quadro caloroso della cellula familiare”.

Tutto accade nel giro di pochi mesi, in una sorta di rivoluzione silente, in cui la violenza, al di fuori delle giornate elettorali, si affievolisce… mentre si prospetta, sin dai primi cento giorni di governo, l’adesione di Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto all’Unione Europea. “Anche Guénon” – afferma Houellebecq – “a pensarci bene rifiutava la modernità” e, alla Sorbona, per restare nei paraggi, si era “tornati ai tempi di Abelardo e Eloisa”; una storia d’amore, a parere di chi scrive, non certo relegabile ai soli secoli (non) bui. Prima della vittoria elettorale di Fraternité Musulmane, la Francia e tutta la civiltà occidentale, cade in un vuoto che Houellebecq non ha paura di affrontare: l’attività lavorativa sacrifica di gran lunga quella familiare, la sessualità è relegata a mera pornografia, il cibo precotto, il solipsismo impera e la cultura è moribonda; una sconcertante traversata nel nulla la cui conclusione è cocente e attualissima “senza la cristianità le nazioni europee non sono che un corpo senz’anima”.

Houellebecq Michel, Soumission, Flammarion, Paris, 2015, pp. 300

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