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Carisi e Amoroso: due squadristi uccisi a New York nel 1927

In genere, quando si parla della violenza che caratterizzò la politica italiana negli anni Venti, si pensa generalmente al cosiddetto “biennio rosso” del 1919-1920, ovvero quella lunga serie di scioperi e agitazioni operaie che innescò la reazione fascista e la nascita dello squadrismo. La violenza continuò fino alla Marcia su Roma del 1922  e il periodo di assestamento successivo, costellato di  attentati, agguati e aggressioni tra fascisti e antifascisti culminò con l’omicidio Matteotti e il conseguente rafforzamento del regime fascista. Quello che generalmente viene trascurato, invece, sono le violenze che la lotta politica italiana suscitò negli Italiani all’estero. Pochi infatti, ricordano che anche all’estero scoppiarono violenti scontri tra i sostenitori del Fascismo italiano e i loro avversari, come accadde, ad esempio, a New York nel 1927.

Il 30 maggio, come ogni anno, i newyorkesi si stavano preparando a celebrare il Memorial Day, festività in cui si onorano, negli USA, i caduti di tutte le guerre con la consueta sfilata di parate per le vie della città, questa volta particolarmente affollate e allegre;  una decina di giorni prima, infatti, l’aquila solitaria, Charles Lindbergh, aveva compiuto per la prima volta la traversata oceanica in solitaria, e i festeggiamenti, in America come a Londra, dove l’eroe era arrivato, non accennavano a terminare.

 Non erano, però, solo cittadini festanti e spensierati, quelli che si accalcavano nella Grande Mela: verso le 8 di mattina, infatti, un manipolo di immigrati italiani che vivevano nel Bronx, si stavano preparando a un’occasione speciale: erano stati invitati ufficialmente da un folto gruppo di fascisti americani, che avrebbero partecipato in uniforme a una delle parate ufficiali di Manhattan. Erano stati coinvolti personalmente dagli organizzatori della sfilata, e, nonostante le  prevedibili proteste degli anarchici e degli antifascisti che minacciavano di impedire la manifestazione con la violenza, i nostri connazionali non si fecero intimidire. Indossata la camicia nera, gli scarponi di cuoio, e il fez nero, e prudentemente muniti di frustini, mazze e bastoni animati, i fascisti si avviarono rumorosamente verso la metropolitana. Uno di loro, Joseph Carisi, fermatosi a comprare un giornale, venne aggredito alle spalle da due figuri, che lo accoltellarono alla gola, lasciandolo morire dissanguato sul marciapiede. Un amico, Nicholas Amoroso, accorso in suo aiuto, fu colpito da quattro proiettili, uno dei quali gli spaccò il cuore. Secondo i quotidiani dell’epoca, entrambe le vittime erano veterani della Grande guerra, uno aveva servito nell’esercito USA, e l’altro in quello italiano.

Ma le violenze di quella giornata non si fermarono qui: gli altri fascisti, alcune centinaia di americani e di italiani, presero dunque parte alla sfilata,  circondati dalle forze di polizia per evitare altri disordini, ma, quando le camicie nere americane tornarono alla loro sede, in Times Square, ci fu un altro agguato contro l’uomo che stava di guardia alla sede. Gli aggressori, però, furono messi in fuga dalla pronta reazione della camicia nera e dall’arrivo dei suoi camerati, che inseguirono gli assalitori per le vie affollate della città, seminando il panico tra i passanti.

Il “Los Angeles Times” riferisce anche di un’altra aggressione nello stesso giorno, questa volta a Brooklyn, dove i militanti della Fascist League intitolata ad Angelo Rizza, giovane camicia nera ucciso a pistolettate il 16 maggio 1921,  furono aggrediti da manifestanti antifascisti, che anche questa volta  ebbero la peggio. La sfilata poté quindi proseguire lungo le strade di Brooklyn, fino alla stazione della Wilson Avenue, dove i fascisti chiamarono il “Presente!”, per poi raggiungere una chiesa cattolica, dove il sacerdote benedì anche i loro gagliardetti.

Ignorati dalla più vasta opinione pubblica americana, questi sanguinosi scontri vennero derubricati dalla stampa a baruffe e liti tra Italiani, ma il duplice omicidio di Carisi e Amoroso approdò in tribunale, dove, alla fine di dicembre, due antifascisti, Calogero Greco e Donate Carillo, furono giudicati. Una camicia nera, testimone oculare del delitto, li aveva riconosciuti mentre scappavano, ma la sua testimonianza non fu ritenuta sufficiente dalla corte, abilmente persuasa dall’avvocato Clarence Darrow, un principe del foro lautamente pagato dal comitato antifascista che lo aveva immediatamente ingaggiato.

Come riporta il  settimanale “Time” del 2 gennaio 1928, Darrow convinse i 12 giurati, “che non avevano il minimo interesse per le beghe politiche degli italiani”, che si trattava di una questione spinosa, da lasciare dentro i confini di Little Italy, anche per evitare il pericolo di un nuovo caso alla “Sacco e Vanzetti”, che aveva recentemente scosso le fondamenta della giustizia USA. Dopo otto ore di camera di consiglio, il suggerimento di “troncare e sopire” ebbe la meglio, i presunti omicidi vennero rilasciati, e l’assassinio di Carisi e Amoroso rimarrà impunito.

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