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Italia-Francia 1940: la verità dietro la “pugnalata”

Nell’ottantesimo anniversario dell’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale, ci attende la solita caterva di banalità sull’impreparazione italiana, e nel caso specifico, della condotta della breve campagna contro la Francia, su cui tante leggende e falsità sono state scritte dai due lati delle Alpi, per indorare la pillola della sconfitta e per pregiudizio antifascista. In pratica tutta la storia della Campagna delle Alpi è da rivedere – come ha fatto chi scrive – e da riscrivere, a cominciare dalle cifre delle perdite. Vero è che le perdite italiane furono relativamente alte, con oltre 631 caduti, 616 dispersi (in massima parte prigionieri, restituiti dopo l’armistizio di villa Incisa), 480 feriti in combattimento e 2.151 congelati. Per ciò che riguarda le cifre date durante la campagna di 616 dispersi non possono venir sommate a quelle dei caduti, come fa Giorgio Rochat, in quanto come si è detto rientrano in gran parte nell’elenco dei prigionieri restituiti dai francesi dopo la resa, e come si può costatare confrontando le cifre ufficiali di Onorcaduti. Sempre Rochat arriva a scrivere che i feriti sarebbero stati 2.631 e altri duemila i congelati: solenne sciocchezza, mentre Giorgio Bocca («Storia d’Italia nella guerra fascista», 1969, p. 147) indica in 2.631 il totale di feriti e congelati, senza però distinguere tra feriti in combattimento e vittime di congelamento, queste ultime solo 480. La pretesa francese di aver fatti prigionieri 1.141 italiani poi è assolutamente irreale e non ha alcun riscontro nella documentazione d’archivio: si trattò di circa seicento uomini. Rochat arriva a sommare caduti e dispersi giungendo ad un totale di 1.247 morti, una cifra francamente assurda, tenendo conto che i dispersi in massima parte erano in prigionieri restituiti dopo la resa francese. Da parte loro i francesi persero 49 caduti, 150 dispersi, 162 feriti e 155 prigionieri. I 150 dispersi francesi sono da includere nel totale dei morti, in quanto non rientrano tra i prigionieri detenuti dagli italiani dopo l’armistizio, per un totale presuntivo di 199 morti francesi. Indicativo di come la storiografia abbia affrontato la campagna del giugno 1940 è il fatto che nessuno abbia pensato sino ad oggi di confrontare l’elenco nominativo dei dispersi francesi con quello dei prigionieri, o di aggiungere i dodici caduti del cacciatorpediniere Albatros, colpito dalle batterie costiere italiane alla cifra totale, tanto che si continua a sostenere che i francesi ebbero solo una trentina di morti (certe fonti addirittura parlano di venti!). Il fatto che i francesi riportassero perdite minori, 199 morti, 162 feriti e 155 prigionieri, derivava dai loro sistemi di difesa, tuttavia la ratio di 1 a 3 nelle perdite rispetto agli attaccanti, che agivano allo scoperto e senza artiglieria, è indice di notevole durezza nei combattimenti, ed è una percentuale assai alta per dei
difensori. Morirono anche, a causa dei bombardamenti, 54 civili italiani e 144 civili francesi; tra la popolazione francese si registrarono anche 136 feriti a causa dei bombardamenti italiani.

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